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Il partito di Alessandro Di Battista, nei sondaggi, vale oggi poco più del 3% delle intenzioni di voto, con un potenziale che sfiora il 13%. Sono i numeri di un’indagine Ipsos Doxa diffusa il 6 novembre 2026. A commissionarla è stata l’Associazione Schierarsi, fondata nel 2023 proprio dall’ex deputato del Movimento 5 Stelle, che deve decidere se presentarsi alle prossime elezioni Politiche.
Per leggere bene quei numeri bisogna partire da chi li ha chiesti. In questo caso non è un istituto che misura di sua iniziativa un nuovo soggetto politico. È il soggetto politico che commissiona la misura su sé stesso. La pratica è lecita e diffusa. Ma chi commissiona decide che cosa chiedere e quali risultati rendere pubblici.
Un sondaggio commissionato da chi vuole candidarsi è un biglietto da visita.
Il sondaggio Ipsos Doxa sulla lista di Di Battista l’ha commissionato Schierarsi
Il sondaggio Ipsos Doxa su una possibile lista guidata da Alessandro Di Battista è stato commissionato dall’Associazione Schierarsi per valutare la propria forza e le proprie proposte, e i risultati sono stati diffusi dall’associazione stessa. Il dato di partenza è la notorietà. Secondo fonti di Schierarsi, l’ex deputato è conosciuto dall’85% degli italiani. Tra chi lo conosce ed esprime un giudizio, il 41% dichiara di avere «molta» o «abbastanza» fiducia in lui. La quota supera il 50% al Sud, nelle periferie delle grandi città e tra le fasce economiche più in difficoltà.

Ipsos Doxa è il primo istituto italiano di ricerche e non abbiamo motivo di dubitare del suo lavoro. Il problema riguarda ciò che si vede, non la qualità della misura. Per pesare davvero quel 13% servono la dimensione del campione, le date della rilevazione e il testo esatto delle domande. Per i sondaggi elettorali diffusi dai media, la legge 22 febbraio 2000, n. 28, impone una nota informativa con il committente e il metodo. Schierarsi deve rendere consultabile per intero la nota di questa indagine: senza quella nota, il 13% resta un numero da comizio.
Il 3% è il voto stimato, il 13% è chi non esclude di votarlo
Nell’indagine Ipsos Doxa la lista di Di Battista è stimata sopra il 3,0% delle intenzioni di voto. Il 13% è invece il potenziale complessivo, cioè gli elettori che potrebbero prenderla in considerazione, non quelli che oggi la voterebbero. La differenza è enorme: su cento italiani che vanno alle urne, il dato concreto dice tre, il resto è una possibilità.
Il 3% ha anche un altro significato, molto pratico. Alle ultime Politiche, nel 2022, era la soglia che una lista doveva superare a livello nazionale per entrare alla Camera. Il partito che non c’è ancora starebbe quindi esattamente sul filo. Un paragone aiuta. Nella primavera del 2026 le analisi Ipsos Doxa dopo il referendum davano Forza Italia al 9,5% e Fratelli d’Italia al 26,7%. Il bacino potenziale di Di Battista è più largo dei voti di Forza Italia, ma le intenzioni di voto reali valgono un terzo di quel partito.
C’è poi un equivoco da correggere. Schierarsi non è il Movimento 5 Stelle. È un soggetto separato, nato fuori dal partito di Giuseppe Conte e spesso in polemica con quel partito. Nessuno dei numeri di oggi riguarda il Movimento.
Chi è Alessandro Di Battista, l’ex deputato uscito dal M5S nel 2021
Alessandro Di Battista, romano, classe 1978, è stato deputato del Movimento 5 Stelle dal 2013 al 2018 e uno dei volti più noti dei Cinque Stelle delle origini. Ha lasciato il Movimento nel febbraio 2021, quando il partito decise di sostenere il governo guidato da Mario Draghi. Nel 2018 non si era ricandidato. Al governo Conte non è mai entrato.
La sua popolarità ha sempre diviso. All’inizio del 2019, al suo rientro sulla scena dopo un lungo viaggio in America Latina, un sondaggio Ipsos presentato da Nando Pagnoncelli a DiMartedì misurò l’effetto del ritorno. Il 17% degli intervistati lo giudicava più convincente di prima, il 28% meno convincente, il 39% non vedeva differenze. Allora i delusi erano più degli entusiasti. Oggi lo stesso istituto, su commissione della sua associazione, registra una fiducia al 41% tra chi lo conosce.

