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Federico Lucia, in arte Fedez, martedì 20 ottobre 2026 ha pubblicato su Instagram un lungo testo sugli scontri di Milano del 17 e 18 ottobre. Nel mirino i colleghi rapper che si sono schierati con la piazza: Fedez contro Marracash e Ghali, ai ragazzi dice che «esposti in quelle vetrine ci sono anche loro» e che il loro artista preferito tornerà «in prima fila alle sfilate di Louis Vuitton».
La notizia conta perché chi parla a milioni di ragazzi pesa più di un deputato, e stavolta sul merito Fedez ha ragione. Le vetrine sfondate in corso Vittorio Emanuele e in via Torino non sono di un miliardario: le pagano commessi, baristi e titolari che hanno chiuso alle 17. E a rischiare il processo non sono i rapper con la storia Instagram, ma ragazzi in gran parte minorenni. Chi ha un pubblico enorme e dice che «con le buone non cambi le cose» due giorni dopo un saccheggio deve dire, con parole sue, se condanna o no quelle vetrine.
Cosa è successo a Milano il 17 e il 18 ottobre
Sabato 17 ottobre il corteo Italia in piazza contro il caro-vita è partito dal centro e si è trasformato in ore di scontri tra via Broletto, piazza Duomo e San Babila. Bombe carta, sassi contro gli agenti, cassonetti incendiati. Un gruppo a volto coperto ha sfondato le vetrine del negozio Foot Locker vicino a piazza San Babila e ne ha portato via la merce. I negozi del centro hanno abbassato le serrande alle 17.
Domenica 18 la scena si è ripetuta: centinaia di giovani si sono dati appuntamento in piazza Duomo e sono scesi lungo via Torino rompendo vetrine, pensiline degli autobus e tavolini dei bar. Un supermercato Carrefour è stato assaltato e saccheggiato. Il sindaco Giuseppe Sala ha definito «ingiustificabili» le violenze contro gli agenti e i danni alla città, e ha annunciato un risarcimento per i negozi colpiti.
I numeri della Questura e la stima dei danni
Il bilancio della Questura di Milano per la sola giornata di sabato parla di 72 persone accompagnate in Questura, 17 arrestate e 22 denunciate. Tra gli arrestati 9 sono minorenni e 5 sono cittadini stranieri. Gli operatori delle forze dell’ordine medicati negli ospedali sono 104. Il bilancio delle forze dell’ordine aggiornato a lunedì, per l’intero fine settimana, sale a 271 persone portate in questura, di cui 220 minorenni, e a 32 arresti.
Confcommercio Milano, per bocca del segretario generale Marco Barbieri, ha stimato in oltre 500mila euro i danni e i mancati incassi di sabato nella zona centrale, saliti a oltre 700mila euro con la domenica. Il Centro Studi Unimpresa calcola per Milano una perdita tra 730mila euro e 1 milione, con circa 850 attività costrette a chiudere in anticipo. Per avere un’idea, 700mila euro sono lo stipendio annuo di circa 25 commessi a tempo pieno.
Le parole di Marracash, Ghali, Sayf e degli altri rapper
Il primo a esporsi è stato Marracash, nome d’arte di Fabio Bartolo Rizzo, cresciuto alla Barona. Lunedì 19 ottobre ha scritto su Instagram: «Aspettavo questa reazione da tempo e credo che siamo solo all’inizio. Con le buone non cambi le cose». Ha aggiunto di non aver mai creduto nella protesta via social e che «chi mi conosce sa bene da che parte sto». A chi lo ha accusato di giustificare i saccheggi ha replicato che «esistono molte forme di violenza».
Ghali, nato a Milano nel 1993 e cresciuto a Baggio, ha condiviso un messaggio rivolto «a tutti i ragazzi che scendono in piazza» con l’invito a continuare «a lottare per ciò in cui credete». Il genovese Sayf ha sostenuto che la violenza nelle manifestazioni nasce da infiltrati e che comunque «non è e non sarà mai paragonabile» a quella di chi toglie dignità alle persone. Nayt ha parlato di un «finto benessere materiale» che «ha reso borghesi anche i più poveri», Luchè ha pubblicato una storia con la scritta «Non voglio unione, voglio divisione», Kid Yugi ha definito l’Italia «uno Stato fallito». In senso opposto, Nerone e 22simba hanno distinto le richieste pacifiche dai saccheggi.
