Andrea Scanzi su Renzi: «il più grande disastro del centrosinistra». Con Gruber è già il secondo scontro

Dalla crisi del 2021 ai voti del 2022: cosa ha detto Andrea Scanzi su Renzi a Otto e Mezzo e perché un veto in tv non fa vincere il centrosinistra.

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Andrea Scanzi, giornalista del Fatto Quotidiano, ha definito Matteo Renzi «il più grande disastro del centrosinistra» nella puntata di Otto e Mezzo su La7 rilanciata il 31 ottobre 2026. Lo ha detto in studio, scontrandosi con la conduttrice Lilli Gruber sull’ingresso di Italia Viva nell’alleanza tra Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra che vuole sfidare Giorgia Meloni alle prossime politiche.

La frase che ha acceso lo studio è un’altra. «Non è vero che c’è bisogno di Renzi», ha detto Scanzi, aggiungendo che Giuseppe Conte non ha un potere «taumaturgico» capace di convincere in diretta tv gli elettori 5 Stelle a votare una coalizione con dentro Renzi. Gruber ha ricordato che Conte ha governato anche con Matteo Salvini. La replica: «Ma accidenti, gli ha fatto saltare il governo nel 2021».

Su quel punto Scanzi ha i documenti dalla sua parte. Sulla conclusione, cioè chiudere la porta in diretta televisiva, sbaglia, e lo dicono i numeri delle ultime elezioni.

Lo scontro con Lilli Gruber su Renzi si ripete dal 13 ottobre

Il botta e risposta tra Andrea Scanzi e Lilli Gruber su Matteo Renzi non è il primo: già il 13 ottobre 2026, sempre a Otto e Mezzo, il giornalista aveva chiesto «Voi conoscete qualcuno che torna a votare perché c’è Renzi?». Gruber gli aveva risposto: «Io non amo utilizzare il voi. Noi qui cerchiamo di fare i giornalisti».

Da allora la conduttrice ha posto la stessa domanda a più ospiti, compreso l’ex presidente del Consiglio Massimo D’Alema. Scanzi, una settimana dopo, aveva già sostenuto in trasmissione che Meloni teme Conte più di Schlein. La sua è una linea coerente: il centrosinistra vince se il baricentro resta sui 5 Stelle, e Renzi lo sposta.

Chi è Andrea Scanzi, il giornalista che chiude la porta a Italia Viva

Andrea Scanzi, nato ad Arezzo nel 1974, è giornalista e scrittore, firma del Fatto Quotidiano e commentatore fisso dei programmi politici di La7, dove difende spesso le scelte di Giuseppe Conte. Non ha incarichi di partito: parla da opinionista, non da chi decide le alleanze.

Matteo Renzi, invece, decide eccome. È senatore e leader di Italia Viva, il partito che ha fondato nel settembre 2019 dopo l’uscita dal Pd, ed è stato presidente del Consiglio dal febbraio 2014 al dicembre 2016. Chi sceglie gli alleati, però, sono Elly Schlein, segretaria del Pd, e Conte, presidente del Movimento 5 Stelle.

Il 13 gennaio 2021 Italia Viva ritirò le ministre e il governo Conte cadde

Il 13 gennaio 2021 Matteo Renzi annunciò il ritiro dal governo delle ministre Teresa Bellanova ed Elena Bonetti; tredici giorni dopo, il 26 gennaio, Giuseppe Conte comunicò al Consiglio dei ministri n. 94 la decisione di dimettersi. Le consultazioni al Quirinale si chiusero il 13 febbraio con il governo di Mario Draghi.

Il rimprovero di Scanzi quindi non è un’antipatia personale: poggia su una crisi aperta da Renzi in piena pandemia. Chi oggi chiede a Conte di fidarsi sulla parola dimentica che proprio Conte quella fiducia l’ha già pagata.

La storia fin qui

Renzi e il centrosinistra, dalla crisi del 2021 al campo largo

  1. Matteo Renzi ritira le ministre di Italia Viva dal governo Conte II
  2. Giuseppe Conte comunica le dimissioni al Consiglio dei ministri
  3. In Liguria Marco Bucci batte Andrea Orlando, con Italia Viva fuori dalla coalizione
  4. Scanzi a Otto e Mezzo: «Voi conoscete qualcuno che torna a votare perché c'è Renzi?»
  5. Elly Schlein agli alleati: per il programma comune «manca l'ultimo miglio»
  6. Scanzi definisce Renzi «il più grande disastro del centrosinistra» davanti a Gruber

Alle politiche del 2022 le forze divise sommavano più voti del centrodestra

Alle politiche del 25 settembre 2022 il centrodestra unito prese alla Camera il 43,8%, mentre centrosinistra (26,1%), Movimento 5 Stelle (15,4%) e Azione-Italia Viva (7,8%), corsi separati, sommavano il 49,3%, secondo i dati del ministero dell’Interno raccolti nella documentazione della Camera sulle elezioni 2022.

