Saccheggi Milano, 220 minorenni in questura e danni per 1 milione: i ragazzi avvertono «torneremo in piazza»

Saccheggi a Milano: 271 in questura, 220 minorenni, 32 arresti, danni per 1 milione. Cosa chiede la Procura, cosa prepara il governo e chi deve pagare.

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Due giorni di saccheggi a Milano, sabato 17 e domenica 18 ottobre 2026, hanno lasciato il centro con vetrine sfondate, negozi svuotati e boutique chiuse per paura. La questura ha portato in ufficio 271 persone, 220 delle quali minorenni. La Procura di Milano, guidata da Marcello Viola, ha chiesto il carcere per 11 ragazzi tra 18 e 20 anni. Oggi il governo vara un decreto.

La notizia conta perché su questi fatti si gioca una scelta di fondo. Alcuni ragazzi di periferia, tra 12 e 18 anni, hanno detto che «delle vetrine contano più di noi» e che torneranno in piazza. Un pezzo del dibattito ha trasformato quella frase in una giustificazione. Per noi no. Svuotare un supermercato e tirare sassi agli agenti è un reato, non una protesta, e chi lo commette deve pagare, anche a 15 anni. Allo stesso tempo chi governa deve rispondere di due cose: perché domenica il centro è rimasto esposto per la seconda volta in 24 ore, e perché dopo tre anni di pene più dure sui minori nulla è cambiato nelle periferie.

Cosa è successo sabato 17 e domenica 18 ottobre

Sabato pomeriggio in piazza Duomo era in programma Italia in piazza, una manifestazione contro il carovita, il prezzo dei carburanti e gli stipendi bassi, nata sul web e senza partiti dietro. Il corteo è partito in modo pacifico. Poi alcune centinaia di giovani vestiti di nero, in gran parte con il volto coperto, hanno attaccato la polizia con pietre, transenne, bottiglie e bombe carta. Gli agenti hanno risposto con idranti e lacrimogeni. Un bagno chimico è stato incendiato, alcuni negozi tra corso Vittorio Emanuele e piazza Duomo sono stati devastati e la Galleria è stata sgomberata con una carica.

Domenica la scena si è ripetuta, con una tattica diversa. Gruppi di ragazzini incappucciati, convocati con un passaparola sui social dal titolo Ci vediamo in Duomo, hanno agito con mini-blitz. Hanno saccheggiato un supermercato, un negozio di articoli sportivi e diverse attività tra via Torino, piazza Cordusio e la zona del Carrobbio. Il Reparto mobile è intervenuto in tenuta antisommossa e ha ripreso la zona solo nel tardo pomeriggio. Lunedì diversi negozi del lusso del centro sono rimasti chiusi.

I numeri: fermati, arresti, feriti e danni

Il bilancio del fine settimana è questo:

  • 271 persone accompagnate in questura, di cui 220 minorenni: più di 8 su 10;
  • sabato circa 60 fermati, metà minorenni; domenica oltre 160, con l’80 per cento di minorenni;
  • 32 arrestati, 23 dei quali minorenni, e 28 denunciati a piede libero, 23 minorenni;
  • per 174 persone è scattato un fermo di prevenzione di polizia, cioè un allontanamento con identificazione;
  • domenica 14 operatori delle forze dell’ordine feriti, dopo le decine di contusi di sabato;
  • tra i fermati di sabato anche ragazzini di 12 anni.

Confcommercio Milano ha fatto una prima stima dei danni a negozi e locali. Sabato sera il segretario generale Marco Barbieri parlava di oltre 500mila euro, compresi gli incassi persi perché i negozi hanno chiuso alle 17. Lunedì il presidente Carlo Sangalli, dopo una visita ai commercianti colpiti, ha alzato la cifra ad almeno 1 milione di euro. Per capire la misura: è l’incasso annuo di una ventina di piccoli negozi di quartiere. Confcommercio ha annunciato che si sta attivando per ottenere i risarcimenti.

Cosa contesta la Procura di Milano

La Procura di Milano, con i sostituti Giovanna Cavalleri e Aurora Stasi coordinati dal procuratore Marcello Viola, ha chiesto la convalida degli arresti e la custodia in carcere per 11 maggiorenni tra 18 e 20 anni. Le accuse, a vario titolo, sono devastazione e saccheggio e resistenza pluriaggravata a pubblico ufficiale. La devastazione e saccheggio è il reato previsto dall’articolo 419 del Codice penale: punisce chi distrugge e ruba in modo diffuso durante disordini e prevede fino a 15 anni di reclusione.

Nelle richieste al giudice i pm scrivono che gli arrestati hanno mostrato «una assoluta disinvoltura a improvvise azioni distruttive e di rara violenza» e una «significativa capacità criminale». I primi 5 maggiorenni, arrestati sabato, sono stati interrogati lunedì nel carcere di San Vittore. Ora decide il giudice per le indagini preliminari. Per i 23 minorenni arrestati procede invece la Procura per i minorenni, con regole diverse che spieghiamo più avanti. Tutti gli indagati restano innocenti fino a sentenza definitiva.

Il punto debole: la seconda giornata e la lite tra Sala e Piantedosi

Qui sta la contraddizione che nessuna lettura sociologica può coprire. Sabato lo Stato è stato sorpreso. Domenica no: tutti sapevano che il passaparola sui social dava appuntamento di nuovo in Duomo. Eppure per ore gruppi di ragazzini hanno svuotato negozi a poche centinaia di metri dalla piazza più sorvegliata d’Italia. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha riunito domenica il capo della Polizia e i vertici del Viminale, ma il risultato in strada si è visto solo a sera.

