Indice dei contenuti
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato venerdì sera 16 ottobre 2026, a Washington, un ordine esecutivo che sospende le sanzioni e i dazi contro la Russia previsti dal Graham Act. Le misure sarebbero scattate il 18 ottobre, due giorni dopo. Trump ha motivato la decisione con «gli interessi nazionali degli Stati Uniti». Kirill Dmitriev, inviato di Vladimir Putin per gli investimenti, ha parlato di «momento importante e davvero storico».
La notizia conta perché quella legge era l’arma economica più pesante mai votata dal Congresso contro Mosca dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina. Trump l’ha firmata il 18 settembre e l’ha congelata 28 giorni dopo, senza spiegare nel testo dell’ordine quale interesse nazionale sia in gioco. Per noi è una scelta sbagliata: toglie pressione a chi ha invaso un Paese senza che Mosca abbia dato nulla in cambio sulla pace. Il Congresso ha gli strumenti per rimettere in vigore le sanzioni e deve usarli.
Cosa ha firmato Trump il 16 ottobre
L’ordine esecutivo usa una clausola della stessa legge, che consente al presidente di sospendere le sanzioni se certifica al Congresso che la sospensione serve all’interesse nazionale. Trump ha inviato la certificazione e un rapporto al Campidoglio. Il testo dell’ordine, però, non dice in che cosa consista questo interesse.
La sospensione resta in vigore fino a quando il presidente o il segretario di Stato, sentiti il Tesoro e il rappresentante per il Commercio, decideranno che «un’ulteriore azione è appropriata». Non c’è una data di scadenza. In pratica le sanzioni restano scritte nella legge, ma spente.
Cosa prevede il Graham Act: dazi fino al 500% e stop alle banche russe
La legge si chiama Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act of 2026 e porta il nome del senatore repubblicano della Carolina del Sud, scomparso prima dell’approvazione finale. Graham l’aveva presentata il 1 aprile 2025 con il democratico Richard Blumenthal, con il sostegno di oltre 80 senatori su 100.
Il testo approvato prevede tre strumenti principali:
- dazi fino al 500% sulle merci russe che entrano negli Stati Uniti: un prodotto da 100 dollari ne costerebbe 600 alla dogana;
- dazi fino al 100% sui prodotti dei cinque maggiori importatori di petrolio e gas russi, e dei Paesi che continuano a comprarli 30 giorni dopo l’entrata in vigore;
- sanzioni su funzionari, banche e società di Stato russe, divieto di trasferire fondi da e verso la Russia e divieto di quotare aziende russe nelle borse americane.
La legge proroga anche le sanzioni contro l’Iran. I dazi del 100% riguardano in primo luogo Cina e India, i due principali clienti del greggio di Mosca. Era questo il cuore della legge: colpire non solo la Russia, ma chi finanzia la sua guerra comprando il suo petrolio.
Dal 18 settembre al 16 ottobre: una legge firmata e congelata in 28 giorni
Il percorso parlamentare è stato lungo e il consenso largo. Il Senato ha approvato il testo il 7 agosto 2026 con 86 voti favorevoli e 11 contrari. La Camera ha dato il via libera definitivo il 16 settembre con 262 sì e 159 no. Due giorni dopo Trump ha firmato, e la Casa Bianca ha presentato la legge come un rafforzamento delle misure contro Mosca.
Qui sta la contraddizione documentata. Il 18 settembre il presidente firma una legge che il suo stesso partito ha costruito per stringere il cerchio intorno al Cremlino. Il 16 ottobre, a 48 ore dall’entrata in vigore, la stessa mano la sospende. Nel mezzo non c’è un cessate il fuoco, non c’è un negoziato concluso, non c’è un ritiro russo. C’è un accordo sul gasolio.
Il gasolio, la guerra con l’Iran e il voto del 3 novembre
La settimana scorsa Trump ha annunciato un’intesa con Putin per immettere sul mercato mondiale centinaia di migliaia di tonnellate di gasolio russo. Il Tesoro americano ha poi concesso un’esenzione temporanea per alcune operazioni su gasolio di origine russa. Il motivo è interno: il prezzo del gasolio negli Stati Uniti è salito di quasi il 70% da quando è iniziata la guerra con l’Iran, e il 3 novembre si vota per il rinnovo del Congresso.
