Zelensky chiede 70 miliardi all’Ue per il 2027: «La guerra costerà 155 miliardi, cifra realistica»

Zelensky chiede all'Ue 70 miliardi in più per il 2027 su 155 di costi di guerra. Cosa c'è già nel prestito da 90 miliardi, i beni russi fermi e chi deve pagare.

In tempo reale

Il canale d'informazione ufficiale di Tuttonotizie coordinato dalla redazione centrale. Copertura in tempo reale dei fatti di cronaca, attualità, politica ed economia, gestita attraverso un flusso costante di verifica delle fonti e aggiornamenti tempestivi per garantire un'informazione accurata, verificata e indipendente.

Volodymyr Zelensky, presidente dell’Ucraina, ha chiesto ai 27 leader dell’Unione europea almeno altri 70 miliardi di euro per il 2027. Lo ha fatto oggi, venerdì 16 ottobre 2026, a Bruxelles, nel discorso al Consiglio europeo. La guerra, ha detto, costerà 155 miliardi l’anno prossimo. I soldi servono per la difesa, per le armi e per la tenuta del Paese.

La richiesta conta perché arriva quando l’Europa ha appena cominciato a versare il prestito da 90 miliardi deciso a dicembre 2025, e mentre il sostegno americano vacilla. La nostra posizione è netta: l’Europa deve dire sì, perché un’Ucraina che resiste costa meno di un confine russo a ridosso della Polonia. Ma il conto va girato a Mosca, usando i circa 210 miliardi della banca centrale russa bloccati in Europa, e ogni euro va legato a controlli anticorruzione indipendenti. Finora, sui 231,5 miliardi di aiuti europei dal 2022, solo 3,8 miliardi sono arrivati dai proventi dei beni russi. Questo è il punto debole di Bruxelles.

Cosa ha detto Zelensky ai leader europei

Nel discorso al vertice, Zelensky ha usato parole precise: «L’anno prossimo la guerra costerà 155 miliardi di euro. E abbiamo bisogno di almeno altri 70 miliardi di euro da parte vostra: per la difesa, per le armi e per la nostra resilienza. Si tratta di una cifra realistica». Ha aggiunto che quei soldi aiuteranno a «tenere a bada la Russia».

Il presidente ucraino ha spiegato ai leader dove andrebbero i fondi: droni per fermare le avanzate russe a terra e per colpire la catena dei rifornimenti e l’economia di guerra di Mosca. Ha detto che la Russia ha appena approvato un bilancio federale che aumenta ancora la spesa militare, e che la tecnologia ucraina costa molto meno di un fronte convenzionale. Ha anche chiesto che le capacità di difesa dell’Ucraina entrino nel prossimo bilancio pluriennale dell’Unione, quello dal 2028 al 2034, dove oggi non compaiono.

In conferenza stampa Zelensky ha detto che l’Europa dispone degli intercettori Patriot necessari per superare l’inverno, il quinto dall’invasione russa del 24 febbraio 2022. Non ha indicato chi dovrebbe coprire gli altri 85 miliardi del fabbisogno 2027.

I soldi già stanziati: il prestito da 90 miliardi

Per capire la richiesta serve sapere cosa c’è già sul tavolo. A dicembre 2025 i leader europei hanno approvato il Ukraine Support Loan, un prestito da 90 miliardi di euro per il biennio 2026-2027, finanziato con debito comune europeo. La Commissione lo divide così: 60 miliardi per la difesa e 30 per il bilancio dello Stato ucraino.

Per il solo 2026 sono previsti fino a 45 miliardi: 16,7 di sostegno al bilancio e 28,3 per l’industria della difesa ucraina. Le prime rate sono partite il 25 giugno 2026 con 3,2 miliardi, seguite da 3,9 miliardi per i droni il 30 giugno, 3,47 miliardi il 30 luglio e 2,86 miliardi il 14 ottobre. Secondo la Commissione, per gli ultimi mesi del 2026 restano disponibili ancora 29,64 miliardi.

Il conto è semplice: del prestito da 90 miliardi, circa 45 sono destinati al 2027. I 70 miliardi chiesti oggi da Zelensky si aggiungono a quella cifra, non la sostituiscono. Per il 2027 l’Europa arriverebbe così a circa 115 miliardi, su un fabbisogno totale dichiarato di 155. Il ministro delle Finanze ucraino Serhiy Marchenko aveva già parlato, a settembre, di un buco da 32,6 miliardi di dollari sul fronte economico e di 45 miliardi su quello militare.

Quanto pesano 70 miliardi sulle famiglie europee

L’Unione europea conta circa 450 milioni di abitanti. Divisi per tutti, 70 miliardi fanno al massimo 155 euro a persona in un anno, cioè meno di 45 centesimi al giorno. Rispetto alla ricchezza prodotta ogni anno nell’Unione, che supera i 17.000 miliardi di euro, parliamo di circa lo 0,4 per cento.

Chi teme che questi soldi tolgano risorse a ospedali e liste d’attesa ha ragione a pretendere conti chiari. Proprio per questo la domanda giusta non è se aiutare Kiev, ma chi deve pagare. E qui i documenti dicono che una fonte alternativa esiste ed è ferma da quattro anni.

