Meloni sul presidente della Repubblica accusa la sinistra, ma nel 2022 Casellati si fermò a 382 voti

«Razzismo culturale» e «crisi isteriche»: le parole di Meloni sul presidente della Repubblica messe alla prova dei voti dal 1999 al 2022 e del 2029.

In tempo reale

Cronaca, politica, giustizia ed esteri. Articoli costruiti con un sistema proprietario di intelligenza artificiale su fonti primarie, con controlli umani di verifica prima della pubblicazione.

Giorgia Meloni, presidente del Consiglio e leader di Fratelli d’Italia, esclude di puntare a diventare presidente della Repubblica. Accusa però la sinistra di «razzismo culturale» sulla scelta del capo dello Stato. Lo dice in un’intervista contenuta in «Storia della Seconda Repubblica. Da Berlusconi a Meloni, da Prodi a Schlein», il nuovo libro di Bruno Vespa (Mondadori-Rai Libri). Le anticipazioni sono uscite domenica 1 novembre 2026 a Roma e il libro arriva in libreria lunedì 2 novembre.

Su un punto la premier ha ragione: la Costituzione non riserva il Quirinale a nessuno. Sbaglia però la parola che usa, gonfia i numeri e trascura la storia delle elezioni al Colle, compresa quella della sua stessa coalizione.

Meloni sul presidente della Repubblica: il Colle non è nei suoi piani

Giorgia Meloni dice a Bruno Vespa di essere «totalmente concentrata a chiudere bene questo mandato» e di voler chiedere agli italiani la fiducia «per altri cinque anni». Quanto al Quirinale, lo dice in modo esplicito: «non è nei miei piani». Abbiamo già raccontato la scelta di Meloni per il secondo mandato a Palazzo Chigi al posto del Quirinale. Qui interessa la seconda metà della risposta, quella che guarda al 2029.

Subito dopo, infatti, la presidente del Consiglio aggiunge che non si capisce perché debba fare scandalo che «una personalità di cultura conservatrice possa un giorno ambire a quel ruolo». È una frase legittima. Le pagine dello stesso libro hanno già dato a Elly Schlein, segretaria del Partito democratico, lo spazio per presentarsi come «donna libera» contro l’establishment. Il volume di Vespa è diventato il palco della lunga campagna elettorale verso il 2027.

La premier accusa la sinistra di «razzismo culturale» sulla scelta del Colle

Nel libro la presidente del Consiglio chiede: «Ma chi lo ha detto che per essere un ottimo presidente della Repubblica si debba per forza venire dal centrosinistra?». Poi accusa: «Trovo insopportabile questo razzismo culturale per il quale una parte degli italiani, su per giù la metà o più, debba sempre essere considerata figlia di un dio minore, in molti casi da gente che da giovane faceva il tifo per l’Unione Sovietica. Anche basta». Chiude parlando delle «crisi isteriche» della sinistra, che secondo lei rivelano una «concezione proprietaria» delle istituzioni.

La parola razzismo ha un significato preciso. Indica la discriminazione delle persone per origine, colore della pelle o religione, e il codice penale la punisce. Usarla per un disaccordo su chi debba salire al Colle la svaluta, e a perderci sono le persone che il razzismo lo subiscono davvero. Chi guida il governo dovrebbe trattare con più cura le parole su cui si regge la legalità.

Poi ci sono i destinatari. Meloni parla di gente che «da giovane faceva il tifo per l’Unione Sovietica», ma non fa un nome. Un’accusa del genere, fatta da Palazzo Chigi, va indirizzata a qualcuno con nome e cognome, oppure non va fatta. Anche quella «metà o più» degli italiani è un arrotondamento generoso. Alle elezioni politiche del 25 settembre 2022 la coalizione di centrodestra ha preso poco meno del 44 per cento dei voti validi alla Camera. È una vittoria netta, ma non la metà del Paese.

Quasi tutti i dodici capi dello Stato venivano dal centro

Dal 1946 a oggi l’Italia ha avuto dodici capi dello Stato: sei con un passato nella Democrazia cristiana, due liberali, due socialisti, un ex comunista e un indipendente. Quindi la regola per cui si arriva al Quirinale solo dal centrosinistra, che Meloni contesta, nei fatti non è mai esistita. Per mezzo secolo il Colle è stato soprattutto dei moderati.

Ci sono anche due precedenti che toccano la storia della destra italiana. Nel 1971 Giovanni Leone fu eletto dopo ventitré scrutini, e i voti del Movimento sociale italiano furono decisivi. Il secondo precedente è più vicino: la scheda della Camera dei deputati su Carlo Azeglio Ciampi ricorda che fu eletto il 13 maggio 1999 al primo scrutinio con 707 voti. Era un ex governatore della Banca d’Italia senza tessera di partito. Lo votarono il centrosinistra e anche il centrodestra di Silvio Berlusconi e di Gianfranco Fini, nella cui Alleanza nazionale militava una giovane Meloni.

Il Quirinale non è di nessuno: si conquista con i voti.

