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La segretaria del Pd Elly Schlein si è detta pronta a correre come candidata premier «con o senza primarie». Lo ha annunciato domenica 18 ottobre 2026 dal palco dell’assemblea nazionale del partito, alla Nuvola dell’Eur di Roma. La stessa assemblea è chiamata a cambiare lo statuto per prorogare il suo mandato, che scade a marzo 2027, fino alle elezioni politiche.
La notizia conta perché apre la partita sulla guida del centrosinistra a pochi mesi dal voto. La nostra posizione è netta: Schlein fa bene a candidarsi, sbaglia a trattare le primarie come un optional. È segretaria perché il 26 febbraio 2023 i gazebo l’hanno preferita a Stefano Bonaccini, dopo che gli iscritti nei circoli avevano scelto lui. Chi vince grazie al voto aperto non può chiuderlo quando le conviene. E il programma comune con il Movimento 5 Stelle, che lei stessa mette al primo posto, ancora non esiste.
Cosa ha detto Schlein all’assemblea della Nuvola
L’assemblea si chiama «Unità – Per cambiare l’Italia» ed è iniziata con l’inno di Mameli. Circa 1.000 tra delegati e componenti di diritto devono votare la modifica dell’articolo 8 dello statuto. Nella relazione Schlein ha detto: «Sono pronta a guidare questa comunità e a guidarla come candidata alla presidenza del Consiglio, con o senza primarie». Poi ha aggiunto che, se le primarie si faranno, «saranno una festa» e che il partito non ne ha paura.
Sull’ordine dei passi è stata precisa: «Prima il programma comune e poi ci occupiamo della guida, perché chi guida deve guidare tutta l’alleanza». Ha detto che «manca un miglio» e che il Pd è pronto «anche da subito a sedersi con le altre forze progressiste per ultimare un programma comune». Ha citato una risoluzione con 21 punti di politica economica e sociale scritta questa settimana dal partito.
Contro l’esecutivo ha usato parole dure. Ha definito quello di Giorgia Meloni il governo «più longevo e più inconcludente» e ha chiesto alla maggioranza di smettere «di galleggiare», perché «prima si va a votare meglio è per l’Italia». Ha escluso per il futuro governi di larghe intese. Sulle manifestazioni ha detto che dalle piazze arrivano «domande vere» che il governo ignora e che il Pd non ha nulla a che fare con i «delinquenti» dei cortei violenti.
Il mandato prorogato con un voto di 1.000 delegati, non dei gazebo
Il punto che le cronache trattano come un dettaglio tecnico è invece politico. Lo statuto del Pd fissa la durata del mandato del segretario. Quello di Schlein scade a marzo 2027, cioè in piena campagna elettorale. Per evitare un congresso sovrapposto al voto, l’assemblea modifica la regola e allunga il mandato.
Il risultato è questo: la segretaria scelta da circa 1 milione di persone ai gazebo nel 2023 resta in carica oltre la scadenza grazie al voto di circa 1.000 delegati. Una soluzione pratica, e dentro le regole, ma che toglie la parola proprio a chi gliel’aveva data. Nella stessa giornata Schlein dice che le primarie di coalizione possono anche non esserci. I due fatti stanno insieme e vanno nella stessa direzione: meno voto aperto, più decisioni tra dirigenti.
Conte e il braccio di ferro sulla guida dal 3 ottobre a oggi
La frase «con o senza primarie» non nasce oggi. Alla direzione del Pd del 3 ottobre 2026 Schlein aveva detto che «uno non vale uno», che il Pd ha il doppio dei voti del Movimento 5 Stelle e che in ogni Paese europeo è normale che guidi il partito con un voto in più: «non è egemonia, è democrazia». In quella sede aveva indicato due strade: la guida al leader del partito più votato oppure le primarie.
Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, ha risposto lo stesso giorno da Frosinone: «Schlein ha ufficialmente confermato che per lei sono due le strade: o la candidata premier è lei, oppure ci saranno le primarie». E ha concluso che «non ci sono alternative, sarà la strada delle primarie». Angelo Bonelli, di Alleanza Verdi e Sinistra, ha sostenuto invece che le primarie le vuole solo il Pd.
Dopo l’approvazione della nuova legge elettorale, a inizio ottobre, Conte ha rilanciato: le primarie «vanno fatte al più presto possibile» e ha proposto a Schlein che tutti i leader facciano «un passo indietro», con il programma subito e poi il voto. Lei non ha accolto la proposta. Oggi la risposta arriva dal palco: il nome è il suo, le primarie si vedrà.
