Cosa succede in Ucraina oggi: la Nato riunisce Usa ed E3 a Bruxelles, fuori l’Italia che ha fondato l’Alleanza

Nato, Usa, Francia, Germania e Regno Unito discutono le garanzie per Kiev senza Roma: cosa succede in Ucraina oggi, quanto spendiamo e le prossime tappe.

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Cosa succede in Ucraina oggi si decide anche a Bruxelles, e l’Italia non c’è. Il 3 novembre 2026 la portavoce della Nato, Allison Hart, ha annunciato che entro la fine della settimana i rappresentanti dell’Alleanza atlantica incontreranno nella capitale belga quelli di Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti per discutere come chiudere la guerra in modo giusto e duraturo. Roma non è tra gli invitati.

Le opposizioni hanno reagito in poche ore. Pd e Movimento 5 Stelle riassumono l’accusa al governo di Giorgia Meloni con una formula: «Noi guardiamo, altri decidono». Sul fatto hanno ragione. Sulla coerenza, una parte di loro molto meno.

La Nato riunisce a Bruxelles Stati Uniti, Francia, Germania e Regno Unito sulle garanzie per Kiev

L’incontro annunciato dalla Nato il 3 novembre 2026 mette allo stesso tavolo l’Alleanza, Washington, Parigi, Berlino e Londra per parlare delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina, cioè di chi la protegge se arriva un cessate il fuoco. Hart lo ha presentato come il seguito dei colloqui di Miami e di Oslo.

Steve Witkoff, inviato speciale del presidente Donald Trump, ha aggiunto su X che i negoziatori americani vedranno a Bruxelles anche i rappresentanti dell’Unione europea. In agenda, oltre alle garanzie, l’architettura di sicurezza europea del dopoguerra e la ricostruzione. Sulla ricostruzione la Commissione europea ha convocato per il 4 novembre una riunione con Ucraina, Stati Uniti, Francia, Germania, Regno Unito, Nato e Banca mondiale. Due tavoli in due giorni. In nessuno dei due siede un ministro italiano.

Il Movimento 5 Stelle accusa Palazzo Chigi di aver perso il posto al tavolo

Luca Pirondini, capogruppo del Movimento 5 Stelle al Senato, ha scritto in una nota del 3 novembre: «L’Italia è l’unico paese europeo del G7 lasciato fuori». Il dato è esatto: dei quattro Paesi europei del G7, a Bruxelles ne vanno tre.

Pirondini ricorda anche che la premier aveva parlato in Parlamento di superare o formalizzare il formato E3. Il riferimento è alla stagione in cui Meloni in Senato definì «molto rischiosa» l’intesa di Trump sul gasolio russo, mentre dentro la maggioranza Matteo Salvini, vicepremier e segretario della Lega, arrivava a chiedere dal congresso di Milano lo stop a soldi e armi per Kiev.

La storia fin qui

Ucraina, l'Italia dal Senato all'incontro di Bruxelles senza Roma

  1. Meloni al Senato definisce «molto rischiosa» l'intesa di Trump sul gasolio russo
  2. Trump sospende le sanzioni alla Russia del Graham Act a due giorni dal via
  3. Kaja Kallas a Strasburgo accusa gli Usa di spingere l'Ucraina alla resa
  4. Salvini al congresso della Lega a Milano chiede lo stop a soldi e armi all'Ucraina
  5. La Nato annuncia a Bruxelles un incontro con Usa, Francia, Germania e Regno Unito: l'Italia non c'è

Il governo ha sempre presentato l’Italia come il ponte fra Washington e l’Europa. Quando americani ed europei si siedono per decidere le garanzie a Kiev, quel ponte non è nella stanza.

Il ponte, quando si decide, resta fuori dalla stanza.

La difesa abituale di Palazzo Chigi è che il formato E3 escluda Roma da sempre. Stavolta non regge: a convocare è la Nato, e l’Italia è fra i dodici Paesi che la fondarono il 4 aprile 1949. Il precedente pesa: il 10 maggio 2025 Emmanuel Macron, Friedrich Merz, Keir Starmer e il polacco Donald Tusk andarono insieme a Kiev, mentre Meloni si collegò a distanza.

Il Regno Unito ha lasciato l’Unione europea nel 2020 ma resta nel formato E3

Il Regno Unito non fa parte dell’Unione europea dal 31 gennaio 2020, giorno della Brexit, ma con Francia e Germania forma il gruppo E3, nato nel 2003 per trattare con l’Iran sul nucleare. Londra è fuori da Bruxelles come Unione, eppure è dentro come potenza militare.

