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Papa Leone XIV è tornato oggi, domenica 18 ottobre 2026, alla finestra del Palazzo Apostolico per l’Angelus. Robert Francis Prevost, 71 anni, era uscito ieri dal Policlinico Gemelli di Roma, dove martedì 13 ottobre i chirurghi gli hanno tolto un adenocarcinoma al polmone destro. Ai fedeli in piazza San Pietro ha detto: «Riprenderò gradualmente le mie attività».
La notizia conta per due ragioni. La prima è semplice: il capo della Chiesa cattolica ha superato un’operazione per un tumore maligno e in cinque giorni è tornato in pubblico. La seconda riguarda tutti gli italiani. Il Papa è stato operato, controllato e dimesso in quattro giorni, come deve accadere a chiunque abbia un tumore. Ma per milioni di cittadini una semplice Tac arriva dopo mesi. Noi stiamo con loro: la cura rapida ricevuta dal Papa deve essere la regola, non l’eccezione. Il governo aveva promesso di accorciare le liste d’attesa nel giugno 2024 e i dati Istat dicono che le rinunce alle cure sono salite.
Cosa ha detto il Papa all’Angelus del 18 ottobre
Leone XIV si è affacciato a mezzogiorno. Ha letto il testo con un po’ di lentezza, ma senza fermarsi. Le prime parole di ringraziamento sono andate a chi lo ha curato: «Particolare riconoscenza esprimo ai medici, agli infermieri e a tutto il personale del policlinico Gemelli». Poi ha parlato della malattia come di un’esperienza che lo ha avvicinato agli altri. «Questa esperienza mi ha fatto provare in modo particolare la vicinanza a quanti attraversano la malattia e una condizione di infermità», ha detto. Ai fedeli che hanno pregato per lui ha risposto: «Ho sentito il vostro sostegno, grazie». E ha chiuso con l’annuncio: «Riprenderò gradualmente le mie attività con l’aiuto di Dio e le vostre preghiere».
Nel commento al Vangelo della domenica, quello sul «rendere a Cesare quello che è di Cesare», il Papa ha ricordato che chi ha cariche e responsabilità deve restare «veritiero, senza soggezione e ipocrisia». Una frase che vale per chi governa, a Roma come altrove.
Il ricovero al Gemelli: le date e il bollettino medico
Il Pontefice è entrato al Gemelli martedì 13 ottobre. La Sala Stampa della Santa Sede aveva parlato in un primo momento di un nodulo polmonare, trovato durante un controllo di routine. Dopo l’operazione il Vaticano ha precisato la diagnosi: adenocarcinoma del polmone destro, cioè il tipo più comune di tumore maligno del polmone. Nei giorni successivi il Papa ha celebrato la Messa nella cappella del reparto e la Sala Stampa ha diffuso le prime foto del ricovero.
Sabato 17 ottobre i medici lo hanno giudicato «idoneo alla dimissione» dopo gli esami del sangue e una radiografia del torace. È tornato in Vaticano nel primo pomeriggio, uscendo dall’ospedale a piedi. In tutto, quattro giorni di degenza. Le fonti ufficiali non hanno ancora detto se dopo l’intervento serviranno altre cure: dipende dall’esame istologico, cioè l’analisi al microscopio del tessuto asportato. Finché il Vaticano non lo comunica, ogni ipotesi sulle terapie resta un’ipotesi.
Perché il tumore del polmone non può aspettare
Il tumore del polmone è la prima causa di morte per cancro in Italia. Secondo i rapporti dell’Associazione italiana di oncologia medica, le nuove diagnosi sono circa 44mila l’anno: più di 120 ogni giorno, come un paese di provincia che si ammala ogni anno. Il problema è che spesso si scopre tardi, quando il tumore ha già fatto danni.
La scienza indica da anni una strada. Lo studio europeo Nelson, pubblicato nel 2020 sul New England Journal of Medicine, ha dimostrato che la Tac a basso dosaggio nei forti fumatori riduce del 24% le morti per questo tumore negli uomini. Nel dicembre 2022 il Consiglio dell’Unione europea ha raccomandato agli Stati membri di valutare questo screening. Il Papa, per sua fortuna, ha scoperto il nodulo durante un controllo di routine. È esattamente ciò che uno screening organizzato dovrebbe garantire a chi è a rischio.