Nel 2022 il centrodestra candidò Casellati e si fermò a 382 voti

Il 28 gennaio 2022 il centrodestra mise ai voti al quinto scrutinio la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati. Ottenne 382 voti, contro i 505 necessari, e alla coalizione mancarono anche voti suoi. Quella volta, quindi, a fermare un candidato della destra non furono le «crisi isteriche» della sinistra ma i conti nell’aula di Montecitorio.

Il giorno dopo, 29 gennaio 2022, Sergio Mattarella fu rieletto all’ottavo scrutinio con 759 voti, anche con quelli di Lega e Forza Italia. Fratelli d’Italia non votò la rielezione e scelse un proprio candidato, Carlo Nordio, oggi ministro della Giustizia. La destra, dunque, la sua occasione l’ha avuta e l’ha giocata. Le è mancata una maggioranza compatta.

Infografica TuttoNotizie. Quirinale, i voti decisivi: Ciampi 1999, Casellati e Mattarella 2022. Ciampi 1999 (primo scrutinio): 707 voti; Mattarella 2022 (ottavo scrutinio): 759 voti; Maggioranza necessaria 2022: 505 voti; Casellati 2022 (quinto scrutinio): 382 voti. Fonte: Camera dei deputati, elezioni del presidente della Repubblica 1999 e 2022.
Infografica TuttoNotizie. Fonte: Camera dei deputati, elezioni del presidente della Repubblica 1999 e 2022

Mettendo in fila queste date si vede che il Colle è sempre passato per accordi larghi o per maggioranze solide, mai per il solo diritto di un campo politico.

La storia fin qui

Quirinale e destra, da Ciampi nel 1999 alle parole di Meloni

  1. Carlo Azeglio Ciampi eletto al Quirinale al primo scrutinio con 707 voti, anche del centrodestra
  2. Il centrodestra candida Maria Elisabetta Alberti Casellati: si ferma a 382 voti su 505 necessari
  3. Sergio Mattarella rieletto all'ottavo scrutinio con 759 voti, Fratelli d'Italia vota Nordio
  4. Giorgia Meloni nel libro di Vespa: il Quirinale «non è nei miei piani»

Chi eleggerà il successore di Mattarella e con quanti voti

Il successore di Sergio Mattarella sarà eletto dal Parlamento in seduta comune nato dalle elezioni politiche del 2027, insieme a 58 delegati delle Regioni, quando il secondo settennato scadrà all’inizio del 2029. Nei primi tre scrutini servono i due terzi dei voti, dal quarto basta la maggioranza assoluta.

Dopo il taglio dei parlamentari il Parlamento ha 600 eletti, 400 deputati e 200 senatori. Una coalizione che vincesse bene nel 2027 potrebbe quindi arrivare da sola, o quasi, alla maggioranza assoluta dei grandi elettori. È questo che preoccupa le opposizioni. Ed è per questo che il tono di chi governa conta più del solito. Secondo la Costituzione il presidente della Repubblica rappresenta l’unità nazionale, non la coalizione che lo ha eletto.

Una personalità conservatrice al Quirinale è un’ipotesi pienamente legittima, e chi la considera uno scandalo ha torto. Ma il modo per arrivarci lo ha già mostrato il 1999: un nome capace di prendere voti anche fuori dal proprio campo. Accusare di razzismo chi oggi non è d’accordo va nella direzione opposta. Le opposizioni, che intanto preparano primarie del centrosinistra entro febbraio con le regole ancora da scrivere, dovranno a loro volta giudicare i candidati per il loro valore, non per l’area da cui arrivano.

Infografica TuttoNotizie. Dal libro di Vespa al nuovo presidente della Repubblica: le tappe. 1. Il libro di Vespa arriva in libreria; 2. Elezioni politiche e nuovo Parlamento; 3. Elezione del nuovo capo dello Stato; 4. Scade il secondo mandato di Mattarella. Fonte: Costituzione italiana, articoli 83-85; Mondadori-Rai Libri 2026.
Infografica TuttoNotizie. Fonte: Costituzione italiana, articoli 83-85; Mondadori-Rai Libri 2026

Il libro di Vespa arriva in libreria il 2 novembre, le elezioni politiche si terranno entro il 2027 e l’elezione al Colle all’inizio del 2029. Fino ad allora la presidente del Consiglio ha tutto il tempo per dire a chi si riferisce quando parla di razzismo culturale, oppure per smettere di usare quella parola. Chi ha la responsabilità del governo ha anche quella delle parole.

Come abbiamo lavorato

  • Abbiamo consultato un documento ufficiale, citato in fondo all’articolo.
  • Distinguiamo i fatti accertati da quello che è solo sostenuto dalle parti, e lo diciamo nel testo.
  • Ultimo aggiornamento: 1 novembre 2026, ore 14:05.

Hai notato un errore? Scrivici a info@tuttonotizie.eu: verifichiamo ogni segnalazione e, se l’errore è confermato, correggiamo dando conto della modifica. I nostri standard editoriali.

Fonti

Tag:Quirinale