Nel frattempo è scoppiata una polemica tra istituzioni. Il sindaco Giuseppe Sala ha detto che gli agenti in piazza erano in numero inadeguato. Piantedosi ha risposto parlando di «solito riflesso di sinistra radical chic» e ha aggiunto che «la colpa è di chi ha deciso di devastare la città e aggredire le forze dell’ordine». La seconda frase è vera, ma non cancella la domanda del sindaco. La responsabilità penale è di chi ha rotto le vetrine. La responsabilità di proteggere il centro di Milano per la seconda giornata consecutiva è del Viminale e della questura, e ha un nome e un ruolo. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha definito le violenze «inaccettabili» e ha espresso solidarietà alle forze dell’ordine: lo stesso facciamo noi, ma proprio per questo chiediamo conto a chi quegli agenti li dispone.

Il disagio spiega, ma non firma un saccheggio

L’economista Elsa Fornero, già ministra del Lavoro, ha chiesto un piano immediato per i giovani e ha parlato di welfare tradito: i ragazzi, ha detto, «non chiedono bonus, ma opportunità». La sociologa Donatella Della Porta e il demografo Alessandro Rosina collegano Milano alle proteste giovanili europee, alimentate da carovita, disuguaglianze e sfiducia nella politica. Il rapper Marracash ha scritto sui social che «con le buone non cambi le cose».

Il disagio è reale e misurabile. Secondo l’Istat, in Italia vive in povertà assoluta circa il 13,8 per cento dei minori, quasi 1,3 milioni di ragazzi: uno su sette. Ma proprio questo numero smonta la scusa. Quel milione e trecentomila ragazzi, sabato e domenica, non ha rotto nulla. Chi dice che le vetrine contano più del suo futuro ha spaccato vetrine dietro cui c’erano commessi e piccoli gestori, non chi decide le politiche sul lavoro. Una piazza che chiede diritti non svuota gli scaffali di un supermercato. Fare dei saccheggiatori i portavoce delle periferie è un torto a chi, in quelle stesse periferie, studia e lavora.

Un dato corregge anche un’altra convinzione che circola: tra i 32 arrestati, i primi dati diffusi indicano una maggioranza di cittadini italiani, 19 su 32. La nazionalità comunque non c’entra con il reato. Si giudica quello che uno fa, non da dove viene.

Cosa prevede la legge per chi ha meno di 18 anni

Le regole esistono già e vanno applicate. L’articolo 97 del Codice penale stabilisce che chi ha meno di 14 anni non è imputabile. L’articolo 98 dice che tra 14 e 18 anni si risponde del reato se si è capaci di intendere e di volere, con pena ridotta. Il processo è davanti al Tribunale per i minorenni, che può applicare misure come la permanenza in casa, il collocamento in comunità o il carcere minorile.

Per i danni economici vale l’articolo 2048 del Codice civile: i genitori rispondono dei danni causati dai figli minorenni che vivono con loro, a meno che provino di non aver potuto impedire il fatto. Vale anche per i dodicenni. I commercianti colpiti possono chiedere il risarcimento alle famiglie, e Confcommercio ha già detto che li aiuterà. Chi rompe paga, e se ha 12 anni pagano i genitori.

Cosa succede adesso: il decreto del governo

Lunedì 19 ottobre la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha riunito a Palazzo Chigi i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani e il ministro Piantedosi. Oggi, martedì 20 ottobre alle 17.30, il Consiglio dei ministri esamina un decreto legge con misure «per contrastare il fenomeno dei disordini di piazza». Tra le ipotesi emerse dal vertice: pene più alte per i blocchi stradali, arresto differito per chi partecipa a danneggiamenti di gruppo, misure sui minorenni e, secondo Salvini, 500 militari in più per Milano.

Qui serve memoria. Nel settembre 2023 il governo ha già varato il decreto Caivano, che ha inasprito pene e misure per i minori. Tre anni dopo, in un solo fine settimana, 220 minorenni sono finiti in questura a Milano. Le sanzioni certe servono, e lo diciamo senza giri. Ma un decreto che aggiunge soldati e aggrava pene, da solo, ha già dimostrato di non bastare. Il buco è altrove: nelle scuole delle periferie, nella dispersione scolastica, nei pomeriggi vuoti di chi a 12 anni finisce in Duomo con il cappuccio in testa.

La richiesta di TuttoNotizie

Chiediamo alla Procura per i minorenni di Milano di procedere contro tutti gli over 14 identificati, senza sconti collettivi. Chiediamo alle famiglie dei più piccoli di risarcire i negozianti, come impone il Codice civile, e a Confcommercio di accompagnare ogni singolo esercente in tribunale. Chiediamo al ministro Piantedosi di spiegare in Parlamento perché domenica il centro è rimasto scoperto per ore. Chiediamo al governo e al Comune di Milano di affiancare al decreto un piano sulla dispersione scolastica nelle periferie entro fine anno, con obiettivi numerici verificabili e non nuovi bonus.

Chi ha svuotato i negozi di Milano non è un ribelle: è una persona che ha commesso un reato e deve rispondere. Chi lo giustifica tradisce per primi i ragazzi onesti delle periferie. Chi governa, invece, deve dimostrare che la sicurezza non è solo un decreto in più.

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