Scontri a Milano al corteo contro il caro-vita: 72 in Questura, 17 arresti e 104 agenti feriti

Scontri a Milano al corteo contro il caro-vita: 72 giovani in Questura, 17 arresti, 104 agenti feriti e danni per 500mila euro. Numeri e responsabilità.

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Sabato 17 ottobre 2026 il corteo «Italia in piazza» contro il caro-vita si è trasformato in ore di scontri a Milano, da via Broletto a piazza Duomo e San Babila. Il bilancio della Questura: 72 persone portate in Questura, 17 arrestati, 22 denunciati e 104 agenti feriti. Marco Barbieri, segretario generale di Confcommercio Milano, stima oltre 500.000 euro di danni e incassi persi nel centro.

Questa notizia conta per due ragioni che stanno insieme. La prima: chi ha spaccato vetrine, incendiato un bar e lanciato bombe carta contro i poliziotti deve rispondere uno per uno. E deve pagare i danni, anche se ha 16 anni. La seconda: un corteo convocato su TikTok, senza partiti e senza capi, ha portato in strada 5.000 ragazzi a Milano e altre migliaia in quattro città. Non è solo un problema di ordine pubblico. È il segnale di una generazione che guadagna meno dei genitori, paga affitti più alti e non vede una porta aperta. Il governo risponde di entrambe le cose: della sicurezza in piazza sabato e della legge di bilancio che sta scrivendo adesso.

Cosa è successo a Milano sabato pomeriggio

Il corteo era stato convocato su TikTok e Telegram dal movimento «Italia in piazza», nato nelle scorse settimane contro caro-vita, carburanti e stipendi bassi. In piazza solo la bandiera italiana, nessuna sigla di partito. Le prove generali nei weekend precedenti, in altre città lombarde, avevano raccolto poche persone. Sabato a Milano i partecipanti sono stati circa 5.000, quasi tutti sotto i 20 anni.

I primi lanci di bottiglie contro gli agenti sono avvenuti in via Broletto, poco dopo la partenza. Il corteo è stato sciolto in Cordusio. Da lì alcune centinaia di ragazzi, divisi in gruppi senza una guida, hanno raggiunto piazza Duomo e il sagrato. Hanno bersagliato polizia e camionette con sassi, sedie, transenne, pali, bidoni e bombe carta. La polizia ha risposto con cariche e con un idrante. Le vetrine delle catene di corso Vittorio Emanuele sono state sfondate e i tavolini dei bar della piazza distrutti. Un negozio di San Babila è stato saccheggiato, il bar Nicoli di corso Italia incendiato. Le violenze sono finite intorno alle 22.30. Domenica 18 ottobre nel centro di Milano ci sono stati nuovi disordini, con altri negozi presi di mira.

I numeri veri: fermati, arrestati, minorenni, feriti

Nelle prime ore i numeri sono stati confusi. Le prime ricostruzioni parlavano di 50 o 60 fermati, con la metà o più di minorenni. Il bilancio consolidato della Questura di Milano è questo: 72 persone accompagnate in Questura e 17 arrestati, di cui 7 italiani maggiorenni, 5 stranieri e 5 minorenni. Altri 22 giovani sono stati denunciati a piede libero. I feriti tra le forze dell’ordine sono 104, nessuno in pericolo di vita. Decine anche i feriti tra i manifestanti, portati negli ospedali cittadini.

Il quadro nazionale, su tutte le città interessate, parla di 197 persone identificate, 28 arrestate, di cui 12 minorenni e 6 straniere, 43 denunciate e 141 agenti feriti. A Torino, dove in piazza erano circa 3.000, un gruppo a volto coperto ha fatto irruzione nella libreria Feltrinelli di Porta Nuova: 12 fermati, 10 dei quali minorenni. A Bologna, con 2.000 manifestanti, la Questura ha contato 12 mezzi della polizia danneggiati. A Brescia e Bergamo cortei più piccoli, 600 e 800 persone.

Un chiarimento serve subito, perché una lettura corre più veloce dei fatti: non erano «tutti stranieri». Tra i 17 arrestati a Milano gli stranieri sono 5, meno di un terzo. Su scala nazionale sono 6 su 28. In piazza c’erano figli di immigrati nati qui e ragazzi di famiglie italiane, molti dall’hinterland. Questo non alleggerisce la posizione di nessuno. Dice solo che la responsabilità sta nelle mani di chi lanciava le bombe carta, non nel cognome.

Chi è rimasto in piazza quando tutto è degenerato

Un dettaglio pesa più degli altri. I collettivi studenteschi e i centri sociali presenti al corteo si sono allontanati prima che la situazione precipitasse. A scontrarsi con la polizia sono rimasti ragazzi senza esperienza, senza struttura e senza affiliazione politica, che si muovevano a sciami e filmavano tutto con il telefono. È lo stesso schema visto a Torino e a Bologna.

