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Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiesto oggi, mercoledì 21 ottobre 2026, di farsi carico del malessere dei giovani. Lo ha fatto al Quirinale, alla cerimonia di consegna delle insegne ai Cavalieri del Lavoro nominati il 2 giugno. Le parole di Mattarella sui giovani arrivano tre giorni dopo il fine settimana di saccheggi e scontri nel centro di Milano, con 271 persone portate in questura, 220 delle quali minorenni.
La notizia conta perché il Capo dello Stato ha scelto di parlare di giovani davanti a chi li può assumere, e lo ha fatto mentre il dibattito pubblico si concentra solo su arresti e pene. Noi stiamo con il Presidente: chi ha devastato negozi e ferito agenti deve rispondere davanti a un giudice, senza sconti. Ma la risposta penale non basta. Il malessere dei giovani si misura in stipendi, affitti e posti di lavoro, e su quei numeri l’Italia è in fondo alle classifiche europee da anni. Ora tocca a governo e Parlamento scrivere quella priorità nella manovra, con cifre e non con comunicati.
Cosa ha detto Mattarella ai Cavalieri del Lavoro
La cerimonia si è svolta alle 11 nel Palazzo del Quirinale. Erano presenti il presidente del Senato Ignazio La Russa, il presidente della Camera Lorenzo Fontana e il presidente della Corte costituzionale Giovanni Amoroso. Mattarella ha consegnato le insegne di Cavaliere dell’Ordine «Al Merito del Lavoro» agli imprenditori nominati il 2 giugno e gli attestati di Alfiere del Lavoro agli studenti diplomati con il massimo dei voti. L’onorificenza compie 125 anni: la istituì nel 1901 Giuseppe Zanardelli.
Il passaggio centrale del discorso riguarda i ragazzi. «Occorre uno sguardo di ampia visione che, accanto alle necessarie scelte congiunturali, si proponga strategie adeguate nel farsi carico del malessere, del senso di insicurezza per il futuro che sovente i giovani avvertono, del timore di asservimento o di emarginazione. Tanto più in questi tempi così tumultuosi e incerti», ha detto il Presidente.
Poi la frase che ha fatto il giro d’Italia: «La società non può rivolgersi ai giovani con un atteggiamento di indifferenza o, peggio, di meschina sottovalutazione. È una grande questione sociale. Una priorità che deve vedere sensibili istituzioni e tutte le forze della società».
Mattarella ha parlato anche di chi se ne va. Ha definito «un grave peso» il bilancio negativo delle migrazioni giovanili e ha aggiunto: «Molti giovani rientrerebbero volentieri se fosse offerto loro un cammino di lavoro e di vita che consentisse di potersi realizzare». Agli imprenditori ha ricordato che «le imprese generano valore ma non fanno tutto da sole» e che il capitale umano è fatto di persone «libere dal bisogno». Ha chiuso con un ringraziamento al presidente della Federazione dei Cavalieri del Lavoro, Ugo Salerno.
Il fine settimana di scontri a Milano e nelle altre città
Il discorso non nasce nel vuoto. Venerdì 16 ottobre gli studenti hanno sfilato in decine di città per il cosiddetto «No Meloni Day», contro il carovita, il caro affitti e la spesa militare. A Torino la Questura ha arrestato in flagranza tre minorenni per resistenza aggravata a pubblico ufficiale e ha identificato oltre 50 manifestanti. A Roma sono state lanciate bombe carta vicino al ministero dell’Istruzione. Lo sciopero della scuola, secondo il ministero dell’Istruzione e del Merito, ha avuto un’adesione dell’1,08 per cento.
Sabato 17 e domenica 18 ottobre la situazione è precipitata a Milano. Centinaia di giovanissimi vestiti di nero hanno occupato piazza Duomo, lanciato bombe carta e transenne contro la polizia e saccheggiato negozi del centro. Il bilancio diffuso lunedì dalla Questura parla di 271 persone accompagnate in questura, 220 delle quali minorenni e circa 60 straniere. Per i fatti di domenica risultano 32 arresti e 28 denunce, con 14 agenti feriti. Il sabato, a livello nazionale, le forze dell’ordine hanno contato 197 identificati, 28 arrestati e 141 feriti tra gli agenti, con disordini anche a Torino, Bologna, Bergamo e Brescia.
La Procura di Milano, guidata da Marcello Viola, ha chiesto la convalida degli arresti e la custodia in carcere per gli indagati. Le accuse sono devastazione e saccheggio e resistenza aggravata a pubblico ufficiale. La devastazione e saccheggio è punita con la reclusione da 8 a 15 anni. Tutti gli arrestati, va ricordato, sono indagati: la colpevolezza la stabilisce un processo.
La reazione del governo e delle opposizioni
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni già il 16 ottobre aveva chiesto all’opposizione di condannare le violenze. Dopo il fine settimana di Milano ha convocato per lunedì 19 ottobre un vertice a Palazzo Chigi sull’ordine pubblico. Il governo ha annunciato un nuovo decreto sicurezza con pene più dure per i minorenni. Il vicepremier Matteo Salvini ha proposto più libertà d’azione per gli agenti e una garanzia economica a carico degli organizzatori dei cortei, con la formula «chi rompe paga».
