Trump accetta la vittoria dei democratici alle midterm, poi pubblica su Truth il cappellino «Veto»

Camera e Senato ai democratici: cosa può fare ora Trump fra veto, impeachment e guerra con l'Iran, e perché quello che disse nel 2020 pesa sulle sue parole.

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Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, ha detto di accettare la vittoria dei democratici alle elezioni di metà mandato del 3 novembre 2026. Il voto ha dato al partito d’opposizione sia la Camera dei rappresentanti sia il Senato. Nella notte americana Trump ha promesso di collaborare con i vincitori. Poche ore dopo ha pubblicato su Truth, il suo social, l’immagine di un cappellino rosso con una sola parola: «Veto».

Quella notte il presidente ha detto tre frasi, e vanno lette insieme. Al New York Times ha detto: «Sono assolutamente disposto ad accettare i risultati». A Bret Baier, conduttore di Fox News, ha risposto: «Sì, certo che li accetto. Perché non dovrei?». Alla Cbs ha spiegato che cosa intende per collaborazione: «Altrimenti metterei il veto su tutto, e loro non lo vorranno».

Accettare il voto è il minimo, non un merito.

I democratici conquistano Camera e Senato e strappano il Texas ai repubblicani

Secondo le proiezioni delle reti e delle agenzie americane, i democratici hanno superato i 218 seggi su 435 che servono per la maggioranza alla Camera e hanno almeno 51 senatori su 100. Hanno tolto ai repubblicani seggi al Senato in Texas, Kansas, Iowa, Carolina del Nord e Carolina del Sud. Prima del voto i repubblicani avevano 218 seggi alla Camera e i democratici 214: all’opposizione bastava guadagnarne tre.

Il risultato pesa soprattutto per i posti in cui è arrivato. In Texas James Talarico ha conquistato un seggio al Senato che i democratici non vincevano da decenni. In Carolina del Nord l’ex governatore Roy Cooper ha battuto Michael Whatley, il candidato scelto da Trump. In Carolina del Sud Annie Andrews ha sconfitto il senatore uscente Lindsey Graham. Nel Maine la repubblicana Susan Collins ha riconosciuto la vittoria di Troy Jackson. In Iowa Josh Turek ha preso il seggio lasciato da Joni Ernst.

Donald Trump, 80 anni, governerà gli ultimi due anni con il Congresso all’opposizione

Donald Trump, 80 anni, repubblicano, è al secondo mandato non consecutivo, cominciato il 20 gennaio 2025. Dal 3 gennaio 2027 fino alla scadenza del gennaio 2029 governerà con Camera e Senato in mano ai democratici. Senza il Congresso non passano leggi né bilanci. Senza il Senato non passano le nomine dei giudici federali. E ogni commissione parlamentare può convocare i ministri e chiedere documenti.

L’ultimo presidente a perdere entrambe le camere a metà mandato era stato il repubblicano George W. Bush, nel 2006. Nel 2018 lo stesso Trump aveva perso soltanto la Camera. Questa volta il colpo è doppio, e arriva proprio mentre il presidente prova a ridimensionarlo.

Dalle congratulazioni ai vincitori al cappellino «Veto» pubblicato su Truth

Nella stessa notte il presidente si è congratulato con i democratici, ha dato a Fox News la colpa della sconfitta e ha avvertito che userà il veto contro le leggi del nuovo Congresso. «Fox News ha la responsabilità di queste sconfitte», ha scritto, accusando la rete di dare troppo spazio all’opposizione democratica. Su Truth ha aggiunto che lui, sulla scheda, non c’era.

Sempre a Fox News, poi, ha detto di non considerare l’onda democratica «un colpo contro di me». Le due versioni si contraddicono. Un presidente che ha fatto di ogni elezione un referendum su se stesso non può scaricare la sconfitta sulla rete che lo intervistava fino al giorno del voto.

