Studentessa Erasmus violentata a Milano alle 5 del mattino davanti al Parco Trotter: si cercano due uomini

Studentessa Erasmus violentata a Milano: 21 anni, aggredita in via Crespi all'alba del 15 ottobre. I fatti verificati, la legge, le richieste alla Procura.

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Studentessa Erasmus violentata a Milano: una ragazza di 21 anni ha denunciato di essere stata aggredita da due uomini che non conosceva. È successo all’alba di giovedì 15 ottobre 2026 in via Crespi, all’incrocio con via Giacosa, davanti al Parco Trotter. Due turisti italiani l’hanno soccorsa e hanno chiamato il 112. I carabinieri del Nucleo radiomobile l’hanno accompagnata alla clinica Mangiagalli. Le indagini sono coordinate dalla Procura di Milano.

La notizia conta per una ragione semplice: una ragazza venuta in Italia per studiare è stata aggredita in strada, in una città che si presenta come capitale europea. Per noi la priorità è una sola: trovare i due uomini e portarli a processo. La loro nazionalità si scrive quando avranno un nome e un fascicolo, non prima. Chi oggi scommette sul passaporto degli aggressori non aiuta la ragazza e non aiuta chi indaga. Lo Stato, invece, ha già gli strumenti per fare in fretta, e in questo articolo spieghiamo quali.

Cosa è successo in via Crespi all’alba del 15 ottobre

La ragazza, straniera e a Milano con il programma Erasmus, stava rientrando a piedi dopo una serata fuori. Secondo il suo racconto, mentre camminava in via Crespi due sconosciuti l’hanno raggiunta alle spalle. Lei ha provato a scappare, ma i due l’hanno bloccata e costretta a subire la violenza. Poi sono fuggiti.

«Sono stata aggredita alle spalle», ha detto la giovane dopo i fatti. Subito dopo ha raggiunto l’incrocio con via Giacosa, davanti al Parco Trotter, e ha chiesto aiuto a due turisti italiani. Erano circa le 5 del mattino. I due hanno chiamato il 112 e hanno riferito ai carabinieri, in inglese, quello che la ragazza aveva appena raccontato loro sotto shock.

Nelle prime ore la giovane non era ancora stata sentita formalmente dai carabinieri. La sua versione, quindi, è arrivata agli investigatori attraverso le parole dei due soccorritori. Una prima ricostruzione, riferita in questo modo, dice che uno dei due uomini avrebbe incrociato la ragazza in un locale. Poi l’avrebbe seguita, con un complice, lungo la strada verso lo studentato dove vive. È un’ipotesi da confermare, non un fatto accertato.

Le indagini: telecamere, Procura e nessun fermo

Gli investigatori, coordinati dalla Procura di Milano, stanno acquisendo le immagini delle telecamere della zona tra via Padova, via Crespi e via Giacosa. L’obiettivo è ricostruire il percorso della ragazza e dei due uomini e dare loro un volto. Al momento in cui scriviamo non risultano fermi, arresti o persone identificate.

Alcune testate riportano che la giovane avrebbe descritto i due aggressori come di probabile origine nordafricana. È una descrizione sommaria, data da una persona sotto shock e riferita da terzi: serve agli investigatori per orientare le ricerche, non è un’identificazione. Per questo non la trattiamo come un dato accertato. Quando i due avranno un nome diremo chi sono, da dove vengono, se avevano precedenti e se qualcuno doveva fermarli prima.

Chi sostiene che i giornali nascondano la provenienza degli aggressori, in questo caso, sbaglia su un punto di fatto: quella descrizione è stata pubblicata. Quello che manca non è nascosto. Semplicemente non esiste ancora, perché nessuno è stato preso.

Cosa fa la Mangiagalli: il primo soccorso pubblico d’Italia per le vittime di violenza sessuale

La ragazza ha passato la mattinata alla clinica Mangiagalli, seguita dal Soccorso Violenza Sessuale e Domestica del Policlinico di Milano. Il servizio, chiamato SVSeD, è nato nel 1996 ed è stato il primo centro ospedaliero pubblico in Italia dedicato a chi subisce una violenza sessuale. Regione Lombardia lo riconosce come centro di riferimento regionale.

