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I tre bambini della famiglia nel bosco sono tornati a Palmoli, in provincia di Chieti, sabato 17 ottobre 2026. Poco prima delle 10 i genitori, Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, li hanno presi alla casa famiglia di Vasto dove vivono dal 20 novembre 2025. È il primo fine settimana insieme dopo quasi 11 mesi: resteranno con mamma e papà fino alle 18 di domenica.
La notizia conta perché è la prima notte in famiglia da quando il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha sospeso la responsabilità genitoriale. Per noi il rientro è giusto e arriva tardi. Già il 19 dicembre 2025 la Corte d’appello dell’Aquila, pur respingendo il reclamo dei genitori, parlava di progressi apprezzabili su casa, salute e scuola. Da quelle parole alla prima notte a casa sono passati dieci mesi. Un bambino di 6 anni non ha il tempo di aspettare un tribunale.
Cosa è successo sabato 17 ottobre a Vasto e a Palmoli
I bambini aspettavano i genitori con i trolley già pronti. Secondo il racconto dell’avvocato della coppia, Simone Pillon, sono «volati in braccio a mamma e papà» e poi sono saliti in auto verso Palmoli. La mattina l’hanno passata al casolare nel bosco dove sono cresciuti, tra gli animali di famiglia. Nel pomeriggio il programma prevedeva il trasferimento nella casa concessa dal Comune di Palmoli, dove dormono con i genitori senza operatori presenti.
«È stato bellissimo vedere la felicità nei loro occhi e sentire Nathan e Catherine finalmente sereni e contenti», ha detto Pillon sabato. Il padre, sempre secondo il legale, ha definito questo «il giorno più bello da un anno a questa parte». I giornalisti arrivati vicino al casolare sono stati invitati ad allontanarsi senza foto e riprese: una scelta giusta, perché i tre minori hanno diritto a non diventare un set.
Il decreto del 1° settembre 2026 e le tappe del riavvicinamento
Il fine settimana non è un gesto spontaneo: è una tappa scritta in un decreto. Il 1° settembre 2026 il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha risposto a un’istanza della difesa depositata il 25 giugno. Il provvedimento, firmato dalla presidente Cecilia Angrisano nei suoi ultimi giorni in servizio all’Aquila, dispone un riavvicinamento graduale: rientri di giorno a Palmoli subito, pernottamenti nel fine settimana da ottobre. I servizi sociali seguono ogni passaggio.
Il decreto corregge in parte le decisioni precedenti ma non fissa una data per il rientro definitivo. Lo stesso Pillon lo ha chiamato un passo avanti con troppa indeterminatezza, e a settembre ha annunciato un reclamo alla Corte d’appello. Tra l’istanza di giugno e la risposta sono passati più di due mesi, un’intera estate: per tre bambini in comunità è un tempo enorme.
La cronologia: dal 13 novembre 2025 a oggi
Ricostruiamo i passaggi con le date, perché su questa storia circolano molte versioni.
- 13 novembre 2025: il Tribunale per i minorenni dell’Aquila, con l’ordinanza n. 454/2025, sospende la responsabilità genitoriale di entrambi i genitori e dispone il collocamento dei tre figli in una struttura protetta. La base giuridica è l’articolo 333 del Codice civile, che permette di limitare i poteri dei genitori quando la loro condotta è giudicata dannosa per i figli.
- 20 novembre 2025: i bambini, una femmina di 8 anni e due gemelli di 6, vengono trasferiti in una casa famiglia a Vasto. La madre li accompagna e resta con loro nella struttura.
- 19 dicembre 2025: la Corte d’appello dell’Aquila respinge il reclamo dei genitori. I bambini passano il Natale in comunità.
- 6 marzo 2026: il tribunale ordina alla madre di lasciare la casa famiglia. Nell’ordinanza l’atteggiamento della madre verso gli operatori è descritto come ostile.
- Aprile 2026: Nathan Trevallion firma il contratto per la casa concessa dal Comune di Palmoli in comodato gratuito per due anni, con i requisiti di abitabilità richiesti dal tribunale.
- 12 maggio 2026: il tribunale respinge la richiesta di revoca della sospensione. Gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas lasciano il mandato; subentra Simone Pillon.
- 4 giugno 2026: Catherine Birmingham rivede i figli di persona dopo tre mesi, in un incontro organizzato a Gissi.