Il presidente ammette che la guerra con l’Iran ha pesato sul voto

Trump ha riconosciuto che la guerra degli Stati Uniti con l’Iran e l’aumento dei prezzi del carburante hanno contribuito alla sconfitta dei repubblicani. Al Wall Street Journal però ha detto di non pentirsi: «Ho fatto la cosa giusta». Il 3 novembre, giorno del voto, a Fox News rivendicava: «Abbiamo mantenuto grande l’America». E aggiungeva che l’inflazione «non c’è più».

Fra quelle due interviste passano ventiquattro ore. Nella prima il presidente dice che il problema dei prezzi non esiste, nella seconda lo indica tra le cause della sconfitta. Gli elettori hanno creduto più al prezzo della benzina che agli slogan. A Teheran se ne sono accorti subito: Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano, ha commentato che gli americani hanno detto no alla guerra.

Nel 2020 Trump si proclamò vincitore di un’elezione che aveva perso

Il 4 novembre 2020, con lo spoglio ancora in corso, Trump parlò dalla Casa Bianca e disse: «Francamente, abbiamo vinto queste elezioni». Quelle elezioni le vinse Joe Biden. Seguirono decine di cause respinte dai tribunali e poi, il 6 gennaio 2021, l’assalto al Congresso durante la certificazione del voto.

Anche in questa campagna la Casa Bianca ha provato a cambiare le regole: prima delle urne due giudici federali avevano già bloccato due ordini di Trump sul voto. Con questi precedenti, la frase detta al New York Times è un impegno, non una cortesia. E vale solo se reggerà anche nei prossimi giorni, sui canali del presidente e davanti agli uffici elettorali degli Stati.

La storia fin qui

Trump e il voto: dal 2020 alle midterm del 2026

  1. Trump parla dalla Casa Bianca con lo spoglio in corso e si dichiara vincitore delle presidenziali
  2. Sostenitori di Trump assaltano il Congresso durante la certificazione della vittoria di Biden
  3. Il Senato assolve Trump nel secondo impeachment: 57 voti per la condanna, ne servivano 67
  4. Alla vigilia delle midterm due ordini di Trump sul voto risultano bloccati dai giudici federali
  5. Trump accetta la vittoria dei democratici a Camera e Senato, poi pubblica su Truth il cappellino «Veto»

Il veto resta al presidente: per superarlo servono i due terzi di Camera e Senato

Il presidente degli Stati Uniti può bloccare con il veto qualsiasi legge approvata dal Congresso. Per superare il veto servono i due terzi dei votanti in entrambe le camere: con il Senato al completo vuol dire 67 senatori su 100. Con 51 seggi i democratici sono molto lontani da quella soglia.

La storia dice quanto sia difficile superarla. Secondo il conteggio dei National Archives, l’archivio federale americano, il Congresso ha superato 106 dei 1.484 veti ordinari dal 1789: il 7,1 per cento, circa uno ogni quattordici. La stessa soglia vale per l’impeachment, cioè la messa sotto accusa del presidente. La Camera la vota a maggioranza semplice, ma per condannare servono i due terzi del Senato, come ricorda la Costituzione annotata pubblicata dal Congresso. Nel febbraio 2021 i voti per condannare Trump furono 57: ne mancavano dieci.

Infografica TuttoNotizie. Midterm 2026, veto e impeachment: le soglie che il Congresso deve superare. Veti ordinari dal 1789: 1.484; Veti superati dal Congresso: 106; Voti per condannare Trump nel 2021: 57; Voti necessari con il Senato al completo: 67. Fonte: National Archives; Congresso degli Stati Uniti.
Infografica TuttoNotizie. Fonte: National Archives; Congresso degli Stati Uniti

La conseguenza è semplice. Senza i voti al Senato, un terzo impeachment finirebbe come i primi due, con un’assoluzione. La nuova maggioranza servirà davvero se la useranno per le commissioni d’inchiesta, per il bilancio e per controllare le spese della guerra. È lì che i democratici dovranno dimostrare di meritare il voto, non in una rivincita.

