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La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha convocato per oggi, lunedì 19 ottobre 2026, un vertice a Palazzo Chigi sull’ordine pubblico. Sul tavolo c’è un decreto dopo gli scontri a Milano di sabato e domenica: più fermi, arresti in flagranza differita e una norma per gli under 18. Partecipano il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il sottosegretario Alfredo Mantovano e i vertici di polizia, carabinieri e intelligence.
Chi sfonda una vetrina o lancia una bomba carta contro un agente va arrestato, a 17 anni come a 40. Su questo non c’è discussione. Ma gli strumenti che il governo annuncia esistono già: l’arresto differito dal 2003, le regole speciali sui minorenni dal 2023. Se a Milano non hanno fermato nessuno, la domanda non è quale legge scrivere, ma come sono state applicate quelle in vigore. Prima dei nuovi decreti, il governo deve portare i numeri.
Cosa è successo a Milano sabato 17 e domenica 18 ottobre
Sabato 17 ottobre il corteo contro il caro-vita, convocato con la sigla Italia in piazza, si è trasformato in ore di scontri tra via Broletto, piazza Duomo e San Babila. Bombe carta, vetrine rotte, cariche della polizia. La Questura di Milano ha portato in ufficio 72 persone: 17 arrestate e 22 denunciate. A livello nazionale, secondo il Viminale, le persone identificate per le violenze di sabato sono 197, gli arrestati 28, tra cui 12 minorenni e 6 stranieri, i denunciati 43. Gli agenti feriti nelle varie città sono più di 100. I danni nel centro di Milano sono stimati in circa 500 mila euro, cioè il prezzo di una decina di appartamenti in periferia.
Domenica 18 ottobre, poco prima delle 17, gruppi di ragazzi a volto coperto hanno ricominciato tra piazza Duomo, via Torino e via Dante. Hanno saccheggiato negozi e lanciato cestini e oggetti contro le vetrine e contro le auto delle forze dell’ordine. La polizia ha fermato più di 200 ragazzi, 160 portati in Questura: circa l’80 per cento è minorenne, e tra loro ci sono anche dodicenni. Il Viminale parla di gruppi di teppisti, in maggioranza minorenni, che si sono dati appuntamento sui social in modo improvviso. Non erano infiltrati nel corteo di sabato: erano un’altra cosa, nata altrove.
Cosa ha detto Meloni e quali misure sono allo studio
Domenica 18 ottobre Giorgia Meloni ha pubblicato sui social la foto di un dirigente di polizia ferito a Milano e ha annunciato la riunione. La premier ha promesso «ulteriori strumenti contro chi sfrutta manifestazioni legittime per seminare violenza e caos».
Le ipotesi circolate da Palazzo Chigi sono tre: estendere l’arresto in flagranza differita ai minorenni, allargare il fermo di polizia agli under 18 e mandare più carabinieri nelle città. Dopo il vertice con i tecnici, Meloni vedrà i ministri coinvolti e poi i leader della maggioranza, con i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini. Il testo del decreto non esiste ancora: tutto quello che si legge sono intenzioni, non norme.
L’arresto differito esiste dal 2003: cosa prevede già la legge
L’arresto in flagranza differita permette alla polizia di arrestare chi è riconosciuto in video o in foto anche se non è stato preso sul posto, entro 48 ore dal fatto. Lo ha introdotto il decreto legge 28 del 2003 contro la violenza negli stadi. Nel 2017 il decreto sicurezza urbana del governo Gentiloni lo ha esteso ai reati commessi con violenza durante le manifestazioni in luogo pubblico, prima in via sperimentale e poi con proroghe. Nel 2024 il governo Meloni, con il decreto legge 137, lo ha applicato anche a chi aggredisce medici e infermieri.
Per gli adulti che hanno devastato il centro di Milano, quindi, lo strumento c’è già. La polizia può usarlo oggi stesso con le immagini delle telecamere di piazza Duomo. Per i minorenni le regole sono più strette: il codice del processo minorile del 1988 consente l’arresto solo per i reati più gravi. La vera novità del decreto sarebbe solo questa estensione, e va detto con chiarezza.
Minorenni: il decreto Caivano ha già cambiato le regole nel 2023
Nel settembre 2023 il governo Meloni ha approvato il decreto legge 123, chiamato decreto Caivano. Ha abbassato le soglie di pena che permettono fermo, arresto e custodia cautelare per i minorenni. Ha esteso il Daspo urbano, cioè il divieto di frequentare certe zone della città, ai ragazzi dai 14 anni. Ha introdotto l’ammonimento del questore per i ragazzi tra i 12 e i 14 anni, con responsabilità dei genitori.
