Meloni: il Quirinale «non è nei miei piani». Il successore di Mattarella lo eleggerà il Parlamento del 2027

Secondo mandato a Palazzo Chigi e accuse di «razzismo culturale»: cosa dice Meloni sul Quirinale, chi eleggerà il successore di Mattarella nel 2029.

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Giorgia Meloni, presidente del Consiglio e leader di Fratelli d’Italia, esclude per ora il Quirinale. «Il Quirinale non è nei miei piani», dice nel libro di Bruno Vespa Storia della Seconda Repubblica. Da Berlusconi a Meloni, da Prodi a Schlein. Le sue parole sono state anticipate il 1° novembre 2026 e il libro esce lunedì 2 novembre per Mondadori-Rai Libri. La premier punta a un secondo mandato a Palazzo Chigi e accusa la sinistra di «razzismo culturale» sulla scelta del capo dello Stato.

Sul suo futuro la frase è netta: «Sono totalmente concentrata a chiudere bene questo mandato e a chiedere agli italiani di confermarmi la loro fiducia per altri cinque anni». Sul resto la premier mescola una rivendicazione giusta e un’accusa sbagliata. Le due cose vanno tenute separate, perché dietro questa polemica c’è una scadenza vera: l’elezione del prossimo presidente della Repubblica.

Cosa ha detto Meloni sul Quirinale nel libro di Bruno Vespa

Nel libro di Bruno Vespa, Giorgia Meloni dice di non avere il Quirinale tra i suoi piani. Rivendica però il diritto di un conservatore ad aspirare al Colle e definisce «insopportabile» il «razzismo culturale» che attribuisce alla sinistra. «Non si capisce perché debba fare scandalo l’idea che una personalità di cultura conservatrice possa un giorno ambire a quel ruolo», dice la premier.

Poi alza i toni. Parla di «crisi isteriche» della sinistra ogni volta che si parla di una maggioranza di centrodestra che indichi il presidente, e di una «concezione proprietaria» delle istituzioni. Secondo Meloni metà degli italiani, o anche di più, viene trattata come «figlia di un dio minore». La chiusura è secca: «Anche basta». Nello stesso libro la premier indica come momento peggiore del suo governo la sconfitta al referendum sulla giustizia della primavera 2026.

Sulla prima parte Meloni ha ragione. Per la Costituzione può diventare presidente qualsiasi cittadino che abbia compiuto 50 anni e goda dei diritti civili e politici: nessuna cultura politica è esclusa. La seconda parte non regge. Il razzismo è la discriminazione delle persone per quello che sono, non un disaccordo tra partiti. Usare quella parola per una disputa politica le toglie peso quando serve davvero. E sentirsi figli di un dio minore da Palazzo Chigi, dopo più di quattro anni di governo, è una lamentela difficile da prendere sul serio.

Il mandato di Mattarella scade nel 2029, il successore lo sceglierà il Parlamento eletto nel 2027

Sergio Mattarella è stato rieletto presidente della Repubblica il 29 gennaio 2022 e ha giurato il 3 febbraio 2022. Il settennato scade quindi all’inizio del 2029 e a eleggere il successore saranno le Camere uscite dalle elezioni politiche del 2027. Il voto del prossimo anno decide quindi due cose: chi governa e chi sceglierà il capo dello Stato.

Il meccanismo è scritto nell’articolo 83 della Costituzione. Il presidente lo eleggono deputati e senatori riuniti insieme, con tre delegati per ogni Regione (uno solo per la Valle d’Aosta). Nei primi tre scrutini servono i due terzi dei voti, dal quarto basta la maggioranza assoluta. I costituenti hanno messo l’asticella così in alto per un motivo preciso: il capo dello Stato rappresenta l’unità nazionale, non la coalizione che ha vinto.

Quando Meloni parla di una maggioranza di centrodestra che indichi il presidente «la prossima volta», parla proprio di questo passaggio. Ed è qui che entrano in gioco le nuove regole del voto.

