Vincenzo Demarte in accappatoio dalla spa durante la commissione di Alessandria: rinuncia al gettone di presenza

Vincenzo Demarte collegato in accappatoio dalla spa alla commissione di Alessandria: cosa è successo, la sua versione, la rinuncia al gettone e cosa chiediamo.

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Vincenzo Demarte, vicepresidente della Provincia di Alessandria e capogruppo di Forza Italia nel consiglio comunale del capoluogo, si è collegato la mattina del 13 ottobre alla commissione Sviluppo e Territorio del Comune in accappatoio, da un centro benessere. Le immagini, in alcuni momenti a torso nudo, sono finite sugli schermi della sala consiliare e sul canale YouTube del Comune. Demarte ha parlato di un problema tecnico e ha rinunciato al gettone di presenza.

La notizia conta perché non riguarda un accappatoio, ma il modo in cui un eletto intende il suo incarico. Il guasto, se c’è stato, spiega solo perché tutti hanno visto la scena. Non spiega perché un capogruppo d’opposizione seguisse una seduta pubblica da una spa mentre il sindaco illustrava un progetto contro le piene del fiume Bormida. Per noi la rinuncia al gettone non basta: Demarte deve chiedere scusa in aula, e il Comune deve scrivere regole chiare per chi partecipa a distanza.

Cosa è successo nella commissione del 13 ottobre

La commissione consiliare Sviluppo e Territorio del Comune di Alessandria si è riunita martedì 13 ottobre in mattinata. Come accade da anni, i consiglieri potevano partecipare anche in videoconferenza. Demarte ha scelto questa strada e si è collegato dal telefono.

A un certo punto la sua finestra video è comparsa sugli schermi della sala. Il consigliere indossava un accappatoio bianco aperto sul petto e si spostava da una stanza all’altra della struttura. In alcuni fotogrammi era a torso nudo. La scena è andata in onda anche sul canale YouTube del Comune, che trasmette in diretta le sedute.

Il momento rende l’episodio ancora più pesante. In quei minuti il sindaco Giorgio Abonante stava presentando il progetto dell’AIPo, l’Agenzia interregionale per il fiume Po, per gli interventi di contenimento delle piene del Bormida. Alessandria è una città che nel novembre 1994 ha vissuto un’alluvione con vittime e interi quartieri sott’acqua. Parlare di argini, qui, non è un tema di routine.

La spiegazione di Demarte e la rinuncia al gettone

Demarte ha reagito nel giro di poche ore. Ha spiegato di essere convinto che la videocamera fosse spenta e ha parlato di un problema tecnico nel collegamento. Per scusarsi ha annunciato che rinuncerà al gettone di presenza di quella seduta.

Vale la pena dare una misura a quel gesto. Il gettone di presenza è la somma che un consigliere comunale riceve per ogni seduta di consiglio o di commissione a cui partecipa. Per un Comune della taglia di Alessandria, circa 90.000 abitanti, le tabelle ministeriali in vigore dal 2000 fissano un tetto di circa 36 euro lordi a seduta. In pratica Demarte rinuncia al prezzo di una cena. Non è una sanzione, è un segnale simbolico.

La contraddizione: il guasto non spiega la spa

La difesa di Demarte riguarda una sola cosa: l’immagine. Con la telecamera spenta nessuno avrebbe visto l’accappatoio. Ma la sostanza non cambia: un consigliere eletto avrebbe comunque seguito una seduta pubblica da un centro benessere, spostandosi tra una stanza e l’altra, mentre in aula si discuteva di sicurezza idraulica.

Un capogruppo d’opposizione ha un compito preciso: leggere gli atti, controllare la maggioranza, fare domande scomode. È un lavoro che richiede attenzione piena. Per questo diciamo che l’accappatoio è un incidente, la spa è una scelta. E la scelta non è coperta dalla spiegazione tecnica.

Lo ha colto anche la giunta. L’assessora comunale Vittoria Oneto, commentando l’episodio, ha dichiarato: «La credibilità delle istituzioni si costruisce con i comportamenti quotidiani, non con le parole». Arriva dalla maggioranza, quindi da un’avversaria politica, ma la frase descrive bene il punto.

Le sedute a distanza: da dove vengono e a cosa servono

Le videoconferenze nei consigli comunali sono entrate con l’emergenza Covid. Il decreto Cura Italia del marzo 2020, all’articolo 73, permise a consigli, giunte e commissioni di riunirsi a distanza anche senza una regola interna. Quella norma è decaduta con la fine dello stato di emergenza, nel 2022. Da allora ogni Comune che vuole mantenere il collegamento da remoto deve prevederlo nel proprio regolamento.

Molti enti lo hanno fatto, con una logica chiara: far partecipare chi è malato, chi è lontano per lavoro, chi ha un impedimento serio. Lo strumento è nato per non perdere un voto o un intervento, non per rendere una seduta compatibile con qualsiasi programma personale. Quando il collegamento diventa una scorciatoia, il regolamento va riscritto.

Il doppio incarico e il peso del ruolo in Provincia

Demarte non è un consigliere qualsiasi. È vicepresidente della Provincia di Alessandria. Dalla legge Delrio del 2014 la Provincia è un ente di secondo livello: il presidente e il consiglio provinciale non sono scelti dai cittadini, ma da sindaci e consiglieri comunali del territorio. Il vicepresidente è nominato dal presidente tra i consiglieri provinciali.

La stessa legge prevede che chi perde la carica in Comune decada anche da quella in Provincia. In altre parole, l’incarico provinciale di Demarte poggia proprio sul suo seggio e sul suo lavoro in consiglio comunale. Chi rappresenta un intero territorio in un ente che gestisce strade e scuole superiori ha un dovere di serietà più alto, non più basso.

I precedenti: come si chiude un caso simile

Non è il primo episodio di questo tipo. Poche settimane fa un consigliere comunale di Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari, si collegò a una seduta da Gardaland, con polemiche in tutta Italia. Nell’aprile 2021 il deputato canadese William Amos comparve nudo in video durante una seduta a distanza della Camera dei Comuni, mentre si cambiava dopo una corsa. Si scusò pubblicamente davanti ai colleghi e il caso si chiuse così.

La differenza tra questi casi sta nella risposta. Chi chiede scusa nella sede dove ha sbagliato, davanti a chi ha offeso, riconosce il problema. Chi offre solo una rinuncia simbolica tratta l’episodio come una questione di immagine. Su alcuni punti restano domande aperte: quanto è durato il collegamento, se Demarte sia intervenuto nella discussione e se la sua presenza sia stata registrata ai fini della validità della seduta. Il Comune ha i verbali e la registrazione: può dirlo.

Cosa chiediamo a Demarte e al Comune di Alessandria

La richiesta è semplice. Demarte chieda scusa in apertura della prossima seduta del consiglio comunale, davanti ai colleghi e alla diretta YouTube, non con una nota ai giornali. Forza Italia, che lo ha scelto come capogruppo, dica se ritiene quel comportamento compatibile con il ruolo.

La presidenza del consiglio comunale porti in aula una regola scritta per la partecipazione a distanza: luogo adeguato, telecamera accesa, presenza valida solo se il consigliere segue davvero i lavori. Il presidente della Provincia, che ha nominato Demarte vicepresidente, chiarisca se conferma la fiducia dopo questo episodio.

Non è moralismo. È quello che si chiede a qualunque lavoratore durante una riunione, e un consigliere pagato dai cittadini non ha diritto a uno standard più basso. Il Comune di Alessandria non è un centro benessere.

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