Candidato premier del centrosinistra: Conte rilancia il terzo nome, ma Schlein gli ha già detto no

Candidato premier del centrosinistra: Conte torna sul terzo nome dopo il no di Schlein. Date, numeri del 2022 e perché servono primarie e programma.

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Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle ed ex presidente del Consiglio, torna a chiedere un terzo nome come candidato premier del centrosinistra. Non sarebbe né lui né Elly Schlein, segretaria del Partito democratico. Oggi, 24 ottobre, il Corriere della Sera apre con il titolo «Con Elly Schlein candidata non si vince». Il 6 ottobre Conte aveva già fatto la stessa proposta alla segretaria del Pd, che aveva detto no.

La questione conta perché decide chi sfiderà Giorgia Meloni alle prossime elezioni politiche. Per noi Conte sbaglia. Un candidato scelto con un accordo tra i leader dei partiti, dopo che uno dei due lo ha già rifiutato, non è più forte: è solo meno legittimato. Il centrosinistra ha due strumenti seri, e li ha tutti e due a portata di mano. Il primo sono primarie di coalizione aperte, con una data e regole uguali per tutti. Il secondo è un programma scritto prima, che dica cosa si fa su Ucraina, difesa e conti pubblici. Sono questi i nodi che hanno fatto perdere il campo progressista nel 2022, non i volti.

Cosa ha proposto Conte e cosa ha risposto Schlein

Il 2 ottobre, nella direzione nazionale del Pd, Schlein ha fissato la sua linea. La guida della coalizione spetta al partito più votato, oppure si decide con le primarie. Conte, in quei giorni, ha preso atto che a quelle condizioni «non ci sono alternative» alle primarie.

Il 6 ottobre, ospite della trasmissione Coffee Break su La7, il leader del M5S ha confermato un incontro riservato con la segretaria. Ha spiegato di aver tentato un ultimo tentativo per ottenere un passo indietro di tutti i leader di partito e proporre una terza figura. Ha detto che Schlein non era disponibile. «Non ho fatto nomi», ha aggiunto. Nel Pd la ricostruzione è diversa: dal partito fanno sapere che Conte avrebbe chiesto solo se si andava dritti alle primarie.

Nello stesso intervento Conte ha preso un impegno preciso. Se perderà le primarie, il Movimento sosterrà chi le vince. Ha detto anche di ritenere abbastanza probabile il voto in primavera.

I nomi che circolano e quelli che nessuno ha candidato

Nei retroscena politici sono girati due nomi. Il primo è Roberto Gualtieri, sindaco di Roma. Il secondo è Silvia Salis, sindaca di Genova dal 2025. Nessuno dei due ha annunciato una candidatura e Conte ripete di non aver indicato nessuno. Chi oggi punta su uno di loro sta puntando su un’ipotesi da corridoio, non su una proposta.

Il problema è proprio questo. Un terzo nome senza volto e senza programma lascia gli elettori senza niente da giudicare. Se Conte ha in mente una persona, la dica. Se non ce l’ha, la proposta serve solo a rinviare la scelta.

Le regole del Pd e il voto delle primarie del 2023

Lo statuto del Pd indica il segretario nazionale come la proposta del partito per la guida del governo. Schlein è diventata segretaria con le primarie del 26 febbraio 2023. Ha battuto Stefano Bonaccini con circa il 54% dei voti, contro il 46%. Ai gazebo andò oltre un milione di persone: più degli abitanti di una città come Napoli.

Conte ha motivato la sua proposta dicendo che una parte dell’elettorato sembra spaventata dalle primarie. Quei numeri dicono il contrario. Le primarie sono uno dei pochi momenti in cui la gente comune decide davvero qualcosa. Chi le evita deve spiegare cosa offre in cambio, e un incontro riservato tra due leader non è una risposta.

I numeri del 2022: dividersi costò la partita

Alle elezioni politiche del 25 settembre 2022 il centrodestra prese circa il 43,8% alla Camera. La coalizione guidata dal Pd si fermò al 26,1%. Il M5S, che correva da solo, ottenne il 15,4%. Sommati, Pd e M5S superavano il 41%.

La legge elettorale in vigore, chiamata Rosatellum, assegna circa un seggio su tre nei collegi uninominali. Lì vince chi prende anche un solo voto in più degli altri. Con il campo diviso, il centrodestra ha conquistato la grande maggioranza di quei collegi. La lezione è semplice: senza unità non si vince, con chiunque come candidato.

La rottura nacque sulla linea politica, non sul nome

Quella divisione non nacque da una lite sulla leadership. Il 14 luglio 2022 il M5S guidato da Conte non partecipò al voto di fiducia al Senato sul decreto Aiuti del governo Draghi. Da lì partirono la crisi, lo scioglimento delle Camere e il voto anticipato. Il Pd ruppe l’alleanza proprio per quella scelta.

La distanza sulla sostanza c’è ancora. Il 12 marzo 2025, al Parlamento europeo, il M5S votò contro la risoluzione sulla difesa comune europea. La delegazione del Pd si divise quasi a metà tra voto favorevole e astensione. Su Ucraina e spesa militare cambiare candidato non cambia di un millimetro le posizioni.

Poi ci sono i conti pubblici, che toccano tutti. Il Superbonus edilizio al 110% nacque nel 2020 con il decreto Rilancio del secondo governo Conte. Negli anni è costato allo Stato decine di miliardi. Chi si candida a guidare il Paese deve dire cosa farà con il debito, e anche come giudica le scelte di spesa fatte quando governava.

Cosa chiediamo a Conte e Schlein

La nostra richiesta è precisa.

  • Conte e Schlein fissino subito una data per primarie di coalizione aperte, con regole scritte e uguali per tutti i candidati.
  • Chi pensa di essere più forte, Conte compreso, si candidi e si faccia contare dagli elettori.
  • Prima del voto, i partiti firmino un programma comune su Ucraina, difesa, tasse e conti pubblici.
  • Conte smetta di proporre una figura terza senza nome: o fa un nome, o la proposta va ritirata.

Lo stesso Conte ha detto che non si può parlare di primarie a ridosso della campagna elettorale. Ha ragione. Proprio per questo ogni settimana spesa a discutere di un terzo nome è una settimana persa.

Cosa succede adesso

Il 18 ottobre si sono tenute l’assemblea del Pd e la presentazione del programma di Alleanza Verdi e Sinistra. Conte aveva chiesto di ritrovarsi subito dopo, prima per il programma e poi per le primarie. La legislatura scade nell’autunno 2027, ma il leader del M5S considera probabile un voto già in primavera. Il tempo per scegliere con un metodo serio c’è ancora, ma si sta consumando.

Chi vuole guidare l’Italia si fa votare dagli elettori, non nominare in una stanza.

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Tag:Politica