Antonella Elia ricoverata al Gemelli: controllo rimandato da 6 a 18 mesi, domani l’intervento all’ovaio

Antonella Elia ricoverata al Gemelli: formazione vicino a un ovaio, controllo rimandato da 6 a 18 mesi, intervento lunedì. Sintomi, dati e cosa cambia.

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Antonella Elia ricoverata al Policlinico Gemelli di Roma: la showgirl e conduttrice lo ha annunciato domenica 18 ottobre con un video su Instagram girato dalla sua stanza. Ha spiegato di avere una formazione vicino a un ovaio e di doversi operare lunedì 19 ottobre. Il ricovero, dice lei, durerà circa quattro giorni. La natura della formazione non è ancora nota.

La notizia conta per un motivo preciso, che Elia stessa ha messo al centro del video: il controllo andava ripetuto dopo 6 mesi, lei è tornata dopo un anno e mezzo. Tre volte il tempo indicato. Noi pensiamo che abbia fatto bene a raccontarlo senza nascondere l’errore, perché il suo ritardo è lo stesso di milioni di italiani. Ma un appello sui social non sostituisce un sistema che richiama i pazienti: il servizio sanitario deve ricordare la scadenza a chi ha un controllo prescritto, non aspettare che se ne ricordi da solo.

Cosa ha detto Antonella Elia nel video dal Gemelli

Elia, classe 1963, parla sorridendo e lo dice subito: non vuole farne una tragedia. Racconta di avere scoperto tempo fa «una formazione strana vicino a un ovaio». I medici le avevano chiesto di ripetere gli esami ogni sei mesi. Lei ammette di avere lasciato passare un anno e mezzo senza rifare i marcatori tumorali, cioè gli esami del sangue che aiutano a seguire nel tempo un’anomalia.

Nel frattempo, spiega, quella formazione «si è trasformata» in qualcosa che i medici dovranno studiare dopo l’intervento. Si dice tranquilla e «in ottime mani». Aggiunge di avere affrontato in passato altri interventi senza mai parlarne in pubblico. Questa volta ha scelto di farlo perché, dice, «fa parte della prevenzione». Chiude il video inquadrando la cupola di San Pietro dalla finestra: «Andrà come deve andare».

Un punto va chiarito subito: nessuno ha parlato di tumore. Elia ha detto di non sapere ancora che cosa sia la formazione. Molte masse all’ovaio si rivelano benigne. Lo dirà solo l’esame dei tessuti dopo l’operazione.

I due numeri del ricovero: 6 mesi prescritti, 18 passati

Il cuore della storia sta in due cifre. Sei mesi era l’intervallo indicato dai medici. Diciotto mesi è il tempo passato davvero. Elia non ha spiegato perché, e non serve saperlo per capire il punto. Un controllo di follow-up, cioè la visita che segue un’anomalia già trovata, è il tipo di esame più facile da rimandare: non c’è dolore, non c’è urgenza, non c’è una lettera della Asl che arriva a casa.

Per gli screening di seno, collo dell’utero e colon il sistema funziona al contrario: è l’azienda sanitaria a scrivere alla persona e a fissare l’appuntamento. Per tutto quello che sta fuori da quei programmi, la data se la deve ricordare il paziente. E se poi la lista d’attesa è lunga, la data scivola ancora.

Perché per l’ovaio il controllo pesa più che altrove

Per l’ovaio non esiste uno screening di massa efficace, e questo rende il singolo controllo ancora più importante. La prova più solida arriva dallo studio britannico UKCTOCS, pubblicato su The Lancet nel maggio 2021 e coordinato dall’University College London. Ha seguito per anni oltre 200 mila donne, una popolazione grande quanto Padova. Una parte faceva ogni anno l’esame del sangue CA125 più l’ecografia, un’altra solo l’ecografia, un’altra nessun esame.

Il risultato: lo screening annuale ha trovato alcuni tumori prima, ma non ha ridotto le morti. Gli autori lo hanno scritto chiaramente e nel Regno Unito, dove muoiono circa 4 mila donne l’anno per questa malattia, lo screening generale non è stato introdotto. Restano quindi due strade: seguire con attenzione chi ha già un’anomalia nota, come nel caso di Elia, e riconoscere i sintomi in tempo.

