Draghi sulle proteste dei giovani: «Comandano gli anziani». Ma in 7 anni tre governi hanno pagato pensioni anticipate

Draghi a Bloomberg: dietro le proteste dei giovani ci sono «aspettative bloccate». I numeri su pensioni, scuola e fughe all'estero che gli danno ragione.

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Mario Draghi, ex presidente della Banca centrale europea ed ex presidente del Consiglio, ha collegato le proteste dei giovani di Milano e Parigi a un blocco delle aspettative. Lo ha detto il 21 ottobre 2026 in un’intervista a Bloomberg, rispondendo alla giornalista Lisa Abramowicz durante una conferenza di Citadel Securities a New York. «Quando non c’è crescita, a comandare sono quelli che occupano già le posizioni, gli anziani», ha affermato.

La notizia conta perché la diagnosi arriva da chi ha guidato la Bce e Palazzo Chigi, e perché è corretta. Per noi il punto non è la frase, ma quello che la politica ha fatto negli ultimi 7 anni: tre governi diversi, compreso quello di Draghi, hanno finanziato uscite anticipate dal lavoro con Quota 100, Quota 102 e Quota 103. Ogni euro messo lì è un euro tolto a chi deve ancora cominciare. La violenza nelle piazze va punita, ma il blocco generazionale va sbloccato con le leggi di bilancio, non con le interviste.

Cosa ha detto Draghi a Bloomberg

Draghi ha parlato dopo un fine settimana di disordini in Francia e in Italia. Ha condannato la violenza, che a suo dire «va condannata in ogni circostanza». Poi ha spiegato che i partiti, le dinamiche delle folle e gli scontri «sono amplificatori, più che spiegazioni» del disagio.

«Non è affatto semplice spiegare queste rivolte in tre Paesi diversi; ognuno ha le proprie motivazioni specifiche», ha detto l’ex premier. Il filo comune, secondo lui, sono le elezioni dell’anno prossimo in Italia, Francia e Spagna, ma «questa è solo la cornice». La causa più solida è il blocco delle aspettative: «i giovani hanno la sensazione che nessuno li ascolti».

Il passaggio centrale riguarda la giustizia sociale. «Per i giovani, la giustizia sociale significa giustizia fra generazioni. E quando non c’è crescita, diventa molto difficile mantenerla», ha aggiunto. Draghi ha descritto l’Europa come «una società ricca, certamente, anziana e che non cresce». I ragazzi, ha concluso, «fanno fatica a trovare un lavoro» e si sentono impreparati davanti a una trasformazione tecnologica rapidissima.

Il fine settimana di scontri a Milano e Parigi

Sabato 17 ottobre 2026 le manifestazioni contro il caro vita sono degenerate in guerriglia nel centro di Milano, con cortei e tensioni anche a Torino, Bologna e Brescia. Secondo i dati della Procura di Milano, 271 persone sono state accompagnate in questura e 14 operatori delle forze dell’ordine sono rimasti feriti. Gli arrestati sono 45: 34 minorenni e 11 maggiorenni. Sui minorenni non diamo nomi né dettagli, per legge e per scelta.

Lo stesso giorno in Francia studenti e gilet gialli sono scesi in piazza contro il prezzo dei carburanti e la perdita di potere d’acquisto. Il ministero dell’Interno francese ha contato circa 1.800 fermi in tutto il Paese, molti nella regione di Parigi.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha convocato un vertice sulla sicurezza e il governo ha messo in cantiere un decreto-legge sull’ordine pubblico. La sua posizione è netta: «Ogni reticenza sulle violenze è una giustificazione». Su questo siamo d’accordo. Chi devasta negozi e ferisce agenti deve rispondere davanti a un giudice, a qualunque età e con qualunque motivazione.

Draghi lo aveva già detto nel 2020, poi ha prorogato le uscite anticipate

La diagnosi non è nuova. Il 18 agosto 2020, al Meeting di Rimini, Draghi spiegò che i sussidi servono a sopravvivere ma non bastano, e che «ai giovani bisogna dare di più». Sei mesi dopo era presidente del Consiglio.

