Indice dei contenuti
Pietro Perotti, 87 anni, ex operaio della Fiat Mirafiori, è sceso in piazza con gli studenti oggi, 30 ottobre 2026, a Torino, nel giorno dello sciopero generale. La Stampa ha raccontato la sua presenza. Perotti la spiega con un ricordo del 1980: «Ho un debito storico verso gli studenti». Poi aggiunge: «Oggi sto io con loro».
In mano tiene un cartello con la scritta «Meloni vuole educare i nostri giovani a legnate». Quando i cronisti gli chiedono di spiegarlo, non aggiunge altro. È un’opinione, e così la trattiamo: nessun atto del governo dice che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni voglia questo. Ma la paura che c’è dietro quel cartello ha appigli concreti, e li mettiamo in fila uno per uno.
Chi è Pietro Perotti, l’operaio che fotografava i bagni di Mirafiori
Pietro Perotti è nato nel 1939 nel Novarese ed è entrato a Mirafiori nel luglio 1969. Ne è uscito il 25 aprile 1985, a quarant’anni esatti dalla Liberazione, dopo 16 anni in fabbrica. Oggi a Torino lo conoscono come scultore, scenografo e testimone delle lotte operaie.
In fabbrica faceva comunicazione con quello che aveva: adesivi, giornali murali, pupazzi di cartapesta che trasformavano i cortei in teatro di strada. Con una cinepresa super8 ha filmato le lotte di Mirafiori dal 1974 in poi, e da quel materiale è nato nel 2014 il documentario Senzachiederepermesso, firmato con il regista Pierfranco Milanese. Il dettaglio più incredibile, però, sta in un libro. Nel volume «I cessi di Mirafiori. Azioni e fotografie», curato da Davide Tidoni e Franco Berteni, ci sono le foto delle scritte di protesta nei bagni della fabbrica. Perotti portava dentro la macchina fotografica di nascosto e scattava in contemporanea con lo sciacquone, perché il rumore coprisse il clic.
I 35 giorni della Fiat nel 1980 e gli studenti arrivati a Torino
Il debito di cui parla Perotti risale all’autunno del 1980, quando la Fiat annunciò l’11 settembre 14.469 licenziamenti. Ne seguirono 35 giorni di sciopero e di presidio davanti ai cancelli. Il 14 ottobre la marcia dei quarantamila quadri e impiegati per le vie di Torino chiuse la vertenza. Al posto dei licenziamenti arrivò la cassa integrazione per migliaia di lavoratori.
Il racconto di Perotti si inserisce in quelle settimane. Secondo lui 30mila studenti arrivarono da tutta Italia per sostenere gli operai e attraversarono la città sotto la pioggia battente. Quel numero è suo: non abbiamo trovato un documento che lo confermi o lo smentisca. Il senso del ricordo, invece, è chiaro. Per un operaio di allora, chi gli stava accanto nel momento peggiore non si dimentica.

Quarantasei anni dopo, le piazze sono cambiate. A Milano, dopo gli scontri di metà ottobre, sono state portate in questura 271 persone e 220 dei fermati erano minorenni. Da lì il Movimento 17 ottobre ha annunciato cortei ogni sabato, e oggi lo sciopero generale del 30 ottobre ha riempito di nuovo le strade.
Pietro Perotti, dalla vertenza Fiat del 1980 alle piazze del 2026
- Pietro Perotti entra come operaio alla Fiat Mirafiori di Torino
- La Fiat annuncia 14.469 licenziamenti: iniziano 35 giorni di sciopero ai cancelli
- La marcia dei quarantamila a Torino chiude la vertenza Fiat
- Perotti lascia Mirafiori a quarant'anni dalla Liberazione
- Mattarella a Piantedosi dopo Pisa: «Con i ragazzi i manganelli esprimono un fallimento»
- La legge n. 80 converte il decreto sicurezza: il blocco stradale diventa reato
- Il Movimento 17 ottobre annuncia cortei ogni sabato dopo gli scontri di Milano
- Nel giorno dello sciopero generale Perotti, 87 anni, sfila con gli studenti a Torino
Il decreto sicurezza punisce con il carcere chi blocca una strada in gruppo
Con il decreto sicurezza del governo Meloni, convertito dalla legge 9 giugno 2025, n. 80, bloccare una strada con il proprio corpo è diventato un reato. Prima era un illecito amministrativo, punito con una multa. Se il blocco lo fanno più persone insieme, la pena va da 6 mesi a 2 anni di carcere.