Funziona 24 ore su 24, tutti i giorni dell’anno, ed è gratuito. Una ginecologa, un medico legale e un’ostetrica fanno gli accertamenti sanitari e raccolgono le prove che servono al processo. Una psicologa segue la vittima nell’elaborazione del trauma. Ci sono anche assistenti sociali e una consulenza legale, penale e civile. Questo lavoro, fatto nelle prime ore, è spesso quello che decide se un processo regge oppure no.

Cosa dice la legge: Codice Rosso e pene fino a 14 anni

Dal 9 agosto 2019 è in vigore la legge 69 del 19 luglio 2019, chiamata Codice Rosso. L’articolo 2 obbliga il pubblico ministero a sentire la vittima entro 3 giorni da quando la notizia di reato viene iscritta. La Procura di Milano ha adottato linee guida proprie per applicare questa regola. Nel caso di via Crespi, quindi, l’audizione della ragazza non può aspettare settimane.

La stessa legge ha alzato le pene. La violenza sessuale, articolo 609-bis del codice penale, si punisce con la reclusione da 6 a 12 anni. La violenza sessuale di gruppo, articolo 609-octies, cioè la partecipazione di più persone riunite alla stessa violenza, si punisce con la reclusione da 8 a 14 anni. Se i fatti denunciati in via Crespi saranno confermati, i due uomini rischiano questa seconda pena.

Il precedente di piazza Duomo: a Milano gli aggressori si trovano con i video

Milano ha già dimostrato che gli aggressori senza nome si possono trovare. La notte di Capodanno 2022, in piazza Duomo, un gruppo di giovani circondò e aggredì sessualmente una decina di ragazze. Nessuno fu fermato sul posto. La Squadra mobile, coordinata dalla Procura, incrociò per mesi i video delle telecamere, i filmati dei telefoni e le testimonianze.

Il risultato furono identificazioni, processi e condanne. Nel luglio 2024 la Corte d’Appello di Milano ha confermato per due imputati le condanne di primo grado: 3 anni e 10 mesi e 4 anni e 10 mesi. Un terzo era già stato condannato in appello a 5 anni e 10 mesi. I nomi arrivarono da quel lavoro paziente sulle immagini, non dalle scommesse sui social.

I numeri Istat: quasi una donna su 3 ha subito violenza

Il caso di via Crespi non è un fatto isolato e i dati lo dicono con chiarezza. L’indagine Istat sulla sicurezza delle donne è stata pubblicata il 21 novembre 2025. Calcola che 6 milioni e 400 mila donne tra 16 e 75 anni hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale nella vita. È il 31,9%, quasi una su 3: più di tutte le abitanti di Lombardia e Lazio messe insieme. Il 23,4% ha subito violenze sessuali.

Lo stesso rapporto spiega che la maggior parte delle violenze sessuali viene da partner, ex partner o persone conosciute, non da sconosciuti incontrati per strada. E solo il 10,5% delle vittime di un partner denuncia. Ridurre la violenza sulle donne al passaporto di chi la commette significa dimenticare la gran parte di queste storie. Non significa, però, chiudere gli occhi su chi aggredisce una ragazza in strada alle 5 del mattino.

Cosa chiediamo a Procura, Comune e Prefettura

Alla Procura di Milano chiediamo di applicare il Codice Rosso alla lettera. Audizione della ragazza entro 3 giorni e acquisizione immediata di tutte le telecamere pubbliche e private della zona. Chiediamo anche un’informazione ai cittadini appena le indagini lo permettono. Ai carabinieri chiediamo di dire quando i due uomini avranno un nome, con i loro precedenti e la loro posizione sul territorio, se c’erano provvedimenti da eseguire.

Al Comune e alla Prefettura chiediamo un impegno che non costa nulla e vale molto: pubblicare ogni anno, quartiere per quartiere, i dati sulle violenze sessuali denunciate. Oggi chi vive in zona via Padova discute di sicurezza a colpi di sensazioni. Chi governa la sicurezza di una città deve rispondere con i numeri, non con gli slogan.

Chi ha visto qualcosa tra via Padova, via Crespi e via Giacosa nella notte tra il 14 e il 15 ottobre deve parlare con i carabinieri o chiamare il 112. Questo serve davvero, molto più di qualsiasi commento.

Due uomini da trovare e una ragazza da proteggere, anche dalla curiosità: tutto il resto viene dopo.

Fonti

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Tag:Milano