Sondaggio Piepoli: Fratelli d’Italia al 28%, Lega al 5%. Centrodestra avanti di mezzo punto sul campo largo

Il sondaggio Piepoli dà Fratelli d'Italia al 28% e la Lega al 5%: centrodestra avanti di 0,5 sul campo largo. Perché è un pareggio e cosa dicono gli altri istituti.

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Il sondaggio Piepoli diffuso giovedì 22 ottobre 2026 dà Fratelli d’Italia, il partito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al 28%, mezzo punto in più. La Lega di Matteo Salvini scende al 5%. Alleanza Verdi e Sinistra perde mezzo punto e il centrodestra torna davanti al campo largo di 0,5 punti. La rilevazione è stata realizzata dall’Istituto Piepoli per Agorà, il programma di Rai 3.

La notizia conta perché arriva nel giorno in cui il governo Meloni compie 4 anni esatti e perché molti la raccontano come un sorpasso. Per noi è un pareggio. Mezzo punto sta dentro il margine di errore di qualsiasi sondaggio, che con 1.000 interviste vale circa 3 punti in più o in meno. Il dato politico vero è un altro: dopo 4 anni di governo Fratelli d’Italia resta sopra il 26% preso alle politiche del 2022. Ma un governo si giudica dalle buste paga, e lì i numeri sono meno comodi.

I numeri del sondaggio Piepoli per Agorà

La rilevazione fotografa un centrodestra che si muove al suo interno senza cambiare peso complessivo. Fratelli d’Italia guadagna mezzo punto e sale al 28%. La Lega perde mezzo punto e scende al 5%, alla vigilia del congresso straordinario del partito. Forza Italia resta al 7,5% e Noi Moderati all’1,5%. Futuro Nazionale, il partito fondato a febbraio 2026 dal generale Roberto Vannacci dopo l’uscita dalla Lega, resta al 7%.

Nel campo largo tutti i partiti restano fermi tranne Alleanza Verdi e Sinistra, che cede mezzo punto. Nella precedente rilevazione Piepoli, diffusa a inizio ottobre, il quadro era questo: Fratelli d’Italia 27,5%, Pd 20%, Movimento 5 Stelle 12,5%, Forza Italia 7,5%, Avs 7%, Futuro Nazionale 7%, Lega 5,5%, Azione 3%, Italia Viva 2,5%, +Europa 1,5%. Allora il campo largo era avanti di un punto e mezzo, 43,5% contro 42%, senza contare Sud chiama Nord.

Il sorpasso di oggi nasce quindi da tre spostamenti da mezzo punto ciascuno e dal conteggio di Sud chiama Nord, la lista di Cateno De Luca che vale circa l’1,5% e che da poco ha stretto un accordo con il centrodestra. Spostare una lista da una colonna all’altra basta a cambiare il titolo. Gli indecisi e gli astenuti, nelle rilevazioni Piepoli, sono circa il 30% degli intervistati: quasi un italiano su 3 non dice chi voterebbe.

La supermedia YouTrend dello stesso giorno: Fratelli d’Italia al 27,9%

Il numero 27,9% che circola sui social non è di Piepoli. Viene dalla supermedia Agi/YouTrend del 22 ottobre, cioè dalla media ponderata dei sondaggi pubblicati dai principali istituti nelle ultime 2 settimane. Qui Fratelli d’Italia sale al 27,9% (+0,6), il Pd al 20,3% (+0,3), il Movimento 5 Stelle scende al 12,1% (-0,7). Forza Italia è al 7,3%, Futuro Nazionale al 6,8% (-0,8), Avs al 6,5%, la Lega al 5,6%, Azione al 3,3%, Italia Viva al 2,4%, +Europa all’1,4%, Noi Moderati all’1,1%.

Sul totale delle coalizioni la supermedia dice il contrario di Piepoli: il campo largo è al 44,3% e il centrodestra al 42,9%, contando le nuove liste che si sono aggregate ai due schieramenti. Il sondaggio Noto per Porta a Porta del 20 ottobre dà invece il centrodestra al 44,1% contro un campo largo tra il 43,4% e il 43,9%, a seconda che il candidato sia Elly Schlein o Giuseppe Conte. Swg per La7, il 19 ottobre, mette entrambe le coalizioni sopra il 42% e fa scendere Futuro Nazionale al 5,6%.

Quattro istituti, quattro fotografie, tutte dentro una forchetta di 2 punti. Chi grida al sondaggio truccato deve spiegare perché istituti diversi, per committenti diversi, danno lo stesso risultato: un testa a testa.

