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Domenica 25 ottobre 2026 Matteo Salvini, vicepremier e segretario della Lega, è salito sul palco del congresso federale straordinario del partito, all’Allianz MiCo di Milano, e ha rivendicato di aver chiesto lui di tenere la stampa al piano di sotto, lontana dalla sala dei delegati. Il motivo, nelle sue parole, è che «alcuni giornalisti» sono «servi». L’Associazione Stampa Parlamentare ha parlato di «espressioni gravemente ingiuriose».
Salvini ha chiesto lui di separare i cronisti dai delegati
Matteo Salvini ha detto dal palco di aver chiesto personalmente agli organizzatori del congresso di lasciare i giornalisti al piano di sotto, mentre militanti e delegati stavano nella sala al secondo piano, chiusa alla stampa. La frase intera è questa: «Ho chiesto io agli organizzatori di lasciare i giornalisti al piano di sotto», per non «inquinare delegati e militanti che non meritano di essere circondati da certa gente che non è qua per raccontare la Lega».
Poi è arrivato l’affondo. «Anche oggi alcuni giornalisti servi stanno scrivendo», ha proseguito, chiudendo la frase con una volgarità. E ancora: «Da 40 anni cercano di stroncare la Lega». Ai militanti ha consigliato di non leggere i giornali in questi giorni.
Poche ore dopo Salvini è stato rieletto segretario federale per la quarta volta, con 465 voti contro i 146 dello sfidante, il senatore Massimo Garavaglia. Resterà in carica fino al 2030. Al congresso erano attesi 705 delegati da tutta Italia. Quando, dopo il voto, i cronisti gli hanno fatto notare che gli attacchi non erano passati inosservati, il vicepremier ha risposto con una battuta: «Mi pento e mi dolgo». Una battuta non è una scusa.

L’Associazione Stampa Parlamentare parla di espressioni gravemente ingiuriose
L’Associazione Stampa Parlamentare ha espresso in una nota «sconcerto» per le parole di Salvini, che ha rivendicato l’esclusione della stampa dalla sala, ricorda l’associazione, «da iscritto all’ordine dei giornalisti». Per l’associazione quelle frasi sono «espressioni gravemente ingiuriose» e il giornalismo è «l’esercizio di un fondamentale diritto costituzionale».
Non è una lite tra addetti ai lavori. L’associazione riunisce i giornalisti accreditati alla Camera e al Senato, cioè le persone che ogni giorno seguono il lavoro del governo in cui Salvini è vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. Sono gli stessi cronisti che fanno domande sul ponte sullo Stretto, sui treni in ritardo, sulle scelte del suo ministero.
Alfonso Raimo guida l’associazione dei cronisti parlamentari da maggio
Alfonso Raimo guida l’Associazione Stampa Parlamentare dal 20 maggio 2026, quando i soci lo hanno eletto presidente insieme alla vicepresidente Mara Montanari, come ha comunicato la Federazione nazionale della stampa italiana. Il nuovo consiglio direttivo è in carica da cinque mesi.
Alla protesta dell’associazione si sono aggiunti gli altri organismi della categoria. Alessandra Costante, segretaria generale della Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), il sindacato dei giornalisti, ha chiesto a Salvini un «atto di coerenza»: restituire la tessera di un ordine che, secondo le sue stesse parole, sarebbe «popolato da servi».
Il vicepremier è iscritto all’Ordine che oggi gli chiede di ritirare gli insulti
Matteo Salvini è giornalista professionista, iscritto all’Ordine dei giornalisti, e proprio l’Ordine gli ha risposto con le parole più dure. Il presidente nazionale Carlo Bartoli, in una dichiarazione pubblicata dall’Ordine, ha scritto che per il vicepremier i giornalisti si dividono in «servi» e amici e che in democrazia la stampa continuerà a dare notizie sgradite.
Qui i conti non tornano. Salvini accusa i cronisti di essere servi, ma un giornalista servile non dà fastidio a nessuno: lo si fa sedere in prima fila e lo si lascia scrivere. Lontano dalla sala si manda chi fa domande e scrive cose che non piacciono. La parola usata e la decisione presa raccontano due storie opposte.