La lezione è semplice: sull’Ucraina il peso non lo dà la tessera europea, lo danno gli impegni militari. Nel 2025 Londra e Parigi hanno guidato la coalizione dei volenterosi, i Paesi pronti a garantire la sicurezza di Kiev dopo una tregua. Meloni ha escluso l’invio di soldati italiani. È una scelta legittima, con un prezzo preciso: chi non mette impegni sul tavolo viene informato dopo, non consultato prima.

L’Italia spende per la difesa l’1,49% del Pil, sotto la soglia della Nato

Secondo il rapporto Nato sulla spesa per la difesa del giugno 2024, l’Italia era all’1,49% del prodotto interno lordo, fra gli 8 alleati sotto la soglia del 2% promessa nel 2014. Gli alleati sopra la soglia erano 23, Francia, Germania e Regno Unito compresi.

Mezzo punto di Pil, per un’economia come la nostra, vale una cifra nell’ordine dei dieci miliardi di euro l’anno. È la distanza fra chi viene chiamato e chi legge il comunicato il giorno dopo.

Infografica TuttoNotizie. Ucraina, quanto pesa l'Italia: difesa e aiuti europei. Spesa difesa Italia, % del Pil: 1,5; Soglia Nato promessa nel 2014, % del Pil: 2; Alleati sopra il 2% nel 2024: 23; Strumento Ue per l'Ucraina, miliardi di euro: 50. Fonte: Nato 2024; regolamento (Ue) 2024/792.
Infografica TuttoNotizie. Fonte: Nato 2024; regolamento (Ue) 2024/792

Quei numeri chiamano in causa anche chi oggi protesta. Il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte ha votato contro le proroghe degli aiuti militari a Kiev. Pretendere più peso per l’Italia e insieme meno impegni per l’Ucraina sono due richieste che non stanno in piedi insieme.

Lo Strumento europeo per l’Ucraina da 50 miliardi lo finanzia anche l’Italia

Il regolamento (Ue) 2024/792 del 29 febbraio 2024 ha istituito lo Strumento per l’Ucraina, fino a 50 miliardi di euro dal 2024 al 2027, sostenuto dal bilancio comune a cui l’Italia contribuisce. Chi pensa che restare fuori faccia risparmiare si sbaglia: restare fuori non fa risparmiare un euro.

Si paga lo stesso, e si conta meno. Mentre a Bruxelles si discute di ricostruzione, Volodymyr Zelensky ha già chiesto all’Unione altri 70 miliardi per il 2027. Su come verranno spesi, e su quali aziende lavoreranno alla ricostruzione, l’Italia avrà da dire solo quello che altri le lasceranno dire.

Gli Stati Uniti portano Russia e Ucraina ad Abu Dhabi il 10 e l’11 novembre

Witkoff ha annunciato che gli Stati Uniti faranno da mediatori nei colloqui tecnici fra Ucraina e Russia ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, il 10 e l’11 novembre 2026, su sicurezza del dopoguerra, riduzione delle ostilità e aiuti umanitari. Le garanzie discusse a Bruxelles arriveranno lì già scritte.

Non è ancora chiaro se Roma abbia chiesto di partecipare e ricevuto un no, oppure se non l’abbia chiesto affatto. Tocca alla Farnesina chiarirlo, e alla premier spiegarlo in Aula prima di Abu Dhabi, insieme all’impegno concreto che l’Italia offre per la sicurezza dell’Ucraina. Le opposizioni, intanto, hanno davanti una scelta altrettanto netta: più impegni e più peso, oppure meno impegni e meno peso.

Infografica TuttoNotizie. Ucraina, i prossimi tavoli dopo l'incontro di Bruxelles senza l'Italia. 1. Riunione sulla ricostruzione dell'Ucraina; 2. Incontro Nato con Usa ed E3; 3. Colloqui tecnici Ucraina-Russia. Fonte: Nato, Commissione europea, inviato Usa Witkoff, 2026.
Infografica TuttoNotizie. Fonte: Nato, Commissione europea, inviato Usa Witkoff, 2026

Il calendario è già fissato: il 4 novembre la riunione della Commissione sulla ricostruzione, entro la fine della settimana l’incontro Nato con Stati Uniti ed E3, il 10 e l’11 novembre i colloqui di Abu Dhabi. A quel tavolo si entra con gli impegni, non con i comunicati, né con quelli del governo né con quelli di chi vota contro gli aiuti. Un Paese del G7 non può restare in corridoio.

Come abbiamo lavorato

  • Abbiamo consultato 2 documenti e fonti ufficiali, elencati in fondo all’articolo.
  • Distinguiamo i fatti accertati da quello che è solo sostenuto dalle parti, e lo diciamo nel testo.
  • Ultimo aggiornamento: 3 novembre 2026, ore 16:45.

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Tag:Ucraina