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Flavio Bolsonaro, senatore brasiliano e candidato sconfitto da Luiz Inácio Lula da Silva al ballottaggio presidenziale del 25 ottobre 2026, ha raccontato lunedì 26 ottobre di essere stato fermato in strada a Brasilia dalla Polizia federale e intimato a consegnare i passaporti, su ordine del giudice della Corte suprema Alexandre de Moraes. Ha negato di voler lasciare il Brasile e ha promesso di difendersi.
Lo ha detto lui stesso, in un video pubblicato sui suoi profili social. Stava uscendo dalla casa del padre, l’ex presidente Jair Bolsonaro, dopo una visita. «Quando stavo uscendo, la Polizia federale di Lula era alla porta di casa sua», ha detto, aggiungendo di essere stato informato anche del divieto di uscire dal Paese. Poi la frase che riassume la sua linea: «Non ho mai pensato di lasciare il Paese. Consegnerò i miei passaporti e mi difenderò da questa aberrazione». Per il senatore è un «chiaro tentativo di intimidirmi».
L’ordine arriva meno di ventiquattro ore dopo una sconfitta netta. Secondo i dati del Tribunale superiore elettorale brasiliano, Lula ha ottenuto 64.256.232 voti, il 51,79 per cento dei voti validi, contro i 59.826.041 di Bolsonaro, il 48,21 per cento. Lo scarto è di quasi 4,5 milioni di voti: più degli abitanti di tutta la Toscana. Per Lula è il quarto mandato.

Il giudice Alexandre de Moraes ha firmato l’ordine la sera del voto
L’ordine di consegnare i passaporti porta la firma di Alexandre de Moraes, giudice del Supremo tribunal federal, la Corte suprema del Brasile, e secondo Flavio Bolsonaro è stato deciso domenica sera, subito dopo l’annuncio del risultato. Il senatore sostiene che la decisione si basi su una frase del fratello Eduardo del 23 ottobre: in caso di sconfitta, Flavio avrebbe dovuto lasciare il Paese. «Io non l’ho mai detto. È un motivo per togliermi il passaporto?», ha chiesto nel video.
Il testo della decisione, a lunedì sera, non è pubblico. I media brasiliani che hanno visto la lettera di Moraes al direttore generale della Polizia federale, Andrei Rodrigues, riferiscono di un termine di 24 ore per consegnare tutti i passaporti, compreso quello diplomatico, che il giudice ha annullato. Alcuni parlamentari della maggioranza di governo avevano chiesto proprio questo sequestro. L’ufficio stampa della Corte, interpellato lunedì pomeriggio, ha risposto di non avere ancora informazioni.
Su un punto il senatore sbaglia. La Polizia federale non ha agito per conto di Lula: ha eseguito l’ordine di un giudice della Corte suprema. Chiamarla «la Polizia federale di Lula» trasforma un atto giudiziario in una vendetta di governo, e i fatti noti finora non lo dicono.
L’inchiesta sull’avvocato Willer Tomaz arriva fino al senatore
Alexandre de Moraes è il relatore dell’inchiesta della Polizia federale che riguarda Flavio Bolsonaro e il suo amico avvocato Willer Tomaz per presunto riciclaggio ed evasione valutaria, cioè il trasferimento illegale di capitali all’estero. L’indagine è arrivata alla Corte suprema l’8 ottobre 2026, partendo da un fascicolo di primo grado nel Rio Grande do Sul su scommesse online e pagamenti digitali.
Secondo gli investigatori, citati dalla stampa brasiliana, il senatore compariva come «usuário master», cioè utente con pieni poteri, sul conto di una società di Tomaz, la Alcazar Holding, e alcuni suoi viaggi sarebbero stati pagati dall’avvocato. Moraes ha disposto il blocco fino a 6 miliardi di reais di beni di Tomaz, una somma nell’ordine del miliardo di euro. Flavio Bolsonaro è un indagato: non è imputato e non ha condanne. Non è ancora chiaro se l’ordine sui passaporti sia stato emesso dentro questo fascicolo o in un procedimento separato.
Negli Stati Uniti vive il fratello Eduardo, contro cui pende un mandato d’arresto
Eduardo Bolsonaro, ex deputato federale e terzo figlio dell’ex presidente, vive negli Stati Uniti dal marzo 2025, quando disse di sentirsi perseguitato dalla giustizia brasiliana; secondo l’agenzia pubblica Agência Brasil, in patria contro di lui c’è un mandato d’arresto aperto. Anche Willer Tomaz, ricostruiscono gli inquirenti, è partito per Miami il 21 agosto e non risulta rientrato.