Anche quel decreto fu presentato come la risposta alla violenza giovanile. Tre anni dopo, a Milano, i fermati sono per l’80 per cento minorenni. Prima di scrivere una norma nuova, il ministero dell’Interno e quello della Giustizia devono dire quante misure Caivano sono state applicate in questi tre anni e con quali risultati. C’è poi un limite che nessun decreto supera: sotto i 14 anni, per il codice penale, un ragazzo non è imputabile. Per i dodicenni fermati in via Dante non esiste arresto possibile, con o senza decreto. Esistono solo i servizi sociali, il tribunale per i minorenni e le famiglie.
Il limite della Costituzione e il precedente del decreto rave
L’articolo 13 della Costituzione dice che la libertà personale si limita solo con un atto motivato del giudice. La polizia può intervenire da sola solo nei casi eccezionali indicati dalla legge, deve avvisare il giudice entro 48 ore e il giudice ha altre 48 ore per convalidare. Un fermo preventivo, cioè basato sul sospetto che qualcuno possa creare disordini, non esiste nel nostro ordinamento nemmeno per gli adulti. Chi lo propone per i minorenni deve spiegare come lo fa stare dentro l’articolo 13.
Il precedente è recente. Nell’ottobre 2022 il primo decreto penale di questo governo, il decreto legge 162 sui rave, puniva i raduni di più di 50 persone con una formula così larga che giuristi e opposizioni la ritenevano applicabile a qualsiasi assembramento. In sede di conversione il Parlamento ha dovuto riscriverlo da capo. Una norma vaga su «chi semina caos» rischia la stessa fine, oppure di colpire chi protesta senza violenza.
La lite tra Sala e Piantedosi e i numeri che nessuno ha ancora dato
Il sindaco di Milano Giuseppe Sala, intervistato domenica 18 ottobre, ha detto che gli agenti in piazza «non erano sufficienti» e che «in certi momenti c’erano centinaia di manifestanti violenti e pochi poliziotti». Ha aggiunto di non aver mai visto una situazione simile in dieci anni. Il ministro Piantedosi ha risposto che gli agenti «hanno operato bene» e ha accusato il sindaco di spostare l’attenzione dalle violenze, definendolo radical chic. Sala ha replicato che un po’ di decenza non guasterebbe. Intanto i sindaci di centrosinistra chiedono di essere convocati dal governo e la segretaria del Pd Elly Schlein condanna le violenze ma difende le proteste pacifiche.
In mezzo a questo scambio manca il dato che conta: quanti agenti erano in servizio a Milano sabato e domenica, e quanti ne erano stati chiesti dalla Questura. È un numero che il Viminale conosce e può pubblicare oggi. Senza quel numero, la lite è solo propaganda da entrambe le parti. Un’altra correzione serve: non siamo al sessantacinquesimo decreto sicurezza, come si legge in giro. Ma questo sarebbe almeno il quinto decreto con nuove norme penali in quattro anni, dopo rave nel 2022, Caivano nel 2023, aggressioni ai sanitari nel 2024 e il decreto sicurezza del 2025, diventato legge a giugno.
Cosa chiediamo al governo, al sindaco e al Parlamento
Meloni e Piantedosi portino alle Camere tre numeri: quanti arresti in flagranza differita sono stati eseguiti dopo sabato con le immagini delle telecamere, quante misure del decreto Caivano sono state applicate dal 2023, quanti agenti erano schierati a Milano nei due giorni. Il ministro Nordio dica in quanto tempo saranno processati i 17 arrestati di sabato: un arresto senza processo rapido non insegna niente a nessuno. Le norme nuove sui minorenni, se davvero servono, passino da una legge discussa in Parlamento e non da un decreto scritto in una notte. Sala e Piantedosi smettano di parlarsi via televisione e si siedano nel comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, che esiste proprio per questo.
Un’ultima cosa. Il corteo di sabato era contro il caro-vita e a quella domanda il governo deve rispondere nel merito, con misure economiche. Le devastazioni di domenica non c’entrano con quella protesta e vanno punite senza sconti. Confondere le due cose serve solo a chi non vuole rispondere né all’una né all’altra.
Le leggi per arrestare chi devasta Milano ci sono dal 2003: il governo dica come le ha usate, poi parli di decreti.
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