Cosa succede a Torino oggi: al corteo Usb la Guardia di finanza abbassa gli scudi davanti all’A4

Scudi abbassati in piazzale Romolo e Remo, cariche in piazza Castello: cosa succede a Torino oggi con lo sciopero Usb e cosa rischia chi blocca l'A4.

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Cosa succede a Torino oggi, venerdì 30 ottobre 2026: nel pomeriggio il corteo dello sciopero generale dell’Unione sindacale di base (Usb) è arrivato in piazzale Romolo e Remo, in fondo a corso Giulio Cesare, davanti all’ingresso dell’autostrada A4 Torino-Trieste. I manifestanti hanno chiesto al cordone della Guardia di finanza di abbassare gli scudi, e i finanzieri lo hanno fatto. In quella rotonda non ci sono stati scontri.

Il corteo dell’Usb è partito da Palazzo di Città verso Torino Nord

Il corteo torinese dell’Usb è partito in mattinata da piazza Palazzo di Città, dietro lo striscione «Stop carovita no alla guerra no al riarmo noi produciamo ricchezza voi ladri di futuro», e migliaia di persone hanno attraversato la città verso Torino Nord. Lo slogan nazionale della giornata era «Abbassate le armi, alzate i salari». I cortei si sono tenuti in oltre 50 città italiane.

Il percorso era annunciato da giorni, come lo sciopero generale con treni fermi per 24 ore e il Viminale in allerta. Alle 9.20 si è mosso anche lo spezzone degli studenti, partito dal Campus universitario Luigi Einaudi, occupato da lunedì. Due cortei, una sola città, e per qualche ora due modi molto diversi di stare in piazza.

Davanti all’A4 la Guardia di finanza ha abbassato gli scudi

Sulla rotonda di piazzale Romolo e Remo, all’imbocco dell’A4, la Guardia di finanza ha abbassato gli scudi dopo che i manifestanti avevano scandito in coro «Giù gli scudi», e la folla ha risposto con un applauso. Polizia e finanzieri presidiavano l’ingresso, che era stato chiuso.

Poco prima, dal camion dell’Usb, una voce aveva parlato al cordone: «Questa è una dimostrazione che noi non siamo violenti. Qui il conflitto non lo vogliamo. Noi non siamo contro nessuno. Noi siamo solo contro la miseria». E poi, rivolta agli uomini in divisa: «Cara Guardia di finanza, fate i bravi. Siete i nostri fratelli». Mentre la folla esultava, dalla folla qualcuno ha gridato: «Abbiamo bloccato la tangenziale».

Quel gesto non è stato una resa. È stata una scelta professionale, presa da chi aveva davanti una folla che non cercava lo scontro e ha deciso di non offrirglielo. Lo stesso corpo, lo scorso inverno, durante il corteo per Askatasuna in corso Regina Margherita, aveva fatto da muro umano per tirare fuori un agente da un blindato in fiamme. Chi sa reggere l’urto sa anche quando non serve.

L’ordine pubblico si difende anche abbassando uno scudo.

Tra gli agenti cresce il disagio per il clima politico intorno alle piazze, come racconta chi dice di non voler essere la controparte dei ragazzi. In queste ore c’è chi sostiene che il governo voglia gli scontri e chi sostiene che l’opposizione cerchi un martire. Su quella rotonda, oggi, i fatti hanno smentito entrambe le tesi: nessuno ha cercato il sangue, né dentro né davanti al cordone.

In piazza Castello cariche e idranti contro lo spezzone staccato dal corteo

In piazza Castello la polizia ha usato cariche e idranti contro un gruppo di studenti, autonomi e militanti dei Cobas che si era staccato dal corteo principale e si era avvicinato ai cordoni messi a protezione della Prefettura. All’altezza di Porta Susa, in testa a quello spezzone, erano comparsi dei pannelli usati come scudi.

Torino ha dato oggi due immagini, e solo una era quella della violenza. Il quadro nazionale è lo stesso. A Milano 30mila persone sono rimaste sulla Tangenziale Est per 90 minuti senza scontri, mentre a Mestre sette agenti sono rimasti contusi. A Roma un gruppo di circa 300 persone si è staccato dal corteo e ha lanciato oggetti e bottiglie contro la polizia in via Claudia, al Celio. In piazza la differenza la fanno sempre i comportamenti dei singoli gruppi, non la sigla che ha convocato il corteo.

Lo sciopero era stato dichiarato illegittimo e precettato nei trasporti

La Commissione di garanzia per l’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali aveva giudicato illegittimo lo sciopero generale di 24 ore proclamato dall’Usb, e il 27 ottobre il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha firmato l’ordinanza di precettazione n. 204T per il settore dei trasporti. Diverse aziende hanno quindi revocato o rinviato lo stop, come il rinvio comunicato dall’Ente autonomo Volturno.

