Gian Luigi Beccaria in piazza a Torino a 90 anni: le borse tassate dal 2025 sono quelle per la ricerca

Su Gian Luigi Beccaria e le borse di studio: dal 7 giugno 2025 si paga l'Irpef su quelle per la ricerca post-laurea, non sul dottorato. Norme e prossimi passi.

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Gian Luigi Beccaria, linguista di 90 anni e membro dell’Accademia dei Lincei e dell’Accademia della Crusca, ha sfilato sabato 7 novembre 2026 a Torino. Era nel corteo di studenti, lavoratori e agricoltori contro il carovita e contro il governo di Giorgia Meloni. In via Po, accanto alla moglie Marinella, ha accusato l’esecutivo di aver tassato le borse di studio. L’accusa poggia su una norma precisa, approvata nel 2025.

Il corteo era partito alle 15 da piazza Castello. Lo apriva un trattore degli agricoltori e dietro camminavano alcune migliaia di persone. È finito in piazza Crispi, dove i manifestanti hanno dato fuoco alle copie delle bollette, per protestare contro i rincari della luce. Il professore camminava dietro il trattore, vicino a un furgone con le casse a tutto volume. Al giornalista Maurizio Crosetti di Repubblica ha spiegato così perché era lì: «Sono venuto per testimoniare. Questo governo deve andare a casa».

Chi è Gian Luigi Beccaria, il giudice di «Parola mia»

Gian Luigi Beccaria è un linguista e critico letterario nato a Mondovì, in provincia di Cuneo, il 27 gennaio 1936. È professore emerito dell’Università di Torino ed è membro dell’Accademia della Crusca, dell’Accademia nazionale dei Lincei e dell’Accademia delle Scienze di Torino. Per molti italiani resta il volto di «Parola mia», il quiz sulla lingua italiana condotto da Luciano Rispoli e trasmesso da Rai 1 dal 1985 al 1988. Era lui a giudicare le risposte dei concorrenti.

Dietro la notorietà televisiva ci sono cinquant’anni di insegnamento e una lunga serie di libri. Tra questi L’autonomia del significante, Italiano antico e nuovo, I nomi del mondo, Sicuterat, dedicato al latino rimasto nella lingua di chi non lo ha studiato, e il Dizionario di linguistica che ha curato per Einaudi. Si può non essere d’accordo con quello che ha detto in via Po. Ma un uomo di 90 anni che va in piazza esercita gli stessi diritti di un ventenne: la Costituzione li garantisce all’articolo 17, che riguarda la libertà di riunirsi, e all’articolo 21, che riguarda la libertà di dire ciò che si pensa. L’età non è un argomento.

Torino è in piazza da due settimane

Il corteo del 7 novembre è stato il terzo grande appuntamento in città in poco più di dieci giorni. Il Campus Luigi Einaudi è occupato dagli studenti dal 26 ottobre. Il 30 ottobre, durante lo sciopero generale, Chiara Appendino aveva sfilato difendendo i giovani in piazza. Nel frattempo la manovra è arrivata in Parlamento con un taglio alla scuola che vale 6.974 posti in meno dal 2027, approvato anche con il voto di Matteo Salvini in Consiglio dei ministri. Beccaria è entrato in questo clima con una frase sola: «Di scuola non si parla mai abbastanza: questo governo è riuscito a tassare persino le borse di studio, è un record del mondo».

La storia fin qui

Borse di studio tassate e cortei di Torino: le tappe

  1. La legge 476 esenta dall'Irpef le borse di dottorato di ricerca
  2. Con la norma del governo Meloni si paga l'Irpef sulle borse di ricerca post-laurea
  3. Chiara Appendino sfila al corteo dello sciopero generale a Torino
  4. Matteo Salvini: «Non ne sapevo niente» sul taglio alla scuola previsto dalla manovra
  5. Gian Luigi Beccaria, 90 anni, sfila a Torino nel corteo contro il carovita

Dal 7 giugno 2025 si pagano le tasse sulle borse di ricerca post-laurea

Le borse di studio tassate dal governo Meloni sono quelle che le università assegnano per fare ricerca dopo la laurea: dal 7 giugno 2025 non sono più esenti dall’Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche. La regola è nata da un emendamento al decreto-legge 7 aprile 2025, n. 45, il cosiddetto decreto Pnrr-scuola, all’articolo 1-bis, comma 4.

