Matteo Renzi oggi a Conte: «I voti me li conquisto». A settembre diceva: «Se saremo uniti non ci sarà partita»

Primarie a turno unico, niente listino e il no di Conte: cosa ha detto Matteo Renzi oggi e cosa diceva a settembre sull'unità del centrosinistra.

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Matteo Renzi oggi, domenica 1 novembre 2026, risponde a Giuseppe Conte in un’intervista al Corriere della Sera. Il leader di Italia Viva ed ex presidente del Consiglio respinge il veto del presidente del Movimento 5 Stelle con una frase, «Io i voti me li conquisto da vent’anni». Agli alleati del centrosinistra chiede soltanto una cosa: fermare la destra di Giorgia Meloni.

La risposta arriva due giorni dopo l’attacco. Conte ha affidato il suo no a Italia Viva al nuovo libro di Bruno Vespa, che arriva in libreria domani. Sulla carta la coalizione che deve sfidare il governo non ha ancora un programma firmato, ma ha già un regolamento di conti in corso.

Renzi risponde a Conte e rinuncia al listino di maggioranza

Matteo Renzi ha dichiarato che non sarà candidato nel listino di maggioranza e che, se tornerà in Parlamento, ci tornerà con i voti suoi, non con quelli degli alleati. «L’ho detto sei mesi fa, non ieri», ha precisato, aggiungendo di non volere «l’aiutino dei 5 Stelle o del Pd».

Tradotto, il senatore non chiede un posto garantito a nessuno. Chiede di contare per i voti che porta. E mette sul tavolo la frase che riassume tutta l’intervista: «Essere uniti non basterà a vincere. Ma bloccare il disegno di Giorgia Meloni è un dovere morale».

Sul merito, Renzi ha ragione. Nel 2022 il centrosinistra si presentò diviso in tre, con il Pd, il Movimento 5 Stelle e il cartello di Azione e Italia Viva su strade separate. Il centrodestra, con circa il 44 per cento dei voti, conquistò la maggioranza assoluta dei seggi in entrambe le Camere. Quella lezione costa ancora cara a chi oggi sta all’opposizione.

Il leader di Italia Viva propone primarie a turno unico tra Schlein e Conte

Il leader di Italia Viva propone che le primarie del centrosinistra siano una sfida secca a turno unico tra Elly Schlein, segretaria del Partito democratico, e Giuseppe Conte. Se lo schema sarà diverso, avverte, anche Italia Viva presenterà un proprio candidato.

Non è una posizione nuova. A ottobre Renzi aveva già detto che alle primarie avrebbe votato Schlein, non Conte. Il calendario esiste, le regole no: le primarie del centrosinistra entro febbraio hanno una data, ma nessuno ha ancora scritto chi potrà candidarsi e come si voterà. Proprio in quel vuoto si infila ogni veto.

Conte nel libro di Vespa: Italia Viva è «un problema per l’Italia»

Giuseppe Conte, nell’anticipazione del libro di Bruno Vespa Storia della Seconda Repubblica, sostiene che la presenza di Italia Viva nella coalizione «non è un problema nostro, ma dell’Italia». E chiede a Schlein garanzie sul ruolo di Renzi.

L’argomento del presidente del Movimento è questo: «Se una parte dell’elettorato del M5s non andasse a votare per la presenza di Renzi, noi non manderemmo mai a casa Meloni». È un’ipotesi, non un numero. Conte non indica sondaggi né studi sui flussi elettorali. Indica una paura. Già a inizio ottobre Renzi aveva liquidato la richiesta di garanzie con una battuta presa da Clint Eastwood: «Se vuoi una garanzia, comprati un tostapane».

Lo scontro non resta nei palazzi. Due giorni fa, in tv, il giornalista Andrea Scanzi ha definito Renzi «il più grande disastro del centrosinistra», richiamando la crisi del gennaio 2021, quando Italia Viva ritirò le sue ministre e fece cadere il secondo governo Conte. Il rancore ha una data precisa. Ma una ferita del 2021 non è una strategia per il 2027.

Un veto non porta un solo voto in più.

Conte sbaglia a trasformare un conto personale in una condizione politica, e sbaglia la sede: un no di questo peso si mette sul tavolo del programma, davanti agli alleati, non nelle anticipazioni di un libro. Tocca a Elly Schlein, che guida il partito più grande della coalizione, chiudere la questione del perimetro prima della firma del programma comune. Chi poi mantiene il veto se ne assume il costo in seggi, davanti ai propri elettori.