Qui sta la contraddizione che pesa anche su di lui. La cronologia è nei testi di legge:

  • Quota 100: introdotta dal decreto-legge 4 del 2019, governo Conte I. Pensione a 62 anni con 38 anni di contributi, in via sperimentale per il triennio 2019-2021.
  • Quota 102: la legge di bilancio 2022, approvata dal governo Draghi, non ha chiuso la stagione degli anticipi. Ha permesso l’uscita a 64 anni con 38 di contributi per tutto il 2022.
  • Quota 103: la legge di bilancio 2023 del governo Meloni ha riaperto la porta a 62 anni con 41 di contributi, poi prorogata nelle manovre per il 2024 e il 2025.

Tre maggioranze diverse, una stessa scelta: pagare chi esce dal lavoro prima dell’età di vecchiaia. Draghi aveva il potere di fermare quel meccanismo e lo ha solo ridimensionato. Dirlo oggi non è un torto al suo ragionamento, è la prova che il suo ragionamento è giusto.

I numeri del blocco: pensioni, scuola, emigrazione, età

I dati che spiegano la rabbia dei ragazzi sono pubblici e vengono da enti che non fanno campagna elettorale.

Pensioni contro istruzione. Nel rapporto Pensions at a Glance 2023 l’Ocse colloca l’Italia tra i Paesi che spendono di più per le pensioni pubbliche, intorno al 16% del Pil, cioè circa un sesto di tutta la ricchezza prodotta in un anno. Per l’istruzione, secondo i conti pubblici elaborati da Eurostat, l’Italia si ferma intorno al 4% del Pil, sotto la media dell’Unione europea. In pratica per ogni euro che lo Stato destina a scuola e università ne mette circa quattro nelle pensioni.

Chi se ne va. Il Cnel, nel rapporto sul mercato del lavoro del 2024, stima che tra il 2011 e il 2023 circa 550mila italiani tra i 18 e i 34 anni si siano trasferiti all’estero. È come se si fosse svuotata una città grande quanto Genova. Lo Stato li ha fatti studiare e oggi producono ricchezza, e pagano le tasse, altrove.

L’età di chi vota. Per l’Istat, al 1° gennaio 2024 l’età media degli italiani era di 46,6 anni. In un Paese così, promettere la pensione anticipata rende voti subito. Investire su chi ha 20 anni, o non vota ancora, rende tra dieci anni. I partiti scelgono di conseguenza, e questo è esattamente il meccanismo che Draghi chiama «comandano gli anziani».

Le reazioni e il punto debole dell’analisi

Chi ha applaudito Draghi ha ragione sulla diagnosi. Chi gli rinfaccia di aver governato senza cambiare le regole ha ragione sui fatti, come mostra la storia di Quota 102. Le due cose stanno insieme.

C’è però un limite nell’intervista. Draghi parla di crescita che manca, ma non dice quali spese tagliare per dare «di più» ai giovani. Senza quella risposta la frase sugli anziani resta una descrizione, non una proposta. Un uomo con la sua autorità pubblica può permettersi di essere concreto.

Resta da accertare quanto abbiano pesato nelle piazze il disagio economico e quanto la semplice voglia di scontro. Lo stabiliranno i processi, non le interviste. Ma il blocco delle aspettative esiste a prescindere dai cortei, e i numeri qui sopra lo dimostrano.

Cosa chiediamo a governo, Parlamento e opposizione

Al governo e al Parlamento chiediamo una cosa precisa per la legge di bilancio 2027: nessuna nuova forma di pensione anticipata, né proroga di Quota 103 né formule sostitutive. Le risorse così liberate vanno indirizzate su tre voci: formazione tecnica e universitaria, sostegno all’affitto per chi ha meno di 35 anni, meno contributi sul primo contratto stabile.

All’opposizione chiediamo di non promettere in campagna elettorale il contrario di quello che critica oggi. Le elezioni del 2027 sono la cornice di cui parla Draghi: è lì che si vedrà chi vuole davvero sbloccare il Paese.

A Draghi chiediamo di completare il ragionamento e dire, con cifre, cosa farebbe oggi di diverso rispetto al 2022.

La violenza nelle strade si ferma con i processi. Il blocco generazionale si ferma con una manovra che, per una volta, non paghi l’anticipo della pensione con i soldi dei figli.

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