Milano, saccheggiato il Carrefour di via Torino: oltre 200 fermati, 8 su 10 minorenni. Meloni convoca un vertice

Domenica 18 ottobre giovani hanno sfondato il Carrefour di via Torino a Milano e rubato alcolici. Oltre 200 fermati, 8 su 10 minorenni. Cosa rischiano.

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Domenica 18 ottobre 2026, nel pomeriggio, gruppi di giovani hanno sfondato le vetrine del Carrefour di via Torino a Milano, a pochi passi dal Duomo, e sono usciti con bottiglie di alcolici e cibo lanciato in strada. Era il secondo giorno di violenze dopo il corteo di sabato contro il carovita. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha convocato per oggi, lunedì 19 ottobre, una riunione sull’ordine pubblico.

Questa notizia conta perché smonta un alibi. Sabato la piazza chiedeva prezzi più bassi per le famiglie. Domenica, nelle stesse strade, centinaia di ragazzi hanno svuotato il posto dove quelle famiglie fanno la spesa e hanno devastato i negozi di una via commerciale. Rubare superalcolici non è protestare contro il carovita: è saccheggio, e il Codice penale lo chiama così da quasi un secolo. La nostra posizione è netta: la Procura applichi l’articolo 419 dove i video lo dimostrano, le famiglie dei minorenni identificati paghino i danni, e il Viminale spieghi perché il centro di Milano è rimasto scoperto per la seconda volta in 24 ore.

Cosa è successo domenica tra piazza Duomo e via Torino

L’appuntamento è nato sui social. Nel primo pomeriggio circa 2.000 giovanissimi, molti vestiti di nero e con il volto coperto, si sono radunati in piazza del Duomo. Da lì si sono mossi verso via Torino, la strada che porta al Carrobbio. Lungo il percorso hanno lanciato tavolini e sedie dei bar contro la vetrina di Foot Locker, hanno colpito il negozio Champions e hanno rovesciato cestini, monopattini, motorini e biciclette in mezzo alla carreggiata.

Poi è toccato al Carrefour. Le vetrine sono state sfondate, decine di ragazzi sono entrati e sono usciti con bottiglie di superalcolici. Parte del cibo è finito sull’asfalto. Le prime ricostruzioni parlano anche di un addetto alla sicurezza del punto vendita aggredito mentre cercava di fermare il gruppo. Un altro gruppo ha preso di mira il Decathlon di piazza Castello, mentre in via Broletto sono stati distrutti i dehors dei locali. Il Duomo è stato chiuso in anticipo e i fedeli della messa delle 18.30 sono usciti dalle porte laterali.

In piazza Mercanti alcuni ragazzi si sono asserragliati e hanno lanciato sassi e bombe carta contro la polizia, che ha risposto con i lacrimogeni. Al Carrobbio i cordoni del Reparto mobile hanno ripreso il controllo di via Torino verso sera.

I numeri dei fermati: da 160 a oltre 200, 8 su 10 minorenni

I numeri sono cresciuti di ora in ora e vanno letti come provvisori. Già nel primo pomeriggio una cinquantina di ragazzi era stata portata in Questura. Verso sera i giovani fermati per identificazione erano saliti a 160, per l’80 per cento minorenni. Nelle ore successive il conteggio ha superato quota 200. Alcuni erano già stati identificati sabato. Altri hanno dichiarato di essere venuti in centro per la prima volta. Per capirci: 200 persone sono più di quante ne entrano in sei autobus urbani pieni.

Il Viminale, in una nota diffusa domenica, ha parlato di gruppi di teppisti in maggioranza minorenni che si sono dati appuntamento all’improvviso via social, e ha fatto arrivare al questore di Milano Bruno Megale il ringraziamento per il lavoro degli agenti. Il dato politico è questo: i responsabili sono ragazzi, non militanti organizzati. E proprio per questo la domanda sui genitori e sulla prevenzione è legittima.

Il bilancio di sabato 17 ottobre e il corteo Italia in piazza

Sabato 17 ottobre si era svolto in 13 città il corteo Italia in piazza, nato online contro il carovita e gli stipendi bassi. A Milano gruppi a volto coperto si sono mescolati agli studenti e, poco dopo la partenza, hanno iniziato a lanciare pietre e bombe carta tra piazza Duomo, la Galleria e corso Vittorio Emanuele. La polizia ha usato idranti, lacrimogeni e cariche di alleggerimento.

Anche qui i bilanci sono ancora provvisori e cambiano a seconda dell’ora della rilevazione. Le cifre più aggiornate parlano di circa 60 fermati, più della metà minorenni, 12 arresti e di decine di agenti medicati, almeno 90 secondo l’ultimo conteggio. Un primo dirigente della Polizia di Stato, Angelo De Simone, capo del commissariato Garibaldi-Venezia, è rimasto ferito: la premier Meloni ha pubblicato la sua foto sui social per esprimere solidarietà alle forze dell’ordine. I danni ai soli negozianti milanesi superano il mezzo milione di euro secondo le prime stime: il valore di una decina di appartamenti in periferia.