Infografica TuttoNotizie. Politiche 2022, i voti alla Camera: centrodestra unito, opposizioni divise. Centrodestra: 43,8%; Centrosinistra: 26,1%; Movimento 5 Stelle: 15,4%; Azione-Italia Viva: 7,8%. Fonte: Ministero dell'Interno, Eligendo, 2022.
Infografica TuttoNotizie. Fonte: Ministero dell'Interno, Eligendo, 2022

I voti non si travasano in automatico da un partito all’altro. Ma con una legge che assegna oltre un terzo dei seggi nei collegi dove vince chi prende un voto in più, presentarsi in tre contro uno significa regalare collegi. Nel 2022 hanno perso tutti: il Pd, i 5 Stelle e i renziani. Chi scarica la sconfitta su un solo partito non trova appoggio nei risultati.

In Liguria Andrea Orlando perse di 1,4 punti senza Italia Viva

Alle regionali liguri del 27 e 28 ottobre 2024 Marco Bucci, candidato del centrodestra, batté l’ex ministro del Pd Andrea Orlando con il 48,8% contro il 47,4%, dopo che il Movimento 5 Stelle aveva escluso Italia Viva dalla coalizione. Nessuno può dire se i renziani avrebbero colmato quel divario.

Il peso di Renzi, del resto, è piccolo. Alle europee del 2024 la lista Stati Uniti d’Europa, con Italia Viva e +Europa, si fermò intorno al 3,8%, sotto la soglia del 4%. Nessun sondaggio, però, dice che tutta l’Italia rifiuta Renzi: quel 3,8% misura la sua forza, non l’umore del Paese. E un anno dopo, in Toscana, 5 Stelle e renziani hanno sostenuto insieme Eugenio Giani, che ha vinto. Lo stesso Conte, in pratica, ha già cambiato idea sul veto.

Un veto in diretta non vale una firma su un programma.

Qui sta l’errore di Scanzi. Il problema di Renzi è l’affidabilità, e il gennaio 2021 lo dimostra. Ma l’affidabilità non si misura in uno studio televisivo: si misura con impegni scritti, pubblici, che rendono costoso tradirli.

Programma comune a novembre, primarie entro febbraio: le prossime tappe

Il calendario del centrosinistra prevede il programma comune a novembre, una manifestazione in piazza a dicembre e le primarie entro febbraio, con regole ancora da scrivere. A Montepulciano Elly Schlein ha detto agli alleati che manca l’ultimo miglio per il programma comune, ancora senza firme.

Infografica TuttoNotizie. Centrosinistra e Italia Viva: le prossime tappe dell'alleanza. 1. Programma comune da scrivere e firmare; 2. Manifestazione unitaria in piazza; 3. Primarie per il candidato premier. Fonte: Partiti del centrosinistra, 2026.
Infografica TuttoNotizie. Fonte: Partiti del centrosinistra, 2026

Quel documento è l’unico strumento serio per decidere su Italia Viva. Schlein e Conte hanno il dovere di scriverlo su tasse, Ucraina e giustizia e di farlo firmare a ogni alleato prima della campagna elettorale. Renzi, se vuole entrare, deve impegnarsi pubblicamente a non ritirare la fiducia a metà legislatura. Chi non firma resta fuori, senza processi in tv.

Le prossime settimane diranno se la coalizione sceglie la carta o i talk show. Prima il testo del programma a novembre, poi le regole delle primarie: lì si saprà se Italia Viva è dentro o fuori, e a quali condizioni.

Come abbiamo lavorato

  • Abbiamo consultato 3 documenti e fonti ufficiali, elencati in fondo all’articolo.
  • Distinguiamo i fatti accertati da quello che è solo sostenuto dalle parti, e lo diciamo nel testo.
  • Ultimo aggiornamento: 31 ottobre 2026, ore 15:44.

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