Schierarsi è nata nel 2023 come associazione, non come partito
L’Associazione Schierarsi è stata presentata il 3 aprile 2023, con Di Battista vicepresidente: è un’associazione culturale senza scopo di lucro, divisa in gruppi territoriali chiamati «Piazze». Al lancio l’ex deputato prendeva le distanze dalla politica dei partiti. «A me i palazzi non mancano, mi manca un certo tipo di politica, che l’associazione Schierarsi può fare», disse allora.
Tre anni dopo, il linguaggio è cambiato. In estate, parlando con il giornalista Andrea Scanzi, Di Battista ha detto di provare «un senso di responsabilità verso i tanti che non vanno più a votare e verso i 4mila iscritti a Schierarsi». Intanto l’associazione rivendica oltre 310 mila firme, 256 mila delle quali digitali, per abolire il finanziamento pubblico dei giornali. Con lui ci sono ex parlamentari del Movimento come Barbara Lezzi e Alessio Villarosa. Lo schema è quello di un partito in preparazione.
Di Battista, dall'addio al M5S al sondaggio su Schierarsi
- Alessandro Di Battista lascia il M5S dopo il sì del Movimento al governo Draghi
- Di Battista presenta l'Associazione Schierarsi, di cui è vicepresidente
- Schierarsi diffonde il sondaggio Ipsos Doxa: lista oltre il 3%, potenziale vicino al 13%
La lista punterebbe sugli italiani che non votano più
Secondo i dati Ipsos Doxa diffusi da Schierarsi, una lista di Di Battista prenderebbe voti soprattutto tra chi oggi si astiene, con il potenziale più alto al Sud e nelle periferie delle grandi città. Il bacino è vasto. I dati del Ministero dell’Interno dicono che l’affluenza alla Camera è scesa dal 72,9% del 2018 al 63,9% del 2022. In quattro anni sono rimasti a casa nove elettori in più su cento.
Riportare quelle persone alle urne è un obiettivo sano per la democrazia. Un nuovo partito fa bene anche alla concorrenza politica, e noi la difendiamo sempre contro le rendite di posizione. Ma molti di quegli astenuti hanno già ricevuto una promessa di rottura, nel 2013 e nel 2018, dal movimento in cui Di Battista è cresciuto, e dopo quell’esperienza hanno smesso di votare. Per riconquistarli non basta un sondaggio favorevole. Servono un programma scritto, i nomi della squadra e i conti di ogni proposta.
La decisione sulla corsa alle Politiche dipende dalla legge elettorale
Alessandro Di Battista non ha ancora annunciato se Schierarsi si presenterà alle Politiche: la scelta è attesa a breve, e in estate l’ex deputato l’aveva legata alla nuova legge elettorale in discussione. La legislatura è iniziata nell’ottobre del 2022. Il voto arriverà quindi entro il 2027.
Di Battista ha tutto il diritto di candidarsi, e gli elettori quello di giudicarlo. Il 13% non è però un consenso. È un’ipotesi misurata su richiesta dell’interessato. Prima della decisione Schierarsi deve fare tre cose: pubblicare la nota completa dell’indagine, aspettare la legge elettorale definitiva e presentare un programma con i costi.

Come abbiamo lavorato
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- Ultimo aggiornamento: 6 novembre 2026, ore 15:06.
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