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Dalla sua stanza al Policlinico Gemelli di Roma, nel pomeriggio del 16 ottobre 2026, Papa Leone XIV ha avuto un colloquio telefonico con il presidente russo Vladimir Putin. Lo ha comunicato la Sala Stampa della Santa Sede. Il Papa, ricoverato dal 13 ottobre dopo l’asportazione di un tumore al polmone, ha chiesto una tregua umanitaria per Oleshky, città ucraina della regione di Kherson occupata dalle truppe russe.
La telefonata Papa Leone Putin conta perché mette alla prova una promessa precisa. Il Cremlino ha fatto sapere che Putin ha «sostenuto» l’iniziativa vaticana e che le due parti hanno «concordato di cooperare». Noi diciamo che il Papa ha fatto bene a chiamare e che ora la palla sta a Mosca: Oleshky la controllano i russi dal 2022, e chi controlla una città risponde di chi ci vive. Il sì del Cremlino vale solo se nei prossimi giorni entrano camion con cibo e medicine ed escono i civili che vogliono andarsene. Altrimenti resta una frase di cortesia a un malato.
Cosa dice il comunicato della Santa Sede
Il testo diffuso dalla Sala Stampa vaticana è breve. Il Papa ha espresso «viva preoccupazione per la grave situazione umanitaria nella città di Oleshky, nella regione di Kherson». Ha chiesto «una tregua per consentire l’arrivo di aiuti alimentari e sanitari e l’evacuazione volontaria e sicura della popolazione civile». Ha infine ribadito «l’impegno della Santa Sede a favore del dialogo e della pace».
Il comunicato non dice chi abbia preso il telefono per primo. Il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, ha spiegato il senso della richiesta parlando con i media vaticani: «Il Papa ha chiesto che ci sia, appunto, una tregua per permettere sia l’arrivo di aiuti umanitari, soprattutto cibo, sia anche l’evacuazione di coloro che vogliono uscire dalla città».
È il secondo colloquio tra Leone XIV e Putin. Il primo risale al 4 giugno 2025, meno di un mese dopo l’elezione del Papa, avvenuta l’8 maggio 2025. Allora il Papa aveva chiesto alla Russia «un gesto che favorisca la pace».
Cosa ha risposto il Cremlino, parola per parola
La versione russa della telefonata è più lunga di quella vaticana e va letta con attenzione. Secondo la nota del Cremlino, Putin ha augurato al Papa pronta guarigione dopo l’intervento. Poi ha fornito, sempre secondo la nota, «una spiegazione dettagliata sulla responsabilità del regime di Kiev» per la difficile situazione umanitaria in città. Infine la frase che conta: «l’intenzione del Vaticano di contribuire a creare le condizioni necessarie per garantire la sicurezza della popolazione della città e organizzare le forniture vitali è stata sostenuta» e «si è concordato di cooperare su questa questione».
Qui sta il punto debole. Il Papa ha chiesto una tregua, cioè uno stop ai combattimenti per far passare aiuti e civili. Nella nota del Cremlino la parola tregua non compare. Compare un sostegno generico a un’iniziativa vaticana e un’accusa a Kiev. Il Cremlino ha inoltre insistito sulla «cooperazione russo-vaticana» per la protezione dei cristiani nel mondo, un tema caro a Mosca che però non c’entra con il pane a Oleshky. Un sì senza il come, il quando e il chi non è ancora un sì.
Oleshky, la città sulla riva sinistra del Dnipro
Oleshky si trova sulla riva sinistra del fiume Dnipro, di fronte alla città di Kherson, che l’Ucraina ha ripreso nel novembre 2022. Le truppe russe occupano Oleshky dai primi giorni dell’invasione del febbraio 2022. Il 6 giugno 2023 il crollo della diga di Kakhovka ha allagato gran parte dell’abitato. Da allora la città sta sulla linea del fronte, con il fiume come confine tra i due eserciti.
Prima della guerra Oleshky contava circa 24.000 abitanti, più o meno quanto Fiuggi e Anagni messe insieme. Oggi, secondo le Nazioni Unite, vi restano intrappolate circa 1.700 persone. Stime ucraine riferite da organizzazioni per i diritti umani parlano di quasi 2.000 civili, tra cui una quarantina di bambini. Mancano cibo, acqua pulita e medicine. Droni e mine rendono pericoloso sia restare sia tentare di uscire.
Gli allarmi non sono di oggi. Il 25 settembre 2026 Michael O’Flaherty, Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, si è detto «allarmato» dal rapido aggravarsi della crisi e ha chiesto alla Russia di provvedere a cibo e forniture mediche. Il 6 ottobre Amnesty International ha chiesto un intervento immediato, ricordando che il diritto umanitario affida a chi occupa un territorio la responsabilità di garantire i bisogni fondamentali della popolazione. Russia e Ucraina si accusano a vicenda di bloccare i rifornimenti.