In Italia lo screening del polmone è ancora un progetto pilota
Per il tumore al seno, al collo dell’utero e al colon, lo Stato invita i cittadini a fare l’esame gratis. Per il polmone no. Esiste solo la Rete italiana screening polmonare, il programma Risp coordinato dall’Istituto nazionale dei tumori di Milano e finanziato dal ministero della Salute. Nel maggio 2023 l’Istituto ha comunicato che si erano registrati oltre 15mila volontari da tutte le regioni, che 7mila erano risultati idonei e che 4.560 avevano fatto la Tac.
Sono numeri piccoli rispetto ai milioni di forti fumatori italiani. Il programma funziona, ma resta su base volontaria e in pochi centri. Chi vive lontano da quei centri o non sa che esistono resta fuori. Così il controllo che ha permesso al Papa di intervenire in tempo è un diritto per pochi.
La promessa del governo sulle liste d’attesa e i numeri Istat
Il 7 giugno 2024 il governo ha approvato il decreto-legge 73, intitolato «Misure urgenti per la riduzione dei tempi delle liste di attesa». Il Parlamento lo ha convertito con la legge 107 del 29 luglio 2024. Il decreto ha creato una piattaforma nazionale delle liste d’attesa e un organismo di verifica presso il ministero della Salute. L’obiettivo dichiarato era abbattere i tempi.
I dati raccontano un’altra storia. Secondo l’Istat, nel 2024 il 9,9% degli italiani ha rinunciato a visite o esami di cui aveva bisogno: sono 5,8 milioni di persone, più degli abitanti di tutto il Veneto. L’anno prima, nel 2023, erano il 7,6%. Le rinunce dovute alle liste d’attesa riguardano quasi 7 cittadini su 100. Nello stesso anno del decreto, quindi, le rinunce sono cresciute invece di calare. Questa è la contraddizione tra la promessa e il risultato.
C’è poi una regola che molti non conoscono. Il Piano nazionale di governo delle liste d’attesa fissa i tempi massimi per ogni prescrizione: 72 ore per le urgenze, 10 giorni per la classe B, cioè i casi in cui si sospetta una malattia grave, 60 giorni per gli esami ordinari, 120 giorni per quelli programmabili. Una Tac fissata a sette mesi di distanza supera anche il limite più lungo. Chi riceve una data così lontana ha diritto a chiedere alla propria Asl una prestazione entro i tempi, anche in una struttura privata convenzionata. Il decreto del 2024 lo conferma. Il problema è che quasi nessuno lo sa e quasi nessuna Asl lo ricorda ai pazienti.
Cosa chiediamo al ministero della Salute
Non chiediamo al Papa di scusarsi per essere stato curato bene. Chiediamo al governo di fare ciò che ha promesso. Il ministro della Salute Orazio Schillaci porti lo screening del polmone con Tac a basso dosaggio in tutte le regioni, con invito gratuito per i forti fumatori, come già accade per seno, colon e collo dell’utero. Le prove scientifiche ci sono dal 2020 e la raccomandazione europea dal 2022.
In secondo luogo, il ministero pubblichi ogni mese i tempi reali di attesa, ospedale per ospedale, sulla piattaforma nazionale creata dal decreto 73. I cittadini devono poter vedere dove si aspetta di più e chiedere conto a chi dirige quelle strutture. Infine, le Regioni facciano rispettare i tempi massimi di legge: ogni Tac rinviata di mesi senza alternativa è una violazione, non una sfortuna.
Il calendario del Papa prevede un viaggio in Perù a novembre. Il Vaticano finora non ha annunciato cambiamenti e deciderà in base al recupero. Per lui, il percorso è chiaro e seguito da medici che hanno risposto in ore. Per 5,8 milioni di italiani il percorso si è fermato prima ancora di iniziare.
La vicinanza ai malati di cui ha parlato Leone XIV si misura in giorni di attesa, e oggi in Italia quei giorni sono troppi.
Fonti
- Vatican News (2026). Il Papa lascia il Gemelli nel primo pomeriggio. L’Angelus in Vaticano.
- Normattiva (2024). Decreto-legge 7 giugno 2024, n. 73. Misure urgenti per la riduzione dei tempi delle liste di attesa delle prestazioni sanitarie.
- Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Rete Italiana Screening Polmonare (Programma RISP).
- Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (2023). Comunicato stampa RISP, Rete Italiana Screening Polmonare.
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