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Il generale americano Alexus Grynkewich, comandante supremo delle forze Nato in Europa, ha parlato oggi, 12 ottobre 2026, alla sessione di apertura del Warsaw Security Forum a Varsavia. Il messaggio del comandante Nato è rivolto a Mosca: «Non vogliamo la guerra, ma se qualcuno sarà così pazzo da attaccarci combatteremo». E ogni attacco a un alleato, ha aggiunto, «si rivelerà del tutto vano».
Le sue parole arrivano nel giorno in cui la Russia respinge la tregua energetica, l’Ucraina si sveglia al buio per i raid sulle centrali e l’Unione europea approva quasi 1.600 nuove sanzioni. Per noi Grynkewich ha ragione, e lo diciamo senza giri di parole: difendersi non è provocare. L’Alleanza non ha mai mandato un soldato in Russia. Sono stati droni e caccia russi a entrare nei cieli di Polonia ed Estonia. Ma la deterrenza regge solo se i governi, Italia compresa, la pagano con i bilanci e non con gli slogan.
Cosa ha detto Grynkewich a Varsavia
Grynkewich è un generale dell’aeronautica degli Stati Uniti. Dal 4 luglio 2025 guida il comando operativo della Nato, con sede a Mons, in Belgio, dove ha preso il posto del generale Christopher Cavoli. Se un Paese membro venisse colpito, toccherebbe a lui dirigere la risposta militare di tutti gli alleati.
Al forum di Varsavia ha detto: «Nessuno scambi il fatto che la Nato è un’alleanza difensiva come una debolezza». Il passaggio centrale è la promessa che qualsiasi aggressione contro un alleato sarà «del tutto vana». Nel suo intervento ha anche descritto come l’Alleanza intende rispondere a un eventuale attacco russo: droni a basso costo, intelligenza artificiale e colpi rapidi, cioè le lezioni imparate in Ucraina in quattro anni e mezzo di guerra.
Il giorno prima, in un’intervista televisiva, lo stesso generale aveva sostenuto che gli alleati dovrebbero aumentare il sostegno a Kiev ogni volta che la Russia colpisce con attacchi ibridi, cioè sabotaggi, cyberattacchi e droni senza una guerra dichiarata.
La tregua energetica: sì da Kiev, no da Mosca
Il contesto spiega il tono del comandante. Nelle ore precedenti il presidente americano Donald Trump ha annunciato sui suoi canali social una tregua sugli attacchi alle infrastrutture energetiche tra Russia e Ucraina. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha detto di non essere stato informato in anticipo e ha chiesto a Washington da quando dovrebbe valere. Poi ha accettato, con una condizione: «Se la Russia non rispetta la tregua energetica noi reagiremo».
Il Cremlino non ha confermato alcuna intesa. Il portavoce di Putin ha parlato di contatti in corso e di una possibile tregua limitata al giorno delle elezioni ucraine. Nello stesso momento Mosca ha respinto la proposta di tregua energetica avanzata da Zelensky e ha accusato l’Europa di impedire la fine della guerra. Zelensky ha risposto con una battuta amara: Putin non legge i social di Trump e «i suoi droni Shahed seguono istruzioni diverse».
Ucraina al buio e 1.600 nuove sanzioni
Nella notte tra l’11 e il 12 ottobre, secondo le autorità ucraine, i raid russi hanno colpito centrali e reti elettriche in diverse regioni. Kiev denuncia l’attacco a una centrale di Kharkiv e blackout in varie zone del Paese. Siamo a metà ottobre: in Ucraina le temperature notturne scendono già verso lo zero, e togliere la luce vuol dire togliere riscaldamento e acqua a intere città.
La risposta dell’Unione europea è arrivata nelle stesse ore. Il Consiglio ha adottato un nuovo pacchetto con quasi 1.600 voci dirette contro il complesso militare-industriale russo. Più della metà riguarda la filiera dei missili balistici: aziende, intermediari e componenti che servono a costruire le armi usate contro le centrali ucraine. L’Alta rappresentante Kaja Kallas, arrivando al Consiglio Affari esteri in Lussemburgo, ha detto che la tregua energetica è una buona notizia solo se la Russia la rispetta.
