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Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, ha posto una condizione a Elly Schlein, segretaria del Partito democratico, su Matteo Renzi, leader di Italia Viva. Senza «garanzie politiche» su Renzi e senza una legge seria sul conflitto d’interessi, il M5S resta fuori dalla coalizione di centrosinistra. Lo ha detto il 31 ottobre 2026 su Nove, nella trasmissione «Accordi e disaccordi», e lo ha ripetuto oggi, 1 novembre.
Non è una battuta da talk show. È il terzo avvertimento in un mese, e stavolta Conte ci mette una data: le garanzie vanno date prima delle primarie. Dietro la richiesta c’è una questione seria, la legge sul conflitto d’interessi. Il modo in cui Conte la pone, però, la trasforma in un’arma puntata contro un solo uomo.
Conte chiede a Schlein garanzie politiche su Renzi prima delle primarie
Giuseppe Conte chiede che Elly Schlein, se vincerà le primarie, garantisca prima del voto che Matteo Renzi non potrà mettere in crisi un futuro governo progressista. «Cara Schlein, nel caso dovessi vincere tu le primarie, dobbiamo dirlo prima», ha detto su Nove. Se vincesse lui, ha aggiunto, «le garanzie politiche le darò io».
Nell’intervista a Il Fatto Quotidiano l’ex presidente del Consiglio è andato oltre. «Chiediamo contromisure rispetto a chiunque possa scartare mettendo in difficoltà un nostro governo, altrimenti noi Cinque Stelle non ci staremo». Su Renzi il giudizio è personale: secondo Conte «fa affari in giro per il mondo, vuole fare il leader di un partito politico ed entrare nel governo, semmai con un potere di condizionamento». Poi la formula di rito: nessun veto personale, la legge «vale per chiunque». Nello stesso pacchetto Conte ha messo il no a primarie ridotte a una sfida a due e il ritorno del reddito di cittadinanza. Alla domanda se lo riproporrà, ha risposto: «Certo che sì».
Il problema sta qui. Una regola che vale per chiunque non si chiede in un’intervista come prezzo per l’ingresso di una persona. Si deposita in Parlamento e si fa votare.
La legge sul conflitto d’interessi in vigore risale al 2004 e non riguarda i parlamentari
In Italia il conflitto d’interessi è regolato dalla legge 20 luglio 2004, n. 215, la cosiddetta legge Frattini, che si applica solo a chi ha incarichi di governo e affida i controlli all’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Antitrust). Ha ventidue anni.
L’articolo 1 chiede ai membri del governo di dedicarsi «esclusivamente alla cura degli interessi pubblici» e di non partecipare alle decisioni in cui sono in conflitto. Ma la legge non obbliga a vendere le proprie aziende, non tocca deputati e senatori e non dice nulla sui compensi per consulenze o conferenze pagate da governi stranieri. Un parlamentare che guida un partito e fa il conferenziere all’estero oggi non viola nessuna norma. Proprio per questo una legge nuova serve, e su questo Conte ha ragione.
Renzi nel 2024 si diceva pronto a firmare la proposta del M5S
Matteo Renzi, il 6 febbraio 2024, aveva detto di essere pronto a firmare «domani mattina» la proposta di legge di Conte sul conflitto d’interessi, chiedendo di aggiungere una riga sulla trasparenza. Era la stessa legge che oggi il M5S chiede come garanzia.
Il 3 ottobre 2026, alla Leopolda di Firenze, il leader di Italia Viva ha cambiato tono: «Non devo dare garanzie». Al posto delle garanzie ha proposto un «contratto alla tedesca» sul programma. E oggi a Conte ha risposto che i voti se li conquista da solo, alle primarie. Schlein, l’11 ottobre, aveva liquidato la richiesta così: «L’unica garanzia che posso dare è che non si rifaranno gli errori del 2022».
Nessuno dei tre, finora, ha scritto una riga. Eppure la soluzione l’hanno già detta tutti e due i duellanti: Conte la chiede, Renzi si era detto pronto a votarla.
Se la vogliono tutti e due, si scrive.
Chi guida la coalizione non può cavarsela con uno slogan sull’unità. Schlein ha in mano lo strumento: il programma comune che il centrosinistra deve chiudere a novembre. Se la legge sul conflitto d’interessi, valida per ministri e parlamentari, ci entra, il veto di Conte resta senza argomenti. Se ne resta fuori, ha ragione chi teme che la coalizione cada al primo voto difficile.
Dalla Partita del cuore al veto: come è cambiato il rapporto tra Renzi e Schlein
Matteo Renzi ed Elly Schlein, il 16 luglio 2024, giocavano nella stessa squadra alla Partita del cuore allo stadio Gran Sasso d’Italia dell’Aquila: lui le ha passato il pallone, lei ha segnato, l’arbitro ha annullato per fuorigioco. Poi la foto dei due abbracciati durante i rigori, pubblicata da Renzi su Instagram.
In quella nazionale dei politici c’era anche Conte. Due anni dopo l’abbraccio è diventato una trattativa sulle condizioni. Pesano i numeri: nelle rilevazioni Ipsos sul gradimento dei leader, Renzi è ultimo da sette anni e da 70 rilevazioni consecutive, dal dicembre 2019. Pesa anche il ricordo della crisi del 2021, quando Italia Viva ritirò le sue ministre e il secondo governo Conte cadde.
