Tajani e i dati sul dark web: nella lista di NoName057(16) anche il procuratore di Roma e il capo della Postale

Nella lista di NoName057(16) ci sono 18 nomi, tra cui procuratori e poliziotti: chi ha diffuso i dati di Tajani sul dark web e chi deve proteggerli.

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Il 7 novembre 2026 il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha denunciato su X che i suoi dati personali sono sul dark web, la parte di internet che si raggiunge solo con browser speciali come Tor. A diffonderli, secondo le ricostruzioni, è il gruppo di hacker filorussi NoName057(16). Gli hacker offrono anche soldi per avere altre notizie su di lui e sulla sua famiglia.

Il ministro non si è limitato a denunciare. «Non mi farò intimidire in nessun modo», ha scritto, e ha indicato il motivo dell’attacco: «La nostra posizione sull’Ucraina è la ragione politica per cui sono entrato nel mirino». Su questo ha ragione. Ma la lista in cui compare il suo nome dice anche un’altra cosa, e riguarda chi in Italia dà la caccia a questi gruppi.

Gli hacker pagano per avere altri dati sul vicepremier e sulla sua famiglia

Antonio Tajani ha scritto che «criminali informatici da giorni hanno diffuso i miei dati personali sul dark web» e che sono «pronti a pagare per altri dettagli su di me e sui miei cari». Non è un furto di password. Sono schede compilate per esporre il ministro e i suoi familiari a nuove minacce.

Secondo le ricostruzioni pubblicate oggi, ogni scheda raccoglie email, numeri fissi e cellulari, contatti Telegram e profili social. Tra le richieste ci sono le password e i dati dei familiari. Il sistema funziona in due tempi: il gruppo paga chi porta informazioni nuove e intanto pubblica quelle che ha già. La pagina si chiama «Tribunale per coloro che meritano un verdetto pubblico». Il nome basta a capire lo scopo.

Chi c’è nella lista di NoName057(16) oltre al ministro degli Esteri

Nella lista di NoName057(16) ci sono 18 persone considerate ostili alla Russia, e quattro sono italiane: Antonio Tajani, il procuratore della Repubblica di Roma Francesco Lo Voi, il capo della Polizia postale Ivano Gabrielli e Paolo Tassan-Zanin, sindaco di Aviano, il comune friulano che ospita la base aerea della Nato e dell’aviazione americana.

Gli altri nomi spiegano molto. Ci sono Michael Schmid, presidente di Eurojust, l’agenzia europea che coordina le procure; Edvardas Šileris, direttore del centro contro il crimine informatico di Europol, la polizia europea; un magistrato della procura di Francoforte; il capo della polizia criminale tedesca. E tre giornalisti investigativi tedeschi. La Procura di Roma, ricordiamolo, lavora proprio su questo gruppo. Nel luglio 2025 un’operazione internazionale coordinata da Europol ed Eurojust, chiamata Eastwood, aveva colpito la rete di NoName057(16).

Questa è la lista di chi dà la caccia agli hacker.

Il collegamento con l’Ucraina indicato dal ministro è vero, ma è solo una parte. La lista colpisce magistrati, poliziotti e giornalisti che hanno indagato sul gruppo. È una ritorsione contro chi fa rispettare la legge. Proprio per questo non riguarda solo un ministro: riguarda lo Stato.

NoName057(16) attacca i siti italiani almeno dal febbraio 2025

NoName057(16) colpisce le istituzioni italiane da anni, soprattutto con attacchi DDoS, che bloccano un sito inondandolo di richieste finte, come mille persone che chiamano lo stesso numero nello stesso momento. Nel febbraio 2025 il gruppo ha rivendicato attacchi ai siti di ministeri, banche, porti e aeroporti, dopo un discorso del presidente Sergio Mattarella a Marsiglia.

I dati pubblici confermano la pressione. Nell’Operational Summary di settembre 2025, l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN) ha contato 270 eventi informatici in un mese, il 103% in più rispetto ad agosto, e 55 incidenti, cioè attacchi andati a segno. L’agenzia ha legato quell’ondata ad attacchi DDoS di gruppi filorussi.