La nuova legge elettorale dà un premio a chi supera il 42 per cento

La legge 180 del 2026 sull’elezione di Camera e Senato dà un premio di maggioranza alla lista o alla coalizione che supera il 42 per cento dei voti. La Camera l’ha approvata in via definitiva l’8 ottobre 2026 con 227 sì e 164 no, dopo tre voti di fiducia. È stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 9 ottobre ed è in vigore dal 24 ottobre.

Con queste regole le opposizioni si stanno ancora organizzando. Il centrosinistra deve ancora scrivere le regole delle primarie previste entro febbraio, perché la legge chiede di indicare il nome del candidato premier. Intanto gli istituti di sondaggio registrano una partita aperta: il sondaggio Piepoli dà il centrodestra avanti di mezzo punto sul campo largo.

Una coalizione con meno della metà dei voti può ottenere la maggioranza dei seggi grazie al premio. Con quei numeri, dal quarto scrutinio, la maggioranza assoluta dei grandi elettori può diventare alla portata di una sola parte. La legge è legittima, ma cambia il peso politico della scelta del Colle.

Il Colle non è un premio di maggioranza.

La premier oggi accusa la sinistra di trattare da esclusa metà del Paese. Ha l’occasione di non fare lo stesso con l’altra metà: impegnarsi fin d’ora a cercare, nei primi tre scrutini, un nome votabile anche fuori dalla propria coalizione. Un presidente eletto da una parte sola sarebbe una sconfitta per le istituzioni, chiunque vinca.

Dal caso Garofani alla previsione di La Russa, un anno di voci sul Colle

Le voci su Meloni al Quirinale girano almeno dal novembre 2025, quando il caso Garofani portò la premier a incontrare Sergio Mattarella al Quirinale il 19 novembre. Un quotidiano aveva attribuito a Francesco Saverio Garofani giudizi critici sulla maggioranza. Garofani, ex deputato del Pd, è consigliere del presidente per gli affari del Consiglio supremo di difesa.

Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, aveva chiesto una smentita. Il Quirinale aveva espresso stupore. Garofani aveva parlato di «chiacchiere tra amici». Dopo l’incontro, Palazzo Chigi aveva assicurato piena sintonia con il Colle, giudicando però inopportune le parole del consigliere.

Nell’estate 2026 il tema è tornato più volte. Il 17 luglio Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ha parlato di un piano per portare Meloni al Quirinale. Il 26 luglio Ignazio La Russa, presidente del Senato e seconda carica dello Stato, ha previsto che la premier diventerà presidente della Repubblica «non questa volta, ma la prossima».

La storia fin qui

Meloni e il Quirinale: un anno di voci sul Colle

  1. Meloni incontra Mattarella al Quirinale dopo il caso Garofani sollevato da Galeazzo Bignami
  2. Ignazio La Russa prevede Meloni al Quirinale «non questa volta, ma la prossima»
  3. La Camera approva la nuova legge elettorale con premio a chi supera il 42%
  4. Meloni nel libro di Vespa: «Il Quirinale non è nei miei piani», punta al secondo mandato

Rispetto a quelle voci, la frase nel libro di Vespa è un impegno preciso. Chi chiede agli elettori la fiducia «per altri cinque anni» si impegna a restare a Palazzo Chigi per cinque anni. Se nel 2029 i piani cambiassero, gli elettori avranno tutto il diritto di ricordarglielo.

Dal 1999 a oggi i presidenti sono stati eletti da maggioranze molto diverse

Negli ultimi quattro passaggi il Parlamento ha eletto Carlo Azeglio Ciampi al primo scrutinio con 707 voti nel 1999 e Giorgio Napolitano al quarto con 543 voti nel 2006. Sergio Mattarella è stato eletto al quarto scrutinio con 665 voti nel 2015 e rieletto all’ottavo con 759 voti nel 2022.

