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Il Movimento 17 ottobre, la sigla nata su Instagram dopo gli scontri di sabato e domenica a Milano, ha annunciato lunedì 19 ottobre 2026 una «mobilitazione permanente» ogni sabato alle 15 nelle piazze italiane, a partire da Milano. Nelle stesse ore la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha riunito a Palazzo Chigi un vertice sulla sicurezza. Il bilancio del fine settimana parla di 271 persone portate in questura e 32 arresti.
La notizia conta perché mette insieme due cose che non vanno confuse. Da una parte c’è il disagio di una generazione con salari bassi e poche prospettive, e quel disagio poggia su numeri veri. Dall’altra ci sono vetrine rotte, un supermercato saccheggiato e agenti feriti, che sono reati. Il movimento risponde alle accuse con la frase «violento è questo sistema che ci uccide». Per noi è un alibi: un salario basso è un’ingiustizia, una vetrina rotta è un reato, e chi li mette sullo stesso piano regala argomenti a chi vuole solo più divieti. Il governo, dal canto suo, non può trattare una generazione come un problema di ordine pubblico.
Cosa ha annunciato il Movimento 17 ottobre e con quali parole
La pagina Instagram del Movimento 17 ottobre si presenta così: «Siamo quelli delle piazze. Quelli che vedono l’unica violenza nel manganello degli sbirri». Il post con l’annuncio dice: «Mobilitazione permanente ogni sabato. Fino alla caduta di questo governo ladro». L’appuntamento è fissato ogni sabato alle 15, prima a Milano e poi in altre città, Roma compresa. La pagina rimanda a un gruppo Telegram.
Alle accuse di violenza il movimento ha risposto in due modi. Il primo: «Rigettiamo tutte le accuse al mittente. Violento è questo sistema che ci uccide». Il secondo, in un altro post: «I violenti siete voi che ci avete negato il futuro, ora quel futuro ce lo prendiamo». Non risulta ancora un nome, un volto o un portavoce che parli a nome della sigla.
La stessa pagina ha diffuso una «guida tascabile» per chi va in piazza. Tra i consigli c’è quello di non arrivare e non lasciare il corteo «in tenuta», perché «non puoi sapere chi ti circonda fuori dagli spazi sicuri», e quello di evitare stazioni e uscite dove la polizia fa i controlli. Un movimento che si dice pacifico non ha bisogno di spiegare come schivare le identificazioni. Questa è la prima cosa che chi guida la pagina deve chiarire.
I numeri degli scontri: 271 in questura, 32 arresti, 14 agenti feriti
Il bilancio delle forze dell’ordine aggiornato a lunedì mattina fissa alcuni numeri precisi. A Milano sono state accompagnate in questura 271 persone: 220 sono minorenni, 60 sono cittadini stranieri. Gli arrestati sono 32, di cui 23 minorenni e 13 stranieri. Altre 28 persone sono state denunciate a piede libero. Gli agenti feriti sono 14. La procura di Milano ha chiesto la custodia in carcere per 5 maggiorenni, con le accuse di resistenza e di devastazione e saccheggio. Si tratta di accuse: nessuno è stato ancora giudicato.
Questi numeri smentiscono due convinzioni che circolano. La prima è che gli arresti siano «pochi»: in Italia l’arresto in flagranza scatta solo quando la polizia coglie una persona mentre commette il reato, mentre gli altri vengono identificati e denunciati. Per questo 271 accompagnati in questura diventano 32 arresti e 28 denunce, e le indagini sui video continuano. La seconda convinzione è che la piazza fosse composta da stranieri: circa 4 fermati su 5 sono cittadini italiani, e 8 su 10 sono minorenni. I dati non dicono chi li abbia spinti in strada. Dicono che sono, in gran parte, ragazzi italiani di 14, 15 e 16 anni.
Le prime stime provvisorie sui danni nel centro di Milano parlano di almeno 500mila euro. È una cifra pari a circa 20 anni di stipendio di un giovane assunto con un contratto di primo impiego.
Come si è arrivati qui: la manifestazione «Italia in piazza» e il fine settimana di scontri
Tutto parte da sabato 17 ottobre. In diverse città si è svolta la manifestazione «Italia in piazza», una protesta contro il carovita e i salari bassi organizzata online, senza partiti né sindacati alla guida. Nello stesso giorno la Cgil era in piazza a Roma per lavoro, pace e Costituzione. A Milano il corteo è degenerato tra via Broletto, la Galleria e piazza del Duomo: lanci di sassi e bombe carta, cariche della polizia, un cantiere dato alle fiamme. Disordini anche a Bologna, dove 4 minorenni sono stati arrestati e 36 agenti sono rimasti feriti, e a Torino.
