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Venerdì 30 ottobre 2026 la Guardia di Finanza era schierata in tenuta antisommossa davanti alla prefettura di Torino, in piazza Castello. Era il giorno dello sciopero generale e c’era appena stata una carica contro il corteo di studenti e autonomi. Un ragazzo è uscito dal gruppo e si è avvicinato da solo ai finanzieri, con un grande specchio in mano. Sopra c’era scritto: «Volevi diventare questo da piccolo?».
La scena l’ha ripresa il videoreporter Federico Gottardo. Nello specchio si vedono caschi e scudi. Poi il ragazzo parla, senza urlare. «Dobbiamo stare dalla stessa parte, anche voi avete il mutuo da pagare», dice agli agenti. «Non ci credo che volevate fare questo da piccoli, alzare le mani su un ragazzo che chiede lavoro». E alla fine: «Lo so che provocano… ma voi siete meglio, siete le istituzioni».
Su questo il ragazzo ha ragione. Non ha insultato nessuno. Ha detto agli uomini in divisa che rappresentano lo Stato e che dallo Stato ci si aspetta più misura che da chiunque altro. A chi gli risponde di andare a lavorare basta ascoltarlo: era in piazza proprio per chiedere lavoro.
In piazza Castello cariche, idrante e lancio di uova davanti alla prefettura
Venerdì 30 ottobre in piazza Castello le forze dell’ordine hanno caricato il corteo di studenti e autonomi e hanno usato un idrante. Prima, contro lo schieramento che proteggeva la prefettura, erano state lanciate alcune uova. Le cariche sono state definite di alleggerimento, cioè brevi spinte per far arretrare la folla. Dopo, il corteo è ripartito verso il Campus Luigi Einaudi, occupato da lunedì sera, e al microfono è stato annunciato un nuovo presidio in piazza Castello per le 18, organizzato dal coordinamento Torino per Gaza.
La stessa mattina, in un altro punto della città, i finanzieri avevano fatto il contrario: hanno abbassato gli scudi davanti all’autostrada A4, in piazzale Romolo e Remo. Due scene diverse con lo stesso Corpo e lo stesso giorno di sciopero. Il sindaco Stefano Lo Russo, eletto nel 2021 con il centrosinistra, non c’entra con queste scelte: per legge l’ordine pubblico lo decidono il prefetto e il questore. Per questo deve rispondere la Questura di Torino. Al momento non ha detto chi ha ordinato la carica, perché, né se ci sono feriti o denunce.
Chi comanda la Guardia di Finanza e perché era in piazza
La Guardia di Finanza è una forza di polizia a ordinamento militare e dipende dal ministero dell’Economia. Dal maggio 2023 la guida il comandante generale Andrea De Gennaro. Nei servizi di ordine pubblico i finanzieri si affiancano a polizia e carabinieri e seguono le indicazioni del questore. Nella maggior parte dei giorni si occupano di evasione fiscale, contrabbando e frodi. Quando li si manda in piazza, chi ne decide l’impiego ha il dovere di spiegare come vengono usati.
Fra gli agenti, del resto, molti la pensano come il ragazzo. In questi giorni di cortei gli agenti hanno chiesto alla politica di non trasformarli nella controparte dei ragazzi. Lo specchio ha detto a voce alta quello che una parte delle divise pensa già.
Il Quirinale nel 2024: «Con i ragazzi i manganelli esprimono un fallimento»
Il 24 febbraio 2024, dopo le cariche contro gli studenti a Pisa, una nota del Quirinale ha riferito che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva detto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi che «con i ragazzi i manganelli esprimono un fallimento». Nella stessa nota il capo dello Stato ricordava che l’autorità delle forze dell’ordine si misura sulla capacità di garantire insieme la sicurezza e la libertà di manifestare.
Sono passati più di due anni e mezzo. A Torino si carica ancora un corteo di giovani, e a ripetere agli agenti il concetto di Mattarella è un ragazzo con uno specchio. La regola di fondo la scrive l’articolo 17 della Costituzione: i cittadini hanno diritto di riunirsi «pacificamente e senz’armi». Chi lancia oggetti contro un cordone esce da questa tutela. Va identificato e denunciato, con nome e cognome. Lo stesso principio però deve valere anche per chi sta dietro lo scudo.

