Banda della minicar a Roma, confessano due minorenni: «Gli ho tolto la mano dal manubrio». Iacopini in terapia intensiva

Banda della minicar a Roma: un 16enne e un 17enne ammettono 6 aggressioni, accusa di tentato omicidio. Come sta Iacopini e cosa rischiano i ragazzi.

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Due ragazzi di 16 e 17 anni hanno ammesso davanti ai carabinieri e alla polizia locale di Roma Capitale di essere la banda della minicar che tra il 4 e il 5 ottobre ha aggredito sei persone a Roma, tra Monteverde e Testaccio. Il ferito più grave è l’attore Davide Iacopini, 42 anni, ricoverato in terapia intensiva al San Camillo. I due sono denunciati per tentato omicidio e lesioni, il fascicolo passa alla Procura per i minorenni.

La notizia conta perché la parola usata dai due ragazzi per descrivere quelle 48 ore è «scherzo». Un uomo è in un letto di terapia intensiva dopo 2 operazioni al cervello e altre 5 persone sono state colpite o spinte dal finestrino di un’auto. Per noi non esiste scherzo che regga davanti a questi fatti: i due ragazzi devono rispondere davanti al giudice minorile e le famiglie devono risarcire i feriti, come la legge già prevede. Non chiediamo di chiamarli mostri. Chiediamo che il conto venga pagato per intero.

Cosa è successo tra il 4 e il 5 ottobre a Monteverde e Testaccio

Le aggressioni sono avvenute la sera di domenica 4 e la sera di lunedì 5 ottobre. Il metodo, ricostruito dagli investigatori, era sempre lo stesso: una minicar nera affiancava pedoni, ciclisti e persone in monopattino e dal lato del passeggero partivano calci, spinte o colpi con tubi di plastica. Tra le vittime c’è anche una donna che ha denunciato di essere stata spinta mentre era in bicicletta.

L’episodio più grave è quello di Davide Iacopini, attore genovese conosciuto per i film Diaz e Suburra. Poco dopo le 22 del 5 ottobre, in via Anton Giulio Barrili a Monteverde, stava viaggiando su un monopattino quando la minicar lo ha affiancato. Secondo la ricostruzione degli investigatori, è stato colpito con un calcio ed è caduto battendo la testa. Chi pensa che fosse in bicicletta sbaglia: era su un monopattino, e questo dettaglio pesa, perché su due ruote piccole basta una spinta per perdere il controllo.

Come sta Davide Iacopini: due operazioni e prognosi riservata

Iacopini è ricoverato all’ospedale San Camillo Forlanini di Roma. Ha subito 2 interventi di neurochirurgia: il secondo, eseguito d’urgenza nella notte tra venerdì 9 e sabato 10 ottobre, secondo l’ospedale «è perfettamente riuscito». Da martedì 14 ottobre i medici hanno iniziato a ridurre gradualmente la sedazione per arrivare al risveglio. La prognosi resta riservata, cioè i medici non si sbilanciano ancora sulle sue possibilità di recupero.

Questo è il punto da cui partire ogni volta che si parla di questa storia. Non c’è una versione dei fatti, non c’è un’intervista e non c’è una parola di scusa che possa essere letta senza ricordare che a 10 giorni dall’aggressione quell’uomo non è ancora sveglio.

Il cobra rosso e i due meccanici: come sono stati trovati

I carabinieri e la polizia locale hanno cercato la minicar per 10 giorni. Le indagini, coordinate dal pubblico ministero Ambrogio Cassiani e dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini della Procura di Roma, hanno usato i filmati delle telecamere, la sezione Cyber Investigation del Nucleo investigativo e il Ris dei carabinieri. Il dettaglio decisivo è stato un adesivo: un cobra rosso attaccato sulla carrozzeria della minicar nera.

Quel cobra è un adesivo di moda tra i ragazzi romani che guidano minicar e viene applicato in officina. Due meccanici, padre e figlio, hanno riconosciuto il mezzo e hanno indicato agli investigatori la strada giusta. Hanno fatto il loro dovere di cittadini e per questo noi non pubblichiamo i loro nomi: chi aiuta le indagini va protetto, non esposto. I meccanici hanno anche precisato che l’adesivo non ha nulla a che vedere con la violenza: è solo un simbolo che molti giovani chiedono.

Nella notte tra martedì 13 e mercoledì 14 ottobre i due ragazzi sono stati portati in caserma. Le madri raccontano di averli accompagnate loro stesse e di averli spinti ad ammettere. La minicar è stata sequestrata.

La confessione: «Era uno scherzo» e la frase sulla mano tolta dal manubrio

Davanti agli investigatori i due hanno ammesso tutte e 6 le aggressioni. Hanno detto di aver agito per divertimento, per festeggiare il compleanno di uno dei due. Una delle frasi messe a verbale è: «Quella notte ci siamo divertiti così». Un altro passaggio parla di «scherzo».