Dal suo stesso campo pesa il giudizio di Arturo Parisi, ministro della Difesa nel secondo governo Prodi e tra i fondatori del Pd. In un’intervista di oggi ha detto che «Schlein e Conte giocano a nascondino», che «il ritardo è enorme» e che manca un progetto comune, perché un’alleanza contro la destra non basta.
I precedenti: il 2005 di Prodi e il 2023 che ha fatto Schlein segretaria
Le primarie di coalizione in Italia hanno un solo precedente pieno. Il 16 ottobre 2005 ai gazebo dell’Unione votarono 4.311.149 persone, quasi un elettore su dieci. Romano Prodi ottenne il 74,17% con 3.182.686 voti, Fausto Bertinotti il 14,69%, Clemente Mastella il 4,56%. Sei mesi dopo Prodi vinse le politiche. Quella mobilitazione, allora inattesa, resta l’atto di nascita del centrosinistra come coalizione.
Il secondo precedente riguarda direttamente Schlein. Nei congressi di circolo del Pd, dal 3 al 19 febbraio 2023, votarono 151.530 iscritti: Bonaccini ebbe 79.787 voti, pari al 52,87%, Schlein 52.637, pari al 34,88%. Quasi 20 punti di distacco. Il 26 febbraio, nei 5.550 seggi aperti a tutti, Schlein ribaltò il risultato con circa il 54% e circa 1 milione di votanti. Senza il voto aperto, oggi la segretaria sarebbe Bonaccini.
La contraddizione: prima il programma, ma il nome è già sul tavolo
Schlein ha fissato un ordine: programma prima, guida dopo. Nello stesso discorso ha però ammesso che il programma comune non è finito, perché «manca un miglio», e ha presentato la sua candidatura come già decisa. I 21 punti citati sono una risoluzione del Pd, non un testo firmato con Conte, Bonelli, Fratoianni e gli altri alleati. L’ordine annunciato e l’ordine praticato non coincidono.
C’è poi un argomento che vale per il Pd ma non per la coalizione. Lo statuto del partito, scritto nel 2007, indica il segretario come candidato del Pd a Palazzo Chigi. È una regola interna. Il Movimento 5 Stelle è un altro partito, con un altro leader, che ha già detto in pubblico che la strada sono le primarie. Un candidato di coalizione scelto senza voto nasce da una trattativa tra segreterie. È il contrario della concorrenza aperta che un liberale chiede in economia e in politica.
Il precedente che pesa più di tutti è del 25 settembre 2022. Alla Camera il centrodestra prese il 43,8% dei voti. Pd e alleati, Movimento 5 Stelle e Azione-Italia Viva, sommati, superarono il 49%. Divisi, consegnarono a Meloni la maggioranza in entrambe le Camere. L’unità che Schlein invoca oggi è la lezione di quella sconfitta. Un metodo chiaro per scegliere il capo serve proprio a evitare di ripeterla.
Le piazze e i numeri dell’economia
Sulle manifestazioni di questi giorni la linea di Schlein è corretta nel punto essenziale: i violenti non c’entrano con la protesta. Noi aggiungiamo quello che il palco non dice abbastanza. Chi danneggia negozi e strade va identificato e punito. Chi manifesta in pace va ascoltato, e il governo sbaglia se tratta le due cose come una sola.
Sui conti del Paese, però, la frase «italiani più poveri» chiede una verifica. I dati Istat degli ultimi anni mostrano un tasso di occupazione ai livelli più alti da quando viene misurato e una disoccupazione in calo. Il problema reale è un altro: salari fermi da decenni in termini di potere d’acquisto, cioè con gli stessi soldi si compra meno di prima. Un’opposizione credibile attacca il governo su questo punto con numeri precisi, non con slogan generici che i dati ufficiali possono smentire.
Cosa chiediamo a Schlein e a Conte
La richiesta è semplice e si rivolge a chi ha il potere di decidere. Schlein metta per iscritto il programma comune, con costi e coperture, e lo faccia firmare agli alleati prima di parlare di leadership. Poi fissi insieme a Conte, Bonelli, Fratoianni e Magi una data e regole chiare per primarie di coalizione aperte a tutti, con registrazione dei votanti e un contributo simbolico come nel 2005 e nel 2023.
Conte, a sua volta, smetta di chiedere passi indietro agli altri e presenti il suo nome o quello che sostiene. Gli elettori del centrosinistra hanno diritto a sapere chi vuole guidarli e con quale programma, e a sceglierlo con un voto.
Se Schlein è la candidata migliore, come dice, ai gazebo vincerà. Chi è nato dalle primarie non può chiuderle.
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