Quel comma ha cancellato l’esenzione prevista dall’articolo 4, comma 3, della legge 210 del 1998. Così le borse di ricerca sono diventate redditi assimilati al lavoro dipendente. Il testo però non prevedeva un periodo di transizione, e gli atenei si sono trovati a dover tassare anche borse già in corso. È servito un secondo intervento, l’articolo 5-bis aggiunto in estate al decreto-legge n. 90 del 2025, per stabilire che si pagano le tasse solo sulle borse assegnate dal 7 giugno in poi. Con la risposta a interpello n. 53 del 2026, l’Agenzia delle Entrate ha poi chiarito che pagano l’Irpef anche le borse di ricerca per gli studiosi stranieri, perfino quando sono finanziate con fondi europei del programma Horizon Europe.

Il ministero dell’Università ha spiegato che voleva spingere gli atenei verso forme di contratto più tutelanti per i giovani ricercatori. L’obiettivo è giusto, il metodo no. Si toglie un’agevolazione a chi ha già una borsa prima di aver garantito a tutti un contratto vero, e a pagare sono i ricercatori più giovani e più precari. Le detrazioni del lavoro dipendente alleggeriscono il conto per le borse più piccole, ma il principio cambia: lo Stato si riprende una parte di quello che dà a chi studia.

Le borse di dottorato restano esenti, come prevede una legge del 1984

Le borse di dottorato di ricerca continuano a non pagare l’Irpef: le esenta la legge 13 agosto 1984, n. 476, e la norma del 2025 non le ha toccate. Lo ricorda anche l’Università di Bergamo nelle norme fiscali per i dottorandi: la borsa di dottorato è esente qualunque sia l’importo. Sulla borsa si pagano invece i contributi Inps alla gestione separata.

Il «record del mondo» è uno slogan da corteo, e come misura non regge. Nel resto, però, il professore ha ragione. La norma non riguarda tutte le borse, ma colpisce quelle dei giovani ricercatori, cioè le persone che lo Stato dovrebbe trattenere in Italia. L’articolo 34 della Costituzione chiede alla Repubblica di aiutare i capaci e meritevoli anche con le borse di studio. Per un Paese liberale la borsa è lo strumento più giusto che ci sia, perché premia chi studia e non chi eredita.

Il merito di chi fa ricerca non si tassa.

La conseguenza è una sola. L’esenzione sulle borse di ricerca post-laurea va ripristinata finché ogni ateneo non è in grado di offrire contratti di ricerca finanziati. E la ministra dell’Università Anna Maria Bernini deve dire quanti borsisti hanno pagato la nuova imposta e quanti, nel frattempo, hanno ottenuto un contratto.

Nella manovra 2027 le università potranno assumere meno per un anno

Il disegno di legge di bilancio 2027 abbassa al 75% il turn-over delle università statali per il 2027: per ogni 100 posti lasciati liberi da chi va in pensione o se ne va, se ne potranno coprire 75. Il taglio, ricostruito dalla Flc Cgil, il sindacato dei lavoratori della conoscenza, vale anche per gli enti di ricerca.

Infografica TuttoNotizie. Manovra 2027, il turn-over delle università statali anno per anno. 2026: 100%; 2027: 75%; Dal 2028: 100%. Fonte: Ddl di bilancio 2027, sintesi Flc Cgil (2026).
Infografica TuttoNotizie. Fonte: Ddl di bilancio 2027, sintesi Flc Cgil (2026)

Nel 2026 la quota è al 100% e dal 2028 tornerà al 100%: in mezzo resta un anno in cui un posto su quattro non verrà sostituito. Secondo lo stesso sindacato, nel testo non c’è alcuna nuova misura su borse, alloggi o servizi per il diritto allo studio. È lo stesso vuoto che gli studenti del Campus Einaudi denunciano da due settimane.

I prossimi passaggi sono già fissati. La legge di bilancio deve essere approvata dal Parlamento entro il 31 dicembre 2026, e fino ad allora ogni comma si può cambiare con un emendamento. Gli organizzatori del corteo torinese hanno annunciato altre mobilitazioni. Il governo ha quindi più di un mese per correggere la norma sulle borse di ricerca. Il professore che giudicava le parole degli altri, questa volta, ha scelto quelle giuste.

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  • Ultimo aggiornamento: 8 novembre 2026, ore 13:06.

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