Perché mezzo punto non è un sorpasso: il margine di errore

Ogni sondaggio interroga un campione, non tutti gli elettori. Il margine di errore è la forchetta dentro cui può stare il valore vero. Con 1.000 interviste, la misura più usata, vale circa 3 punti in più o in meno per un partito intorno al 50% e circa 2,8 punti per uno al 28%. Una differenza di 0,5 punti tra due coalizioni al 43% ci sta dentro 6 volte. Dire che una è avanti è come dire che un’auto corre più dell’altra quando il tachimetro oscilla di 3 chilometri orari.

La legge 28 del 2000, quella sulla par condicio, impone a chi pubblica un sondaggio di allegare una nota informativa con il numero degli intervistati, le date delle interviste e il metodo di raccolta. Nelle sintesi che girano in rete queste informazioni spariscono quasi sempre, e con loro sparisce la possibilità di pesare il dato. La stessa legge vieta di pubblicare sondaggi nei 15 giorni prima del voto.

I sondaggi non sono inventati. Nel settembre 2022, prima del silenzio elettorale, le ultime rilevazioni davano Fratelli d’Italia tra il 24% e il 25%. Alle urne prese il 26%. La direzione era giusta, il decimale no. È la regola di sempre: fidarsi della tendenza, non dei decimali.

Quattro anni di governo Meloni: il confronto con il voto del 2022

Il governo Meloni ha giurato al Quirinale sabato 22 ottobre 2022, nelle mani del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il passaggio della campanella a Palazzo Chigi avvenne il giorno dopo. Oggi sono 4 anni esatti, e il confronto con il voto del 25 settembre 2022 è il modo più onesto di leggere i sondaggi.

Alla Camera, nel 2022, Fratelli d’Italia prese il 26%, il Pd il 19,1%, il Movimento 5 Stelle il 15,4%, la Lega l’8,8%, Forza Italia l’8,1%, Alleanza Verdi e Sinistra il 3,6%. Oggi Fratelli d’Italia è 2 punti sopra, il Pd 1 punto sopra, il Movimento 5 Stelle 3 punti sotto. La Lega ha perso quasi 4 punti, cioè quasi metà dei suoi elettori, e nel frattempo è nato un partito, Futuro Nazionale, che vale più della Lega stessa. Avs è quasi raddoppiata.

Restare sopra il risultato elettorale dopo 4 anni di governo è un fatto politico vero, perché in Italia non succede quasi mai. Il Pd di Matteo Renzi passò dal 40,8% delle europee del 2014 al 18,8% delle politiche del 2018. Questo è il dato che la presidente del Consiglio può rivendicare. Il sorpasso di mezzo punto, no.

Salari reali: il conto che un sondaggio non misura

Un sondaggio misura l’umore, non il conto della spesa. L’Organizzazione internazionale del lavoro, nel Global Wage Report 2024-2025, ha calcolato che nel 2024 i salari reali italiani erano ancora più bassi dell’8,7% rispetto al 2008. In parole semplici: con lo stipendio di oggi si compra quello che nel 2008 si comprava con 91 euro ogni 100. Il buco viene da lontano e lo hanno scavato governi di tutti i colori. Ma dopo 4 anni ne risponde anche questo governo.

Chi dice che i sondaggi andrebbero fatti a chi non arriva a fine mese ha ragione sul problema, non sul metodo. Il campione è costruito per rappresentare tutti, compresi i redditi più bassi, altrimenti non sarebbe un sondaggio. Il vero vuoto è un altro: alle politiche del 2022 non votò il 36% degli aventi diritto, record negativo della Repubblica. Il 30% di indecisi e astenuti delle rilevazioni Piepoli dice che quel vuoto è ancora lì, e che nessuno dei due schieramenti lo ha riempito.

Cosa succede adesso: il congresso della Lega, le primarie e l’incognita Vannacci

La legislatura scade nel 2027 e le elezioni politiche si terranno entro quell’anno. Tre partite sono aperte. La Lega va al congresso straordinario con un consenso dimezzato rispetto al 2022. Il campo largo deve scegliere tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, e i sondaggi Noto e Piepoli misurano già i due scenari con differenze di pochi decimali. Futuro Nazionale deve decidere se correre da solo o dentro il centrodestra: fuori toglie circa 7 punti all’area di destra, dentro cambia la matematica dei seggi.

Le richieste di TuttoNotizie

Chiediamo tre cose. Alle testate e ai programmi che diffondono i sondaggi, Agorà compreso, di mettere accanto al numero il campione, le date e il margine di errore, nel titolo e non in fondo: lo prevede la legge e lo pretende il buon senso. A Palazzo Chigi, di celebrare i 4 anni con un dato sui salari reali, con fonte e anno, e non con un sondaggio. Alle opposizioni, di smettere di contare sui cali altrui e di presentare un programma e un candidato.

Mezzo punto non è una vittoria. È un pareggio, e il voto del 2027 si deciderà sulle buste paga, non sui decimali.

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Tag:Politica