Sanremo, 13enne dà fuoco a un senzatetto che dorme al porto: 2 giorni in ospedale, il ragazzo non è imputabile

Sanremo, 13enne dà fuoco a un senzatetto al porto vecchio: ustioni, 2 giorni in ospedale. Perché non è imputabile e cosa possono fare giudice e genitori.

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A Sanremo un ragazzino di 13 anni ha cosparso di benzina un senzatetto di circa 40 anni che dormiva al porto vecchio e gli ha dato fuoco. È successo nella notte tra il 7 e l’8 ottobre 2026. L’uomo ha riportato ustioni alle gambe ed è stato ricoverato 2 giorni all’ospedale Borea. I carabinieri hanno identificato il 13enne grazie alle telecamere di sorveglianza del porto. Per l’età, non è imputabile.

La notizia conta perché mostra un buco nella percezione comune, non nella legge. Il ragazzo non andrà a processo, è vero. Ma il codice penale permette al giudice minorile di mandarlo in una comunità sotto controllo, e il codice civile obbliga i genitori a pagare i danni. Non imputabile non vuol dire intoccabile. Chiedere di abbassare l’età del carcere è una scorciatoia: gli strumenti esistono già e vanno usati fino in fondo.

Cosa è successo al porto vecchio di Sanremo

L’uomo dormiva vicino alla banchina del porto vecchio, nella notte tra mercoledì 7 e giovedì 8 ottobre. Secondo la ricostruzione degli investigatori, il ragazzo gli ha versato benzina sulle gambe e ha appiccato il fuoco. La vittima si è svegliata tra le fiamme e ha urlato. Le grida hanno richiamato alcuni passanti, che hanno chiamato i soccorsi.

Alcuni testimoni hanno raccontato agli inquirenti di aver visto il ragazzo riempire una bottiglia di liquido infiammabile e usare un fiammifero per accendere il fuoco. Sempre secondo questi racconti, prima di scappare avrebbe anche portato via uno zaino del senzatetto. Questi ultimi dettagli non sono ancora stati confermati da atti ufficiali.

L’uomo è stato portato all’ospedale Borea di Sanremo con ustioni alle gambe. È rimasto ricoverato 2 giorni e poi è stato dimesso. Le indagini sono affidate ai carabinieri, che hanno ricostruito i movimenti del ragazzo con le immagini delle telecamere del porto. Il movente non è noto. Non risulta, per ora, che altre persone abbiano partecipato.

Perché un 13enne non può essere processato

L’articolo 97 del codice penale dice una cosa sola: non è imputabile chi, al momento del fatto, non aveva compiuto 14 anni. Non serve una perizia, non c’è una valutazione caso per caso. Sotto quella soglia la legge presume che il ragazzo non sia in grado di rispondere penalmente delle sue azioni.

Questo significa che non ci sarà un processo penale, né una condanna, né una pena. Vale per un furto come per un fatto grave come questo. La regola è nel codice dal 1930 e nessun governo l’ha cambiata. Germania e Spagna hanno la stessa soglia: 14 anni.

Le misure che il giudice minorile può applicare subito

Il codice penale però non si ferma all’articolo 97. L’articolo 224 prevede che il minore di 14 anni, se riconosciuto socialmente pericoloso, possa essere sottoposto a una misura di sicurezza: il riformatorio giudiziario o la libertà vigilata. Socialmente pericoloso vuol dire che il giudice ritiene probabile che commetta altri reati.

Il riformatorio giudiziario oggi non è più un istituto chiuso. Dal 1988, con il codice del processo minorile, si esegue con il collocamento in una comunità per minori. Il ragazzo vive lì, con educatori, sotto il controllo del tribunale. La libertà vigilata, invece, prevede prescrizioni e controlli dei servizi sociali mentre il ragazzo resta a casa.

Decide il Tribunale per i minorenni di Genova, competente per tutta la Liguria. La Procura per i minorenni può chiedere la valutazione di pericolosità anche se non può chiedere una condanna. È questo il passaggio che fa la differenza tra un caso archiviato e un intervento serio.

I genitori pagano i danni: cosa dice l’articolo 2048

C’è poi il conto economico. L’articolo 2048 del codice civile stabilisce che i genitori rispondono dei danni causati dai figli minorenni che vivono con loro. Per liberarsi devono provare di non aver potuto impedire il fatto. Non basta dire di non sapere: la prova è a carico loro.

L’uomo bruciato al porto ha quindi un diritto preciso: chiedere il risarcimento per le ustioni, i giorni di ricovero e il dolore subito. Può farlo davanti al giudice civile, anche senza un processo penale. Un senzatetto difficilmente ha gli strumenti per avviare una causa da solo. Qui servono i servizi sociali del Comune o un’associazione che lo assista.

Il decreto Caivano e le norme già in vigore sotto i 14 anni

Il decreto legge 123 del 2023, chiamato decreto Caivano, ha rafforzato gli strumenti proprio per la fascia tra 12 e 14 anni. Ha esteso l’ammonimento del questore ai ragazzi di quell’età che commettono delitti gravi. L’ammonimento è un richiamo formale, con la convocazione dei genitori, e prevede una sanzione in denaro per chi esercita la responsabilità genitoriale.

Lo stesso decreto ha inasprito le conseguenze per i genitori che non fanno frequentare la scuola ai figli. Il messaggio del legislatore era chiaro: sotto i 14 anni non c’è il carcere, ma ci sono responsabilità per la famiglia. Il punto, a 3 anni di distanza, è se questi strumenti vengano davvero applicati.

A ogni fatto grave commesso da un ragazzino torna la proposta di abbassare l’età imputabile a 12 anni. Il Comitato Onu sui diritti dell’infanzia, nel Commento generale n. 24 del 2019, chiede agli Stati di non scendere sotto i 14 anni. Noi siamo contrari ad abbassarla per un motivo pratico: un processo penale a un 12enne non avrebbe salvato quell’uomo. Una comunità con educatori, decisa dal giudice entro poche settimane, può evitare il prossimo incendio.

Chi dorme in strada: i numeri e il ruolo del Comune

Il censimento Istat del 2021 ha contato in Italia circa 96 mila persone senza tetto o senza fissa dimora iscritte all’anagrafe. È come se un’intera città delle dimensioni di Sanremo, abitanti compresi, dormisse per strada o in alloggi di fortuna. Chi dorme su una banchina non ha una porta da chiudere e nessuno che vigili su di lui.

La nazionalità del ragazzo non è stata comunicata da fonti ufficiali e non cambia nulla: l’articolo 97 vale per tutti allo stesso modo. Le famiglie non hanno rilasciato dichiarazioni. Gli accertamenti dei carabinieri riguarderanno anche i genitori o chi è responsabile del minore.

Cosa chiediamo

Tre cose, con nomi precisi. La Procura per i minorenni di Genova chieda subito al tribunale la valutazione di pericolosità sociale e, se confermata, il collocamento in comunità previsto dall’articolo 224. I genitori del ragazzo rispondano dei danni davanti al giudice civile, come impone l’articolo 2048, e il Comune aiuti la vittima a far valere questo diritto. Il Comune di Sanremo offra un posto letto sicuro a chi oggi dorme al porto, prima che arrivi l’inverno.

Quattordici anni sono il limite del carcere, non il limite della responsabilità.

Fonti

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