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Attentati a Milano contro una sinagoga e un luogo di preghiera islamica dell’hinterland: è il piano che la procura attribuisce a un ragazzo di 22 anni della provincia milanese, arrestato la mattina del 29 ottobre 2026 dai carabinieri del Ros, il Raggruppamento operativo speciale. Il giudice per le indagini preliminari (gip) del Tribunale di Milano ha disposto per lui la custodia cautelare in carcere.
Il giovane è indagato per addestramento ad attività con finalità di terrorismo. Non è stato condannato: la sua responsabilità la stabilirà un processo. Il quadro che descrivono gli investigatori però è preciso, e non riguarda opinioni. Parla di esplosivi, di armi, di sostanze chimiche.
I carabinieri del Ros hanno trovato piani per ordigni e armi modificate nei dispositivi del 22enne
Nei telefoni e nei computer del 22enne, secondo i carabinieri, c’erano i piani per confezionare ordigni esplosivi e modificare armi da sparo, le ricerche di sostanze chimiche adatte agli esplosivi e materiale suprematista, accelerazionista, xenofobo e negazionista della Shoah. L’Arma parla di indizi raccolti «con profili di significativa gravità indiziaria».
Accelerazionismo è una parola che va spiegata: indica chi vuole far crollare la società con la violenza per ricostruirla secondo un ordine razziale. Tra i file sequestrati, sempre secondo gli investigatori, c’erano proclami ideologici intitolati «testamento» e gli scritti di Anders Breivik. Il ragazzo, per l’accusa, non li teneva per sé: li divulgava e li condivideva.
Chi colpisce chi prega colpisce la Repubblica.
L’articolo 19 della Costituzione garantisce a chiunque il diritto di professare la propria fede. In una sinagoga e in una moschea dell’hinterland milanese ci sono vicini di casa, lavoratori, famiglie. Cittadini.
Il reato contestato punisce chi si addestra da solo con pene da 5 a 10 anni
L’articolo 270-quinquies del codice penale punisce con la reclusione da cinque a dieci anni chi addestra o viene addestrato al terrorismo e, dal 2015, anche chi si procura da solo le istruzioni e compie atti chiaramente diretti a un attentato.
Quell’ultimo pezzo l’ha aggiunto il decreto-legge 18 febbraio 2015, n. 7, convertito dalla legge 17 aprile 2015, n. 43. Risponde a chi si chiede perché si arresti qualcuno che ha solo progettato: la legge non aspetta il sangue. Non punisce però le idee. La Corte di cassazione, con la sentenza n. 15089 del 5 aprile 2019, ha chiarito che non basta raccogliere informazioni o dichiarare le proprie scelte ideologiche: servono comportamenti concreti. Nel caso di Milano, l’accusa indica proprio quelli, a partire dalla ricerca dei composti chimici.
La norma nata nel 2015 contro il jihadismo oggi colpisce un suprematista
Il decreto del 2015 fu scritto, come dice il suo stesso testo, alla luce dei «recenti gravissimi episodi verificatisi all’estero»: erano le settimane dopo la strage nella redazione di Charlie Hebdo a Parigi. Oggi la stessa norma viene applicata a un giovane che, per la procura, si ispirava all’estrema destra.
È giusto così, e la parola da usare è la stessa. Se le accuse reggeranno, questo è terrorismo, con la durezza che riserviamo a quello jihadista. Ogni leader politico che lo derubrica a disagio di un ragazzo confuso sbaglia, a destra come a sinistra. Vale anche al contrario: chi sostiene che il terrorismo in Italia venga sempre da una sola parte dimentica le Brigate rosse, che nel 1978 uccisero Aldo Moro, e gli arresti di jihadisti che le forze dell’ordine compiono ogni anno.
La strage di Utøya e il manifesto di Breivik ispirano ancora gli attentatori
Anders Behring Breivik, estremista norvegese, il 22 luglio 2011 uccise 77 persone: 8 con un’autobomba davanti agli uffici del governo a Oslo e 69 sull’isola di Utøya, quasi tutti ragazzi del campo estivo della gioventù laburista. Il più giovane aveva 14 anni.
Il 24 agosto 2012 il tribunale di Oslo lo condannò a 21 anni di detenzione preventiva, la pena più alta prevista in Norvegia, prorogabile finché resta pericoloso. I giudici norvegesi hanno poi respinto le sue richieste di libertà condizionale. Il suo manifesto invece è uscito dal carcere e dal Paese. Il 15 marzo 2019, a Christchurch, in Nuova Zelanda, un uomo uccise 51 fedeli in due moschee e nel suo scritto indicava Breivik tra le fonti di ispirazione.
L’Italia ha già conosciuto quella violenza. Il 3 febbraio 2018, a Macerata, Luca Traini sparò dalla sua auto contro persone di origine africana e ne ferì 6: è stato condannato a 12 anni con l’aggravante dell’odio razziale, pena confermata in appello. Chi crede che queste azioni siano una reazione all’immigrazione guardi i bersagli: Breivik uccise ragazzi norvegesi, e una sinagoga è il luogo di una comunità che vive in Italia da oltre duemila anni.

Da Utøya a Milano: le stragi suprematiste e l'arresto del 22enne
- Anders Breivik uccide 77 persone a Oslo e sull'isola di Utøya
- Il tribunale di Oslo condanna Breivik a 21 anni di detenzione preventiva
- Luca Traini spara a Macerata contro persone di origine africana: 6 feriti
- A Christchurch un attentatore che cita Breivik uccide 51 fedeli in due moschee
- I carabinieri del Ros arrestano a Milano un 22enne indagato per autoaddestramento al terrorismo
Milano e il rischio attentati: due inchieste per terrorismo in pochi giorni
L’arresto del 29 ottobre è il secondo provvedimento per reati di terrorismo eseguito a Milano in meno di una settimana: il 25 ottobre Youssef Siher, ricercatore trentenne del Bresciano, è stato fermato per istigazione aggravata dalla finalità di terrorismo. Le due indagini sono distinte e non risultano collegate.