Cosa dice la legge: saccheggio, minorenni e genitori che pagano

La parola giusta la dà il Codice penale. L’articolo 419 punisce chi commette fatti di devastazione o di saccheggio con la reclusione da 8 a 15 anni. Non è una norma dimenticata: nel luglio 2012 la Corte di Cassazione ha confermato le condanne per questo reato a dieci manifestanti per i fatti del G8 di Genova del 2001. Derubricare tutto a danneggiamento e furto manderebbe un messaggio preciso a chi era in via Torino: che si può.

Sull’età circola una convinzione sbagliata, cioè che i minorenni non rischino nulla. Non è così. L’articolo 97 del Codice penale esclude la responsabilità penale solo sotto i 14 anni. Tra i 14 e i 18 anni, per l’articolo 98, si è imputabili se capaci di intendere e di volere, con pena ridotta e processo davanti al Tribunale per i minorenni. E sul piano dei soldi la strada è già aperta: l’articolo 2048 del Codice civile rende padre e madre responsabili dei danni causati dai figli minorenni che vivono con loro, a meno che non dimostrino di non aver potuto impedire il fatto. Carrefour, Foot Locker, Decathlon e i bar di via Broletto possono chiedere il risarcimento alle famiglie dei ragazzi identificati da subito.

C’è poi chi paga davvero. Nelle polizze dei negozi i danni da tumulti e sommosse sono di norma una garanzia aggiuntiva da comprare a parte. Il piccolo commerciante che non ce l’ha paga di tasca sua. La grande catena mette a bilancio furti e vetrine rotte, e quei costi finiscono nei prezzi alla cassa. Chi saccheggia un supermercato non combatte il carovita: lo alimenta.

Il punto debole: la seconda giornata di saccheggi a poche centinaia di metri dai presidi

Qui sta la contraddizione che chiede una risposta. Sabato sera il centro di Milano contava decine di agenti feriti e mezzo milione di danni. Domenica l’appuntamento dei ragazzi circolava sui social fin dalla mattina e la polizia era presente in piazza Duomo con volanti e reparti in tenuta antisommossa. Eppure in via Torino, a poche centinaia di metri, un gruppo ha avuto il tempo di sfondare un supermercato, svuotarlo e proseguire fino al Carrobbio.

Il sindaco Giuseppe Sala ha detto domenica di aver visto in diretta «vetrine sfondate, negozi saccheggiati e cittadini impauriti» e ha espresso «condanna totale rispetto a chi commette queste azioni criminali». Ha anche chiesto più forze di polizia in campo, precisando che la richiesta non ha intenti polemici ma nasce dalla conoscenza della città, e ha detto di aver dato istruzioni alla Polizia locale. Il Viminale ha risposto con il ringraziamento agli agenti. Le due versioni non stanno insieme: o gli uomini erano sufficienti, e allora il dispositivo è stato piazzato male, oppure erano pochi, e allora qualcuno ha sottovalutato il giorno dopo. In entrambi i casi la responsabilità è di chi decide, non di chi sta in strada con il casco.

Le reazioni politiche e il vertice di oggi

La premier Meloni ha convocato per oggi una riunione sull’ordine pubblico alla luce degli scontri dei due giorni. La segretaria del Pd Elly Schlein ha dichiarato «condanno le violenze dei delinquenti», chiedendo però che gli episodi non vengano usati per censurare la protesta. Su un punto, almeno, destra e sinistra dicono la stessa cosa: chi ha sfondato le vetrine va perseguito. La differenza la farà quello che succede nelle prossime settimane, quando i riflettori si saranno spenti.

Cosa chiediamo

Chiediamo tre cose, a tre soggetti diversi. La Procura di Milano contesti il reato di devastazione e saccheggio, e non il semplice danneggiamento, a chi i video mostrano entrare nel Carrefour e uscire con la merce. Carrefour e i commercianti colpiti presentino il conto alle famiglie dei minorenni identificati, usando l’articolo 2048 del Codice civile: è il modo più rapido per far capire ai genitori dove erano i figli domenica pomeriggio. Il Viminale e la Questura di Milano rendano pubblico, dopo il vertice di oggi, quanti agenti erano schierati domenica e dove, e perché via Torino è rimasta scoperta per il tempo necessario a svuotare un supermercato.

Chi contesta le cariche di sabato ha diritto a una verifica sui video, e noi la sosterremo. Ma nessuna carica giustifica una vetrina rotta il giorno dopo. La protesta finisce dove comincia il saccheggio.

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Tag:Milano