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Chiara Appendino, deputata del Movimento 5 stelle ed ex sindaca di Torino, in un’intervista pubblicata il 31 ottobre 2026 dice che il governo di Giorgia Meloni ha paura delle piazze. Aggiunge che i Cinque Stelle devono stare nelle manifestazioni «sempre e comunque». Il giorno prima era a Torino, con una delegazione del Movimento, al corteo dello sciopero generale del 30 ottobre.
Su un punto ha ragione. Un parlamentare che va dove protestano lavoratori e studenti fa il suo mestiere, e chi lo accusa per questo di coprire i violenti sbaglia. Su un altro punto invece sbaglia lei, e di molto. Proprio la sua storia dice che una piazza non va benedetta a scatola chiusa.
Chi è Chiara Appendino, l’ex sindaca di Torino tornata nei cortei
Chiara Appendino è stata sindaca di Torino dal 2016 al 2021. Oggi siede alla Camera dei deputati con il Movimento 5 stelle, di cui è stata vicepresidente. Dice di partecipare a più manifestazioni possibile e di andare spesso davanti alle fabbriche. Giovedì era al corteo dell’Usb, l’Unione sindacale di base, partito da piazza Palazzo di Città.
Già in strada aveva difeso i giovani in piazza e accusato il governo di ignorarli. Nell’intervista il concetto diventa una linea politica: «La gente è piena di rabbia, un sentimento decisamente migliore di apatia e rassegnazione, e dobbiamo fare di tutto per darle risposte concrete». La rabbia per il carovita è reale e i lettori che la sentono hanno buone ragioni. Il problema è cosa ne fa la politica.
Nell’intervista la deputata accusa il governo di avere paura delle mobilitazioni
Secondo Chiara Appendino, Meloni e i suoi ministri temono le proteste dei giovani e degli autotrasportatori e per questo le condannano e le reprimono, anche precettando gli scioperi. Le sue parole: il governo ha «maledettamente paura delle mobilitazioni», perché sa «di non rappresentare più il Paese».
Fin qui siamo nel normale scontro tra opposizione e governo. Poi la deputata chiama le piazze di questi giorni «meravigliose» e sposta la parola violenza altrove: «a essere violente sono le politiche di questo governo». Il 30 ottobre però a Torino ci sono state cariche in pieno centro, in piazza Castello, e a Roma la polizia ha fermato otto persone. Chi chiede di stare nei cortei «sempre e comunque» deve dire con la stessa chiarezza che cosa, in quei cortei, non si fa.
Una piazza non è mai buona sempre e comunque.
Anche i numeri meritano più rigore. L’Usb ha parlato di un milione di persone in piazza in tutta Italia, ma le otto piazze maggiori sommate arrivano a circa 215mila persone: più di un quinto della cifra dichiarata, comunque una mobilitazione larga. Per dare risposte alla rabbia bisogna prima misurarla bene.

La condanna definitiva per piazza San Carlo non le fa perdere il seggio
La pena di un anno, cinque mesi e 23 giorni inflitta a Chiara Appendino per la tragedia di piazza San Carlo è definitiva dopo la conferma della Corte di cassazione nel gennaio 2026. Il seggio resta perché la legge Severino colpisce solo le condanne per delitti non colposi.
Il 3 giugno 2017 migliaia di tifosi guardavano sui maxischermi la finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid. Un’ondata di panico travolse la piazza: due donne morirono e i feriti furono più di mille. Nelle motivazioni depositate nel settembre 2024, la Cassazione ha attribuito all’allora sindaca di non aver valutato i rischi di quell’evento. Il decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235, il testo unico sull’incandidabilità, prevede la decadenza dei parlamentari solo per sentenze definitive su delitti non colposi. I reati di San Carlo sono colposi. Chi crede che Appendino resti deputata grazie all’immunità sbaglia: la legge, semplicemente, non prevede la decadenza.
Chiara Appendino, da piazza San Carlo ai cortei del 2026
- Panico in piazza San Carlo a Torino durante la finale Juventus-Real Madrid: due donne morte
- Elly Schlein promette agli alleati un programma comune in tempi rapidi
- Chiara Appendino al corteo dello sciopero generale a Torino
- Chiara Appendino in un'intervista: nelle piazze «sempre e comunque»
La lezione politica però pesa più di quella giuridica. Chi ha una condanna definitiva per non aver governato i rischi di una piazza sa meglio di chiunque che la folla non è mai neutra. Per questo dalla deputata ci si deve aspettare una parola netta sulle cariche e sugli scontri, accanto alle critiche al governo.
Il ministro Piantedosi chiamato a rispondere sull’allarme del 17 ottobre
Chiara Appendino ha annunciato un’interrogazione al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Vuole sapere se il Viminale conoscesse un allarme dell’intelligence sulle manifestazioni del 17 ottobre, di cui hanno scritto i giornali. Per la deputata quella giornata è un fallimento che dimostra l’inadeguatezza del ministro.
Qui la deputata fa la cosa giusta, e lo strumento è quello giusto. Dopo lo sciopero Piantedosi ha detto che il diritto a manifestare è stato garantito. Bene, ma il ministro dell’Interno risponde al Parlamento, non solo alle telecamere. Se un allarme c’era, deve dire in Aula quando è arrivato, chi l’ha letto e che cosa è stato fatto. Se non c’era, deve dirlo con altrettanta chiarezza.
Renzi e Schlein, lo scontro che si apre dentro il campo largo
Nella stessa intervista Chiara Appendino dà ragione al presidente del Movimento, Giuseppe Conte, su Matteo Renzi, leader di Italia viva. Le sue parole: «Ho sempre pensato che Renzi ci facesse perdere voti e che fosse un intralcio per noi progressisti». Poi si rivolge alla segretaria del Pd, Elly Schlein, che secondo lei «sbaglia» a volerlo coinvolgere.
La domanda che la deputata rivolge agli alleati, «Vogliamo davvero mandare a casa Meloni o invece fare di tutto per perdere?», vale anche per lei. Appena una settimana fa Schlein prometteva agli alleati di chiudere in fretta il programma comune, che non è ancora firmato. Per ora le proposte elencate da Appendino sono il salario minimo, più soldi alla sanità, una tassa sugli extraprofitti e lo stop alla spesa per il riarmo. Sono le proposte di un partito, non ancora il programma di una coalizione. E una coalizione che litiga sui nomi prima di scrivere le cose da fare non convince chi è in piazza.
Torino torna in piazza il 7 novembre
Dal corteo di Torino è partito l’appello a tornare in piazza il 7 novembre 2026: sarà la prossima prova per i movimenti e per i politici che vogliono stare al loro fianco.
Nei prossimi giorni il governo dovrà rispondere all’interrogazione su Piantedosi e il campo largo dovrà dire se il programma comune si firma con Renzi o senza. Appendino ha ragione a voler ascoltare la rabbia e a chiedere conto al ministro dell’Interno. Sbaglia a farlo «sempre e comunque»: chi rappresenta i cittadini in Parlamento sta in piazza a condizione di dire dove finisce la protesta e dove comincia il disordine.
Come abbiamo lavorato
- Abbiamo consultato un documento ufficiale, citato in fondo all’articolo.
- Distinguiamo i fatti accertati da quello che è solo sostenuto dalle parti, e lo diciamo nel testo.
- Ultimo aggiornamento: 31 ottobre 2026, ore 09:34.
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