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In Israele oggi, martedì 27 ottobre 2026, oltre 7,3 milioni di elettori scelgono i 120 deputati della Knesset, il Parlamento. Il premier Benjamin Netanyahu, leader del Likud, cerca un nuovo mandato contro lo schieramento che fa capo all’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot. La Commissione elettorale centrale dice che alle 10 l’affluenza era al 16,68%: a quell’ora non era mai stata così alta dal 1981.
Da stamattina gira una tesi comoda: qualunque cosa esca dalle urne, non cambierà niente. I numeri della vigilia dicono il contrario. Secondo la maggior parte dei sondaggi pubblicati in Israele, il primo partito sarà Yashar, quello di Eisenkot. Il blocco di destra e religioso che sostiene Netanyahu arriva di poco dietro la coalizione larga che va dalla destra alla sinistra. Nessuno dei due, però, arriva a 61 seggi, la maggioranza minima per governare.
Dove pochi seggi decidono tutto, niente è già deciso.
Alle urne 7,3 milioni di israeliani, con l’affluenza più alta dal 1981
Per la 26ª Knesset votano 7.331.981 israeliani, il 71% della popolazione. Alle 10 di stamattina, ha comunicato la Commissione elettorale centrale, avevano già votato in 1,2 milioni, cioè il 16,68%: alla stessa ora del 2022 si era al 15,9%. Gli elettori sono quasi il doppio degli abitanti di Roma e Milano messi insieme. Tra i soldati, secondo l’esercito, alle 10 aveva votato il 30%, contro il 25,7% di quattro anni fa.
Le liste in corsa sono 36. Per entrare in Parlamento bisogna superare la soglia del 3,25% dei voti, che vale quattro seggi: stando ai sondaggi ce la fa poco più di una decina di partiti. Nel 2022 alla fine votò il 70,63% degli aventi diritto. Se oggi si andrà oltre, sarà perché molti israeliani pensano che questa volta il risultato sia in bilico.

Non sono mancate le denunce. Il partito di Naftali Bennett ha accusato il Likud di schedare illegalmente chi entrava nei seggi, e la Commissione ha respinto l’accusa. Tre persone sono state arrestate perché avrebbero comprato voti per Ra’am, il partito arabo. A metà giornata la Commissione ha fatto sapere di non aver trovato prove di manipolazioni sistematiche. Un sistema che apre fascicoli e arresta chi compra voti è un sistema che funziona.
Nel 2021 bastarono pochi seggi per chiudere dodici anni di governo Netanyahu
Nel giugno 2021 Naftali Bennett e Yair Lapid fecero un governo che mandò all’opposizione Netanyahu, al potere da 12 anni di fila, e per la prima volta ci entrò un partito arabo, Ra’am di Mansour Abbas. Quel governo era nato dopo quattro elezioni in due anni. Tra aprile 2019 e novembre 2022 gli israeliani sono andati a votare cinque volte.
Chi oggi dà per scontato il risultato dimentica proprio quella stagione. La coalizione Bennett-Lapid si reggeva su una maggioranza di un solo seggio, ed è durata un anno. Un anno però è bastato a dimostrare che il premier più longevo della storia di Israele si può battere alle urne. Gli israeliani lo hanno già fatto una volta.
Il premier vota da imputato, con la domanda di grazia ancora aperta
Benjamin Netanyahu, 77 anni, guida dal dicembre 2022 un governo con i partiti di destra radicale di Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir. Dal 2020 è sotto processo in tre procedimenti per corruzione, frode e abuso della fiducia pubblica, e si dichiara innocente. Nel novembre 2025 ha chiesto la grazia al presidente della Repubblica Isaac Herzog, senza ammettere colpe.
Il 26 aprile 2026 l’ufficio di Herzog ha messo in pausa la decisione, spiegando che prima vanno esaurite le strade per un patteggiamento. Sul presidente erano arrivate pressioni da più parti, comprese quelle del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il giudizio resta semplice: un imputato che si dice innocente dovrebbe volere una sentenza, non un perdono.
Poi c’è l’Aia. Il 21 novembre 2024 la Corte penale internazionale ha emesso i mandati d’arresto per Netanyahu e per l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant, per presunti crimini di guerra e contro l’umanità commessi a Gaza almeno dall’8 ottobre 2023. Israele contesta la competenza della Corte, e si tratta di accuse, non di condanne. L’Italia, che lo Statuto di quella Corte lo ha tenuto a battesimo a Roma nel 1998, ha l’obbligo di cooperare. Su quel mandato il governo italiano non può permettersi ambiguità, chiunque vinca stasera.
La commissione d’inchiesta sul 7 ottobre slitta al prossimo governo
Sull’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 il governo Netanyahu non ha mai istituito la commissione statale d’inchiesta prevista dalla legge israeliana del 1969, i cui membri vengono scelti dal presidente della Corte suprema. Eppure il 28 ottobre 2023, in conferenza stampa, il premier aveva detto che tutti avrebbero dovuto dare risposte, «me compreso».
La maggioranza ha seguito un’altra strada: una proposta di legge per una commissione con membri indicati dalla politica. Davanti alla Corte suprema il governo ha poi fatto sapere che prima del voto non ci sarebbe stata nessuna inchiesta, e il 19 agosto 2026 la procuratrice generale si è detta favorevole a rinviare la questione al prossimo governo. Nove giorni fa le famiglie delle vittime del 7 ottobre hanno chiesto un’indagine penale sul premier.
