Polizia e politica italiana, agenti a disagio nei cortei: «Non vogliamo essere la controparte dei ragazzi»

Feriti e certificati medici nei giorni di piazza: la polizia chiede alla politica italiana toni bassi. Le leggi, i numeri e il precedente della Diaz.

In tempo reale

Cronaca, politica, giustizia ed esteri. Articoli costruiti con un sistema proprietario di intelligenza artificiale su fonti primarie, con controlli umani di verifica prima della pubblicazione.

Una parte della polizia chiede alla politica italiana di abbassare i toni. Il 30 ottobre 2026, giorno dello sciopero generale, la Repubblica pubblica un articolo di Giuliano Foschini con le voci di agenti che, dopo settimane di cortei e scontri, non vogliono più essere «la controparte dei ragazzi». Secondo il quotidiano aumentano i feriti in piazza e le assenze per malattia nei giorni delle manifestazioni.

Hanno ragione loro. Chi indossa la divisa deve garantire che tutti possano manifestare in sicurezza. Non deve fare la comparsa in uno scontro tra partiti che usano le piazze come palcoscenico, a destra come a sinistra.

Gli agenti raccontano più feriti e più assenze nei giorni dei cortei

Gli agenti sentiti dal quotidiano descrivono due segnali: più colleghi feriti negli scontri e più certificati medici presentati proprio nei giorni dei cortei. Raccontano anche una stanchezza precisa: sentirsi il bersaglio di una rabbia nata altrove, nelle dichiarazioni dei palazzi.

Il secondo segnale pesa più del primo. Un agente che sceglie il certificato medico pur di non stare in prima fila non è un lavativo. È qualcuno che non si riconosce più nel ruolo che la politica gli ha cucito addosso: quello del soldato in una guerra contro i ragazzi.

Un poliziotto che si dà malato è una sconfitta dello Stato.

Va però detto con onestà che, nel racconto degli agenti, mancano cifre ufficiali su feriti e assenze. Senza quei numeri il fenomeno non si misura, e chi governa può negarlo o gonfiarlo a piacere.

Da Milano allo sciopero generale, tre settimane di piazze tese

Il disagio degli agenti arriva al termine di tre settimane in cui l’ordine pubblico è diventato il tema politico dominante. Il 20 ottobre, dopo i saccheggi di Milano, con 271 persone portate in questura, 220 delle quali minorenni, sono seguiti 32 arresti e danni stimati in un milione di euro.

Due giorni dopo il governo ha varato un nuovo decreto sicurezza. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha fatto togliere i poteri di polizia ai militari, mentre è rimasto il fermo preventivo per i minorenni. Poi sono arrivate oltre 150 perquisizioni in 22 città, partite da una chat in cui un indagato parlava di rapinare le armi agli agenti. Oggi, infine, c’è lo sciopero generale del 30 ottobre, con cortei in tutta Italia e il Viminale in allerta.

In mezzo, ogni giorno, i leader di partito hanno commentato le piazze come si commenta una partita. Chi vede in ogni carica la prova di un regime sbaglia quanto chi usa ogni agente ferito come uno slogan. In entrambi i casi il poliziotto smette di essere un servitore dello Stato e diventa una bandiera.

La storia fin qui

Polizia e piazze in Italia, dalla Diaz al disagio degli agenti

  1. Al G8 di Genova la polizia fa irruzione nella scuola Diaz-Pertini: 93 arrestati, 78 in ospedale
  2. La Corte europea dei diritti dell'uomo condanna l'Italia per tortura nel caso Cestaro
  3. Dopo le cariche di Pisa, Mattarella a Piantedosi: «con i ragazzi i manganelli esprimono un fallimento»
  4. Il governo vara il decreto sicurezza: pene più alte per chi ferisce agenti e avvocati pagati
  5. Saccheggi a Milano: 271 in questura, 220 minorenni, danni per un milione di euro
  6. Mattarella fa togliere ai militari i poteri di polizia dal nuovo decreto sicurezza
  7. Sciopero generale con cortei in tutta Italia, agenti chiedono alla politica di abbassare i toni

Il decreto sicurezza del 2025 ha alzato le pene e pagato gli avvocati agli agenti

Il decreto-legge 11 aprile 2025, n. 48, convertito dalla legge 9 giugno 2025, n. 80, punisce le lesioni a un agente in servizio con la reclusione da 2 a 5 anni: da 4 a 10 anni se gravi, da 8 a 16 se gravissime.

Lo stesso testo, all’articolo 22, prevede che lo Stato anticipi agli agenti indagati per fatti di servizio fino a 10.000 euro per ogni fase del procedimento, per pagare l’avvocato. La somma va restituita solo se alla fine viene accertata una responsabilità per dolo. L’articolo 21 consente di dotare gli agenti impiegati nell’ordine pubblico di telecamere indossabili, le cosiddette bodycam: piccole videocamere fissate alla divisa.

