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Alla Palax Arena di Ferrara, il nuovo spazio eventi della Fiera in via della Fiera 11, giovedì 5 novembre 2026 circa duemila sostenitori di Donald Trump arrivati da tutta Italia hanno tenuto il primo raduno Maga del Paese e fondato l’associazione «Italiani con Trump». A guidare la serata i promotori Gianmarco Landi e Andrea Colombini. In sala, per il saluto istituzionale, il sindaco leghista Alan Fabbri.
Cappellini rossi con la scritta «Make Italy Great Again», bandiere a stelle e strisce, una gigantografia del presidente americano. Il tutto due giorni dopo le elezioni di metà mandato, che hanno consegnato Camera e Senato ai democratici. Sul palco, ha raccontato Simone Bauducco sul Fatto Quotidiano, campeggiava la scritta «Abbiamo vinto noi». Un’attivista veneta, in coda all’ingresso, l’ha messa così: «Non siamo occasionali».
Riunirsi è un diritto, e l’articolo 17 della Costituzione lo garantisce a tutti, purché pacificamente e senza armi. Chiamare quel raduno patriottismo italiano, invece, non regge ai numeri. L’uomo celebrato a Ferrara ha imposto un dazio del 15% sulla gran parte delle merci che le nostre imprese vendono in America.
Alla Palax Arena di Ferrara è nata l’associazione Italiani con Trump
L’associazione «Italiani con Trump» è nata giovedì sera alla Palax Arena di Ferrara davanti a circa duemila persone, con l’obiettivo dichiarato dai promotori di costruire un movimento nazionale ispirato al Maga americano. La serata si è aperta con i video di concerti diretti da Colombini, sulle note di «Nessun dorma» di Puccini e di «The Stars and Stripes Forever».
Poi gli interventi: l’analista Alessandro Sieni, lo scrittore Enrico Magnani, la divulgatrice Donatella Tinari, la sindacalista d’impresa Alessia Ruggeri, il professor Francesco Gerardi, l’imprenditore Daniele D’Arliano. La provenienza dei presenti smentisce chi ha liquidato il raduno come una faccenda padana: Landi ha contato 27 arrivi dalla Sicilia e 25 dalla Sardegna, altri dal Trentino e da Bologna, dove il movimento sta mettendo radici.
Ferrara non era la prima scelta. Nei giorni precedenti Landi aveva lamentato sui social la difficoltà di trovare una sala, tra richieste economiche giudicate troppo alte e il passo indietro di una sede nel Modenese.
Chi sono Gianmarco Landi e Andrea Colombini, i promotori del raduno
Gianmarco Landi è laureato in economia e commercio all’Università di Bologna e si definisce «un analista e un blogger»; Andrea Colombini è direttore d’orchestra, ex candidato sindaco di Lucca e fondatore del progetto Miga, la sigla di Make Italy Great Again. Entrambi sono noti da anni anche per le posizioni espresse durante la pandemia.
Da anni migliaia di persone seguono le dirette serali di Colombini sui social, ed è stato lui ad aprire la convention e a presentare il movimento come ispirato alla non violenza. Landi ha fatto il resto, con una tesi precisa sul voto americano: la sconfitta alle elezioni di metà mandato, a suo dire, è lo scotto che pagano tutte le amministrazioni e per loro non cambia nulla.
Lo slogan Make Italy Great Again e i dazi del 15% sulle merci italiane
Lo slogan sui cappellini promette di rendere grande l’Italia, ma il 21 agosto 2025 la dichiarazione congiunta tra Stati Uniti e Unione europea ha fissato un dazio americano del 15% su quasi tutte le merci europee, comprese le nostre. Il testo precisa l’intesa annunciata a fine luglio in Scozia da Trump e dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.
Il conto lo fa l’Istat, l’istituto nazionale di statistica. Nel suo rapporto 2026 sul commercio estero al tempo dei dazi scrive che nel 2025 gli Stati Uniti hanno assorbito il 10,8% dell’export italiano di beni: più di un euro ogni dieci incassati all’estero. Sono il nostro secondo mercato dopo la Germania, e nessun altro grande Paese europeo dipende tanto da Washington. Nel 2024 l’Italia aveva con gli Usa un attivo commerciale di 42,1 miliardi di euro nei beni, cioè vendeva molto più di quanto comprava.