I sintomi da non ignorare secondo le linee guida NICE

Le linee guida del NICE, l’istituto britannico che fissa gli standard clinici, nel 2011 hanno indicato ai medici di base quattro segnali. Gonfiore addominale persistente. Sazietà precoce o perdita di appetito. Dolore pelvico o addominale. Bisogno di urinare più spesso o con urgenza. Nessuno di questi è specifico: sono disturbi che quasi tutte le donne hanno provato almeno una volta.

La differenza la fa la frequenza. Il NICE indica la soglia di più di 12 volte al mese, cioè due o tre volte a settimana, soprattutto dopo i 50 anni. A quel punto il medico deve prescrivere esami, non consigliare di aspettare. Lo stesso documento avverte che in una donna sopra i 50 anni il colon irritabile raramente compare per la prima volta: se i sintomi sembrano quelli, va escluso prima l’ovaio.

Quanti italiani rimandano le cure: i dati Istat

Il ritardo di Elia non è un caso isolato, ed è questo che lo rende una notizia. Nel rapporto Bes pubblicato nell’aprile 2024, l’Istat ha calcolato che nel 2023 il 7,6% della popolazione ha rinunciato a visite o esami ritenuti necessari, per motivi economici, liste d’attesa o difficoltà a raggiungere il servizio. Erano il 7,0% nel 2022. In numeri assoluti sono circa 4,5 milioni di persone, 372 mila in più in un anno: più degli abitanti di Roma e Milano messi insieme.

Il dato cresce con l’età e tocca il picco tra i 55 e i 59 anni, dove arriva all’11,1%. È la fascia in cui si concentrano i controlli di follow-up, proprio quelli che non arrivano con una lettera a casa. L’Istat lega l’aumento anche alle prestazioni rimaste indietro dopo il Covid e alla difficoltà del sistema di coprire la domanda con abbastanza personale.

L’effetto di un volto noto: il precedente di Angelina Jolie

Un racconto pubblico sposta davvero i comportamenti, e c’è una misura. Nel maggio 2013 Angelina Jolie scrisse sul New York Times di avere una mutazione genetica BRCA e di essersi sottoposta a mastectomia preventiva. Uno studio di due ricercatori della Harvard Medical School, pubblicato sul BMJ nel dicembre 2016, ha analizzato i dati assicurativi di oltre 9 milioni di donne americane tra 18 e 64 anni.

Nelle due settimane successive all’articolo, i test genetici BRCA sono cresciuti del 64%. Lo stesso studio però ha trovato anche il rovescio: le mastectomie tra le donne testate non sono aumentate, segno che molte di quelle che corsero a fare il test avevano un rischio basso. La lezione vale anche oggi. Il messaggio giusto non è «fate più esami», ma «fate l’esame che vi è stato prescritto, nella data prescritta». È esattamente quello che Elia ha detto.

Cosa chiediamo a ministero della Salute e Regioni

Un controllo rimandato non è prudenza, è una scommessa. E non si può lasciare che la scommessa dipenda dalla memoria del singolo. Il ministero della Salute e le Regioni hanno già lo strumento: il Fascicolo sanitario elettronico, rinnovato con i fondi del Pnrr, contiene le prescrizioni dei medici. Chiediamo che venga usato per inviare un promemoria automatico, via sms o app, a chi ha un controllo prescritto e non prenotato alla scadenza indicata. Un messaggio costa pochi centesimi. Un ritardo di un anno può costare molto di più, in salute e in spesa pubblica.

Chiediamo anche alle Regioni di pubblicare, separati dagli altri, i tempi d’attesa per gli esami di follow-up oncologico e ginecologico. Oggi quel numero non si vede, e quello che non si vede non si corregge.

A Elia va il nostro in bocca al lupo per lunedì. Il modo più concreto di raccogliere il suo invito è prenotare oggi il controllo lasciato in sospeso. Sei mesi devono restare sei mesi.

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