Il 16enne, seduto sul lato del passeggero, si è indicato come l’autore materiale del gesto contro Iacopini. La sua versione è questa: «Gli ho tolto la mano dal manubrio, il signore deve essere caduto». Il 17enne guidava ed è il proprietario del mezzo.

Qui sta la contraddizione che pesa di più. Gli investigatori, fin dalle prime ore, hanno descritto un calcio sferrato dalla minicar, non una mano tolta dal manubrio. Nei racconti raccolti dai carabinieri risulta anche che uno dei due, durante il colpo, avrebbe perso una scarpa. La frase del ragazzo descrive un’azione sua, «gli ho tolto la mano», e poi trasforma la conseguenza in qualcosa capitato da solo, «deve essere caduto». Sarà il giudice a stabilire la dinamica esatta. Ma tra la parola scherzo e l’accusa di tentato omicidio formulata dagli inquirenti c’è la distanza che separa una bravata da un reato grave.

Le parole delle madri e le scuse alla famiglia dell’attore

La madre del 16enne ha parlato in un’intervista pubblicata il 15 ottobre. Ha detto: «Mio figlio deve pagare ma non è un mostro, dovrà assumersi le sue responsabilità. Vorrei parlare con la mamma di Davide Iacopini e chiederle scusa». Ha aggiunto che la minicar non appartiene alla sua famiglia, che non potrebbe permettersela, e che ha sperato fino all’ultimo che il figlio non c’entrasse. Ha ammesso di non essere una madre perfetta e ha detto di voler educare il figlio anche attraverso le conseguenze di quello che ha fatto.

La madre del 17enne si è espressa tramite il suo avvocato, Lavinia Felisso: «Non ci eravamo accorti di niente, siamo sconvolti». Anche lei vuole chiedere scusa all’attore.

Le scuse sono giuste e le riconosciamo. Chi oggi vorrebbe mettere in carcere la madre sbaglia bersaglio: in Italia la responsabilità penale è personale, lo dice l’articolo 27 della Costituzione, e nessun genitore finisce in cella per un reato del figlio. Per i genitori la legge prevede un’altra cosa, molto concreta, e la vediamo subito.

Cosa rischiano i due ragazzi e cosa devono pagare le famiglie

Il fascicolo passa alla Procura per i minorenni di Roma, che può chiedere al giudice misure cautelari, dalla permanenza in casa al collocamento in comunità fino al carcere minorile. Chi ha tra 14 e 18 anni è imputabile se il giudice lo riconosce capace di intendere e di volere: lo stabilisce l’articolo 98 del Codice penale, che prevede anche una riduzione della pena rispetto agli adulti.

L’accusa di tentato omicidio è la più pesante che si possa muovere senza una vittima morta. Per l’omicidio il Codice penale prevede almeno 21 anni di reclusione; per il tentativo la pena scende da un terzo a due terzi, e per un minorenne scende ancora. Il processo minorile, regolato dal decreto del Presidente della Repubblica 448 del 1988, prevede inoltre la messa alla prova: un percorso di impegno e riparazione che, se fallisce, riporta il ragazzo davanti al giudice per la condanna.

Sul piano dei soldi la legge è già dalla parte delle vittime. L’articolo 2048 del Codice civile rende i genitori responsabili dei danni causati dai figli minorenni che vivono con loro, e si liberano solo se dimostrano di non aver potuto impedire il fatto. Le cure, i mesi di lavoro persi da un attore, i danni alle altre 5 persone: tutto questo ha un prezzo e qualcuno dovrà pagarlo, a prescindere dalla proprietà della minicar.

C’è infine il mezzo. Una minicar si guida dai 14 anni con la patente AM, perché la legge la classifica come quadriciclo leggero: velocità massima 45 chilometri all’ora e peso a vuoto fino a 425 chili, quanto un pianoforte a coda. Non serve correre per fare male: basta affiancare un monopattino e allungare una gamba dal finestrino.

La richiesta di TuttoNotizie

Chiediamo tre cose. La Procura per i minorenni chiuda in fretta le indagini e porti i due ragazzi davanti al giudice, chiarendo la dinamica reale del gesto contro Iacopini: calcio o mano tolta dal manubrio, la differenza conta. Le famiglie risarciscano l’attore e le altre 5 vittime senza aspettare una causa civile, e tengano i figli lontani da qualsiasi volante finché il procedimento non è chiuso. I giornali smettano di pubblicare i nomi dei due meccanici che hanno aiutato gli investigatori.

Un uomo di 42 anni sta tornando lentamente dalla sedazione in un reparto di terapia intensiva. Chiamare scherzo quello che lo ha messo lì è la prima cosa da smettere di fare.

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Tag:Roma