L’Istat è onesto anche sul resto. Nel 2025 il nostro export verso gli Usa è cresciuto del 7,2%, anche perché molte aziende hanno spedito in anticipo per battere i rincari. Ma i dazi hanno lasciato il segno: secondo le stime dell’istituto il raddoppio delle aliquote ha tolto il 3,2% alla crescita delle esportazioni. Chi produce vino, formaggi e macchinari lo sa bene, e lo sapeva già nell’ottobre 2019, quando la prima amministrazione Trump colpì con dazi del 25% Parmigiano Reggiano e pecorino per una lite sugli aiuti ad Airbus, un consorzio di cui l’Italia non fa nemmeno parte.

Un cappellino rosso non paga i dazi delle nostre imprese.
Trump, i dazi e il raduno Maga di Ferrara
- Stati Uniti e Unione europea firmano la dichiarazione congiunta: dazio Usa del 15% sulle merci europee
- Gli americani votano alle midterm, Matteo Salvini evita gli auguri a Donald Trump
- Trump accetta la vittoria dei democratici, che conquistano Camera e Senato
- Alla Palax Arena di Ferrara circa 2.000 persone fondano l'associazione «Italiani con Trump»
Nel programma dell’associazione l’uscita dall’Oms e la fine dell’obbligo vaccinale
Il manifesto sostenuto dai partecipanti mette insieme sovranità nazionale e fine dell’obbligo vaccinale, e Landi ha indicato come obiettivo seguire gli Stati Uniti fuori dall’Organizzazione mondiale della sanità, l’agenzia dell’Onu che coordina la risposta alle epidemie. Washington ha completato l’uscita a gennaio 2026, per decisione di Trump.
Su questo il disaccordo è netto. In Italia la legge 31 luglio 2017, n. 119, rende obbligatorie dieci vaccinazioni per i minori fino a 16 anni, e la protezione collettiva funziona solo se quasi tutti i bambini sono coperti. Uscire dall’Oms vorrebbe dire rinunciare alla rete che segnala in tempo i focolai. Chi ama questo Paese difende la sua sanità pubblica, non la smonta per imitare un altro governo.
Il sindaco Alan Fabbri porta il saluto della città e il Pd protesta
Il sindaco di Ferrara Alan Fabbri, della Lega, è salito sul palco per i saluti istituzionali ed è stato accolto da un minuto di applausi in piedi. «Siete molto belli da vedere, grazie per essere qua», ha detto alla platea, aggiungendo che la città dà ospitalità a tutti. La segretaria del Pd di Ferrara, Giada Zerbini, gli ha rimproverato di disertare il Consiglio comunale e di presentarsi alla convention.
Un sindaco può ascoltare chi vuole. Ma quando sale su un palco da sindaco, parla a nome di tutti i ferraresi, compresi medici, pediatri e imprese che esportano negli Usa. Per questo Fabbri deve dire in Consiglio comunale se condivide l’uscita dall’Oms e lo stop ai vaccini obbligatori applauditi in quella sala, o se ha portato soltanto un saluto di cortesia.
Meloni, Tajani e Salvini prendono le distanze da Trump dopo il voto
Mentre a Ferrara si rivendicava il sostegno a Trump, a Roma i leader della maggioranza lo ridimensionavano: il vicepremier Matteo Salvini ha evitato gli auguri al presidente dopo il voto e il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha detto che lui e Giorgia Meloni non sono «mai stati trumpiani». A Ferrara, almeno, nessuno ha cambiato idea in due giorni.
Al governo però non si chiedono simpatie, si chiedono conti. Il dazio del 15% resta in vigore chiunque controlli il Congresso, e la premier e i suoi ministri devono portare in Parlamento la linea dell’Italia sui dazi: un rapporto che toglie crescita alle nostre esportazioni va negoziato, non celebrato.
L’associazione ora vuole radicarsi nelle regioni, a partire dal nucleo bolognese, e non ha detto se punta alle elezioni politiche del 2027. Il prossimo passaggio istituzionale è a Ferrara, in Consiglio comunale, dove il sindaco può essere chiamato a spiegare il suo saluto. Prima l’Italia, anche quando costa dirlo a Trump.
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- Ultimo aggiornamento: 6 novembre 2026, ore 19:19.
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Fonti
- Istat (2026). Rapporto sulla competitività dei settori produttivi, capitolo 1: Il commercio estero dell’Italia al tempo dei dazi.
- The White House (2025). Joint Statement on a United States-European Union Framework on an Agreement on Reciprocal, Fair, and Balanced Trade.
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