L’Usb ha confermato lo sciopero lo stesso e ha annunciato che non avrebbe rispettato l’ordinanza. Qui il sindacato ha torto. La precettazione si può contestare davanti a un giudice, che è la strada prevista dalla legge. Disobbedire per principio insegna invece che le regole valgono solo quando conviene. Dai finanzieri l’Usb ha preteso rispetto, e lo ha ottenuto: lo stesso rispetto lo deve alle regole sugli scioperi. La legge 146 del 1990 prevede sanzioni per i sindacati che non rispettano le decisioni della Commissione, e i vertici dell’Usb dovranno risponderne.

La storia fin qui

Sciopero Usb del 30 ottobre: dal decreto sicurezza al corteo di Torino

  1. Il decreto-legge n. 48 va in Gazzetta Ufficiale: il blocco stradale fatto con il proprio corpo diventa reato
  2. L'Usb prepara lo sciopero generale del 30 ottobre: treni fermi, cortei in tutta Italia, Viminale in allerta
  3. Il ministro Matteo Salvini firma l'ordinanza n. 204T di precettazione nei trasporti
  4. A Torino il corteo Usb arriva all'A4 e la Guardia di finanza abbassa gli scudi

Cosa rischia chi blocca la tangenziale dopo il decreto sicurezza

Con il decreto-legge 11 aprile 2025, n. 48, chi blocca una strada con il proprio corpo rischia la reclusione fino a un mese o una multa fino a 300 euro. Se lo fanno più persone riunite, la reclusione va da sei mesi a due anni. Prima era un illecito amministrativo, punito con una sanzione da 1.000 a 4.000 euro.

Infografica TuttoNotizie. Sciopero Usb del 30 ottobre e blocco stradale in quattro numeri. Anni di carcere massimi per un blocco in gruppo: 2; Euro di multa massima per chi blocca da solo: 300; Euro: vecchia sanzione amministrativa massima: 4.000; Città con cortei per lo sciopero (oltre): 50. Fonte: Decreto-legge 48/2025, Gazzetta Ufficiale n. 85 (2025); cronache del 30 ottobre 2026.
Infografica TuttoNotizie. Fonte: Decreto-legge 48/2025, Gazzetta Ufficiale n. 85 (2025); cronache del 30 ottobre 2026

Gridata come una vittoria, la frase «Abbiamo bloccato la tangenziale» descrive un fatto che la legge in vigore punisce come reato. Il problema, però, sta anche nella legge. Prevedere fino a due anni di carcere per chi resta seduto sull’asfalto in un corteo pacifico è una pena sproporzionata. E una legge che potrebbe trasformare in imputati migliaia di persone in un solo pomeriggio finisce per non essere applicata, il che indebolisce lo Stato invece di rafforzarlo. A inizio giugno 2026 la stessa Procura di Torino ha chiesto di portare la norma davanti alla Corte costituzionale. Il caso riguardava circa duecento persone che avevano occupato per una decina di minuti il raccordo Torino-Caselle. Il Parlamento deve riscrivere quella norma con sanzioni proporzionate, certe e davvero applicate, senza aspettare che lo faccia la Consulta.

Dopo il corteo le verifiche passano alla Procura e alla Commissione di garanzia

Lo sciopero di 24 ore si chiude con la fine della giornata. Le eventuali violazioni accertate, dai blocchi stradali agli episodi di piazza Castello, finiranno nelle informative delle forze dell’ordine alla Procura di Torino. Sul rispetto della precettazione nei trasporti dovrà invece pronunciarsi la Commissione di garanzia. Resta aperta la questione di costituzionalità sollevata dalla Procura sul reato di blocco stradale.

Della giornata torinese resta soprattutto l’immagine della rotonda di piazzale Romolo e Remo: una folla che dichiara di non volere il conflitto e un cordone che le crede, senza perdere il controllo dell’autostrada. È il metodo giusto, e lo hanno applicato uomini in divisa, non chi scrive le leggi. Ora tocca al Parlamento rendere proporzionate le pene, e all’Usb rispondere delle regole che ha scelto di non rispettare.

Come abbiamo lavorato

  • Abbiamo consultato 3 documenti e fonti ufficiali, elencati in fondo all’articolo.
  • Distinguiamo i fatti accertati da quello che è solo sostenuto dalle parti, e lo diciamo nel testo.
  • Ultimo aggiornamento: 30 ottobre 2026, ore 16:36.

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Tag:Sciopero generale