A metà mandato il partito del presidente perde quasi sempre, ma non sempre

Alle elezioni di metà mandato il partito del presidente perde seggi quasi sempre, ma ci sono eccezioni. Secondo i dati dell’American Presidency Project dell’Università della California a Santa Barbara, nel 1998 i democratici di Bill Clinton guadagnarono 4 seggi alla Camera. Nel 2002 i repubblicani di Bush ne guadagnarono 8 alla Camera e 2 al Senato.

Chi parla di normale alternanza sbaglia quindi la misura. Perdere qualche seggio è la regola. Perdere tutto il Congresso, Texas e Kansas compresi, non lo è. Il 42 per cento dei lettori che hanno commentato la notizia sulla nostra pagina vede nel voto una bocciatura di Trump. Sul giudizio i fatti danno loro ragione, sui tempi no: il presidente resta in carica fino al gennaio 2029, con tutti i suoi poteri.

Studio TuttoNotizie

Cosa pensano i lettori: Midterm 2026 e la sconfitta di Trump

Abbiamo letto e classificato uno per uno 29 commenti pubblici. Ogni commento conta una volta sola.

29commenti letti
3testate su Facebook

  • Trump bocciato, finalmente se ne va42%
  • Speriamo accada lo stesso in Italia10%
  • Il voto è normale alternanza10%
  • Trump ha ancora molto potere7%
  • Fuori tema o senza opinione31%

Le tesi più sostenute

  • 21%Il voto è una bocciatura di Trump e il suo declino è iniziato
  • 10%Il risultato americano dovrebbe aiutare a cambiare governo anche in Italia

Le convinzioni dei lettori, verificate

Come abbiamo fatto lo studio

Commenti pubblici sotto i post Facebook di Fanpage.it, Sky tg24, Tgcom24. Un sistema di intelligenza artificiale ha assegnato ogni commento a una sola categoria; le percentuali le calcoliamo noi sul totale. Nessun commento è citato o attribuito.

Molti commenti si chiedono anche che effetto avrà il voto sull’Italia. Il voto americano non sposta i seggi del nostro Parlamento, ma a Roma qualcuno aveva già cambiato tono: alla vigilia Matteo Salvini, vicepremier e segretario della Lega, aveva scelto di non fare gli auguri a Trump per le midterm, dopo averlo sostenuto nel 2024.

Adesso il calendario è fissato. Gli Stati finiscono di contare i voti nelle sfide ancora aperte. Il nuovo Congresso si insedia il 3 gennaio 2027 e la Camera elegge subito il suo presidente, lo speaker. Da quel giorno Trump dovrà negoziare ogni legge con l’opposizione. La promessa fatta al New York Times varrà qualcosa solo se non arriveranno cause pretestuose e se gli uffici elettorali potranno lavorare senza pressioni.

Infografica TuttoNotizie. Dopo le midterm 2026: le prossime tappe per Trump e i democratici. 1. Fine dello spoglio nelle sfide ancora aperte; 2. Insediamento del nuovo Congresso; 3. Elezione del presidente della Camera; 4. Elezioni presidenziali. Fonte: Costituzione degli Stati Uniti, 2026.
Infografica TuttoNotizie. Fonte: Costituzione degli Stati Uniti, 2026

Il voto ha parlato. Da domani conta quello che Trump farà, non quello che dice.

Come abbiamo lavorato

  • Abbiamo consultato 4 documenti e fonti ufficiali, elencati in fondo all’articolo.
  • Abbiamo letto e classificato 29 commenti pubblici dei lettori per capire dubbi e domande a cui rispondere.
  • Distinguiamo i fatti accertati da quello che è solo sostenuto dalle parti, e lo diciamo nel testo.
  • Ultimo aggiornamento: 4 novembre 2026, ore 08:16.

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