Un punto va chiarito subito: nessuna di queste frasi è un reato. Il codice penale punisce l’istigazione a delinquere solo quando si incita in modo diretto a commettere un reato preciso. Un’opinione, anche sbagliata, resta protetta. Il problema di Marracash e Ghali non è penale: è di coerenza e di responsabilità verso chi li ascolta.
Il post di Fedez: «A promuovere quell’idea di vita ci siamo noi»
Fedez ha pubblicato il testo con la pagina Instagram di Pulp Podcast, firmandolo con il suo nome, sotto il titolo Dentro le vetrine distrutte ci sono anche gli artisti che vi sostengono. Il passaggio centrale: «Vedo anche artisti e personaggi pubblici che celebrano la protesta, ci si uniscono come se ne facessero parte, senza rendersi conto che esposti in quelle vetrine ci sono anche loro».
Poi include se stesso: «A promuovere quella idea di vita e di successo ci siamo noi. Siamo noi che andiamo alle sfilate, postiamo gli orologi di lusso, i viaggi e i vestiti». Ai ragazzi scrive di non credere «agli artisti ricchi che vi sostengono», perché «al vostro fianco non c’è nessuno», e che i manifestanti «non sono pokemon da scagliare per il proprio tornaconto» per cercare nuovo pubblico.
L’attacco più diretto riguarda la Prima della Scala: «Sento dire che è giusto sfondare le vetrine da qualcuno che, alla Prima della Scala, si è fatto fotografare con Beppe Sala e mi vengono dei dubbi». Fedez non fa il nome in quel passaggio, ma il riferimento a Marracash è stato letto allo stesso modo da tutti, e la frase «con le buone non cambi le cose» che Fedez riprende è letteralmente quella del post del 19 ottobre.
La contraddizione: chi applaude non paga, chi rompe rischia 15 anni
Qui sta il nodo della vicenda. La Costituzione, all’articolo 17, garantisce il diritto di riunirsi «pacificamente e senz’armi». La piazza è protetta, la mazza no. Il codice penale punisce il danneggiamento all’articolo 635 e, all’articolo 419, la devastazione e il saccheggio con la reclusione da 8 a 15 anni. È il reato che le procure contestano di norma dopo giornate come quella di sabato.
Il confronto tra le due parti del conto è impietoso. Da una parte 220 minorenni portati in questura in un fine settimana, ragazzi che rischiano una condanna pesante prima ancora della maturità. Dall’altra artisti adulti e ricchi, che da un telefono scrivono che siamo «solo all’inizio» e la sera tornano a casa senza alcun rischio. Fedez lo dice in modo brutale ma esatto: il modello di successo fatto di orologi, sfilate e viaggi lo hanno venduto loro, e lui con loro.
Milano ha già visto questo film. Il 1 maggio 2015, giorno dell’apertura di Expo, un corteo degenerò in auto incendiate e negozi devastati in centro. Il giorno dopo migliaia di cittadini uscirono con spugne e secchi a ripulire. Quella rivolta non cambiò una sola legge: lasciò solo processi e conti da pagare. Anche sabato sera, in via Torino e in Duomo, i primi a rialzare tavolini e transenne sono stati i residenti e i commercianti.
Cosa succede adesso e cosa chiediamo
Il movimento nato dal 17 ottobre ha annunciato cortei ogni sabato, e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha convocato un vertice sulla sicurezza. Il sindaco Sala ha detto che le forze a disposizione della Questura sabato non erano adeguate e ha promesso risarcimenti ai negozianti. Per 5 arrestati maggiorenni la Procura di Milano ha chiesto la custodia in carcere.
Le nostre richieste sono tre. Marracash e Ghali rispondano nel merito, senza giri di parole: le vetrine sfondate e i negozi saccheggiati sono giusti o sbagliati? Chi ha milioni di follower, molti minorenni, non può lasciare la domanda in sospeso. La Procura di Milano identifichi uno per uno chi ha devastato e saccheggiato, distinguendo i violenti da chi ha manifestato senza rompere nulla. Il Comune trasformi la promessa di Sala in delibera con una data e una cifra, prima del prossimo sabato.
Fedez ha alimentato molte polemiche in carriera e non è il nostro punto di riferimento. Ma il giudizio va sulle parole, non sulla persona, e queste parole reggono alla prova dei fatti. La protesta è un diritto scritto nella Costituzione. La vetrina del negozio sotto casa non è il prezzo che qualcun altro può decidere di far pagare.
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