La contraddizione di Mosca: la garanzia del 1994 e i carri armati del 2022
Chi oggi accusa l’Europa di bloccare la pace è lo stesso governo che firmò una garanzia precisa e poi la ruppe. Il 5 dicembre 1994, con il Memorandum di Budapest, la Russia si impegnò insieme a Stati Uniti e Regno Unito a rispettare i confini dell’Ucraina. In cambio Kiev consegnò le testate nucleari ereditate dall’Unione Sovietica. Nel 2014 Mosca si è presa la Crimea. Il 24 febbraio 2022 ha invaso il resto del Paese.
Anche l’argomento dell’espansione della Nato non regge ai fatti. Finlandia e Svezia sono rimaste neutrali per decenni e hanno chiesto di entrare solo dopo l’invasione: Helsinki è membro dall’aprile 2023, Stoccolma dal marzo 2024. Il confine diretto tra Alleanza e Russia si è allungato di circa 1.300 chilometri, più o meno la distanza tra le Alpi e la Sicilia. Non è stata la Nato ad avvicinarsi, sono stati due Paesi liberi a chiedere protezione dopo aver visto cosa succedeva a Kiev.
La promessa di «non un pollice verso est», che circola da anni, fu una frase detta a voce dal segretario di Stato americano James Baker a Gorbaciov nel febbraio 1990. Non è mai finita in un trattato. Il Memorandum di Budapest, invece, è un documento firmato.
I precedenti recenti: droni in Polonia e caccia in Estonia
Grynkewich parla a Varsavia e il luogo non è casuale. Nella notte tra il 9 e il 10 settembre 2025 una ventina di droni russi è entrata nello spazio aereo polacco. Alcuni sono stati abbattuti dai caccia alleati: era la prima volta che la Nato apriva il fuoco su mezzi russi sopra il territorio di un membro. Il 19 settembre 2025 tre caccia MiG-31 russi hanno violato il cielo dell’Estonia per circa 12 minuti.
In entrambi i casi l’Alleanza si è difesa senza colpire un metro di territorio russo. Questo è il punto che chi parla di provocazioni ignora: l’articolo 5 del Trattato del 1949, per cui un attacco a uno è un attacco a tutti, è stato invocato una sola volta nella storia, dopo l’11 settembre 2001, in soccorso degli Stati Uniti. Mai contro la Russia.
Il punto debole: la credibilità si paga con i bilanci
La deterrenza funziona se chi la minaccia ci crede. Al vertice dell’Aia del giugno 2025 i 32 alleati hanno promesso di portare la spesa per la difesa al 5% del prodotto interno lordo entro il 2035, contro il vecchio obiettivo del 2%. Per l’Italia, che il 2% lo ha raggiunto solo di recente, vuol dire più che raddoppiare la spesa attuale in dieci anni.
Qui sta la vera fragilità. Nel febbraio 2024 Trump disse in un comizio che avrebbe incoraggiato la Russia a fare ciò che voleva con gli alleati che pagavano poco. Oggi lo stesso presidente annuncia tregue che Mosca non conferma. Chi dubita della fermezza di Washington ha un motivo documentato. Per questo la risposta non può essere aspettare gli americani, ma rendere l’Europa capace di difendersi da sola.
Cosa chiediamo
Il governo italiano presenti in Parlamento un calendario con cifre e voci di spesa per arrivare all’impegno dell’Aia, invece di rinviare la discussione a ogni legge di bilancio. L’Unione europea mantenga le sanzioni finché continuano i raid sulle reti elettriche ucraine, senza sconti legati a tregue annunciate sui social e mai confermate dal Cremlino. La Casa Bianca dica senza ambiguità che l’articolo 5 vale per tutti i 32 alleati. E Mosca, se vuole essere creduta quando parla di pace, fermi i droni sulle centrali stanotte stessa.
Chi rispetta i confini degli altri non ha nulla da temere dalla Nato. Chi li ha violati due volte in otto anni, nel 2014 e nel 2022, non può chiamare provocazione la difesa.
Fonti
- SHAPE, Nato (2025). SHAPE welcomes new Supreme Allied Commander Europe.
- Nato (2025). Supreme Allied Commander Europe (SACEUR).
- Nato (2025). Defence investment and NATO’s 5% commitment.
- Nato (2025). Overview – 2025 NATO Summit in The Hague.