Chi è Matteo Renzi, dalla Provincia di Firenze a Palazzo Chigi

Matteo Renzi, nato a Firenze l’11 gennaio 1975, 51 anni, laureato in giurisprudenza, è stato presidente della Provincia di Firenze dal 2004, sindaco di Firenze dal 2009 e presidente del Consiglio dal febbraio 2014 al dicembre 2016. Senatore dal 2018, nel settembre 2019 ha lasciato il Pd e fondato Italia Viva.

Il «vent’anni» dell’intervista parte da lì, dalla Provincia conquistata nel 2004. Il periodo più alto è il 40,8 per cento del Pd alle europee del 2014, il più basso viene dieci anni dopo: alle europee del 2024 la lista Stati Uniti d’Europa, di cui era candidato, si è fermata al 3,8 per cento, sotto la soglia del 4 che serve per eleggere eurodeputati. Chi lo accusa di pesare poco ha un numero da citare. Chi lo vuole fuori dalla coalizione deve però spiegare perché quel 3 per cento, in una partita decisa da pochi punti, sarebbe un regalo da fare alla destra.

Da settembre a oggi la promessa dell’unità ha cambiato tono

Due mesi fa Renzi diceva l’opposto di oggi. Nell’intervista al Corriere della Sera del 2 settembre 2026, pubblicata nel suo archivio, il titolo era netto: «Se saremo uniti non ci sarà partita». Oggi l’unità «non basterà a vincere».

Il cambio di tono ha una spiegazione nei fatti di ottobre. Alla Leopolda di Firenze, dal 2 al 4 ottobre, Renzi ha chiuso la quattordicesima edizione con un appello ai centristi e ai riformisti di Forza Italia: «venite con noi». A luglio aveva detto che la priorità era fermare la corsa di Meloni verso il Quirinale. Sono tre messaggi diversi a tre pubblici diversi, e qui Renzi deve una risposta chiara: non si può chiedere un posto nel centrosinistra e, nello stesso mese, invitare i parlamentari del partito di governo a seguirlo.

La storia fin qui

Renzi, Conte e il campo largo: da luglio a oggi

  1. Matteo Renzi chiede di fermare la corsa di Giorgia Meloni verso il Quirinale
  2. Renzi al Corriere: «Se saremo uniti non ci sarà partita»
  3. Alla Leopolda Renzi invita i riformisti di Forza Italia: «venite con noi»
  4. Giuseppe Conte nel libro di Vespa: Italia Viva è «un problema per l'Italia»
  5. Andrea Scanzi in tv definisce Renzi «il più grande disastro del centrosinistra»
  6. Renzi risponde a Conte: «Io i voti me li conquisto da vent'anni»

La posizione di TuttoNotizie è semplice da dire. Contro una destra che governa da quattro anni, un’opposizione che esclude per antipatia perde in partenza; un leader che vuole entrare deve dire senza ambiguità da che parte sta. Conte ha torto sul veto, Renzi ha torto a tenere aperte due porte.

Programma a novembre e primarie entro febbraio, le prossime tappe del centrosinistra

Il centrosinistra deve firmare il programma comune entro novembre, scendere in piazza a dicembre e tenere le primarie per il candidato premier entro febbraio 2027. Domani, 2 novembre, il libro di Vespa con il veto di Conte arriva in libreria.

A Montepulciano Schlein aveva promesso agli alleati di fare in fretta: manca l’ultimo miglio, aveva detto il 25 ottobre. Quel miglio adesso ha un nome e un cognome. Il prossimo vertice dei leader dovrà dire se Italia Viva siede al tavolo del programma, e con quali regole si sceglierà chi sfiderà Meloni.

Infografica TuttoNotizie. Centrosinistra e caso Renzi: le prossime tappe. 1. Esce il libro di Vespa con il veto di Conte; 2. Firma del programma comune; 3. Mobilitazione in piazza della coalizione; 4. Primarie per il candidato premier. Fonte: Leader del centrosinistra, calendario annunciato, 2026.
Infografica TuttoNotizie. Fonte: Leader del centrosinistra, calendario annunciato, 2026

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