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La storica Michela Ponzani, al centro di uno scontro con il presidente del Senato Ignazio La Russa, ha smentito domenica 1 novembre 2026 di voler correre alle primarie del centrosinistra con Alleanza Verdi e Sinistra (Avs). Lo ha fatto sui social, in poche parole: «Smentisco categoricamente. Non sono interessata a partecipare alle primarie del centrosinistra e nessuno me lo ha chiesto».
Il suo nome era uscito nella stessa giornata in un retroscena di la Repubblica. Secondo il quotidiano, l’alleanza rossoverde, che non ha ancora scelto un candidato, stava pensando alla «professoressa attaccata da La Russa». Nel giro di poche ore l’ipotesi è caduta, ed è stata la diretta interessata a farla cadere. Ponzani ha aggiunto una frase che vale anche per la politica: «Mi limito a svolgere il mio lavoro di storica e se qualcuno vuole confutare ciò che scrivo o dico, meglio lo faccia con le fonti».
Questa giornata dice molto su come sta partendo la corsa del campo largo. Una studiosa diventata famosa per una querela annunciata contro di lei è stata presentata come possibile candidata per il nemico che ha, non per le idee che porta. Nessuno sapeva cosa pensasse di tasse, sanità o lavoro. E stando alla sua smentita, nessuno le aveva nemmeno chiesto se fosse disponibile.
Un nome non si mette in campo senza chiedere.
Perché il presidente del Senato ha annunciato la querela contro la storica
Ignazio La Russa ha annunciato il 24 ottobre 2026 una querela contro Michela Ponzani per quello che lei aveva detto il 22 ottobre a Otto e mezzo, su La7. In trasmissione la storica aveva collegato il nuovo decreto sicurezza del governo a un corteo che si è svolto a Milano il 12 aprile 1973. In studio aveva detto: «Io credo che se nel 1973 fosse stato approvato un decreto sicurezza come quello che viene discusso e approvato oggi, probabilmente noi oggi non avremmo un presidente del Senato».
La reazione è stata durissima. Il presidente del Senato ha definito quelle parole «gravemente lesive» e ha annunciato azioni legali contro chiunque associ il suo nome alla morte dell’agente Antonio Marino. Poi ha offerto uno scambio: avrebbe ritirato la querela se la storica avesse chiesto scusa. Il 26 ottobre, di nuovo a Otto e mezzo, Ponzani ha precisato di non averlo mai accusato di quell’omicidio. Ha detto però che la sua presenza a quel corteo è «un fatto storico», ha escluso di scusarsi e ha fatto sapere di aver già sentito il suo avvocato, Fabio Anselmo.
Il precedente da cui nasce tutto ha più di cinquant’anni, e la sequenza delle ultime settimane si legge così.
La Russa e Ponzani: dal giovedì nero del 1973 alla smentita
- A Milano una bomba lanciata da un corteo dell'Msi uccide l'agente Antonio Marino, 22 anni
- Michela Ponzani a Otto e mezzo collega il decreto sicurezza al corteo del 1973
- Ignazio La Russa definisce le parole «gravemente lesive» e annuncia la querela
- Michela Ponzani esclude le scuse e si affida all'avvocato Fabio Anselmo
- Il nome di Ponzani circola per Avs, la storica smentisce: «Nessuno me lo ha chiesto»
Il giovedì nero di Milano e la morte dell’agente Antonio Marino
Il 12 aprile 1973, a Milano, una bomba a mano lanciata da un corteo del Movimento sociale italiano (Msi) e della sua organizzazione giovanile, il Fronte della gioventù, uccise Antonio Marino, agente di polizia di 22 anni, colpito al petto. Quel giorno è ricordato come il giovedì nero di Milano. Altri poliziotti rimasero feriti.
All’epoca La Russa era il segretario lombardo del Fronte della gioventù. Quella mattina il prefetto di Milano aveva vietato le manifestazioni politiche fino al 25 aprile. Per la morte di Marino furono condannati due giovani militanti di estrema destra, Maurizio Murelli e Vittorio Loi, a 18 e 19 anni di carcere. La Russa non è mai stato imputato per quella morte: lo ripete, ed è vero. Contesta però anche che il corteo fosse non autorizzato, e su questo punto la sua versione e quella della storica restano in contrasto.
La nostra posizione è netta, e non riguarda il 1973. Quando una storica ricostruisce in tv un episodio pubblico, la seconda carica dello Stato ha archivi, studiosi e la tribuna più alta del Parlamento per rispondere con i documenti. Scegliere il tribunale, e poi proporre di chiudere la causa in cambio di scuse, trasforma una discussione sulla storia in una trattativa tra un uomo potente e una docente a contratto. La frase detta in tv era ambigua. Ponzani l’ha chiarita da sola dopo due giorni, e questo bastava. La querela va ritirata, senza chiedere niente in cambio.
