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Studenti in corteo oggi, venerdì 16 ottobre 2026, in decine di città italiane per il No Meloni Day, la protesta contro il governo guidato dalla premier Giorgia Meloni, contro il carovita e contro le scuole in degrado. La giornata coincide con lo sciopero nazionale di docenti, dirigenti e personale Ata. Ieri a Torino le forze dell’ordine hanno identificato 27 giovani e arrestato un diciassettenne. Feriti un carabiniere, un docente e un collaboratore scolastico.
La notizia conta per due ragioni che stanno insieme. Gli studenti hanno argomenti veri quando parlano di edifici che cadono a pezzi e di prezzi che pesano sulle famiglie: lo dicono i dati di Eurostat e dell’Istat, non un volantino. Ma chi entra con una spranga nella palestra di una scuola elementare non protesta per la scuola, la colpisce. Per noi la posizione è netta: le ragioni della piazza restano in piedi solo se chi la organizza condanna oggi, senza distinguo, quello che è successo a Torino e quello che la Digos ha trovato nelle chat di Padova.
Cosa chiedono gli studenti e dove sfilano i cortei
I collettivi che hanno convocato la giornata si ispirano alle mobilitazioni in corso in Francia e in Spagna. Le parole d’ordine sono tre: il carovita, il degrado delle strutture scolastiche e quella che chiamano «scuola caserma», cioè le regole su condotta e disciplina volute dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. Il nome scelto, No Meloni Day, sposta però il bersaglio dai problemi concreti a una persona, e questo è il primo punto debole della protesta.
A Roma l’attenzione delle forze dell’ordine è al massimo. In mattinata gli studenti hanno annunciato sul web più concentramenti che confluiranno in un unico corteo, nello stesso giorno in cui al Portico d’Ottavia si ricorda il rastrellamento del Ghetto del 16 ottobre 1943. Nel pomeriggio è prevista la manifestazione di Fridays for Future da piazzale Ostiense fino alla fermata Piramide, con circa 500 partecipanti attesi. Cortei e occupazioni sono segnalati anche a Milano, Napoli, Genova e Torino, dove la mobilitazione si tiene in piazza XVIII Dicembre con l’adesione dei sindacati di base.
Torino, 15 ottobre: cosa è successo nelle tre scuole
La giornata di ieri nel capoluogo piemontese è quella che pesa di più. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, un gruppo di circa 40 giovani con il volto coperto da passamontagna e maschere di carnevale è entrato prima nell’istituto superiore Sella. Dopo aver sfondato una porta, il gruppo ha raggiunto la palestra della vicina scuola primaria Ricardi di Netro, dove ha danneggiato arredi e attrezzi sportivi con spranghe, mentre bambini e insegnanti erano presenti. Circa mezz’ora dopo lo stesso gruppo ha rotto le finestre dell’istituto Bosso-Monti usando estintori e spranghe.
I carabinieri hanno fermato un diciassettenne che, sempre secondo i militari, stava rompendo un infisso con un estintore. Il ragazzo non frequenta nessuna delle scuole coinvolte, ha tentato la fuga e, per l’accusa, ha spintonato i carabinieri prima di essere bloccato. È stato arrestato: per ora è un accusato, non un condannato. Durante il fermo altri componenti del gruppo hanno lanciato pietre contro i militari e una ha colpito un carabiniere a una gamba, procurandogli un ematoma. In totale polizia e carabinieri hanno identificato 27 persone nelle agitazioni che hanno interessato Torino e provincia.
Nella succursale dell’istituto Colombatto, in un episodio separato, un docente e un collaboratore scolastico sono rimasti feriti mentre cercavano di fermare un gruppo di incappucciati che forzava porte e finestre per entrare. Gli insegnanti e la preside hanno accompagnato fuori gli studenti che non volevano partecipare all’irruzione. Una volta dentro, il gruppo ha bloccato le porte con i banchi e svuotato gli estintori. Nelle ultime 48 ore a Torino le scuole occupate sono arrivate a circa 20, con danni a computer, lavagne interattive e aule.
Padova: la chat da oltre mille iscritti e le perquisizioni della Digos
Da Padova arriva il fatto più inquietante, perché precede il corteo invece di seguirlo. La Digos della Questura ha individuato una chat WhatsApp chiamata «16/10», creata alla vigilia della manifestazione e arrivata a 1.025 partecipanti. Secondo gli investigatori, alcuni messaggi invitavano a portare benzina, a preparare bottiglie molotov da lanciare contro la questura, a coprirsi il volto e perfino a portare una pistola. La Digos ha identificato 14 minorenni ed eseguito 8 perquisizioni, con il sequestro di diversi oggetti. Anche qui vale la regola: sono ragazzi identificati e, per alcuni, indagati. Nessuno è colpevole fino a sentenza definitiva. Ma una chat da mille persone in cui si parla di molotov non è goliardia, è materia per la Procura dei minori.