Tradotto: un gruppo di liceali seduti sull’asfalto davanti alla scuola rischia oggi una pena che può arrivare a 24 mesi. Per chi lo fa da solo la legge prevede fino a un mese. La differenza la fa il numero, non la violenza. E un corteo, per definizione, è fatto da tanti.

La Costituzione, all’articolo 17, riconosce ai cittadini il diritto di riunirsi «pacificamente e senza armi». Chi si siede in strada senza toccare nessuno resta dentro quel perimetro. Chi spacca una vetrina o colpisce un agente ne esce, e per lui il codice penale prevedeva già pene severe prima del 2025. Punire allo stesso modo la protesta pacifica e la devastazione è un errore. Per questo il Parlamento dovrebbe togliere il carcere per il blocco stradale pacifico e lasciarlo per chi usa la violenza.
Mattarella nel 2024: «Con i ragazzi i manganelli esprimono un fallimento»
Il 24 febbraio 2024, il giorno dopo le cariche della polizia contro studenti anche minorenni a Pisa e Firenze, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella sentì il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. La nota del Quirinale riferì le sue parole: «Con i ragazzi i manganelli esprimono un fallimento».
Nella stessa nota il capo dello Stato precisava che l’autorevolezza delle forze dell’ordine si misura sulla capacità di garantire sicurezza tutelando la libertà di manifestare, non sui manganelli. Il ministro, sempre secondo il Quirinale, condivise. A dirlo, quindi, non fu un collettivo studentesco ma la più alta carica dello Stato. Il 21 ottobre scorso Mattarella è tornato sui giovani, chiedendo di evitare «indifferenza o meschina sottovalutazione».
Un Paese forte non ha paura dei suoi ragazzi in piazza.
Gli agenti in piazza restano senza un codice identificativo
In Italia gli agenti in servizio di ordine pubblico non portano sul casco o sulla divisa un codice che li renda riconoscibili. Amnesty International Italia lo chiede da anni, e il Codice europeo di etica della polizia, adottato dal Consiglio d’Europa nel 2001, indica che gli agenti devono poter essere identificati.
Un numero sul casco tutela chi manifesta, ma tutela anche i poliziotti che fanno il loro lavoro bene, e sono la grande maggioranza. Proprio oggi gli agenti hanno fatto sapere di non voler essere la controparte dei ragazzi. Un codice identificativo separa chi sbaglia da chi rispetta le regole. Il ministro Piantedosi ha il potere di introdurlo, e dovrebbe farlo.
Dopo lo sciopero generale, i cortei tornano già sabato 31 ottobre
Dopo lo sciopero generale di oggi, il Movimento 17 ottobre ha già fissato i prossimi appuntamenti: un corteo ogni sabato, a partire da domani, 31 ottobre 2026. Il bilancio della giornata, con eventuali fermi e feriti, arriverà dalle questure nelle prossime ore.
Stiamo con Pietro Perotti. Il suo cartello è un’opinione forte, e nessun documento la conferma. La legge che manda in carcere fino a 2 anni chi protesta seduto in strada, invece, esiste davvero ed è sbagliata. Chi rompe e aggredisce va punito, da qualunque parte stia. Chi protesta in pace va lasciato parlare. Un operaio di 87 anni ha saldato il suo debito: adesso tocca alle istituzioni fare la loro parte.
Come abbiamo lavorato
- Abbiamo consultato 3 documenti e fonti ufficiali, elencati in fondo all’articolo.
- Distinguiamo i fatti accertati da quello che è solo sostenuto dalle parti, e lo diciamo nel testo.
- Ultimo aggiornamento: 30 ottobre 2026, ore 12:44.
Hai notato un errore? Scrivici a info@tuttonotizie.eu: verifichiamo ogni segnalazione e, se l’errore è confermato, correggiamo dando conto della modifica. I nostri standard editoriali.
Fonti
- Viaindustriae. Pietro Perotti, I cessi di Mirafiori. Azioni e fotografie, a cura di Davide Tidoni e Franco Berteni.
- Avviso Pubblico (2025). Legge n. 80 del 2025, conversione del decreto-legge 11 aprile 2025, n. 48 (decreto sicurezza).
- Forum Terzo Settore (2024). Mattarella sente il ministro Piantedosi: tutelare la libertà di manifestare il proprio pensiero (nota del Quirinale).
Ne stiamo parlando sulla nostra pagina Facebook: leggi i commenti e di’ la tua.