Nulla di questo dice che Flavio volesse andarsene, e lui lo nega con forza. Dice però che il rischio che un giudice vuole prevenire, in questa vicenda, ha già nomi e date. Una precauzione con queste basi è difendibile. Una precauzione con queste basi tenuta in un cassetto, invece, lascia campo libero a chi grida alla persecuzione.
Una misura giusta resta debole se nessuno può leggerla.
Il padre Jair Bolsonaro sconta 27 anni per il tentato colpo di Stato
Jair Bolsonaro, presidente del Brasile dal 2019 al 2022, è stato condannato l’11 settembre 2025 dalla prima sezione della Corte suprema a 27 anni e 3 mesi di carcere per il tentato colpo di Stato seguito alle elezioni del 2022, e la condanna è definitiva da novembre 2025. Oggi, ha ricordato il figlio nel video, si trova agli arresti domiciliari.
Il passaporto, in famiglia, è già stato un tema. L’8 febbraio 2024 la Polizia federale lo ritirò all’ex presidente, sempre su ordine di Moraes. In campagna elettorale Flavio aveva promesso la grazia al padre, come avevamo ricostruito nel giorno in cui l’ultimo sondaggio Futura dava Flavio Bolsonaro e Lula al 50,1 e al 49,9 per cento. Le urne hanno smentito quella previsione con più di tre punti di distacco.
Flavio Bolsonaro, dall'inchiesta al ritiro dei passaporti
- La Corte suprema condanna Jair Bolsonaro a 27 anni e 3 mesi per il tentato colpo di Stato
- L'inchiesta della Polizia federale su Flavio Bolsonaro e Willer Tomaz arriva alla Corte suprema
- Lula batte Flavio Bolsonaro al ballottaggio con il 51,79% dei voti validi
- Su ordine di Alexandre de Moraes, la Polizia federale chiede i passaporti a Flavio Bolsonaro
Chi è Flavio Bolsonaro, il figlio maggiore che ha sfidato Lula
Flavio Bolsonaro, 45 anni, è il figlio maggiore di Jair Bolsonaro, senatore per lo Stato di Rio de Janeiro dal 2019 con il Partito liberale, e nel 2026 è stato il candidato della destra alla presidenza della Repubblica. Prima del Senato era stato per sedici anni deputato dell’assemblea statale di Rio.
La sua candidatura aveva sostenitori anche in Italia. Il leader della Lega, Matteo Salvini, aveva scommesso pubblicamente su di lui, e il giorno dopo il voto abbiamo raccontato come Lula sia stato rieletto mentre il candidato sostenuto da Salvini contestava la sconfitta. Chi in Italia ha fatto il tifo per lui ha ora un motivo in più per chiedergli di rispettare il risultato e i giudici del suo Paese.
Il seggio in Senato resta suo fino alla fine di gennaio 2027
Il ritiro del passaporto è una misura cautelare, cioè una precauzione presa prima di qualsiasi sentenza: impedisce a Flavio Bolsonaro di viaggiare all’estero, ma non gli toglie il seggio, che resta suo fino al 31 gennaio 2027, né il diritto di fare opposizione. Chi la descrive come l’eliminazione di un concorrente politico confonde un divieto di viaggio con una condanna.
Il Brasile, del resto, conosce bene il prezzo delle misure contro i leader decise senza carte solide. Lula passò 580 giorni in carcere tra il 2018 e il 2019; nel 2021 la Corte suprema annullò le sue condanne e riconobbe che il giudice Sergio Moro non era stato imparziale. Proprio per questo la decisione su Flavio va resa leggibile a tutti: finché resta riservata, l’unica versione pubblica è il video del senatore, e una Corte suprema non dovrebbe lasciare questo vuoto.
Flavio fa bene a consegnare i passaporti, e ha torto a parlare di polizia del governo. Il prossimo passo è la consegna dei documenti alla Polizia federale, entro il termine di 24 ore indicato nell’ordine secondo i media brasiliani; poi la sua difesa potrà contestare la misura davanti alla stessa Corte. Il 5 gennaio 2027 Lula giurerà per il quarto mandato.
Le regole valgono per chi vince e per chi perde.
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- Ultimo aggiornamento: 26 ottobre 2026, ore 22:46.
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