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Davide Iacopini, l’attore genovese di 42 anni noto per «Diaz» e «Suburra», ha ripreso conoscenza. È vigile e ha ricominciato a comunicare con i medici e con la famiglia. Oggi sta meglio di quanto si potesse sperare tre settimane fa. La notizia è arrivata il 28 ottobre 2026. È ricoverato all’Azienda ospedaliera San Camillo-Forlanini di Roma dal 5 ottobre. Quella sera, nel quartiere Monteverde, la banda della minicar lo ha fatto cadere dal monopattino.
Siamo felici per lui e per chi gli vuole bene. Proprio per questo diciamo subito una cosa: il suo risveglio non riduce di un millimetro quello che gli è stato fatto.
Davide Iacopini è vigile, ma la prognosi resta riservata
Davide Iacopini è vigile e parla con medici e familiari. Prima ci sono stati due interventi neurochirurgici e una riduzione graduale della sedazione. La prognosi resta riservata, ma il trasferimento dalla terapia intensiva a un altro reparto dello stesso ospedale è atteso a breve. È arrivato al San Camillo la notte del 5 ottobre con un grave trauma cranico, dopo aver battuto la testa sull’asfalto.
Da allora sono passati 23 giorni. Due operazioni alla testa, settimane di sedazione, una famiglia in attesa davanti a un reparto. Non sappiamo ancora se resteranno conseguenze permanenti: lo diranno i medici, nei tempi della medicina.

La minicar nera e le sei aggressioni del 4 e 5 ottobre
L’attore è stato colpito poco dopo le 22 del 5 ottobre 2026 mentre passava in monopattino per Monteverde. In due notti la stessa minicar nera ha compiuto sei aggressioni contro persone a piedi, in bicicletta o in monopattino. Il suo è l’episodio con le conseguenze più gravi.
Il 14 ottobre i carabinieri e la Polizia locale di Roma Capitale hanno individuato i due ragazzi, grazie anche alle telecamere del quartiere. La minicar è stata sequestrata durante un controllo a Testaccio. Davanti al pubblico ministero i due minorenni hanno confessato le sei aggressioni. Secondo quanto emerso dalla confessione, uno di loro ha descritto così il colpo a Iacopini: «Gli ho tolto la mano dal manubrio». Nell’interrogatorio successivo, secondo quanto riferito, hanno detto alla pm di aver visto l’idea su TikTok.
Davide Iacopini e la banda della minicar, dall'aggressione al risveglio
- Davide Iacopini cade dal monopattino a Monteverde dopo il colpo dalla minicar nera: trauma cranico grave
- Carabinieri e Polizia locale individuano due minorenni, che confessano sei aggressioni
- La pm della Procura per i minorenni interroga i due ragazzi di 16 e 17 anni per oltre tre ore
- Davide Iacopini riprende conoscenza al San Camillo-Forlanini: è vigile e comunica con medici e famiglia
Chi è Davide Iacopini, l’attore genovese di Diaz e Suburra
Davide Iacopini è nato a Genova il 9 febbraio 1984. Si è formato alla Scuola del Teatro Stabile di Genova tra il 2004 e il 2007. Nel 2012 è stato tra i protagonisti di «Diaz – Non pulire questo sangue», il film di Daniele Vicari sull’irruzione delle forze dell’ordine nella scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001. Nel film interpreta Marco, uno degli organizzatori del Genoa Social Forum.
Nel 2015 è entrato nel cast di «Mia madre» di Nanni Moretti e di «Suburra» di Stefano Sollima, il film sulla Roma criminale. In televisione lo hanno visto in tanti: «Camera Café», «Che Dio ci aiuti» e «Fabrizio De André – Principe libero», dove interpretava il fratello Mauro. Poi «Studio Battaglia», «Libera», «Costanza» e «Maschi veri». Per vent’anni ha raccontato la violenza sullo schermo. L’ha incontrata davvero in una sera qualunque, per strada.
I due minorenni sono indagati per tentato omicidio
I due ragazzi, di 16 e 17 anni, sono indagati dalla Procura presso il Tribunale per i minorenni di Roma. Le accuse sono tentato omicidio, lesioni personali aggravate e percosse in concorso. Il 20 ottobre 2026 la pm Giovanna Lebboroni li ha interrogati per oltre tre ore, alla presenza dei genitori e degli avvocati.
Quando sono stati denunciati, il 14 ottobre, non è stata disposta nessuna misura cautelare, cioè nessun provvedimento che limiti la loro libertà in attesa del processo. Dopo gli interrogatori, la pm deve decidere cosa chiedere al giudice per le indagini preliminari. Le possibilità vanno dall’obbligo di studiare o lavorare alla permanenza in casa, fino alla comunità o a un istituto penale per minorenni. A oggi quella decisione non è stata resa pubblica.
Il risveglio di Iacopini non cancella un solo colpo.