I beni russi congelati: 210 miliardi fermi, 3,8 usati

Dal 2022 circa 210 miliardi di euro di riserve della banca centrale russa sono immobilizzati in Europa. La quasi totalità si trova presso Euroclear, la società belga che custodisce titoli finanziari. Quei soldi non possono essere mossi da Mosca, ma non sono stati confiscati: restano lì, maturano interessi e aspettano una decisione politica.

Il 3 dicembre 2025 la Commissione ha presentato due strade per finanziare Kiev nel 2026 e 2027: un prestito di riparazione garantito proprio dai beni russi, oppure debito comune europeo. Il Consiglio europeo ha scelto la seconda. Il Belgio ha frenato sul prestito di riparazione per timore di cause legali e ritorsioni contro Euroclear. Eppure nell’ottobre 2025 gli stessi leader avevano messo nero su bianco che i beni russi resteranno bloccati finché la Russia non fermerà la guerra e non risarcirà i danni.

Qui sta la contraddizione. La Commissione certifica che dal 2022 l’Unione e gli Stati membri hanno dato all’Ucraina 231,5 miliardi di euro, di cui solo 3,8 miliardi dai proventi dei beni russi. Meno del 2 per cento. Nel 2025 i titoli russi presso Euroclear hanno fruttato 3,9 miliardi di interessi, in calo per via del taglio dei tassi della Banca centrale europea. Nel frattempo, ad agosto 2026, un gruppo di Stati membri ha chiesto a Bruxelles di rimettere in moto il prestito di riparazione. Il dossier è aperto, ma nessuna decisione è arrivata al vertice di oggi.

Il nodo della corruzione a Kiev

La stessa coerenza che chiediamo a Bruxelles la chiediamo a Zelensky. Il 22 luglio 2025 il presidente ucraino ha firmato una legge che toglieva autonomia alla NABU, l’ufficio nazionale anticorruzione, e alla procura speciale SAP. Dopo le proteste di piazza a Kiev e le critiche della Commissione europea, il 31 luglio 2025 il Parlamento ucraino ha approvato una nuova legge che ha ripristinato quell’indipendenza. A novembre 2025 un’inchiesta della NABU sul settore energetico ha portato alle dimissioni dei ministri della Giustizia e dell’Energia.

Il prestito europeo è già legato a condizioni: le rate di sostegno al bilancio vengono versate solo se Kiev rispetta le riforme concordate nel cosiddetto Ukraine Plan. Questo meccanismo va rafforzato, non allentato. Chi chiede 70 miliardi ai contribuenti europei deve accettare che ogni euro sia tracciato da controllori indipendenti.

Lo scontro con Trump e il ruolo dell’Italia

Il vertice si è svolto in un clima teso tra Kiev e Washington. La settimana scorsa il presidente americano Donald Trump ha allentato alcune sanzioni alla Russia in cambio dell’immissione di diesel russo sui mercati, e ha chiesto all’Ucraina di fermare gli attacchi alle raffinerie russe. Zelensky ha risposto che gli attacchi continueranno e ha accusato Trump di confondere le cause del caro carburante. Ha anche denunciato interruzioni del servizio satellitare Starlink, da cui l’Ucraina dipende per intercettare i droni russi.

Ursula von der Leyen, presidente della Commissione, ha detto prima del vertice che nessuna sanzione verrà tolta finché la Russia non fermerà la guerra, e che è in preparazione il ventiduesimo pacchetto di misure. António Costa, presidente del Consiglio europeo, ha dichiarato che è il momento di aumentare il sostegno all’Ucraina. A Bruxelles Zelensky ha anche incontrato per la prima volta in un bilaterale formale Péter Magyar, nuovo primo ministro ungherese, dopo anni di veti di Budapest.

L’Italia è tra i garanti del prestito da 90 miliardi, perché il debito comune pesa su tutti gli Stati membri in proporzione. Finora la presidente del Consiglio Giorgia Meloni non ha detto pubblicamente se il governo appoggia la nuova richiesta di Zelensky e con quale strumento.

Chi deve fare cosa

Von der Leyen e Costa portino al prossimo Consiglio europeo una proposta formale per coprire i 70 miliardi del 2027 con i beni russi immobilizzati, come la Commissione stessa aveva previsto a dicembre 2025. Il governo belga dica quali garanzie giuridiche gli servono per togliere il freno, invece di rinviare. Giorgia Meloni riferisca in Parlamento, prima di qualsiasi voto a Bruxelles, come intende schierare l’Italia e con quali soldi. Zelensky garantisca per legge che l’indipendenza della NABU non si tocca più e accetti controlli esterni su ogni tranche.

L’Europa ha scritto nei suoi atti che Mosca deve risarcire i danni. Ha 210 miliardi di Mosca in cassaforte. Continuare a chiedere il conto alle famiglie europee, lasciando quei soldi fermi, è una scelta politica, non una necessità.

Fonti

Ne stiamo parlando sulla nostra pagina Facebook: leggi i commenti e di’ la tua.

Tag:Ucraina