Infografica TuttoNotizie. Attacchi informatici in Italia: il mese dell'ondata filorussa. Eventi informatici in un mese: 270; Incidenti, attacchi andati a segno: 55; Aumento degli eventi su agosto, in %: 103. Fonte: Agenzia per la cybersicurezza nazionale, 2025.
Infografica TuttoNotizie. Fonte: Agenzia per la cybersicurezza nazionale, 2025

La Relazione annuale al Parlamento dell’ACN attribuisce i picchi di febbraio, giugno, settembre e ottobre a quattro campagne distinte di attacchi DDoS rivendicate da gruppi di hacker militanti. Negli ultimi giorni la serie si è allungata. Abbiamo raccontato l’attacco alle caselle mail della Camera, compresa quella da deputata di Giorgia Meloni, e la linea di Guido Crosetto, che ha parlato di guerra ibrida, cioè di attacchi senza armi fatti per destabilizzare un Paese, nel dibattito sugli scontri di Milano.

La storia fin qui

Hacker filorussi contro le istituzioni italiane, fino al caso Tajani

  1. NoName057(16) rivendica attacchi DDoS ai siti di ministeri e forze dell'ordine italiane
  2. Il sito della Farnesina subisce un attacco informatico, fermato dai sistemi di protezione
  3. Guido Crosetto collega gli scontri di Milano alla guerra ibrida
  4. Attacco alle caselle mail della Camera, tra cui quella da deputata di Giorgia Meloni
  5. Antonio Tajani denuncia la diffusione dei suoi dati sul dark web da parte di hacker filorussi

La Farnesina ha una direzione cyber dal 1° gennaio

Antonio Tajani ha spiegato di aver creato al ministero degli Esteri, dal 1° gennaio, una «direzione cyber» contro le incursioni di soggetti «spesso collegati in qualche modo a entità statali a noi ostili». Secondo il ministro, gli hacker reagiscono anche a questo lavoro.

Il sito della Farnesina era già stato preso di mira l’8 ottobre 2026: secondo il ministero l’attacco era stato fermato dai sistemi di protezione. Fermare un attacco a un sito è una cosa. Proteggere i dati di chi lavora per lo Stato è un’altra. Secondo Il Fatto Quotidiano, il primo a ricostruire la vicenda, le schede sarebbero online da almeno due settimane e nessuno sarebbe riuscito a toglierle. Su Tor è molto difficile risalire a chi gestisce una pagina, quindi il ritardo non dimostra negligenza. Ma un ministro che rende pubblica la minaccia dopo giorni deve spiegare cosa sapeva il governo, e da quando.

Una correzione serve, perché in queste ore molti trattano la vicenda come una gaffe personale. Non c’entra un clic sbagliato. Nella stessa lista ci sono il capo della Polizia postale, che di sicurezza informatica vive, e il procuratore che indaga sul gruppo. Gli hacker hanno messo una taglia sui loro avversari, e chi li prende in giro fa il loro gioco.

La Procura di Roma indaga, Meloni chiede la massima determinazione

La Procura di Roma ha aperto un fascicolo dopo una segnalazione della Polizia, secondo le ricostruzioni. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso in una nota «piena solidarietà» a Tajani e ha scritto che la messa in vendita di dati riservati di esponenti delle istituzioni va affrontata «con la massima determinazione».

La solidarietà è giusta, ma non basta. Pochi giorni fa la premier aveva parlato di attacchi informatici anche durante la visita a Fieracavalli a Verona. Adesso la sua «massima determinazione» va messa nei fatti. Il governo deve dire al Copasir, la commissione parlamentare che controlla i servizi segreti, quali dati sono usciti, da dove e chi li sta proteggendo. Lo stesso vale per un sindaco di provincia e per un investigatore della Postale: la protezione non può valere solo per i nomi famosi.

Tajani fa bene a non piegarsi e a rivendicare il sostegno all’Ucraina. Una democrazia che si fa dettare la politica estera da una lista di bersagli non è più libera. Adesso la Procura di Roma dovrà stabilire chi ha raccolto e venduto quei dati, mentre l’ACN e la Polizia postale proveranno a togliere le schede dalla rete. I prossimi passi spettano a loro, ma dal Parlamento il governo deve rendere conto di quanto è esposto chi indaga per conto degli italiani.

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  • Ultimo aggiornamento: 7 novembre 2026, ore 12:05.

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