Infografica TuttoNotizie. Elezione del capo dello Stato: i voti al presidente eletto dal 1999 al 2022. Ciampi 1999 (1° scrutinio): 707 voti; Napolitano 2006 (4° scrutinio): 543 voti; Mattarella 2015 (4° scrutinio): 665 voti; Mattarella 2022 (8° scrutinio): 759 voti. Fonte: Parlamento in seduta comune, esiti degli scrutini 1999-2022.
Infografica TuttoNotizie. Fonte: Parlamento in seduta comune, esiti degli scrutini 1999-2022

Questi numeri smentiscono il «sempre» della premier. Nel 1999 Forza Italia votò Ciampi. Nel 2022 Lega e Forza Italia votarono la rielezione di Mattarella, mentre Fratelli d’Italia scelse un altro nome. La lamentela del centrodestra ha una base nel 2006, quando Napolitano fu eletto dal solo centrosinistra, e nel 2015, quando Mattarella passò senza Forza Italia. Proprio quei precedenti dimostrano che un presidente eletto da una parte sola lascia ferite che durano anni, e chi oggi se ne lamenta dovrebbe essere il primo a evitarlo.

Tra i lettori pesa più il carovita della corsa al Colle

Abbiamo analizzato 21 commenti dei lettori di TuttoNotizie su Facebook e Reddit. Il 43 per cento chiede che il governo vada a casa e un solo commento difende la premier.

Studio TuttoNotizie

Cosa pensano i lettori: Meloni e il Quirinale

Abbiamo letto e classificato uno per uno 21 commenti pubblici. Ogni commento conta una volta sola.

21commenti letti
1testate su Facebook
11commenti su Reddit

  • Governo fallito, deve andare a casa43%
  • Manovra: bonus e favori sbagliati28%
  • Meloni va confermata5%
  • Fuori tema o senza opinione24%

Le tesi più sostenute

  • 14%Meloni ignora carovita e problemi reali: deve lasciare il governo

Le convinzioni dei lettori, verificate

  • In parte veroIl governo ha avuto a disposizione 209 miliardi di fondi europei del PNRR

    209 miliardi era la stima del 2020. Dopo la revisione approvata dall'Unione europea nel 2023 il Piano vale 194,4 miliardi, tra sovvenzioni e prestiti da restituire.

    Fonte: Governo italiano, Italia Domani – Piano nazionale di ripresa e resilienza

Come abbiamo fatto lo studio

Commenti pubblici sotto i post Facebook di ANSA.it e nelle discussioni Reddit di r/Italia. Un sistema di intelligenza artificiale ha assegnato ogni commento a una sola categoria; le percentuali le calcoliamo noi sul totale. Nessun commento è citato o attribuito.

La rabbia riguarda soprattutto il carovita, la sanità e la manovra presentata da Meloni a Palazzo Chigi il 28 ottobre 2026. Per molti, mentre le famiglie fanno i conti con la spesa, la premier parla di rielezione. È una critica politica legittima: un libro sul secondo mandato non risponde a chi chiede bollette e affitti più bassi. Una convinzione però va corretta. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza, il programma finanziato dai fondi europei per la ripresa, non vale più 209 miliardi: quella era la stima del 2020, e dopo la revisione del 2023 vale 194,4 miliardi, in parte prestiti da restituire.

Il calendario ora è fissato. Il libro esce domani, entro il 31 dicembre il Parlamento deve approvare la manovra e entro la fine del 2027 si vota con la nuova legge elettorale. All’inizio del 2029 le Camere sceglieranno il successore di Mattarella.

Infografica TuttoNotizie. Meloni e il Quirinale: le tappe fino al voto per il Colle. 1. Esce il libro con le parole di Meloni; 2. Approvazione della manovra; 3. Elezioni politiche con la legge 180; 4. Elezione del successore di Mattarella. Fonte: Costituzione; legge 180/2026.
Infografica TuttoNotizie. Fonte: Costituzione; legge 180/2026

Meloni ha diritto di sognare un presidente conservatore e la sinistra non ha alcun titolo per considerare il Colle cosa sua. Ma il Quirinale appartiene a tutti gli italiani, e chi vincerà nel 2027 dovrà dimostrarlo con i voti e con un nome scelto insieme agli altri.

Come abbiamo lavorato

  • Abbiamo consultato un documento ufficiale, citato in fondo all’articolo.
  • Abbiamo letto e classificato 21 commenti pubblici dei lettori per capire dubbi e domande a cui rispondere.
  • Distinguiamo i fatti accertati da quello che è solo sostenuto dalle parti, e lo diciamo nel testo.
  • Ultimo aggiornamento: 1 novembre 2026, ore 10:36.

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