Lo sciopero della scuola: chi si ferma e perché
La protesta studentesca cade nel giorno dello sciopero nazionale della scuola di 24 ore, proclamato dal sindacato Sisa e registrato nel Cruscotto degli scioperi della Funzione pubblica. Riguarda tutto il personale docente, dirigente e Ata, cioè amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici, di ruolo e precario, in Italia e all’estero. Le richieste sono un aumento degli stipendi del 20% per recuperare l’inflazione e misure contro il precariato. Le scuole non possono sapere in anticipo chi aderisce, quindi le lezioni dipendono istituto per istituto. È un diritto garantito dall’articolo 40 della Costituzione e regolato dalla legge 146 del 1990 sui servizi pubblici essenziali, che impone preavviso e comunicazione alle famiglie. Nella stessa giornata sono in programma blocchi degli autotrasportatori nel Sud e uno sciopero del personale EasyJet.
I numeri: sulla spesa per la scuola e sul carovita gli studenti hanno ragione
Chi sostiene che l’Italia investa nell’istruzione più di tutti in Europa sbaglia. Secondo i dati Eurostat sulla spesa pubblica per funzione, nel 2022 l’Italia ha destinato all’istruzione circa il 4,1% del prodotto interno lordo, contro una media dell’Unione europea del 4,7%. Vuol dire che su ogni 100 euro di ricchezza prodotta mettiamo nella scuola circa 60 centesimi in meno di quanto fa in media l’Europa. Su un’economia da oltre 2.000 miliardi, quella differenza vale più di 10 miliardi l’anno.
Anche sul carovita i fatti stanno dalla parte di chi protesta. L’Istat ha misurato nel 2022 un’inflazione media dell’8,1%, la più alta dal 1985, e i prezzi non sono tornati indietro: sono solo saliti più piano. Per una famiglia con due figli a scuola l’aumento si è scaricato su libri, abbonamenti dei trasporti e mense. Sono numeri pubblici, verificabili, e meritano risposte dal governo, non alzate di spalle.
La contraddizione: spranghe contro le scuole che si dicono di voler difendere
Qui la protesta si smentisce da sola. La piattaforma parla di soffitti che cadono, di aule fredde, di edifici fuori norma. A Torino, il 15 ottobre, un gruppo mascherato ha rotto finestre, distrutto computer e danneggiato la palestra di una scuola elementare: cioè ha peggiorato esattamente il degrado che dice di combattere, e con soldi pubblici serviranno mesi per riparare. L’articolo 17 della Costituzione riconosce il diritto di riunirsi «pacificamente e senz’armi». Una spranga sta fuori da quel diritto, chiunque la impugni e per qualunque causa.
Sulla «scuola caserma» non siamo d’accordo con gli studenti. La legge 150 del 2024, voluta dal ministro Valditara, prevede la non ammissione all’anno successivo con il 5 in condotta e lega il voto di comportamento al credito scolastico. Si può discutere la misura, ma pretendere rispetto in classe non trasforma un liceo in una caserma. Le immagini di Torino, semmai, dimostrano che il problema della scuola italiana non è un eccesso di disciplina.
Le reazioni del governo e cosa succede adesso
La sottosegretaria all’Istruzione Paola Frassinetti, in una nota di ieri, ha definito i fatti di Torino «gravissimi e intollerabili» e ha chiesto di individuare «responsabili e responsabilità», ricordando che chi danneggia un bene pubblico deve risponderne. Il ministro Valditara ha espresso solidarietà ai docenti e al carabiniere feriti. Nelle prossime ore la Procura per i minorenni di Torino dovrà decidere sulla convalida dell’arresto del diciassettenne, mentre a Padova la Digos prosegue l’analisi dei telefoni sequestrati. Il bilancio dei cortei di oggi si conoscerà in serata.
Le richieste di TuttoNotizie sono tre. Ai collettivi che hanno convocato il No Meloni Day chiediamo una condanna pubblica e senza distinguo delle violenze di Torino e dei messaggi di Padova, oggi, non domani. Alla magistratura chiediamo di identificare chi ha ferito il docente e il collaboratore scolastico del Colombatto e chi ha lanciato pietre contro i carabinieri. Al ministro Valditara chiediamo di pubblicare entro fine anno, scuola per scuola, lo stato di sicurezza degli edifici e la data di inizio dei lavori: è la risposta più seria ai ragazzi che oggi sfilano con buone ragioni.
Chi porta una spranga in una scuola elementare tradisce chi protesta per la scuola. Le scuole si difendono, non si assaltano.
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