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La Cgil, il sindacato con più iscritti in Italia, ha bocciato il 31 ottobre 2026 a Roma la legge di bilancio per il 2027, appena arrivata alla Camera. Secondo il sindacato, la manovra è stata scritta da un governo che vive «su un altro pianeta». Una delle misure contestate riguarda la scuola: l’articolo 66 del testo cancella 4.925 posti da docente e 2.049 posti di personale Ata a partire dal 1° settembre 2027.
La manovra taglia 4.925 posti da docente e 2.049 tra il personale Ata
Il disegno di legge di bilancio 2027-2029 riduce l’organico della scuola di 6.974 posti dall’anno scolastico 2027/28. Il Consiglio dei ministri lo ha approvato il 28 ottobre 2026. Dei posti tagliati, 4.925 sono di insegnanti e 2.049 di personale amministrativo, tecnico e ausiliario, cioè il personale Ata. I numeri vengono dalla relazione tecnica del governo, il documento che calcola costi e risparmi di ogni norma.
Il conto che circola va quindi corretto. Sulle prime pagine sono finiti «altri 7mila docenti» tagliati, ma gli insegnanti sono meno di 5mila. Gli altri posti sono di collaboratori scolastici, tecnici di laboratorio e impiegati di segreteria. Non è un dettaglio: chi pulisce i corridoi e chi manda avanti le segreterie serve alla scuola quanto chi sta in cattedra. I posti da docente tagliati sono quelli dell’organico dell’autonomia, introdotti nel 2015 dalla riforma della Buona scuola, che ogni istituto usa per recupero, supplenze brevi e progetti.
La relazione tecnica indica anche il risparmio: 83,9 milioni di euro nel 2027 e 251,7 milioni l’anno dal 2028. Sono circa 36mila euro l’anno per ogni posto cancellato.

Il sindacato guidato da Maurizio Landini boccia la manovra e annuncia lo sciopero
La Confederazione generale italiana del lavoro è il più grande sindacato del Paese. Dal 2019 il segretario generale è Maurizio Landini. Non è un partito e non ha un partito di riferimento ufficiale, anche se nella sua storia è stata vicina alla sinistra. Quest’anno ricorda i 120 anni dalla nascita, nel 1906, della Confederazione generale del lavoro da cui discende. Non è nemmeno un patronato o un Caf, ma li gestisce: l’Inca e i Caf Cgil aiutano lavoratori e pensionati con pratiche e dichiarazioni dei redditi.
Nella nota della Cgil del 31 ottobre 2026 la manovra è definita «al di là delle peggiori aspettative» e insufficiente su salari, pensioni e sanità. Tra le misure contestate ci sono i tagli alla scuola. Il sindacato ha annunciato uno sciopero generale per il 20 novembre. Arriva tre settimane dopo quello del 30 ottobre, convocato da altri sindacati, con treni fermi per 24 ore e scuole a rischio, che aveva già portato in piazza studenti e insegnanti. Contro il taglio si è schierata anche la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, che ne chiede il ritiro.
Il primo taglio era arrivato con la legge di bilancio 2025
La riduzione prevista per il 2027 si aggiunge a quella decisa due anni fa. La legge 30 dicembre 2024, n. 207, ha tolto 5.660 posti da docente dall’anno scolastico 2025/26 e 2.174 posti Ata dal 2026/27. I dettagli sono nella sintesi della Flc Cgil sulla legge di bilancio 2025; la Flc è il sindacato della scuola della Cgil. In due manovre il totale arriva a 10.585 insegnanti e 4.223 Ata in meno: quasi 15mila posti.
Le opposizioni insistono su questo punto. Irene Manzi, responsabile scuola del Partito democratico, sostiene che il primo taglio era stato presentato come transitorio e che ora è «diventato strutturale». Luca Pirondini, capogruppo del Movimento 5 stelle al Senato, dice che il taglio «raddoppia».
Tagli agli organici della scuola, dalla manovra 2025 a quella 2027
- La legge di bilancio 2025 taglia 5.660 posti da docente dal 2025/26 e 2.174 Ata dal 2026/27
- Il Consiglio dei ministri approva la manovra 2027 di Giorgetti, con l'articolo 66 sugli organici
- Sciopero generale: studenti e insegnanti in piazza in tutta Italia
- La relazione tecnica conta 6.974 posti in meno, la Cgil boccia la manovra
Con 370mila nati l’anno le classi si svuotano davvero
Il calo delle nascite giustifica una scuola con meno cattedre. Secondo l’Istat, nel 2024 in Italia sono nati 369.944 bambini, il numero più basso di sempre. Nel 2008 erano più di 570mila. Vuol dire più di un bambino su tre in meno, e sono proprio i bambini che oggi mancano nelle prime classi.
Su questo i numeri danno ragione al governo. Chi lo accusa di vivere su un altro pianeta dimentica che in Italia nascono sempre meno bambini. Tenere ogni cattedra con sempre meno alunni sarebbe una spesa senza scopo pagata dai contribuenti, non una politica per l’istruzione. Tra sindacati e studenti c’è chi propone di usare il calo degli alunni per fare classi meno affollate e più recupero. È un’idea seria, ma va scritta in una legge con i suoi costi, non usata per dire no a qualsiasi riduzione.
I 252 milioni risparmiati non hanno una destinazione scritta
Nel testo inviato alla Camera, il risparmio sui 6.974 posti non è legato a nessuna spesa per la scuola. Finisce nei conti generali della manovra del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Qui il governo sbaglia.
Il risparmio senza destinazione è solo una sottrazione.
Dal 2022 il ministero guidato da Giuseppe Valditara si chiama ministero dell’Istruzione e del Merito. Un taglio deciso solo contando gli alunni, però, non premia nessun merito. Lo premierebbe una norma che porti quei 252 milioni negli stipendi di chi insegna bene, o nel tempo pieno dove manca. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha parlato di salari inoperosi e inflazione: quei salari fermi pesano anche sugli insegnanti. Il resto del testo rende il contrasto ancora più evidente. La stessa manovra proroga il buono scuola per le famiglie che iscrivono i figli alle scuole paritarie, che perdono alunni per lo stesso calo delle nascite.
Per un ministero che ha il merito nel nome, la strada è chiara. Valditara e Giorgetti devono rendere pubblico come si dividono i tagli per regione e per grado di scuola, un dato che oggi manca. Poi devono accettare un emendamento che vincoli i risparmi alla scuola. Senza quel vincolo la Cgil, che sbaglia sui numeri, finisce per avere ragione sulla sostanza.
Il testo passa ora alla Camera, la Cgil sciopera il 20 novembre
Il disegno di legge è all’esame della commissione Bilancio della Camera. Lì maggioranza e opposizione possono presentare modifiche anche all’articolo 66. Il testo deve essere approvato da Camera e Senato entro il 31 dicembre 2026. Nello stesso passaggio si decidono anche le altre misure della manovra, a partire dalle pensioni anticipate e dal mancato taglio dell’Irpef.

Il 20 novembre la Cgil sarà in piazza con lo sciopero generale. Se la legge passa così com’è, dal 1° settembre 2027 nelle scuole lavoreranno quasi 7mila persone in meno, senza nessuna garanzia che anche un solo euro risparmiato resti in aula.
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- Ultimo aggiornamento: 1 novembre 2026, ore 08:40.
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Fonti
- Cgil (2026). Una manovra al di là delle peggiori aspettative, scritta da un Governo che vive su un altro pianeta.
- Flc Cgil (2025). Legge di bilancio 2025: sintesi delle principali misure per i settori della conoscenza.
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