Qui sta la contraddizione più amara. Una protesta nata contro il caro-vita ha colpito tavolini, vetrine e serrande di chi il caro-vita lo paga ogni mese. Commercianti e commesse del centro hanno dovuto chiudere alle 17. Una piazza convocata sotto il tricolore ha lasciato il conto dei danni ai cittadini italiani. Un falò in corso Vittorio Emanuele non abbassa nessun affitto.

Le parole di Meloni e Sala e il punto che il governo non può saltare

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha detto domenica che «manifestare è un diritto, mettere a ferro e fuoco le città no». Ha poi accusato le opposizioni di «reticenze che diventano giustificazione». Il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha parlato di «movimenti e spazi di protesta non decifrabili». Ha aggiunto di avere «l’impressione che si stia sottovalutando il momento», lasciando intendere che gli agenti in strada fossero troppo pochi.

Sulla condanna della violenza siamo d’accordo con Meloni senza riserve. Ma la polemica con le opposizioni non risponde alla domanda che conta. Il corteo era annunciato da giorni sui social, con migliaia di adesioni visibili a chiunque. Eppure poche centinaia di ragazzi hanno tenuto in ostaggio piazza Duomo per ore. L’ordine pubblico dipende dal Viminale, non dal Comune. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi deve spiegare in Parlamento quanti agenti erano schierati, con quale piano e perché il centro è stato riconquistato solo dopo le 22.

Da dove viene la rabbia: salari, Neet ed espatri

Spiegare non vuol dire giustificare. Ma i numeri su chi ha meno di 30 anni in Italia sono noti da tempo. Secondo il Rapporto mondiale sui salari dell’Organizzazione internazionale del lavoro pubblicato nel 2024, gli stipendi reali italiani sono inferiori dell’8,7% a quelli del 2008. Su 1.500 euro al mese è come perdere 130 euro, ogni mese, da 16 anni. Nessun altro Paese avanzato del G20 è andato così male.

Secondo l’Istat, nel 2024 sono espatriati circa 156.000 cittadini italiani, il 36,5% in più dell’anno prima: più di tutti gli abitanti di Bergamo, in un anno solo. Per Eurostat, sempre nel 2024, il 15,2% degli italiani tra 15 e 29 anni non studiava e non lavorava, contro una media europea intorno all’11%. Intanto la spesa per pensioni supera il 15% del Pil, tra le più alte d’Europa secondo la Ragioneria generale dello Stato. Un Paese che protegge chi è già arrivato e chiude la porta a chi parte da zero perde la fiducia dei suoi figli. Sabato quella sfiducia, in alcune centinaia di ragazzi, è diventata violenza.

Cosa succede adesso: processi, risarcimenti e responsabilità dei genitori

I 17 arrestati a Milano passano dalle udienze di convalida: i maggiorenni davanti al Tribunale ordinario, i 5 minorenni davanti al Tribunale per i minorenni. Le ipotesi di reato in casi come questo vanno dalla resistenza a pubblico ufficiale al danneggiamento aggravato. Se la Procura contesterà la devastazione e saccheggio, il codice penale prevede da 8 a 15 anni di reclusione. Per tutti vale la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva. Il Comune di Milano sta quantificando i danni ai beni pubblici per chiedere il risarcimento a chi sarà riconosciuto responsabile.

Sul fronte civile c’è uno strumento che spesso si dimentica. L’articolo 2048 del codice civile stabilisce che i genitori rispondono dei danni causati dai figli minorenni che vivono con loro, salvo che dimostrino di non aver potuto impedire il fatto. Vuol dire che le vetrine rotte da un sedicenne le può pagare la sua famiglia. È giusto così: la responsabilità per un figlio di 16 anni in piazza Duomo con una bomba carta in mano non finisce davanti al cancello di casa.

Le nostre richieste

  • Alla Procura di Milano e alla Procura per i minorenni: identificare tutti i responsabili dai video, uno per uno. Da lì partono i risarcimenti a commercianti e lavoratori, anche attraverso la responsabilità civile dei genitori.
  • Al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: riferire in Parlamento sul dispositivo di sabato a Milano e sul perché il centro è rimasto in mano a poche centinaia di ragazzi per ore.
  • Al governo, nella legge di bilancio: meno contributi per chi assume under 30 a tempo indeterminato. Un piano per affitti a canone sostenibile nelle città universitarie. Più concorrenza nei settori chiusi che tengono alti i prezzi.
  • Ai promotori di «Italia in piazza»: prendere le distanze con nome e cognome da chi ha devastato il centro, altrimenti la bandiera che sventolano è solo una scusa.

Chi spacca paga, con il proprio nome o con quello dei genitori. Chi governa risponde, della piazza di sabato e del futuro che quei ragazzi non vedono.

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