Chi deve garantire cibo e medicine: la Convenzione di Ginevra
La domanda che circola è semplice: di chi è la colpa se a Oleshky si muore di fame. La risposta la dà il diritto, non la propaganda. La Quarta Convenzione di Ginevra del 1949, firmata anche dall’Unione Sovietica e vincolante per la Russia, all’articolo 55 obbliga la potenza occupante ad assicurare viveri e medicinali alla popolazione del territorio che controlla. L’articolo 59 aggiunge che, se non ci riesce con le proprie forze, deve accettare e facilitare i soccorsi esterni, come quelli della Croce Rossa.
C’è poi una contraddizione tutta russa. Il 30 settembre 2022, al Cremlino, Putin ha proclamato l’annessione della regione di Kherson e di altre tre regioni ucraine, dichiarandone gli abitanti cittadini russi. Nessuno Stato, salvo pochissimi alleati di Mosca, riconosce quell’annessione. Ma proprio in base alla sua stessa rivendicazione, la Russia considera Oleshky una città russa. Allora i suoi abitanti sono, per Mosca, cittadini russi lasciati senza pane da quattro anni. Scaricare la colpa su Kiev non cancella l’obbligo di chi tiene la città.
A chi sostiene che quella terra sia russa da sempre ricordiamo un fatto: Oleshky non è nel Donbass, ma nella regione di Kherson, nel sud dell’Ucraina. E nel 1994, con il Memorandum di Budapest, la Russia si impegnò a rispettare i confini ucraini in cambio della rinuncia di Kiev alle armi nucleari sovietiche.
Parlare con Putin non vuol dire assolverlo
Dal 17 marzo 2023 su Putin pende un mandato d’arresto della Corte penale internazionale per la deportazione di bambini ucraini. Una telefonata non cancella quell’atto. Ma la diplomazia umanitaria con chi tiene in mano una città è l’unico modo per far entrare un camion di farmaci. Lo dimostra l’accordo sul grano del luglio 2022, mediato da Turchia e Nazioni Unite, che ha fatto uscire dai porti ucraini decine di milioni di tonnellate di cereali finché Mosca non se ne è ritirata nel luglio 2023. Gli accordi mirati, con pressione internazionale, hanno funzionato.
Chi contesta al Papa di aver chiamato Mosca e non Kiev sbaglia bersaglio. Kiev non controlla Oleshky. Il permesso per far entrare aiuti lo può dare solo chi occupa la città. La Santa Sede ha sempre tenuto aperti i canali con entrambe le capitali, anche con la missione del cardinale Matteo Zuppi nel 2023 sul ritorno dei bambini deportati.
Il Papa al Gemelli: come sta e cosa ha fatto oggi
Leone XIV è ricoverato al Policlinico Gemelli dal 13 ottobre 2026. Quel pomeriggio è stato operato per la rimozione totale di un adenocarcinoma polmonare, cioè un tumore del polmone. I medici Carbone e Margaritora hanno fatto sapere il 15 ottobre che la radiografia del torace mostra «la buona ripresa del polmone operato». Il 16 ottobre la Sala Stampa ha diffuso le prime due foto del Papa che celebra la Messa in una cappella allestita in ospedale e ha parlato di «costante miglioramento».
La telefonata con Putin è il primo contatto diretto con un capo di Stato dopo l’operazione. Un Papa convalescente che usa il telefono per chiedere pane e medicine a chi assedia una città dice molto sulle priorità di questo pontificato.
Cosa deve succedere adesso
Il Cremlino ha detto di aver «concordato di cooperare». Ora deve dimostrarlo con atti, non con comunicati. Mosca autorizzi entro giorni, non mesi, un corridoio per i convogli della Croce Rossa Internazionale e delle Nazioni Unite verso Oleshky e garantisca l’uscita sicura di chi vuole lasciare la città, senza obbligare nessuno a trasferirsi in Russia. Kiev si impegni per iscritto a non colpire quei convogli e quelle rotte di evacuazione. Il governo italiano, che ospita la Santa Sede, porti la richiesta del Papa al prossimo Consiglio europeo e chieda ai 27 di sostenerla con una posizione comune.
Se tra una settimana a Oleshky non sarà entrato nemmeno un camion, sapremo chi ha detto sì al telefono e no sul campo.
Fonti
- Vatican News (2026). Il Papa al telefono con Putin chiede tregua umanitaria nella regione di Kherson.
- Vatican News (2026). Pope Leo speaks by phone with Russian President Putin.
- Vatican News (2026). Il Papa al Gemelli in costante miglioramento, ha celebrato la Messa.
- Vatican News (2026). Il Papa al Gemelli ha ripreso l’attività lavorativa. Il decorso procede regolarmente.
- Vatican News (2026). Papa Leone, oggi ricovero in tarda mattinata al Gemelli.
- Amnesty International Italia (2026). Ucraina: intervento immediato necessario a Oleshky.
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