Israele ha già un precedente. Dopo la guerra del Kippur del 1973 la commissione Agranat indagò sui vertici militari e politici, e nell’aprile 1974 la premier Golda Meir si dimise. Chiedere conto a chi governa dopo un disastro di sicurezza fa parte della tradizione migliore del Paese, non dei suoi nemici. Chi ha promesso risposte non può scegliersi chi lo giudica.
Netanyahu, dal 7 ottobre al voto per la Knesset
- Hamas attacca il sud di Israele: circa 1.200 morti e 251 ostaggi
- La Corte penale internazionale emette mandati d'arresto per Netanyahu e Gallant
- Netanyahu chiede la grazia al presidente Herzog senza ammettere colpe
- Herzog rinvia la decisione sulla grazia e chiede di tentare prima un patteggiamento
- La procuratrice generale favorevole a rinviare la commissione sul 7 ottobre al nuovo governo
- Le famiglie delle vittime del 7 ottobre chiedono un'indagine penale su Netanyahu
- Israele vota per la Knesset: alle 10 affluenza al 16,68%, la più alta dal 1981
Tra Israele e Gaza il voto non cancella tre anni di guerra
Gli abitanti della Striscia di Gaza non sono cittadini israeliani e non votano per la Knesset. Votano invece i cittadini arabi di Israele, circa un quinto della popolazione. Secondo il ministero della Sanità di Gaza, controllato da Hamas, prima della tregua dell’ottobre 2025 i morti nella Striscia avevano superato quota 67.000. Il 7 ottobre gli ostaggi portati via erano stati 251.
Il prossimo governo risponderà di tutto questo, ed è anche per questo che la rassegnazione non convince. Tra chi ci ha scritto, più di un lettore su quattro pensa che non cambierà nulla perché i candidati sono tutti uguali. È una rabbia che capiamo, ma sbaglia bersaglio quando se la prende con un popolo intero: tra quei 7,3 milioni di elettori ci sono gli arabi israeliani e le centinaia di migliaia di persone che nel 2023 riempirono le piazze contro il governo. La responsabilità è di chi comanda, non di chi vota.
Cosa pensano i lettori: Elezioni in Israele 2026
Abbiamo letto e classificato uno per uno 26 commenti pubblici. Ogni commento conta una volta sola.
- Nulla cambierà: sono tutti uguali27%
- Netanyahu è il criminale da fermare15%
- Il problema è Israele stesso12%
- Il voto potrebbe cambiare qualcosa11%
- Fuori tema o senza opinione35%
Le tesi più sostenute
- 23%Qualunque vinca, per i palestinesi non cambia nulla: sono tutti sionisti
- 15%Netanyahu è un criminale di guerra e va fermato
Le convinzioni dei lettori, verificate
- Falso
Le elezioni israeliane non sono regolari né trasparenti.
Il voto è gestito dalla Commissione elettorale centrale, che ha raccolto le denunce dei partiti e ha detto di non aver trovato prove di manipolazioni sistematiche. Singoli casi, come il presunto acquisto di voti, hanno portato a tre arresti.
Fonte: Commissione elettorale centrale di Israele, dichiarazioni del 27 ottobre 2026
- Non verificabile
Uno dei principali candidati ha detto che dei palestinesi non resterà nemmeno l'ombra.
Non abbiamo trovato in nessun documento o atto pubblico una dichiarazione con queste parole attribuibile a Netanyahu o a Eisenkot.
Fonte: Ricerca della redazione su fonti istituzionali
- In parte vero
Entrambi i principali candidati sono ricercati per crimini di guerra e contro l'umanità.
Il 21 novembre 2024 la Corte penale internazionale ha emesso un mandato d'arresto per Netanyahu e uno per l'ex ministro Gallant. Per Gadi Eisenkot non c'è nessun mandato.
Fonte: Corte penale internazionale, pagina State of Palestine: Warrants of Arrest
Come abbiamo fatto lo studio
Commenti pubblici sotto i post Facebook di Corriere della Sera, Fanpage.it, Sky tg24. Un sistema di intelligenza artificiale ha assegnato ogni commento a una sola categoria; le percentuali le calcoliamo noi sul totale. Nessun commento è citato o attribuito.
I risultati ufficiali arrivano entro il 4 novembre, poi tocca a Herzog
I risultati definitivi potrebbero slittare fino a giovedì 29 ottobre per lo spoglio di circa 650.000 schede speciali, come quelle di soldati e diplomatici, e la Commissione elettorale centrale deve pubblicarli entro il 4 novembre. Da quel momento il presidente Herzog ha sette giorni per sentire i leader dei partiti e affidare l’incarico a chi ha più possibilità di mettere insieme 61 seggi.
L’incaricato non deve per forza guidare il primo partito: conta solo chi riesce a costruire una maggioranza. Ha 28 giorni di tempo, prorogabili di altri 14. Fino ad allora Netanyahu resta premier, e il conto del 7 ottobre resta aperto.

Stanotte non sapremo ancora se uscirà una maggioranza chiara o l’ennesimo stallo. Una cosa però si sa già: il voto conta, e Netanyahu lo sa meglio di chiunque altro.
Come abbiamo lavorato
- Abbiamo consultato 2 documenti e fonti ufficiali, elencati in fondo all’articolo.
- Abbiamo letto e classificato 26 commenti pubblici dei lettori per capire dubbi e domande a cui rispondere.
- Distinguiamo i fatti accertati da quello che è solo sostenuto dalle parti, e lo diciamo nel testo.
- Ultimo aggiornamento: 27 ottobre 2026, ore 11:52.
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Fonti
- Corte penale internazionale (2024). State of Palestine: Warrants of Arrest.
- Library of Congress, Global Legal Monitor (2026). Israel: Attorney General Supports Delaying New October 7 Commission of Inquiry Until Next Government Is Appointed.
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