Infografica TuttoNotizie. Decreto sicurezza 2025: pene massime per lesioni a un agente. Lesioni: 5 anni; Lesioni gravi: 10 anni; Lesioni gravissime: 16 anni. Fonte: Gazzetta Ufficiale, decreto-legge 11 aprile 2025, n. 48 (2025).
Infografica TuttoNotizie. Fonte: Gazzetta Ufficiale, decreto-legge 11 aprile 2025, n. 48 (2025)

Sulla carta, dunque, la politica ha già fatto molto per le divise. Pene più alte, avvocati pagati, telecamere. Eppure gli agenti di oggi non chiedono altri anni di carcere per chi li colpisce. Chiedono meno propaganda. È la smentita più netta di chi pensa che basti un articolo di legge in più per stare dalla parte della polizia.

Mattarella aveva già avvertito il Viminale dopo le cariche di Pisa

Il 24 febbraio 2024, dopo le cariche contro un corteo di studenti a Pisa, il presidente Mattarella telefonò all’allora ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. Una nota dell’ufficio stampa del Quirinale riferì il suo giudizio: «con i ragazzi i manganelli esprimono un fallimento».

Nella stessa nota il capo dello Stato spiegò che l’autorevolezza delle forze dell’ordine si misura sulla capacità di garantire la sicurezza tutelando, al contempo, la libertà di manifestare. Gli agenti che oggi parlano con il quotidiano dicono la stessa cosa, dall’altra parte dello scudo. Quando il presidente della Repubblica e chi sta in prima fila arrivano alla stessa conclusione, il problema sta nel mezzo: nei partiti.

La Corte di Strasburgo condannò l’Italia perché gli agenti della Diaz restarono senza nome

Per l’irruzione nella scuola Diaz-Pertini durante il G8 di Genova, nella notte del 21 luglio 2001, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per tortura due volte: il 7 aprile 2015 nel caso Cestaro e il 22 giugno 2017 nel caso Bartesaghi Gallo, presentato da 42 manifestanti.

Il comunicato della Corte europea del 22 giugno 2017 ricorda che quella notte furono arrestate 93 persone, 78 delle quali finirono in ospedale. Tra le violazioni contestate dai ricorrenti c’era il fatto che la maggior parte degli agenti responsabili non fu mai identificata: molti, secondo le vittime, avevano il volto coperto. Il reato di tortura è entrato nel codice penale italiano solo nel luglio 2017.

Infografica TuttoNotizie. Scuola Diaz, G8 di Genova 2001: i numeri riconosciuti a Strasburgo. Persone arrestate: 93; Portati in ospedale: 78; Ricorrenti nel caso Bartesaghi Gallo: 42. Fonte: Corte europea dei diritti dell'uomo (2017).
Infografica TuttoNotizie. Fonte: Corte europea dei diritti dell'uomo (2017)

Quella vicenda insegna una cosa che riguarda direttamente gli agenti di oggi. Quando chi sbaglia resta senza nome, la colpa ricade su tutti, anche sulle migliaia di poliziotti che quella notte non c’erano. Un numero identificativo sul casco o sulla divisa, che in Italia non esiste, non è un’arma contro la polizia: protegge chi lavora bene da chi sbaglia al suo posto.

Feriti e certificati medici restano senza un numero ufficiale

Il ministero dell’Interno non ha diffuso, insieme alle notizie delle ultime settimane, un conteggio pubblico degli agenti feriti nei cortei e delle assenze nei giorni di piazza, diviso per città e per manifestazione.

È il primo passo che spetta al Viminale: senza dati si fa solo propaganda, da una parte e dall’altra. Il secondo spetta al Parlamento, che ha già trovato i soldi per avvocati e telecamere e può trovare il tempo per il codice identificativo. Il terzo spetta ai leader di maggioranza e opposizione, che devono togliere le piazze dai comizi. L’ordine pubblico non è materia da campagna elettorale.

Il banco di prova è oggi: lo sciopero generale porta cortei in tutta Italia, con il Viminale in allerta. Poi il decreto sicurezza di ottobre dovrà passare dal Parlamento per la conversione in legge, ed è lì che maggioranza e opposizione mostreranno se hanno ascoltato questi agenti. Le divise servono il Paese, non i partiti.

Come abbiamo lavorato

  • Abbiamo consultato 2 documenti e fonti ufficiali, elencati in fondo all’articolo.
  • Distinguiamo i fatti accertati da quello che è solo sostenuto dalle parti, e lo diciamo nel testo.
  • Ultimo aggiornamento: 30 ottobre 2026, ore 09:40.

Hai notato un errore? Scrivici a info@tuttonotizie.eu: verifichiamo ogni segnalazione e, se l’errore è confermato, correggiamo dando conto della modifica. I nostri standard editoriali.

Fonti

Ne stiamo parlando sulla nostra pagina Facebook: leggi i commenti e di’ la tua.

Tag:Polizia