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Il 14 ottobre 2026 Kiev ha denunciato che SpaceX, l’azienda spaziale di Elon Musk, ha limitato Starlink per i droni ucraini. Lo ha scritto su Telegram Serhiy Beskrestnov, consigliere del presidente ucraino. Volodymyr Zelensky, da Londra, ha risposto a Musk con sei parole: «Un grande errore, morirà gente». E a Donald Trump: «Non può stare dalla parte sbagliata della storia».
La notizia conta perché una rete satellitare pagata anche con soldi pubblici europei si è ridotta, senza preavviso, nel momento in cui serve a fermare i droni russi sulle città. Per noi ha torto Musk: il 9 marzo 2025 aveva scritto su X che Starlink non avrebbe mai spento i terminali ucraini e non li avrebbe mai usati come merce di scambio. Oggi Kiev racconta un servizio che si interrompe proprio dove decide la vita dei civili. Un’azienda privata può vendere a chi vuole, ma chi vende un servizio a un esercito in guerra deve mantenerlo o dichiarare prima le condizioni.
Cosa ha limitato SpaceX secondo Kiev
Beskrestnov ha spiegato che SpaceX ha bloccato il funzionamento della versione militare del servizio, chiamata Starshield, sopra i 160 chilometri orari. È la velocità di un’auto in autostrada che corre forte. I droni ucraini a lungo raggio volano più veloci, quindi perdono il collegamento. «Le nostre forze di difesa non hanno ricevuto alcun avviso su questa limitazione, e questo ha portato all’interruzione di diverse missioni», ha scritto il consigliere su Telegram il 14 ottobre.
Il 7° Corpo di reazione rapida, schierato nel sud-est del Paese sul fronte di Huliaipole, ha confermato di aver dovuto annullare alcune missioni. Secondo il suo comunicato, il collegamento cadeva per 10-20 secondi già a 110-120 chilometri orari: il drone continuava a volare, ma diventava difficile da guidare. In serata il volontario Serhiy Sternenko, che raccoglie segnalazioni dai reparti, ha riferito che le interruzioni iniziavano già a 60-70 chilometri orari. Questo ultimo dato viene da una sola fonte e va letto come tale.
Il punto più grave riguarda la difesa aerea. Beskrestnov ha avvertito che la limitazione colpisce anche i droni intercettori collegati a Starlink, oggi lo strumento più efficace contro gli Shahed a reazione, i droni d’attacco di progetto iraniano che la Russia lancia ogni notte. Da qui la frase di Kiev: «Non possiamo più intercettare gli Shahed a reazione».
Le parole di Zelensky a Musk e a Trump
Zelensky ha parlato in un’intervista al giornalista britannico Piers Morgan, pubblicata sul suo canale YouTube il 14 ottobre. Ha detto di sentirsi «tradito» da Trump per l’intesa con Vladimir Putin sul carburante e per la cosiddetta tregua energetica. Poi ha aggiunto: «Se sei nel mezzo, devi restare nel mezzo, non dalla parte sbagliata. Penso che i consiglieri di Trump sbaglino». A Musk ha rivolto il messaggio più duro: «Un grande errore, morirà gente».
Nelle stesse ore Zelensky era a Londra. Ha avuto un’udienza con re Carlo III a Buckingham Palace e un incontro con il primo ministro Andy Burnham a Downing Street, accolto con tappeto rosso e guardia d’onore. Al suo arrivo aveva scritto sui social: «Con Burnham discuteremo una vasta gamma di questioni di sicurezza». Il governo britannico ha ribadito un sostegno che ha definito incrollabile.
La Polonia chiede conto a Musk: «Giochi ancora a fare politica?»
La reazione più diretta è arrivata da Varsavia. Il ministro degli Esteri polacco Radosław Sikorski ha scritto su X il 14 ottobre: «Ehi, Elon Musk, grand’uomo, giochi ancora a fare politica con i tuoi prodotti?». La Polonia ha un motivo preciso per chiederlo: è lo Stato che paga l’abbonamento Starlink per l’Ucraina. Nel marzo 2025 lo stesso Sikorski aveva ricordato che Varsavia spende circa 50 milioni di dollari l’anno per quei terminali. Musk gli aveva risposto: «Stai zitto, piccolo uomo». L’espressione «grand’uomo» di oggi rimanda a quello scambio.
