Parà a Milano, 500 militari fino al 31 dicembre: Salvini annuncia Lince e droni, Crosetto parla di supporto

Parà a Milano: 500 militari della Folgore fino al 31 dicembre, spesa 4,7 milioni. Cosa prevede il decreto e cosa dicono Salvini e Crosetto.

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I parà a Milano sono arrivati. Sono i 500 militari della brigata Folgore che il governo ha mandato in città dopo gli scontri del 17 e 18 ottobre. Resteranno fino al 31 dicembre e costeranno 4,7 milioni di euro. Il vicepremier Matteo Salvini dice che potranno intervenire con i blindati Lince e con i droni. Il ministro della Difesa Guido Crosetto li presenta invece come un supporto alle forze di polizia.

La notizia conta perché due ministri dello stesso governo descrivono in modo diverso la stessa missione, alla vigilia di un fine settimana a rischio. La nostra posizione è netta: i blindati e i droni dell’Esercito devono restare fuori dai cortei. Dal 1981 la legge affida l’ordine pubblico al ministro dell’Interno, ai prefetti e ai questori, non ai soldati. Chi ha devastato Milano va identificato e processato. Per farlo servono indagini, non annunci.

Cosa è successo a Milano il 17 e 18 ottobre

Sabato 17 ottobre una manifestazione contro il carovita, il prezzo della benzina e le tasse è finita in guerriglia. In piazza Duomo centinaia di giovanissimi vestiti di nero hanno lanciato bombe carta, transenne e bottiglie. La polizia ha dovuto arretrare e la piazza è stata occupata. Scontri ci sono stati anche a Torino e a Bologna.

Domenica 18 ottobre i disordini sono ripresi in centro, con negozi assaltati. Le persone fermate sono state circa 50, quasi la metà minorenni. Le proteste erano state lanciate su TikTok, Telegram e Instagram da gruppi nati da poche settimane, senza un capo riconoscibile.

Cosa prevede il decreto del 20 ottobre per i 500 militari

Il 20 ottobre il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge di otto articoli. Un decreto-legge vale da subito, ma il Parlamento deve trasformarlo in legge entro 60 giorni, e può modificarlo. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo ha firmato.

Il testo introduce il reato di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, punito con il carcere da 2 a 5 anni e una multa fino a 20.000 euro. Rende più facile processare i ragazzi dai 14 anni in su e prevede multe da 500 a 1.000 euro per i genitori. Estende inoltre il fermo preventivo fino a 12 ore anche ai luoghi affollati.

L’articolo 8 riguarda i soldati: 500 militari in più a Milano fino al 31 dicembre, per 4,7 milioni di euro. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, nella conferenza stampa del 20 ottobre, ha spiegato che il contingente sarà messo a disposizione delle autorità di pubblica sicurezza per «concorrere ai servizi» di controllo del territorio. Il 21 ottobre il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduto da Piantedosi a Milano, ha deciso come impiegarli.

Crosetto aveva chiesto di più. Il 19 ottobre, su X, voleva per i militari i poteri delle forze di polizia per tre mesi. Quella norma non è entrata nel decreto.

Salvini e Crosetto, due versioni della stessa missione

Il 19 ottobre Salvini ha rivendicato sui social l’arrivo dei 500 militari per difendere Milano. Lo stesso giorno Crosetto ha scritto su X: «È facile annunciare militari in più senza nemmeno affrontare il problema di cosa dovranno fare e come potranno farlo».

Il 22 ottobre, dalla prefettura di Milano, Salvini ha detto che i parà dovranno «garantire l’ordine pubblico, insieme alle altre forze dell’ordine». Ha aggiunto che potranno intervenire «coi Lince, coi droni». I Lince sono i blindati leggeri dell’Esercito, usati anche nelle missioni in Afghanistan. Salvini ha detto di augurarsi che i parà restino a Milano «per anni». Ha raccontato anche di aver detto al prefetto che al congresso della Lega, nel fine settimana, ci saranno «1500 delegati leghisti pronti a intervenire in caso di necessità».