Renzi, Schlein e Conte: dall'abbraccio del 2024 al veto del M5S
- Alla Partita del cuore all'Aquila Renzi serve un assist a Schlein, poi i due si abbracciano durante i rigori
- Renzi alla Leopolda risponde a Conte: «Non devo dare garanzie» e propone un contratto alla tedesca
- Conte chiede a Schlein paletti su Renzi, lei risponde che l'unica garanzia è non dividersi
- Conte rilancia un terzo nome per guidare il centrosinistra, Schlein aveva già detto no
- Conte su Nove: senza garanzie su Renzi e legge sul conflitto d'interessi il M5S non ci sta
- Renzi replica a Conte: «I voti me li conquisto» alle primarie

Il calo nei sondaggi, però, non scioglie il nodo. Se Renzi conta poco, un veto preventivo è sproporzionato. Se conta abbastanza da far cadere un governo, la risposta giusta è una regola scritta, non un’esclusione.
Tra i lettori il veto del M5S divide quasi a metà
Sotto i post su questa vicenda, i lettori si dividono: il 19% sta con Conte e vuole Renzi fuori, il 17% indica proprio Conte come il vero ostacolo alla coalizione. Molti chiedono di smettere di parlare di nomi e di passare al programma.
Cosa pensano i lettori: Il veto di Conte su Renzi nel centrosinistra
Abbiamo letto e classificato uno per uno 59 commenti pubblici. Ogni commento conta una volta sola.
- Renzi fuori, Conte ha ragione19%
- Conte è il vero problema17%
- Basta liti: programma e unità15%
- Leadership e primarie vanno decise15%
- Fuori tema o senza opinione34%
Le tesi più sostenute
- 14%Renzi non va nella coalizione: Jobs Act, pochi voti, inaffidabile
- 5%Conte pretende la guida pur essendo di un partito minore
- 5%Serve prima il programma comune, non il nome del leader
Le convinzioni dei lettori, verificate
- Non verificabile
Renzi ha indicato Silvia Salis come figura forte per le primarie del campo largo
Non abbiamo trovato dichiarazioni ufficiali o atti che confermino questa indicazione. Resta un'ipotesi circolata nel dibattito politico.
Fonte: Nessuna fonte ufficiale disponibile
- Non verificabile
Il Jobs Act ha lasciato stipendi fermi e lavoratori ricattabili
Nessun dato ufficiale attribuisce al solo Jobs Act l'andamento dei salari, che dipende da contratti, inflazione e produttività. Il referendum dell'8-9 giugno 2025 sui licenziamenti non ha raggiunto il quorum e la norma è rimasta in vigore.
Fonte: Ministero dell'Interno, risultati dei referendum 2025
- In parte vero
In Italia non esiste una legge sul conflitto d'interessi
La legge n. 215 del 2004 esiste, ma riguarda solo chi ha incarichi di governo. Non riguarda deputati e senatori e non regola i compensi ricevuti dall'estero.
Come abbiamo fatto lo studio
Commenti pubblici sotto i post Facebook di Il Fatto Quotidiano e nelle discussioni Reddit di r/italy. Un sistema di intelligenza artificiale ha assegnato ogni commento a una sola categoria; le percentuali le calcoliamo noi sul totale. Nessun commento è citato o attribuito.
Due convinzioni diffuse vanno corrette. Che Renzi abbia già indicato Silvia Salis, sindaca di Genova, come carta forte per le primarie non risulta da nessuna dichiarazione ufficiale che abbiamo potuto verificare. E sul Jobs Act, il referendum abrogativo dell’8 e 9 giugno 2025 sui licenziamenti non ha raggiunto il quorum: ha votato meno di un elettore su tre, e la legge è rimasta in vigore.
Programma a novembre, primarie entro febbraio: le prossime tappe del campo largo
Il centrosinistra deve chiudere il programma comune a novembre 2026, portarlo in piazza a dicembre e tenere le primarie entro febbraio 2027, ma le regole delle primarie non sono ancora scritte. Conte intanto continua a parlare di un terzo nome per la guida della coalizione.

Su questa strada Conte ha ragione sulla legge e torto sul modo: un vincolo che vale per tutti non si usa per escluderne uno. Schlein ha torto a rispondere con uno slogan. Renzi dovrà spiegare perché nel 2024 la legge era da firmare e oggi le garanzie non si devono dare. Il primo banco di prova è il testo del programma, atteso entro fine novembre: lì si vedrà se la legge sul conflitto d’interessi c’è, scritta per ministri e parlamentari, o se resta un’arma da talk show.
Come abbiamo lavorato
- Abbiamo consultato 3 documenti e fonti ufficiali, elencati in fondo all’articolo.
- Abbiamo letto e classificato 59 commenti pubblici dei lettori per capire dubbi e domande a cui rispondere.
- Distinguiamo i fatti accertati da quello che è solo sostenuto dalle parti, e lo diciamo nel testo.
- Ultimo aggiornamento: 1 novembre 2026, ore 11:35.
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Fonti
- Normattiva (2004). Legge 20 luglio 2004, n. 215, Norme in materia di risoluzione dei conflitti di interessi.
- Autorità garante della concorrenza e del mercato. Conflitto di interessi: legge 20 luglio 2004, n. 215.
- Senato della Repubblica (2004). Testo della legge 20 luglio 2004, n. 215, Gazzetta Ufficiale n. 193 del 18 agosto 2004.





