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Il giornalista Giovanni Floris, conduttore di Dimartedì su La7, ha attaccato i tagli alla scuola in un’intervista al Fatto Quotidiano pubblicata il 2 novembre 2026. Il titolo riprende una sua frase: «Il potere teme il senso critico: toglie alla scuola e dà più soldi alle armi». Floris parla della legge di bilancio 2027, che dall’anno scolastico 2027/2028 cancella 6.974 posti tra docenti e personale.
Nell’intervista, firmata da Luca De Carolis, Floris torna più volte sullo stesso punto: «I tagli alla scuola sono il simbolo di qualcosa di più grande e più grave, mi creda. Il discorso è molto più largo». Il sommario sintetizza così la sua tesi: «Se si vogliono combattere le autocrazie bisogna spendere in cultura». Sui numeri Floris ha ragione. Sulle intenzioni che attribuisce al governo, i documenti non dicono nulla.
Chi è Giovanni Floris e cosa sostiene nel libro I fuoriclasse
Giovanni Floris è il giornalista che conduce Dimartedì su La7 dopo aver condotto per anni Ballarò su Rai3. In questi giorni è in libreria con I fuoriclasse, il primo volume della collana Le Scelte dell’editore Solferino, dedicato all’istruzione e alla scuola.
Il libro parte da un paradosso: molti padri e molte madri della Repubblica non avevano potuto studiare, eppure credevano nell’istruzione più di chi è venuto dopo. Già a ottobre, all’uscita del volume, Floris aveva detto che «la scuola, e non certo le armi, è la priorità» e che l’Italia rischia di diventare «un popolo di ignoranti armati». L’intervista di oggi aggiunge un passo in più: per lui il taglio è una scelta politica contro il pensiero critico.
La manovra 2027 taglia 6.974 posti nella scuola dal 2027/2028
Il disegno di legge di bilancio 2027, approvato dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre 2026, riduce di 6.974 posti gli organici della scuola dall’anno scolastico 2027/2028: 4.925 docenti e 2.049 tecnici, amministrativi e ausiliari, cioè il personale Ata. Il taglio è scritto nella relazione tecnica che accompagna il testo.
Per capire la misura: 4.925 insegnanti sono più o meno il corpo docente di una provincia media. Il comunicato del Consiglio dei ministri n. 195 presenta una manovra da circa 26 miliardi di euro nel 2027 e 27 nel 2028. Per la sanità annuncia 3,4 miliardi in più, con un Fondo sanitario nazionale che sale a 146,3 miliardi. Sulla scuola non dice nulla. Quando vuole, il governo le risorse le trova.

La stessa manovra porta nuovi fondi alla Difesa e alla sicurezza. Qui la tesi di Floris inciampa. Spendere per la difesa non è un capriccio: l’Italia ha impegni con la Nato e una guerra in Europa ai suoi confini. Mettere scuola e armi sulla stessa bilancia, come se una togliesse il pane all’altra, rende lo slogan efficace ma il ragionamento debole. E nessun atto prova che qualcuno a Palazzo Chigi tema il senso critico degli studenti. Il problema vero è più semplice, e sta nei numeri.
L’Italia spende per l’istruzione il 4% del Pil, sotto la media europea
Secondo i dati Eurostat sulla spesa pubblica per l’istruzione, nel 2024 l’Italia ha speso per scuola e università il 4,0% del prodotto interno lordo, contro il 4,8% della media dell’Unione europea. È tra i valori più bassi dell’Unione, alla pari con la Romania.
C’è un dato ancora più netto. Sul totale della spesa pubblica, l’Italia destina all’istruzione l’8,0%, la quota più bassa di tutta l’Unione, contro il 9,7% della media europea. Non è un problema di soldi che mancano: è un problema di dove li mettiamo. Chi sostiene che oggi la scuola riceva più di quanto ricevesse con i governi precedenti guarda le cifre assolute, gonfiate dall’inflazione e dai contratti. La quota sul Pil, che misura le priorità di un Paese, è ferma da anni intorno al 4%.

Il governo risponde che gli alunni calano, ed è vero: le culle vuote di quindici anni fa sono le aule vuote di oggi. Ma il calo degli studenti è proprio l’occasione per fare classi meno affollate, più tempo pieno, più sostegno ai ragazzi con disabilità. Usarlo per fare cassa significa sprecarlo.
Meno alunni non significa meno bisogno di scuola.
I 252 milioni risparmiati non tornano alla scuola
Il taglio vale risparmi per circa 252 milioni di euro l’anno, e l’articolo 66 della manovra non li vincola all’istruzione. Lo abbiamo raccontato analizzando la contestazione della Cgil sui 6.974 posti tagliati e sui 4.925 docenti in meno: i soldi escono dalle aule e finiscono nel bilancio generale dello Stato.
Qui sta il torto del governo, ed è un torto documentato. Non serve evocare complotti contro il pensiero critico. Basta leggere il testo: si tolgono insegnanti a un sistema che in Europa è già il fanalino di coda per quota di spesa, e il risparmio non viene reinvestito. Nemmeno l’Europa c’entra. Le regole di bilancio europee fissano il deficit, non decidono quali voci tagliare: la scelta di colpire la scuola è tutta italiana.
La correzione è alla portata del Parlamento. La Camera deve riscrivere l’articolo 66 e vincolare i 252 milioni alla scuola: tempo pieno, sostegno, recupero degli apprendimenti dove la dispersione è più alta. Il ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, che del merito ha fatto una bandiera, ha il dovere di spiegare come si premia il merito con meno insegnanti.
La manovra passa al Parlamento, la Cgil sciopera il 20 novembre
Il disegno di legge di bilancio, dopo la verifica della Ragioneria generale dello Stato del 30 ottobre, è stato trasmesso al Parlamento e va approvato entro il 31 dicembre 2026. La Cgil ha confermato lo sciopero generale del 20 novembre, anche contro i tagli alla scuola.
L’intervista arriva mentre il Fatto Quotidiano è al centro di un’altra partita, quella dell’offerta di Leonardo Maria Del Vecchio sulle azioni di Seif, la società che pubblica il giornale. Ma la scuola resta il tema. Floris ha ragione quando dice che senza istruzione un Paese si indebolisce, e sbaglia quando trasforma un taglio sbagliato in un disegno oscuro. Il torto del governo si vede senza bisogno di processi alle intenzioni.
Tagli alla scuola nella manovra 2027, le tappe della polemica
- Giovanni Floris presenta il libro I fuoriclasse: «La scuola, e non certo le armi, è la priorità»
- Il Consiglio dei ministri approva la manovra 2027 con 6.974 posti in meno nella scuola
- La Cgil contesta i tagli: 4.925 docenti e 2.049 Ata in meno, sciopero il 20 novembre
- Floris al Fatto Quotidiano: i tagli alla scuola sono il simbolo di qualcosa di più grave
Nelle prossime settimane si apre la sessione di bilancio: audizioni, emendamenti, voti in commissione e in aula. È lì che si vedrà se la maggioranza difende l’articolo 66 così com’è o restituisce alla scuola quello che le toglie. Il 20 novembre sarà la piazza a dirlo. Il 31 dicembre lo dirà il voto finale.
Come abbiamo lavorato
- Abbiamo consultato 2 documenti e fonti ufficiali, elencati in fondo all’articolo.
- Distinguiamo i fatti accertati da quello che è solo sostenuto dalle parti, e lo diciamo nel testo.
- Ultimo aggiornamento: 2 novembre 2026, ore 08:36.
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Fonti
- Governo italiano (2026). Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 195.
- Eurostat (2026). Government expenditure on education, Statistics Explained.