Al piano di sotto non si manda chi applaude.
Non è la prima volta. A settembre, dal palco di Pontida, Salvini aveva invitato alcune testate a «sciacquarsi la bocca» e aveva parlato di giornalisti «servi di un regime destinato a morire». E il vizio non ha colore: nel novembre 2018 Luigi Di Maio, allora vicepremier e capo politico del Movimento 5 Stelle, definì «infimi sciacalli» i cronisti che avevano seguito il processo a Virginia Raggi. Chi governa e insulta la stampa sbaglia sempre, qualunque sia il suo partito.
C’è anche chi pensa che quei «servi» siano i giornalisti dei quotidiani vicini alla destra. Non è così: dal palco Salvini ha citato Repubblica e il Corriere della Sera, accusati di aver già scritto le liste elettorali della Lega. A quali altri giornalisti pensasse, Salvini non lo ha detto.
L’Italia è scesa al 56° posto nella classifica di Reporters sans frontières
Nella classifica 2026 di Reporters sans frontières, l’organizzazione internazionale che ogni anno misura la libertà di stampa in 180 paesi, l’Italia è al 56° posto, sette posizioni sotto il 49° del 2025, come ha riportato l’Ordine dei giornalisti sul rapporto Rsf 2026. In un solo anno abbiamo perso terreno su sette paesi.

Quel numero non dipende da una sola frase detta a Milano. Pesa però ogni volta che un uomo di governo tratta i cronisti come nemici. Lo abbiamo visto nelle ultime settimane con l’addio di Sigfrido Ranucci a Report dopo vent’anni, e lo vediamo oggi con un vicepremier che sceglie chi può stare nella stanza e chi no. Pochi giorni fa lo stesso Salvini annunciava ai giornalisti mezzi Lince e droni per i parà a Milano: quando serve un microfono, la stampa va bene a tutti.
Libertà di stampa in Italia nel 2026, fino al congresso della Lega
- Reporters sans frontières pubblica la classifica 2026: l'Italia scende al 56° posto dal 49°
- L'Associazione Stampa Parlamentare elegge presidente Alfonso Raimo
- Sigfrido Ranucci lascia Report dopo 20 anni
- Salvini rivendica di aver tenuto i giornalisti lontani dai delegati al congresso della Lega
Il vicepremier deve scusarsi e aprire le sale a tutti i cronisti
Matteo Salvini deve ritirare la parola «servi» e chiedere scusa all’Associazione Stampa Parlamentare e all’Ordine di cui fa parte. L’articolo 21 della Costituzione stabilisce che la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Un partito organizza i suoi spazi come vuole, ma un ministro della Repubblica che separa i giornalisti in base a chi considera servi tradisce lo spirito di quella regola.
Alla Lega chiediamo una cosa semplice: dal prossimo appuntamento pubblico, i cronisti accreditati entrano nella sala dove si decide, tutti e senza eccezioni. A Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, chiediamo di dire con chiarezza se il suo vicepremier parla anche a nome del governo quando chiama servi i giornalisti. Oggi tocca a quelli che non piacciono a Salvini. Domani potrebbe toccare a quelli che piacciono a noi.
Un ministro non sceglie i suoi giornalisti. Le porte chiuse non rendono forte nessun partito.
Come abbiamo lavorato
- Abbiamo consultato 3 documenti e fonti ufficiali, elencati in fondo all’articolo.
- Distinguiamo i fatti accertati da quello che è solo sostenuto dalle parti, e lo diciamo nel testo.
- Ultimo aggiornamento: 25 ottobre 2026, ore 20:49.
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Fonti
- Ordine dei giornalisti (2026). Bartoli: Salvini divide i giornalisti in «servi» e amici, ma in democrazia continueremo a dare notizie sgradite.
- Ordine dei giornalisti (2026). Reporters sans frontières: Italia retrocede al 56° posto nella classifica.
- Fnsi (2026). Associazione Stampa Parlamentare, Alfonso Raimo nuovo presidente.
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