Il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha sostenuto che sabato in strada c’erano pochi agenti e che il momento era stato sottovalutato. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha respinto l’accusa e ha rivendicato il fermo di oltre 200 persone. La segretaria del Pd Elly Schlein ha chiesto al governo di dare risposte a studenti e agricoltori invece di prendersela con loro.
Tra i quattro ragazzi denunciati a Milano, uscendo dalla questura, qualcuno ha detto di avere «fame» e di voler cambiare vita. È una frase che non giustifica nulla, ma che spiega perché il Presidente ha scelto di parlare di malessere e non solo di ordine pubblico.
I numeri che danno ragione al Presidente
Mattarella non ha inventato il problema. Secondo Eurostat, nel 2023 circa 16 giovani italiani su 100 tra i 15 e i 29 anni non studiavano e non lavoravano, contro una media europea di 11. In una classe di 25 alunni sono 4 banchi senza futuro. Nessun altro grande Paese dell’Unione fa peggio.
Secondo l’Ocse, all’inizio del 2024 i salari reali italiani erano quasi il 7 per cento sotto il livello del 2019. Salari reali vuol dire quello che lo stipendio compra davvero, tolta l’inflazione. Chi entra oggi nel mondo del lavoro parte da un gradino più basso di chi è entrato sette anni fa.
Sempre secondo Eurostat, nel 2023 i giovani italiani lasciavano la casa dei genitori in media a 30 anni, contro i 26 della media europea. Con stipendi d’ingresso bassi e affitti alti, l’autonomia si rimanda. Chi teme di vivere peggio dei genitori legge i numeri giusti.
A questo si aggiunge il saldo delle partenze citato dal Presidente. Ogni anno decine di migliaia di giovani, spesso laureati, lasciano l’Italia e pochi tornano. Lo Stato paga la loro formazione e altri Paesi ne raccolgono il lavoro e le tasse.
Cosa può fare il Quirinale e cosa no
In queste ore molti chiedono al Presidente di sciogliere le Camere o lo accusano di non aver visto gli scontri. Entrambe le cose sono sbagliate nei fatti. Mattarella ha parlato esplicitamente di «necessarie scelte congiunturali» e di «tempi tumultuosi»: la risposta immediata all’ordine pubblico non l’ha negata, l’ha data per scontata e ha chiesto di aggiungere il resto.
Quanto allo scioglimento, l’articolo 88 della Costituzione lo affida al Presidente sentiti i presidenti delle Camere, ma per prassi costante si usa quando una maggioranza non esiste più, non come sanzione a un governo in carica. E il Presidente non scrive la legge di bilancio: la manovra la presenta il governo e la approva il Parlamento entro il 31 dicembre. È lì che le parole di oggi vanno trasformate in euro.
La contraddizione: tutti dicono giovani, i bilanci dicono altro
Da trent’anni ogni governo, di destra e di sinistra, ripete che i giovani sono la priorità. Secondo l’Ocse, l’Italia spende per le pensioni oltre il 15 per cento del Pil, tra i livelli più alti dei Paesi avanzati. Per l’istruzione, secondo Eurostat, restiamo intorno al 4 per cento, sotto la media europea. Significa che per ogni euro di spesa pubblica destinato a chi ha già lavorato ne arriva poco più di un quarto a chi deve ancora cominciare.
Questa è la contraddizione documentata. Non serve un complotto per spiegarla: chi vota di più è più anziano e la politica insegue i voti. Ma un Paese che spende così sta scegliendo, anno dopo anno, di tenere i ragazzi in fondo alla fila. Poi si stupisce se qualcuno di loro, con la rabbia sbagliata e metodi da condannare, sfonda una vetrina.
La richiesta di TuttoNotizie
Chiediamo al governo e alla maggioranza di scrivere nella manovra una voce chiara per i giovani: meno contributi sui primi contratti stabili, più fondi a scuola e università, una misura seria sugli affitti per studenti e lavoratori sotto i 35 anni. Le coperture esistono: basta rivedere le voci di spesa pensionistica più generose, a partire da quelle che non hanno rapporto con i contributi versati.
Chiediamo alla magistratura di procedere senza indulgenza contro chi ha saccheggiato e ferito, perché la legalità vale anche per chi ha 17 anni. Chiediamo al Parlamento di esaminare il nuovo decreto sicurezza con attenzione: pene più dure servono solo se accompagnate da scuole aperte il pomeriggio e da lavoro vero.
E chiediamo ai nuovi Cavalieri del Lavoro di rispondere al Presidente nel solo modo che conta: assumendo giovani con stipendi d’ingresso all’altezza del costo della vita.
Le parole del Quirinale non pagano l’affitto, la manovra sì.
Fonti
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