- 1° settembre 2026: il decreto sul riavvicinamento graduale.
- 17 ottobre 2026: primo fine settimana con pernottamento a Palmoli.
Cosa dice la legge sugli allontanamenti e perché i tempi contano
La legge 184 del 1983, all’articolo 1, dice che il minore ha diritto di crescere ed essere educato nella propria famiglia. L’allontanamento è una misura di emergenza, pensata come temporanea, e lo Stato deve lavorare da subito per ricomporre il nucleo. Non è una nostra interpretazione. Nel 2014, nel caso Zhou contro Italia, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato il nostro Paese per aver violato l’articolo 8 della Convenzione, quello sulla vita familiare, perché le autorità non avevano fatto abbastanza per tenere insieme una madre e il figlio. Nel 2019, nel caso Strand Lobben, la Grande Camera ha condannato anche la Norvegia con lo stesso principio.
Qui sta il punto debole di questa vicenda. Lo Stato ha il diritto di pretendere una casa sicura, le visite dal pediatra e l’istruzione. Per l’istruzione a casa, legale in Italia, il decreto legislativo 62 del 2017 prevede un esame annuale di idoneità. Sono verifiche che si fanno in settimane. Qui la casa idonea c’è da aprile, il percorso di sostegno alla genitorialità è iniziato a maggio, e la prima notte in famiglia è arrivata a metà ottobre.
Le convinzioni sbagliate da correggere con i fatti
Non è stato un sequestro. Un sequestro è un reato; qui c’è un provvedimento di un giudice, motivato e impugnabile, che infatti è stato impugnato più volte, con esiti diversi. Si può giudicare sbagliato nei tempi e nel merito, e noi lo facciamo, ma resta un atto dello Stato di diritto.
La lingua dei genitori non c’entra. Nei provvedimenti resi pubblici, da novembre 2025 a oggi, l’inglese o l’italiano non compaiono tra i motivi dell’allontanamento. Le ragioni scritte negli atti riguardano le condizioni della casa, l’igiene, la scuola e la vita sociale dei bambini. Nessuna norma sulla scuola, nuova o vecchia, prevede di togliere i figli a chi non parla italiano.
La casa del Comune non è un privilegio piovuto dal cielo: è un comodato gratuito per due anni deciso dall’amministrazione di Palmoli per rendere possibile il rientro chiesto dal tribunale. Si può discutere la scelta, ma è stata presa da un ente pubblico con un atto pubblico.
Le reazioni e la visita della viceministra Bellucci il 21 ottobre
Sabato Pillon ha ringraziato le istituzioni che si sono occupate del caso, dalla visita del vicepremier Matteo Salvini all’interessamento del presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, della garante dell’infanzia e della presidente della commissione parlamentare infanzia. Ha annunciato che mercoledì 21 ottobre la viceministra del Lavoro e delle Politiche sociali Maria Teresa Bellucci incontrerà i genitori a Palmoli.
Questa attenzione politica ha un lato positivo e uno pericoloso. Positivo, perché tiene i riflettori su tempi che altrimenti nessuno controllerebbe. Pericoloso, perché tre bambini sono diventati un simbolo da esibire, e chi decide in tribunale non deve sentirsi sotto assedio né da una parte né dall’altra. I servizi sociali e i giudici devono poter lavorare senza cortei e senza bandiere.
Cosa chiediamo e cosa succede adesso
Al Tribunale per i minorenni dell’Aquila chiediamo una cosa precisa: condizioni scritte e una data per il rientro definitivo. Se i fine settimana vanno bene, e i servizi sociali lo certificano, non c’è motivo di tenere i bambini in comunità un altro inverno. Il reclamo annunciato dalla difesa alla Corte d’appello è il luogo dove quella data può essere fissata.
Ai genitori chiediamo di rispettare fino in fondo ogni prescrizione, a partire dalla scuola e dai controlli sanitari, e di collaborare con gli operatori anche quando non sono d’accordo. Ogni scontro in più è un mese in più lontano dai figli. Al Parlamento chiediamo una legge con tempi massimi per gli allontanamenti temporanei e verifiche obbligatorie a scadenza fissa. Alla politica chiediamo di non trasformare un fine settimana in un comizio.
Domenica alle 18 i tre bambini torneranno a Vasto. Il prossimo provvedimento deve dire quando non ci torneranno più.
Fonti
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