Gli agenti in tenuta antisommossa in Italia non hanno un codice sul casco
In Italia nessuna legge obbliga chi lavora in ordine pubblico a portare un codice identificativo visibile sul casco o sulla divisa. Eppure dal 2001 il Codice europeo di etica della polizia, approvato dal Consiglio d’Europa, chiede che durante gli interventi l’agente possa sempre dimostrare chi è. Il decreto-legge 11 aprile 2025, n. 48, il cosiddetto decreto sicurezza, ha previsto le telecamere indossabili per i servizi di ordine pubblico. I numeri sui caschi invece no.
Le telecamere servono, ma le immagini restano all’amministrazione che le registra. Un numero sul casco, invece, lo vede chiunque: il cittadino che filma, il giornalista, il magistrato. Così la responsabilità del singolo agente non resta nascosta nel reparto. E protegge prima di tutto l’agente che lavora bene, cioè la grande maggioranza, che oggi paga per gli errori di pochi colleghi impossibili da riconoscere.
Lo Stato si fa rispettare quando si fa riconoscere.
Per la Diaz la Corte europea condannò l’Italia anche per i responsabili mai identificati
Il 7 aprile 2015 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per tortura con la sentenza Cestaro contro Italia. Riguardava l’irruzione nella scuola Diaz-Pertini alla fine del G8 di Genova, nel luglio 2001. Fra i problemi, la Corte segnalò che gran parte degli agenti che avevano picchiato non era mai stata identificata.
Arnaldo Cestaro quella notte dormiva nella scuola. Aveva 62 anni e ne uscì con le ossa rotte. Due anni dopo la sentenza, nel 2017, il Parlamento ha introdotto il reato di tortura. L’altra metà della lezione è ancora in sospeso: un agente in assetto antisommossa, coperto da casco e visiera, oggi è riconoscibile quanto lo era a Genova.
Dalla Diaz allo specchio di Torino: cariche e agenti senza numero
- Al G8 di Genova le forze dell'ordine fanno irruzione nella scuola Diaz-Pertini
- La Corte europea dei diritti dell'uomo condanna l'Italia per tortura nella sentenza Cestaro
- Mattarella a Piantedosi dopo Pisa: «Con i ragazzi i manganelli esprimono un fallimento»
- Viene annunciato lo sciopero generale del 30 ottobre, con cortei in tutta Italia
- Dopo una carica in piazza Castello un ragazzo mostra uno specchio ai finanzieri
Nei giorni scorsi avevamo raccontato lo sciopero generale del 30 ottobre, con il Viminale in allerta per i cortei. Le tensioni erano previste. Proprio per questo la gestione della piazza andava preparata, e adesso va spiegata.
Il giudizio, quindi, è semplice. Chi ha tirato le uova va identificato. La Questura di Torino deve dire pubblicamente chi ha ordinato la carica in piazza Castello e su quali basi, e mostrare le immagini che ha. Al Parlamento tocca la legge sui codici identificativi che aspettiamo dal 2001. I prossimi passi sono già in programma: alle 18 c’è il presidio di Torino per Gaza nella stessa piazza, il Campus Einaudi resta occupato e si aspetta il bilancio ufficiale della Questura su feriti e denunce. Lo specchio l’ha portato un ragazzo. Il numero sul casco lo deve mettere lo Stato.
Come abbiamo lavorato
- Abbiamo consultato 2 documenti e fonti ufficiali, elencati in fondo all’articolo.
- Distinguiamo i fatti accertati da quello che è solo sostenuto dalle parti, e lo diciamo nel testo.
- Ultimo aggiornamento: 30 ottobre 2026, ore 17:15.
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Fonti
- Senato della Repubblica. La Costituzione, articolo 17.
- Ministero della Giustizia (2015). Sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo del 7 aprile 2015, ricorso n. 6884/11, Cestaro c. Italia.
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