Per la legge, il tentato omicidio si misura sugli atti compiuti e sul pericolo creato, non su come va a finire. Hanno colpito di notte un uomo in movimento su un monopattino, dentro una serie di sei aggressioni in due notti. È un fatto grave anche se la vittima oggi riconosce i suoi familiari. Per questo l’accusa non ha alcuna ragione di scendere di livello adesso. E due settimane dopo una confessione su sei aggressioni, la richiesta di una misura cautelare non è più rinviabile.
Cosa rischia chi ha meno di 18 anni in Italia
Chi ha tra 14 e 18 anni risponde dei reati se era capace di intendere e di volere, ma con una pena diminuita. Lo stabilisce l’articolo 98 del codice penale. La minore età riduce la pena, ma non cambia il reato contestato.
Il processo per i minorenni ha poi uno strumento in più: la messa alla prova, prevista dall’articolo 28 del decreto del Presidente della Repubblica 448 del 1988. Il giudice sospende il processo e affida il ragazzo ai servizi della giustizia minorile per un progetto educativo. Il rapporto del Ministero della Giustizia sulla messa alla prova spiega che la sospensione può durare fino a tre anni per i reati puniti con un massimo di almeno 12 anni di carcere. Se la prova va bene, il reato si estingue.
È uno strumento serio e spesso funziona. Ma la stessa norma consente al giudice di imporre obblighi per riparare i danni del reato e per riconciliarsi con la vittima. Le vittime sono sei. Una di loro è rimasta oltre tre settimane in terapia intensiva. Una messa alla prova senza un risarcimento concreto verso ciascuna di loro sarebbe uno sconto, non un percorso educativo.
Gioia per il risveglio e rabbia verso i due ragazzi tra i lettori
Tra i lettori di TuttoNotizie la reazione si divide tra il sollievo per l’attore e la rabbia verso gli aggressori: il 32% dei commenti analizzati rifiuta di spiegare le aggressioni con il disagio giovanile. Su questo i fatti danno ragione ai lettori. Secondo quanto emerso dalle confessioni, sono stati gli stessi ragazzi a parlare di noia e di gioco.
Cosa pensano i lettori: il risveglio di Davide Iacopini e la banda della minicar
Abbiamo letto e classificato uno per uno 31 commenti pubblici. Ogni commento conta una volta sola.
- Non è disagio: sono viziati criminali32%
- Felici per la ripresa dell'attore29%
- Pene da adulti per i colpevoli7%
- Servono centri di aggregazione educativi6%
- Fuori tema o senza opinione26%
Le tesi più sostenute
- 26%Il disagio giovanile è un alibi: questi sono ragazzi viziati e criminali
- 10%Spesso i figli di poliziotti crescono con valori sbagliati e violenti
- 6%Chi manda in coma qualcuno va processato e condannato come un adulto
Le convinzioni dei lettori, verificate
- In parte vero
Nella legge italiana conta soprattutto l'età di chi commette il reato e poco la gravità del fatto.
Per chi ha tra 14 e 18 anni la legge diminuisce la pena, e il processo per i minorenni prevede la messa alla prova, che può estinguere il reato. Ma l'accusa segue la gravità del fatto: ai due ragazzi è contestato il tentato omicidio.
Come abbiamo fatto lo studio
Commenti pubblici sotto i post Facebook di Corriere della Sera, Leggo, la Repubblica e nelle discussioni Reddit di r/Italia. Un sistema di intelligenza artificiale ha assegnato ogni commento a una sola categoria; le percentuali le calcoliamo noi sul totale. Nessun commento è citato o attribuito.
Una convinzione, però, va corretta. Circola l’idea che in Italia l’età conti più della gravità del fatto. Non è così. Ai due è contestato il reato più grave possibile per quello che è successo, il tentato omicidio. L’età incide sulla misura della pena, non sull’accusa. Se uno sconto arriverà, passerà dalle decisioni dei magistrati: sono quelle da seguire.
Il trasferimento dalla terapia intensiva e la decisione sulle misure
Nei prossimi giorni Iacopini dovrebbe passare dalla terapia intensiva a un altro reparto del San Camillo-Forlanini. Intanto la pm della Procura per i minorenni deve decidere quale misura cautelare chiedere al giudice per i due indagati.

Poi verranno la chiusura delle indagini e la scelta tra processo e messa alla prova. Quando i medici lo permetteranno, anche Iacopini potrà raccontare quella sera. Lui si è svegliato. Le responsabilità di chi lo ha colpito sono rimaste esattamente dove erano.
Come abbiamo lavorato
- Abbiamo consultato 2 documenti e fonti ufficiali, elencati in fondo all’articolo.
- Abbiamo letto e classificato 31 commenti pubblici dei lettori per capire dubbi e domande a cui rispondere.
- Distinguiamo i fatti accertati da quello che è solo sostenuto dalle parti, e lo diciamo nel testo.
- Ultimo aggiornamento: 28 ottobre 2026, ore 11:50.
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Fonti
- Gazzetta Ufficiale (1930). Codice penale, articolo 98: Minore degli anni diciotto.
- Ministero della Giustizia (2020). La sospensione del processo e messa alla prova (art. 28 D.P.R. 448/88), dati 2019.
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