Domenica 18 ottobre, a Milano, gruppi di giovanissimi sono tornati in centro: un supermercato è stato saccheggiato, dehors e tavolini distrutti. Lunedì a Torino gli studenti hanno occupato due scuole. La sigla «Movimento 17 ottobre» è comparsa solo dopo i fatti, e prende il nome dalla data del primo corteo.
Il vertice a Palazzo Chigi: chi c’è e quali misure sono sul tavolo
Giorgia Meloni ha convocato la riunione già sabato sera. Le sue parole: «Manifestare è un diritto, mettere a ferro e fuoco le città no». E ancora: «Difendere i cittadini, chi vive onestamente e chi garantisce la sicurezza di tutti viene prima di ogni indulgenza verso i violenti». La premier ha aggiunto che il governo valuta «altri strumenti per chi semina caos ai cortei».
Al tavolo siedono i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, in collegamento video, i ministri competenti, il sottosegretario Alfredo Mantovano, i vertici dell’intelligence e delle forze dell’ordine. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha incontrato in mattinata i vertici della Polizia e il questore di Milano. Le ipotesi in discussione sono tre:
- un decreto sul modello del decreto Caivano del 2023, che ha già abbassato a 14 anni l’età per il Daspo urbano e introdotto l’ammonimento del questore dai 12 anni;
- il fermo e l’arresto differito anche per i minorenni, chiesto dalla Lega: significa poter arrestare nelle ore successive chi viene riconosciuto dai video;
- più militari nelle città con l’operazione Strade Sicure, come chiede Salvini. Forza Italia propone un Consiglio dei ministri a Milano.
La segretaria del Pd Elly Schlein ha detto che «le violenze non siano un alibi per coprire le proteste pacifiche». Su questo punto siamo d’accordo con lei. Il resto della politica, però, non ha ancora detto una parola sul merito della protesta: i salari.
La rabbia dei ragazzi poggia su numeri veri
Il disagio non è un’invenzione. Secondo Eurostat, nel 2024 in Italia circa 1 giovane su 7 tra i 15 e i 29 anni non studiava e non lavorava, una delle quote più alte in Europa. L’Istat ha contato circa 156mila cittadini italiani trasferiti all’estero nel 2024: è come se in un anno si svuotasse una città grande come Ravenna. L’Ocse, nel rapporto sul lavoro del 2024, ha scritto che i salari reali italiani erano ancora quasi il 7% sotto il livello del 2019, il dato peggiore tra i grandi Paesi dell’area.
Chi va in piazza contro questi numeri ha ragione. Ma proprio per questo lo slogan «violento è il sistema» fa danno. L’articolo 17 della Costituzione garantisce a tutti il diritto di riunirsi «pacificamente e senz’armi». È quella regola, non la bomba carta, che protegge la piazza dei ragazzi. Nel 2025 il governo ha già approvato un decreto sicurezza che ha trasformato in reato il blocco stradale fatto con il corpo. Ogni vetrina rotta è un argomento per la prossima stretta, e la stretta la pagano gli studenti che manifestano in pace.
La contraddizione del movimento e il limite del governo
Le parole della pagina non tornano. Il movimento respinge «tutte» le accuse e quindi non riconosce nessuna responsabilità. Allo stesso tempo promette che il futuro «ce lo prendiamo» e distribuisce consigli su come evitare i controlli. In nessun post c’è una riga che prenda le distanze da chi ha saccheggiato un supermercato o ferito un agente. Chi dice di parlare per una generazione deve dire anche questo, altrimenti parla solo per chi ha spaccato.
Il limite del governo è speculare. Un vertice sulla sicurezza serve a individuare i responsabili dei reati, uno per uno, con nomi e prove. Non serve a punire una piazza intera, e nessuna delle misure sul tavolo tocca il motivo per cui quella piazza si è riempita. Più Daspo e più militari non alzano uno stipendio di un euro.
Cosa chiediamo
Chi gestisce la pagina del Movimento 17 ottobre esca dall’anonimato, condanni in modo esplicito le violenze di sabato e domenica e allontani dai cortei chi arriva con bombe carta e volto coperto. Senza questo passaggio la mobilitazione di sabato prossimo nasce già bruciata.
Giorgia Meloni porti al vertice, accanto alle misure di ordine pubblico, un piano sui salari e sul lavoro dei giovani con cifre e scadenze, e lo presenti in Parlamento. Il ministro Piantedosi garantisca che ogni arresto e ogni denuncia si basino su prove individuali, non sull’appartenenza a un corteo. La procura di Milano renda pubblici i capi di imputazione man mano che vengono formalizzati.
Il futuro negato è un torto. Non è un lasciapassare.
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