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La deputata della Lega Simonetta Matone ha trovato un anello di brillanti nei bagni di Montecitorio, a Roma. Lo ha consegnato al responsabile della sicurezza della Camera e ha chiesto che venisse scritto un verbale. A raccontarlo è stata lei stessa oggi, 22 ottobre. Matone ha passato la vita in magistratura e ha commentato così: «Una cosa normale, ho fatto il magistrato tutta la vita».
Il gesto non ha niente di eroico. È quello che la legge chiede a chiunque trovi un oggetto. La notizia vera è un’altra: la deputata racconta che alcuni colleghi le hanno detto che è «una pazza». Per TuttoNotizie Matone ha ragione, senza riserve. Nel palazzo dove si scrivono le leggi, rispettarle non può passare per una stranezza. Chi ha fatto quella battuta deve dire se scherzava o se lo pensa davvero.
Cosa è successo nei bagni di Montecitorio
Secondo il racconto di Matone, l’anello era appoggiato su una mensola del bagno. «L’ho notato subito, brillava», ha detto la deputata. Lo ha descritto come un anello con due brillanti, «spettacolare», e ha spiegato che le è sembrato vero.
Matone ha fatto anche una stima: «Varrà almeno 30mila euro». Bisogna essere chiari: è una valutazione a occhio, non una perizia. Il valore reale lo conosce solo chi lo ha comprato. Per fare un paragone, 30.000 euro sono più o meno quello che un lavoratore dipendente medio guadagna in un anno, al netto delle tasse.
Da quanto è emerso, il ritrovamento non è avvenuto vicino all’Aula, dove entrano solo i deputati. È avvenuto in una zona del palazzo frequentata anche da funzionari, collaboratori e ospiti. Questo allarga di molto la cerchia delle persone che potrebbero averlo perso.
Poi la consegna. La deputata ha portato l’anello al responsabile della sicurezza e ha preteso un verbale. Ha anche scattato una foto all’oggetto. Il verbale è un documento che fissa luogo, ora e descrizione di quello che è stato trovato. Serve a una cosa semplice: dimostrare cosa è stato consegnato, a chi e quando, così che nessuno possa contestare nulla dopo.
Chi è Simonetta Matone
Simonetta Matone ha lavorato per decenni in magistratura, anche nella giustizia minorile. È diventata un volto noto della politica romana nel 2021, quando il centrodestra l’ha candidata prosindaca di Roma accanto a Enrico Michetti. Nel 2022 è stata eletta alla Camera con la Lega.
Chi ha fatto il magistrato conosce bene le regole sugli oggetti ritrovati. Per questo il suo commento è così asciutto. Per lei restituire non è una scelta morale da esibire, è una procedura da seguire. E la procedura che ha seguito, con la consegna formale e il verbale, è la più corretta possibile.
Cosa dice la legge su chi trova un oggetto
Le regole sono nel codice civile dal 1942. L’articolo 927 stabilisce che chi trova una cosa deve restituirla al proprietario. Se non sa chi sia, deve consegnarla senza ritardo al sindaco del luogo del ritrovamento, spiegando dove e come l’ha trovata.
Gli articoli successivi dicono cosa succede dopo:
- il Comune rende pubblica la consegna, con un avviso sull’albo, perché il proprietario possa farsi avanti;
- se dopo un anno nessuno reclama l’oggetto, questo diventa di chi l’ha trovato;
- se invece il proprietario si presenta, deve pagare un premio al ritrovatore, se questi lo chiede. Per un oggetto di valore il premio è di circa un ventesimo: su 30.000 euro, circa 1.500 euro.
Consegnare l’anello alla sicurezza della Camera, in un palazzo dove gli ingressi sono controllati, è la strada più rapida per farlo tornare a chi l’ha perso.
Tenersi un oggetto trovato, invece, ha un prezzo. Fino al 2016 era un reato, previsto dall’articolo 647 del codice penale. Il decreto legislativo n. 7 del 2016 lo ha trasformato in illecito civile: non si va più davanti al giudice penale, ma resta vietato. Il giudice civile può condannare a risarcire il danno e infliggere una sanzione da 100 a 8.000 euro. Chi pensa che trattenere un oggetto trovato sia ormai lecito si sbaglia.
Perché la reazione dei colleghi è il vero problema
C’è una contraddizione evidente in questa storia. Matone parla di una cosa normale. Secondo il suo racconto, alcuni colleghi parlano di follia. La legge dà ragione a lei. Non sappiamo chi abbia pronunciato quella frase, né con quale tono. Proprio per questo chiediamo che lo chiarisca chi l’ha detta.
Il punto non è una battuta di corridoio. Il punto è il luogo. Un deputato riceve un’indennità di circa 10.400 euro lordi al mese, secondo i dati pubblicati dalla Camera, pagata con le tasse di tutti. Chi scrive le regole per 59 milioni di persone deve essere il primo a trovarle ovvie. Milioni di italiani restituiscono ogni giorno portafogli, telefoni e chiavi senza che nessuno li chiami pazzi e senza finire sulle agenzie di stampa.
Ha fatto notizia un gesto normale, e questo ha irritato molti. Lo capiamo. Ma la notizia non è l’onestà di Matone. La notizia è che, nel cuore delle istituzioni, l’onestà sia stata accolta con una risata.
Va tenuta fuori, invece, un’altra polemica. Chi in queste ore tira in ballo i 49 milioni della Lega mescola due storie diverse. Quella vicenda riguarda i rimborsi elettorali del partito, con una restituzione a rate annuali concordata nel 2018 con la Procura di Genova. Con l’anello di Montecitorio e con la deputata che l’ha consegnato non c’entra nulla.
Di chi è l’anello e cosa succede adesso
Secondo Today.it, la proprietaria sarebbe già stata individuata. Il suo nome non è stato reso noto, ed è giusto così: con ogni probabilità si tratta di una persona privata, che ha diritto alla riservatezza.
Chi reclama un oggetto ritrovato deve dimostrare che è suo. Può farlo con una descrizione precisa, con delle foto o con i documenti d’acquisto. Il verbale voluto da Matone serve anche a questo: confrontare quello che è stato trovato con quello che viene descritto da chi lo reclama.
Chiediamo ai questori della Camera, i tre deputati che sovrintendono ai servizi e alla sicurezza del palazzo, di comunicare con una breve nota quando l’anello sarà tornato a chi lo ha perso. È un atto semplice e chiude la vicenda nel modo giusto. Chiediamo poi ai deputati che hanno dato della pazza a Matone di dire in pubblico se era uno scherzo o se lo pensano davvero. Se era uno scherzo, lo dicano. Se lo pensano davvero, devono spiegarlo agli elettori che li pagano.
Restituire un anello trovato non è follia: è un obbligo di legge dal 1942, e in Parlamento dovrebbe valere più che in ogni altro posto.
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