Crosetto, che dei soldati è il responsabile politico, ha dato un’altra versione. Sempre su X ha scritto che «i militari dovrebbero fare i militari e le forze di polizia le forze di polizia». Ha ricordato che i soldati possono usare le fascette per bloccare una persona fermata, ma solo attorno alle stazioni, «quindi non nelle vie di Milano».

Qui sta il punto debole. Il decreto parla di militari che concorrono al controllo del territorio. Salvini, che guida i Trasporti e non la Difesa né l’Interno, parla di ordine pubblico, blindati e droni. Secondo la Repubblica, polizia e carabinieri hanno accolto i rinforzi con freddezza e il Viminale non ha commentato l’annuncio. Un ministro senza competenza sulla missione non può descriverne le regole. E l’ordine pubblico non si affida a delegati di partito, nemmeno per battuta.

Chi comanda in piazza secondo la legge

La legge 121 del 1981 dice che il ministro dell’Interno è il responsabile dell’ordine e della sicurezza pubblica. Sul territorio decidono il prefetto e il questore. Polizia e carabinieri sono addestrati a gestire una folla, a contenere e a separare. L’Esercito è addestrato a combattere: un casco e uno scudo non cambiano questo mestiere.

I soldati nelle città non sono una novità. L’operazione Strade Sicure parte nell’agosto 2008, con il governo Berlusconi, e 3.000 militari. La legge 125 del 2008 dà loro le funzioni di agenti di pubblica sicurezza: possono identificare e perquisire, ma non svolgere indagini. Oggi, ha ricordato Crosetto, i militari impiegati sono circa 6.800. Presidiano stazioni, ambasciate e luoghi sensibili. Non fronteggiano cortei.

La gestione di una piazza, del resto, è difficile anche per chi la fa di mestiere. Per l’irruzione nella scuola Diaz al G8 di Genova del 2001, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per tortura nel 2015, con la sentenza Cestaro. Nel 2017 il Parlamento ha introdotto il reato di tortura.

Quanto costa la missione e le voci da correggere

Il costo è scritto nel decreto: 4,7 milioni di euro fino al 31 dicembre. Vuol dire circa 9.400 euro per ogni militare, per poco più di due mesi. Chi chiede il conto ha ragione, e il conto c’è. Manca invece un documento pubblico che dica dove opereranno i soldati, con quali compiti e con quali mezzi.

Circolano altre convinzioni. Si parla di agenti infiltrati tra i manifestanti per far scoppiare gli scontri: a oggi non esiste alcuna prova, e senza prove resta una voce. Si parla di una deriva da ventennio: il decreto è firmato dal capo dello Stato e passa al voto del Parlamento. Il rischio vero è la confusione su chi comanda, non la dittatura. E chi ha incendiato e saccheggiato non era un gruppo di studenti pacifici: va processato come chiunque altro.

Il sindaco Giuseppe Sala, in un’intervista, ha detto sì ai militari, ma ha chiesto un piano nazionale per l’adolescenza. Ha ragione su un punto: quasi la metà dei fermati era minorenne, e nessun blindato risolve questo problema.

Cosa succede adesso e cosa chiediamo

Il primo test arriva sabato 24 ottobre. Nelle chat il ritrovo più citato è in piazza Duomo alle 15, anche se non risultano cortei autorizzati. Il 30 ottobre è previsto il corteo dello sciopero generale. Entro dicembre il Parlamento dovrà votare il decreto.

Le richieste sono concrete. Il ministro Piantedosi, responsabile dell’ordine pubblico, deve rendere pubblici compiti, zone e regole dei 500 militari. Deve dire in Parlamento se Lince e droni sono autorizzati e in quali casi. Il Parlamento, nel convertire il decreto, deve scrivere che i soldati non gestiscono i cortei. Salvini deve lasciare gli annunci operativi a chi ne ha la responsabilità per legge.

I soldati della Folgore meritano ordini chiari e scritti, non promesse fatte davanti alle telecamere.

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