Chi paga ha il diritto di sapere cosa compra. Un abbonamento che un fornitore può ridurre di notte, senza avviso, non è un servizio: è una concessione revocabile. Per questo la richiesta di Sikorski è legittima e va sostenuta da tutti i governi europei che finanziano la rete.
La promessa di Musk del marzo 2025 e cosa succede oggi
Il 9 marzo 2025 Musk scrisse su X, nel pieno dello scontro con Sikorski: «Per quanto io sia in disaccordo con la politica sull’Ucraina, Starlink non spegnerà mai i suoi terminali». Aggiunse che SpaceX non lo avrebbe mai fatto e non avrebbe mai usato il servizio come merce di scambio.
Oggi i terminali non sono spenti. Secondo Kiev, sono stati rallentati sopra una certa velocità. Per un drone che deve inseguire uno Shahed la differenza è nulla: il collegamento cade comunque. Il contrasto tra l’impegno pubblico di allora e il servizio descritto oggi dai reparti ucraini è il cuore di questa storia. Non risulta, mentre scriviamo, un comunicato di SpaceX che spieghi cosa è stato limitato e perché.
C’è un precedente. Nella biografia scritta da Walter Isaacson e uscita nel 2023 si racconta che nel 2022 Musk rifiutò di attivare Starlink vicino alla Crimea durante un’operazione ucraina contro la flotta russa. Musk confermò su X di non aver voluto rendere SpaceX complice di un grande atto di guerra. È la seconda volta, quindi, che una scelta di un solo uomo decide cosa può fare un esercito alleato.
Il contesto: le pressioni di Washington e gli attacchi russi
Non è chiaro chi abbia deciso la limitazione. Starlink non funziona dentro la Russia e i droni che colpiscono le raffinerie russe usano altri sistemi di comunicazione. Resta il fatto che la limitazione arriva mentre Washington chiede a Kiev di fermare proprio quegli attacchi, nell’ambito dell’intesa energetica con Mosca. Serhiy Sternenko ha sostenuto che SpaceX abbia agito su richiesta dell’amministrazione Trump: è un’ipotesi sua, non un fatto accertato.
Nelle stesse ore i missili balistici russi hanno lasciato al buio intere zone dell’Ucraina. Un attacco con droni su Lutsk ha causato, secondo le autorità ucraine, 3 morti e 10 feriti. Zelensky ha scritto che anche stavolta missili e droni sono arrivati senza alcun preavviso dagli alleati. Il segretario generale della Nato Mark Rutte ha però frenato chi parla di abbandono: Trump è stato chiaro, ha detto, e gli scambi di intelligence con Kiev continuano. Chi scrive che gli Stati Uniti hanno lasciato l’Ucraina corre più avanti dei fatti.
Perché riguarda anche l’Italia
A chi dice che questa guerra non ci tocca rispondiamo con due date. Nell’agosto 2022 il prezzo del gas in Europa superò i 300 euro al megawattora, più di dieci volte i livelli dell’anno prima: lo abbiamo pagato in bolletta. Nel settembre 2025 droni russi sono entrati nello spazio aereo della Polonia, Paese della Nato, e i caccia alleati hanno dovuto abbatterli.
L’Unione europea ha una risposta, ma lenta. Si chiama Iris², la rete europea di satelliti per comunicazioni sicure: circa 10,6 miliardi di euro, contratti firmati nel dicembre 2024, servizio completo previsto per il 2030. Per chi deve fermare un drone stanotte, il 2030 è troppo lontano.
Cosa devono fare SpaceX, i governi europei e Washington
SpaceX deve dire pubblicamente cosa ha limitato, da quando e perché. Il governo degli Stati Uniti deve chiarire se la scelta è sua o dell’azienda. Polonia e governi europei che pagano i terminali devono pretendere per contratto che il servizio non venga ridotto senza preavviso. Roma e Bruxelles devono accelerare Iris² e finanziare da subito alternative europee già operative.
Le promesse sui satelliti valgono solo se restano accese.
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