Chi è Ignazio La Russa, presidente del Senato dal 2022
Ignazio La Russa, nato a Paternò, in provincia di Catania, il 18 luglio 1947, è presidente del Senato dal 13 ottobre 2022 ed è tra i fondatori di Fratelli d’Italia, il partito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Ha 79 anni ed è avvocato a Milano.
Ha fatto politica tutta la vita a destra: prima nel Msi, poi in Alleanza nazionale e nel Popolo della libertà. Dal 2008 al 2011 è stato ministro della Difesa nel quarto governo Berlusconi. Oggi presiede l’aula che rappresenta tutti, anche chi la pensa in modo opposto. Per questo il suo rapporto con chi lo critica pesa più di quello di un parlamentare qualsiasi.
Chi è Michela Ponzani, storica della Resistenza a Tor Vergata
Michela Ponzani, nata a Roma nel 1978, insegna Storia contemporanea come professoressa a contratto al dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Roma Tor Vergata e studia l’antifascismo, la Resistenza e il passaggio dal fascismo alla Repubblica. Conduce da anni programmi di storia per la Rai.
Il suo profilo nella Società italiana per lo studio della storia contemporanea riporta un dottorato all’Università di Firenze nel 2007, il lavoro nel gruppo di ricerca della Commissione storica italo-tedesca, istituita nel 2008 dai due ministeri degli Esteri, e la conduzione de Il tempo e la storia su Rai 3 e Rai Storia nella stagione 2016-2017. Lo stesso profilo riporta un dettaglio che ha un suo peso: Ponzani è stata consulente dell’Archivio storico del Senato, l’istituzione che oggi è presieduta da chi la vuole portare in tribunale. Nel 2012 ha pubblicato per Einaudi il saggio Guerra alle donne, sulle violenze subite dalle italiane tra il 1940 e il 1945.
Online c’è chi l’ha già messa nel mucchio dei candidati discussi. Una querela annunciata, però, non è una condanna, e nemmeno un’accusa formulata da un magistrato. Il curriculum di Ponzani è quello di una studiosa.
Avs non ha ancora scelto chi correrà alle primarie del centrosinistra
Alleanza Verdi e Sinistra, guidata da Angelo Bonelli, deputato e co-portavoce di Europa Verde, e da Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana, a oggi non ha indicato un candidato per le primarie della coalizione progressista, previste entro febbraio 2027.
Bonelli lo ha detto senza giri di parole: tra Ponzani, Albanese e i due leader il nome di Avs non c’è ancora, e per lui bisogna ancora decidere con Fratoianni. Nel frattempo la coalizione si muove senza una cornice. Le primarie entro febbraio hanno una data ma non ancora le regole, mentre Giuseppe Conte ha rilanciato l’idea di un terzo nome, già respinta da Elly Schlein.
Il metodo della candidatura-simbolo Avs lo conosce bene. Nel 2022 ha portato in Parlamento Aboubakar Soumahoro, uscito dal gruppo dopo pochi mesi tra le polemiche sulle cooperative legate alla sua famiglia. Nel 2024 ha portato a Strasburgo Ilaria Salis, eletta mentre era detenuta in Ungheria. Ponzani ha un profilo diverso. La logica, però, è la stessa: si sceglie un nome per quello che rappresenta contro qualcuno. Le primarie che hanno funzionato sono andate in un altro modo. Il 16 ottobre 2005 oltre 4 milioni di persone scelsero Romano Prodi, che si presentava con un programma e con anni di governo alle spalle.
Se il nome di Ponzani è davvero circolato dentro Avs, Bonelli e Fratoianni devono dirlo e scusarsi con lei per averla esposta senza chiederle niente. Se non è circolato, devono smentire con la stessa chiarezza. E il candidato che sceglieranno dovrà presentarsi con proposte scritte su lavoro, sanità e conti pubblici, non con un avversario famoso.

Le prossime tappe sono già fissate. Il programma della coalizione è atteso a novembre, la manifestazione unitaria a dicembre e le primarie entro febbraio, con regole ancora da scrivere. Sul fronte giudiziario tocca a La Russa decidere se andare avanti con la querela, mentre Ponzani si è già affidata all’avvocato Anselmo. Un nemico famoso non è un programma, e una storica non è una bandiera da prendere in prestito.
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- Ultimo aggiornamento: 1 novembre 2026, ore 14:47.
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