Trump ha anche attribuito parte del rincaro agli attacchi ucraini contro raffinerie e depositi russi. È un rovesciamento: la Russia, che bombarda le città ucraine da febbraio 2022, viene presentata come fornitore utile, e l’Ucraina, che si difende colpendo le entrate petrolifere di Mosca, come causa del caro carburante. I fatti dicono altro. Il 14 luglio 2025 lo stesso Trump minacciava dazi del 100% ai compratori di petrolio russo se Putin non avesse chiuso la guerra entro 50 giorni. Il 22 ottobre 2025 il Tesoro americano sanzionava Rosneft e Lukoil, i due colossi petroliferi russi. Quelle misure dimostravano che la pressione economica era possibile. Oggi la linea si è rovesciata per abbassare il prezzo alla pompa prima del voto.
Le reazioni: Mosca festeggia, Blumenthal attacca, Kiev avverte
Kirill Dmitriev, che guida anche il fondo sovrano russo, ha scritto su X che la sospensione «segna un momento importante e davvero storico» e che il dialogo economico tra Russia e Stati Uniti continuerà. Ha aggiunto che la legge aveva subito «cambiamenti profondi e molto negativi» dopo la morte di Graham. Quando il Cremlino giudica un atto americano come storico, il vantaggio lo ha incassato il Cremlino.
Il senatore democratico Richard Blumenthal, coautore della legge, ha definito la decisione «un’azione vile e codarda» e ha sostenuto che «queste deroghe non hanno nulla a che fare con la nostra sicurezza nazionale». Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha avvertito che, se l’Ucraina cade, l’Europa dovrà accogliere 20 milioni di profughi. In Italia il ministro della Difesa Guido Crosetto ha definito «grave errore» limitare a Kiev l’accesso ai satelliti, un segnale di quanto i rapporti tra Washington e Kiev si siano raffreddati.
Cosa può fare adesso il Congresso
La legge non lascia il Congresso senza armi. Il testo prevede una risoluzione congiunta di disapprovazione: un voto di Camera e Senato che può bocciare la deroga del presidente. Serve una maggioranza in entrambe le aule e, in caso di veto, due terzi dei voti. I numeri di agosto e settembre, 86 senatori e 262 deputati, dicono che quella maggioranza esiste, se chi ha votato la legge vuole difenderla.
Per l’Europa la lezione è semplice. L’Unione europea ha approvato nell’ottobre 2025 il diciannovesimo pacchetto di sanzioni, con lo stop al gas liquefatto russo dal 2027. Se Washington allenta e Bruxelles tiene, le imprese europee pagano il prezzo della fermezza e quelle russe incassano la differenza. La risposta non è seguire Washington: è ridurre ancora gli acquisti di energia russa e non aspettare il permesso di nessuno.
La richiesta
Chiediamo tre cose precise. La Casa Bianca renda pubblico il rapporto inviato al Congresso e spieghi quale interesse nazionale giustifica la sospensione, perché l’ordine esecutivo non lo dice. I senatori e i deputati che hanno votato il Graham Act, repubblicani e democratici, presentino la risoluzione di disapprovazione e la votino. Il governo italiano e la Commissione europea confermino i propri pacchetti di sanzioni e il calendario di uscita dal gas russo, senza rinvii.
Una sanzione sospesa alla vigilia del via non è una trattativa, è un regalo. Le sanzioni si tolgono dopo la pace, non prima.
Fonti
- Congresso degli Stati Uniti (2026). H.R.5334 – Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act of 2026, testo della legge.
- Congresso degli Stati Uniti (2026). S.5025 – Lindsey O. Graham Sanctioning Russia Act of 2026, scheda e sintesi.
- Congresso degli Stati Uniti (2025). S.1241 – Sanctioning Russia Act of 2025, testo originario presentato dal senatore Graham.
- Senatore Richard Blumenthal (2026). Comunicato sull’approvazione definitiva della legge sulle sanzioni ai compratori di petrolio e gas russi.
Ne stiamo parlando sulla nostra pagina Facebook: leggi i commenti e di’ la tua.