Il 24 ottobre, inoltre, erano scattate oltre 150 perquisizioni in 22 città partite da una chat in cui un indagato parlava di rapinare le armi agli agenti. Anche questa è un’inchiesta separata. Il filo comune è un altro: procure e investigatori stanno lavorando prima che qualcuno passi all’azione, ed è esattamente quello che uno Stato serio deve fare.
Tra i nostri lettori, una parte ha previsto che il giovane torni libero in poche ore: lo pensa il 6% dei commenti che abbiamo analizzato. I fatti vanno nell’altra direzione, perché è stato proprio un gip di Milano a firmare la custodia in carcere. Altri chiedono perché non si conoscano nome e volto: il decreto legislativo 188 del 2021 sulla presunzione di innocenza limita ciò che le autorità possono diffondere su un indagato, e la regola vale per tutti, qualunque sia l’ideologia.
Cosa pensano i lettori: Il 22enne arrestato a Milano per terrorismo
Abbiamo letto e classificato uno per uno 65 commenti pubblici. Ogni commento conta una volta sola.
- Il terrorismo viene dalla destra8%
- Governo e Meloni troppo silenziosi6%
- Giudici lo libereranno subito6%
- Colpa di sinistra e immigrazione3%
- Fuori tema o senza opinione77%
Le tesi più sostenute
- 5%I giudici lo rimetteranno in libertà in tempi brevissimi
- 3%Gli stragisti e i terroristi vengono sempre dalla destra
- 3%Meloni e la destra al governo tacciono su questo caso
Le convinzioni dei lettori, verificate
- Falso
I giudici di Milano scarcerano sistematicamente gli arrestati per reati di questo tipo
In questo caso è stato proprio il gip del Tribunale di Milano a disporre la custodia cautelare in carcere. Non esistono dati che provino una scarcerazione sistematica.
Fonte: Arma dei Carabinieri, comunicazione sull'arresto del 29 ottobre 2026
- Falso
Le reazioni violente come questa sono causate dall'immigrazione
Tra i bersagli indicati dagli investigatori c'è una sinagoga, luogo di una comunità presente in Italia da oltre duemila anni. Breivik, il modello citato, uccise ragazzi norvegesi.
Fonte: Arma dei Carabinieri, comunicazione del 29 ottobre 2026; sentenza del tribunale di Oslo, 2012
- Falso
In Italia attentati e stragi sono sempre opera di estremisti di destra
La storia giudiziaria italiana comprende stragi neofasciste ma anche il terrorismo delle Brigate rosse, che nel 1978 uccisero Aldo Moro. Il decreto antiterrorismo del 2015 nacque dopo attacchi jihadisti.
Come abbiamo fatto lo studio
Commenti pubblici sotto i post Facebook di ANSA.it, Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano e nelle discussioni Reddit di r/Italia. Un sistema di intelligenza artificiale ha assegnato ogni commento a una sola categoria; le percentuali le calcoliamo noi sul totale. Nessun commento è citato o attribuito.
Gli scritti di Breivik circolavano online nonostante l’obbligo europeo di rimuoverli entro un’ora
Il regolamento (UE) 2021/784, applicato dal 7 giugno 2022, obbliga le piattaforme a rimuovere o bloccare i contenuti terroristici entro un’ora dall’ordine di un’autorità nazionale.
Eppure, secondo i carabinieri, il 22enne diffondeva e condivideva materiale di propaganda e istigazione. Lo strumento esiste e va usato: chi indaga ha il potere di individuare dove giravano quei testi e farli togliere, e le piattaforme che li ospitavano devono spiegare se li avevano mai visti, segnalati o lasciati lì. Una legge che nessuno applica protegge soltanto chi la viola.
Cosa succede adesso: l’interrogatorio davanti al gip e il possibile Riesame
Entro cinque giorni dall’arresto il 22enne deve essere interrogato dal gip che ha firmato l’ordinanza, e la difesa potrà chiedere entro dieci giorni al Tribunale del Riesame di rivedere la custodia in carcere.
Poi la procura di Milano proseguirà l’analisi dei dispositivi per capire se il ragazzo avesse complici, contatti all’estero o materiale già pronto: oggi questo non risulta dagli atti resi noti. Al termine delle indagini i pubblici ministeri decideranno se chiedere il processo.

Fino ad allora vale la presunzione di innocenza, e la difendiamo. Ma se le accuse reggeranno, questa storia ha un nome solo, e non cambia con il colore di chi la scrive: terrorismo.
Come abbiamo lavorato
- Abbiamo consultato 3 documenti e fonti ufficiali, elencati in fondo all’articolo.
- Abbiamo letto e classificato 65 commenti pubblici dei lettori per capire dubbi e domande a cui rispondere.
- Distinguiamo i fatti accertati da quello che è solo sostenuto dalle parti, e lo diciamo nel testo.
- Ultimo aggiornamento: 29 ottobre 2026, ore 13:20.
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Fonti
- Normattiva (2015). Decreto-legge 18 febbraio 2015, n. 7, Misure urgenti per il contrasto del terrorismo.
- Camera dei deputati (2015). Dossier sulla conversione in legge del decreto-legge n. 7 del 2015.
- Unione europea, EUR-Lex (2021). Regolamento (UE) 2021/784 relativo al contrasto della diffusione di contenuti terroristici online.
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